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don Antonello Iapicca – Vangelo del giorno – 13 Settembre 2024

SULLA TRAVE DELLA CROCE GESU’ HA GUARDATO E PERDONATO I NOSTRI PECCATI COME FOSSERO PAGLIUZZE

“Nessun cieco può guidare un altro cieco”. Eppure anche oggi ci accingeremo a prendere per mano moglie e figli per accompagnarli a “cadere nella buca”; essa è immagine delle trappole del demonio che non si vedono a occhio nudo, quello cioè di chi crede di vedere perfettamente e invece è cieco, incapace di riconoscere “la trave” infilata nella sua pupilla.

https://youtu.be/w_lw9c6JWfY

Siamo ciechi perché i nostri occhi, sedotti dal demonio, hanno smesso di guardare il Creatore per fissarsi sul frutto che ci è stato proibito. Mostrandocelo “bello, buono da mangiare, e desiderabile”, ci ha indotto a prenderlo per crederci “da più del Maestro”, cioè più intelligenti di Gesù che ci ammaestra nella Verità, per essere liberi di decidere noi cosa sia bene o male, e così poter giudicare tutto e tutti, occupandoci a togliere le “pagliuzze” dagli occhi dei fratelli.

Ci è accaduto quello che successe a Sansone che cedette alle lusinghe di Dalila (il demonio), quando “i Filistei (i peccati) lo presero e gli cavarono gli occhi; lo fecero scendere a Gaza e lo legarono con catene di rame. Egli dovette girare la macina nella prigione”. Il demonio ci ha cavato gli occhi donati dal Padre per contemplare il volto di Cristo e in esso il suo amore a cui consegnare la nostra vita. Senza gli occhi della fede non vediamo più l’amore di Dio nella nostra vita e per questo non possiamo guardare con amore il prossimo.

Come un uomo a cui è stato tolto lo stomaco, abbiamo cominciato a sentire una fame atroce, per saziare la quale abbiamo posato lo sguardo su immagini seducenti e avvelenate. In prigione, infatti, sognando la libertà, si immagina il mondo di fuori come un paradiso. Ma è irreale! Così, prigionieri e obbligati a girare intorno a noi stessi per soddisfare il nostro ego senza riuscirci, guardiamo tutto privi del discernimento, e nulla più ci appare per quello che è: la moglie e il marito, i figli e i parenti, gli amici e i colleghi, il lavoro, la scuola, i fatti di ogni giorno, che nella realtà sono pagliuzze che non avrebbero il potere di farci del male, diventano travi che pesano sugli occhi, togliendoci gioia e pace.

Per questo sogniamo felicità artificiali nella pornografia, negli acquisti a rate di televisori sempre più grandi, macchine e gadget elettronici, sublimando negli oggetti e nei progetti, ciò che la fantasia avvelenata vorrebbe fosse la nostra vita. L’ipocrisia nasce qui, come un anestetico per non sentire dolore. Mentre il demonio ci ripete il fatidico “stai sereno” che cela il colpo finale con cui uccidere la nostra anima, ci autoconvinciamo e cerchiamo di convincere gli altri che va tutto bene, che stiamo da Dio perché siamo Dio…

Il demonio è riuscito nel suo vero obbiettivo, che non è solo farci cadere nella buca. Questo è solo il primo passo; occultandoci i peccati, vuole convincerci che non siamo ciechi per impedirci di vedere la “trave” della Croce sulla quale abbiamo crocifisso il Signore. Guardate la società, che prima di accogliere il perdono pretende di mettere le condizioni a Dio, confondendo la misericordia con il suo contrario, cioè un certificato di buona condotta. Di peccati e di dolore e compunzione per essi neanche l’ombra.

Ed è ciò che accade per molti divorziati che vorrebbero accostarsi alla comunione. Ditemi, c’entra qualcosa la misericordia? Essa è come un’ambulanza che appare con le sirene spiegate facendo slalom nel traffico quando uno sta male ed è moribondo. Gli autisti fanno i salti mortali pur di salvarlo. Avete mai visto un’ambulanza correre verso uno che pensa di essere sanissimo? L’avete vista nell’urgenza di portargli un defibrillatore mentre mangia a quattro palmenti?

Perché questa è la misericordia per chi, non sentendosi peccatore, non pensa di aver bisogno di pentirsi. Inculcandoci subdolamente di non averne bisogno, il demonio svela il suo autentico obiettivo che è proprio farci disperare della salvezza. Sembra un paradosso, invece fa proprio così: ti induce a pensare che in fondo, non avendo peccato così gravemente, non hai bisogno di così tanta misericordia da dover scomodare la Croce e il sangue di Cristo che vi è colato sopra.

Se accetti questo pensiero sei fritto, perché, quando ti troverai un peccato grosso tra le mani, quando cioè ti accorgerai di essere in prigione come Sansone e di non poter uscire, il prossimo pensiero che il demonio ti presenterà sarà l’opposto: sei uno schifo, il più grande peccatore, non c’è salvezza per te. Ma siccome avevi creduto di non aver bisogno del perdono di Dio, non ne hai fatto l’esperienza o l’hai dimenticata, e quindi non puoi credere al suo amore che perdona senza giudicare.

E così precipiti nella disperazione, ti convinci che per te non c’è più speranza, che non cambierai. Ma se ti guardi così, se non guardi cioè la “trave” della Croce di Gesù che ha dato se stesso per strapparti dal peccato, allora ti accanirai contro gli altri che guarderai con la stessa disperazione con la quale guardi te stesso. E ti soffermerai sulle loro pagliuzze, perché ti appariranno come travi.

Chi infatti ha dimenticato o non ha mai fatto l’esperienza del perdono di Dio, capace di trasformare nelle sue viscere di misericordia che sono i sacramenti le proprie travi in pagliuzze, vedrà travi in ogni pagliuzza del fratello. E divorzierà, e poi esigerà che Dio benedica e sigilli quel suo guardare stolto, mettendo la firma sulla sua cecità.

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