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Commento alla prima lettura di domenica 29 Settembre 2024 – mons. Francesco Alfano – Nm 11,25-29

Data:

La “Prima Lettura” in Pillole.

Prima Lettura

Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo!

Dal libro dei Numeri
Nm 11,25-29
 
In quei giorni, il Signore scese nella nube e parlò a Mosè: tolse parte dello spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani; quando lo spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito.
Ma erano rimasti due uomini nell’accampamento, uno chiamato Eldad e l’altro Medad. E lo spirito si posò su di loro; erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Si misero a profetizzare nell’accampamento.
Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè e disse: «Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento». Giosuè, figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza, prese la parola e disse: «Mosè, mio signore, impediscili!». Ma Mosè gli disse: «Sei tu geloso per me? Fossero tutti profeti nel popolo del Signore e volesse il Signore porre su di loro il suo spirito!».

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Parola di Dio.

Trascrizione (non rivista) generata da YouTube e arrangiata tramite IA.

Il cammino nel deserto per il popolo di Israele è stato lungo e difficile. Il libro dei Numeri ci descrive queste tappe, come quella che oggi ascoltiamo: un momento di crisi, ma anche di organizzazione. Un momento in cui c’è bisogno che l’aiuto di Dio passi attraverso Mosè e tanti suoi collaboratori.

Il Signore scese nella nube e parlò a Mosè. Questo legame tra Dio e Mosè è sempre garantito ed è alla base di ogni altra azione. Tolse parte dello Spirito che era su di lui e lo pose sopra i settanta uomini anziani. Mosè ha dovuto scegliere settanta uomini, dietro indicazione del Signore, che condividano con lui almeno in parte il peso e la responsabilità di tutto il popolo. Ora, il Signore, che continua a parlare con lui, prende parte del suo Spirito (immagine plastica ma dal significato profondo) e lo pone sui settanta uomini anziani.

Quando lo Spirito si fu posato su di loro, quelli profetizzarono, ma non lo fecero più in seguito. Ricevono lo stesso Spirito, la stessa energia divina, la forza illuminatrice che consentirà di parlare. Profetizzano in nome del Signore, ma non come Mosè, non in modo pieno e definitivo.

Questo è il contesto in cui si svolge la scena che il brano riporta: nell’accampamento erano rimasti due uomini che non avevano aderito pienamente, non erano andati all’appuntamento. Uno si chiamava Eldad, l’altro Medad. Veniamo a conoscere così anche i loro nomi. Lo Spirito si posò su di loro: non stavano con gli altri, ma ricevono lo Spirito anch’essi. Erano fra gli iscritti, ma non erano usciti per andare alla tenda. Dunque c’è una sorta di separazione. Non sappiamo se si tratti di ribellione o contestazione, ma certo non hanno accettato e non hanno aderito concretamente all’invito. Non sono andati, ma lo Spirito lo ricevono lo stesso, tant’è vero che si misero a profetizzare nell’accampamento. Anch’essi, come gli altri, manifestano i frutti di questa discesa dello Spirito.

Reazioni. Un giovane corse ad annunciarlo a Mosè. Dinanzi a questa realtà, questo spettacolo inatteso e problematico, dice a Mosè: “Eldad e Medad profetizzano nell’accampamento.” Lo annuncia, fa conoscere questo episodio che mette in imbarazzo.

Un’altra reazione è quella di Giosuè, il figlio di Nun, servitore di Mosè fin dalla sua adolescenza. Giosuè è quello che sta più vicino a Mosè, sarà infatti poi il suo successore. Ebbene, Giosuè prende la parola e si rivolge a Mosè: “Mosè, mio signore!” – lo riconosce come il capo, colui che rende presente l’unico Signore in mezzo al popolo – “impedisci loro!” Un’unica parola, un’azione precisa, quasi un comando: “Blocca!” Non è giusto, non è corretto, non deve accadere. I settanta, insieme, partecipano dell’autorità di Mosè, lasciandosi in ogni caso guidare da lui, non in modo separato per conto proprio, come i due.

La reazione di Mosè è sorprendente. Mosè gli disse: “Sei tu geloso per me?” Mosè si sofferma sull’atteggiamento interiore di questa reazione, che può essere gelosia, forse fondata e motivata nei confronti di Mosè, per la riverenza e il riconoscimento della sua autorità, decisamente superiore. Ma in ogni caso è un sentimento non positivo: “Sei tu geloso per me?”

E poi la dichiarazione, quasi un augurio o addirittura una rivelazione per il futuro: “Fossero tutti profeti nel popolo del Signore!” Due del popolo che profetizzano, ma che sia così, possiamo dire noi, alla luce del dono che ci ha fatto Gesù, del suo Spirito. Tutti battezzati! Sarà così: tutti i profeti nel popolo del Signore. Volesse il Signore porre su di loro il suo Spirito! Che bello riconoscere oggi il dono che noi abbiamo ricevuto! Allora era un augurio per un tempo lontano e misterioso: chissà, un giorno succederà. Oggi noi sappiamo che è così, e con il Concilio abbiamo recuperato questa dimensione fondamentale di essere battezzati in Cristo e quindi un popolo non solo sacerdotale, ma profetico. Annunciamo con la nostra vita, grazie al dono dello Spirito, le meraviglie del Signore, il suo Vangelo.

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