Dio nutrimento
La prima parte del discorso riportato da Giovanni al cap. VI e che ci intrattiene tutte le domeniche di quest’estate è tutto intorno al termine “credere” Il pane di cui parla è La Parola di Dio. Dio è visto come l’origine di Gesù perché è il Padre che lo manda e come la ragione del movimento dei discepoli verso Gesù. L’origine dell’oggetto della fede è anche l’oggetto della fede.
Dinanzi a questa fede le recriminazioni degli uditori richiamano le proteste degli ebrei nel deserto dinanzi alla manna. Essi non riconoscono il Padre come l’origine di Gesù e si fermano alla sua genealogia umana.
Questo ci rimanda ai nostri problemi di credenti. Noi non vediamo Gesù ma ci è annunciato dalla Chiesa che ci apre per noi la scrittura. Mette così a contatto noi con Gesù. Figlio di Maria e di Giuseppe e siamo invitati a riconoscere in Lui Colui che il Padre ha inviato nel mondo. Per arrivarci bisogna essere attirati dal Padre.
“Saremo istruiti da Dio”. Questa istruzione da Dio, che ci viene attraverso Gesù (Colui che crede in me) e attraverso lo Spirito (l’attrazione esercitata dal Padre) si oppone evidentemente alla pretesa di sapere da se. E’ ciò che fanno gli uditori di Gesù che si contentano di ciò che vedono e rifiutano la Parola di Cristo. Ci troviamo dinanzi alla famosa esperienza dell’albero della conoscenza, in cui l’uomo preferisce ciò che vede “essi videro l’albero che era bello da vedersi e buono da mangiare” alla parola che Dio gli aveva detto.
Stabilendo l’umanità nella verità, il Cristo inaugura il tempo in cui possiamo essere “istruiti da Dio”, accogliere la Parola di verità e non la menzogna. Il vero nutrimento dell’uomo non è il frutto dell’albero ma Cristo stesso. Mangiare la parola, mangiare il libro è un vecchio tema biblico che ritroviamo nell’Apocalisse. Cristo stesso ha per nutrimento la Parola del Padre espressa dalla Parola biblica.
Perché verso Cristo? Perché Dio si incontra nella posizione di mezzo tra i due movimenti: l’invio del Padre e la sequela dei discepoli verso di Lui. Perché è impossibile andare a Dio direttamente. Israele lo aveva intuito che non voleva vedere Dio per paura di morire. Qui Gesù dice “Il Padre nessuno lo ha mai visto. Solo colui che viene da Dio”.
Non possiamo andare direttamente da Dion perché non lo vediamo, siamo incapaci di comprendere ciò che Egli è, ogni immagine che ci facciamo di Lui, anche mentalmente, è un idolo se pretendiamo di definire Dio con essa. Non sappiamo neppure che nome darGli (Dio è un nome comune) Ma Dio nel Cristo si è fatto uomo e accessibile. Un paragone inesatto ma incapace di illuminarci un po’: Cristo è il Verbo tradotto in termini umani. Là può avvenire l’incontro con Dio e, finalmente, perchè noi non possiamo che incontrare degli uomini. Ormai Dio ha un nome. “Gesù” (Fil 2,9-11)
Dio nutrimento. Se Cristo dice “Io son il pane” vuol dire che attingiamo la nostra vita da Dio stesso, come appare dalla Genesi in cui vediamo Adamo trarre la vita dal soffio stesso di Dio. Soltanto che là era nascosto nella profondità della vita e della storia dell’uomo.
Con Cristo questo ci è rivelato. E questa rivelazione ci permette di trarre liberamente, con coscienza di causa, la nostra sostanza di Dio e se noi non lo facciamo, usando male la nostra libertà, ci conduce alla morte. Colui che viene da Dio ci rivela Dio e apprendiamo che Dio è a servizio dell’uomo, nutrimento per la sua vita. Non ci resta che “imitare Dio perché siamo figli suoi amati” come ci rivela la seconda lettura.
