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mons. Giuseppe Mani – Commento al Vangelo di domenica 20 Ottobre 2024

“A destra e a sinistra”

Siamo lungo la strada per Gerusalemme. Gesù non cessa di annunciare che sta andando verso la morte. Marco ci fa notare che Gesù e i suoi discepoli non si muovono sullo stesso piano. La strada geografica è la stessa, ma lo spirito segue cammini diversi. Sedere a destra o a sinistra di Cristo: ecco la domanda bizzarra. Realmente cosa nasconde? La vecchia ambizione dell’uomo di “essere come Dio”. Il desiderio di grandezza e di dominio. Lo scopo di Nietzsche e di Marx, che sottintende delle rivendicazioni per una libertà assoluta.

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Il sogno scientista, secondo il quale l’uomo deve giungere a dominare tutte le cose con il progresso scientifico. Sedere, essere assiso, non aver più da lottare. Essere assiso ai vertici con tutte le cose sotto i piedi. Nello spirito di Giacomo e di Giovanni, Gesù è lo strumento per questa ascesa. Il fatto sorprendente è che Dio non annulla questo desiderio, ma lo trasforma.

Giacomo e Giovanni hanno una visione piramidale della realtà: loro sopra e gli altri sotto. È la visione classica, spontanea, che ispira i tre quarti dell’agire umano: “salire nella scala sociale”, “elevarsi”. Dio realizza questo desiderio dell’uomo nel senso di “raggiungere Dio”. È proprio dell’essere creato concepire Dio come colui che domina e, di conseguenza, “cercare di dominare”. Dio è potenza, certo, ma potenza che fa esistere, potenza che fa crescere gli esseri fino a Lui. Nessuno può realizzare questo tipo di potenza senza farsi creatore dell’altro, degli altri. Essere grande, d’accordo, ma essere grande vuol dire donare la vita, far vivere. Gesù dice “servire”, “essere servitore”. Servitore della vita degli altri, della moltitudine. Ciò che deve essere cercato non è essere grande, ma servire. Non servire per essere grande, ma per far crescere. La nostra propria grandezza è una conseguenza. Non bisogna cercarla! Anzi è bene, il più delle volte, ignorarla.

Far crescere gli altri può essere una pretesa intollerabile e può generare sottilmente degli atteggiamenti di dominio che uccidono, che riducono gli altri allo stato di oggetti. La potenza di generare, di creare, può diventare spesso paternalismo.

Come essere padre e madre alla maniera di Dio? Guardando Cristo possiamo farcene un’idea: “È bene per voi che io me ne vada”. Con la Pasqua di Cristo scopriamo che Dio crea sparendo. Tutto avviene come se Dio, l’Essere per eccellenza, si ritirasse, sparendo, per lasciare il posto a noi. È il posto stesso di Dio. Ma questo posto, in cui sostituire Dio ed esistere sono la stessa cosa, è la Croce. Noi non possiamo essere che rifacendo ciò che lui ha fatto. Il posto che noi dobbiamo occupare per esistere è un posto in movimento, è sparire per lasciar vivere gli altri. Esistere e creare “donando la vita” per la moltitudine. C’è un modo di servire che uccide gli altri, ma c’è un modo di servire che fa passare attraverso la morte colui che serve. È il solo modo che fa vivere colui che serve e colui che è servito. In altri termini, la sola esistenza possibile per noi è quella della resurrezione.

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