Gesù carne e sangue
“Quelli che credono e quelli che non credono”.
Le parole di Gesù sul dono della carne e del sangue hanno diviso gli uditori. La Parola-Spada divide ancora una volta la fede dalla non fede. Si può dire che questa condotta di Dio è costante: l’uomo è invitato a prendere coscienza del suo vero desiderio, a manifestare cosa c’è nel più profondo di se stesso. La prima parola di Gesù ai futuri discepoli è “cosa cercate?”
Il quarto vangelo ci propone più volte “Se tu vuoi…… Colui che vuole…”Dio suscita la libertà. La libertà dell’uomo non si gioca sul buon senso: può anche essere rifiutata come ci racconta la Genesi 3. L’accoglienza o il rigetto della Parole è una questione di fiducia (fede) o di sfiducia. La sfiducia nella parola dell’altro è rifiuto di incontrarlo, è dire di no all’amore. Dio crea con la Parola. Nell’accoglienza o nel rigetto della parola in definitiva è la vita o la morte.
“Le mie Parole sono Spirito e Vita”. Lo Spirito, la carne e la vita. Gesù ci dice che se uno non mangia la sua carne non può avere la vita. Penso che l’uomo senza vita sia la statuetta che aveva fatto Dio creando l’uomo di cui ci parla Genesi 2. Era senza viva e per potere diventare vivente fu necessaria la comunicazione del Soffio di Dio, la prima manifestazione dello Spirito. Adamo, carne diventata vivente, non era ancora in pieno possesso della vita perché aveva ancora l’albero della vita di cui poteva mangiare il frutto per ottenere la vita eterna.
Qui abbiamo qualcosa di analogo: per avere la vita bisogna mangiare la carne e bere il sangue ma questo non va fino alla fine, questo non basta: è lo Spirito che “vivifica” Gesù carne e sangue. Se la carne designa la “statuetta” inanimata del primo Adamo, quando Gesù ci parla di mangiare la sua carne senza vita del suo corpo. Questa espressione si rafforza col “bere il sangue”. Per bere il sangue, in effetti bisogna separarlo dal corpo, spanderlo.
Gesù non ci dice di ucciderlo; ci dice di più, poiché voi mi avete ucciso, andate fino in fondo , mangiatemi. Così Gesù si mette al rango degli animali in Genesi 9,3. Di fatto il quarto vangelo lo assimila all’Agnello. Traduciamo: il nostro peccato è la violenza con la quale riduciamo gli uomini allo stato di bestie, gli facciamo lavorare per noi e ci nutriamo della loro vita.
Il Cristo si mette al loro posto. Il primo passo dellla salvezza consiste di prendere coscienza di questo. Mangiando coscientemente la carne di Cristo e bevendo il suo sangue, noi facciamo la confessione. Questa è già una conversione un ritorno dello sguardo sulle nostre vittime, di cui Cristo è il tipo, la ricapitolazione, la sintesi. Dalla carne allo Spirito.
Noi non possiamo restare alla morte. Guardare Gesù inchiodato alla Croce e riconoscere che è opera nostra è una tappa necessaria ma insufficiente. Gli uditori di Gesù non possono restare all’intollerabile visione della carne distrutta e del sangue sparso. Se io mangio e bevo non posso ignorarlo. Quando Gesù dice che la sua carne e il suo Sangue donano la vita eterna annuncia già la resurrezione, nella quale viene comunicato lo Spirito che fa vivere non soltanto Gesù ma tutti noi.
Perché la carne possa farsi pane per la vita bisogna che la carne sia risuscitata. Per questo Gesù parla del Figlio dell’Uomo che sale la dove era prima. La Resurrezione è l’accesso alla vita stessa di Dio. E la vita di Dio si comunica con il soffio come in Genesi 2. Non possiamo più immaginare la carne di Dio allo stato di morte, bensì la carne di Cristo passata dalla morte che noi produciamo è entrata nella vita che Dio dona.
