LE PORTE CHIUSE DI GESUโ
Aria di paura in quella casa.
Paura dei Giudei ma anche e soprattutto paura di se stessi, della propria viltร nella notte del tradimento.
Venne Gesรน a porte chiuse.
La sua prima venuta sembra senza effetto, e otto giorni dopo tutto รจ come prima.
Eppure lui รจ di nuovo lรฌ, ad aprire le porte della paura nonostante i cuori inaffidabili: venne Gesรน e stette in mezzo a loro.
Secoli dopo รจ ancora qui, irremovibile davanti alle mie porte chiuse.
La fede non รจ nata dal ricordo del Risorto. Il ricordo non basta a rendere viva una persona, al massimo puรฒ far nascere una scuola. La Chiesa รจ nata da una presenza, e non da una rievocazione: โe stette in mezzo a loroโ.
Il Vangelo parla di ferite che Gesรน non nasconde, che a Tommaso quasi esibisce: il foro dei chiodi, toccalo! Il costato, puoi entrarci con la mano!
Piaghe che non ci saremmo aspettati, convinti che la risurrezione avrebbe rimarginato, cancellato per sempre il dolore del venerdรฌ santo.
E invece no.
Perchรฉ la Pasqua non รจ il superamento festoso della Passione, ne รจ la continuazione, il frutto maturo, la conseguenza.
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Le piaghe restano, per sempre. Ed รจ proprio a causa di quelle che Cristo รจ risorto.
L’amore ha scritto la sua storia sul corpo del Nazareno con la scrittura delle ferite, indelebili, come lโamore. Dalle piaghe non sgorga piรน sangue ma luce, le ferite non sfigurano ma trasfigurano.
Allora capiamo che proprio attraverso i colpi duri della vita diventiamo capaci di aiutare altri attraversando le stesse tempeste, nella condivisione.
La nostra debolezza, come quella di Pietro, dei discepoli, di Maddalena, non รจ un ostacolo, ma una risorsa per meglio seguire il Signore. La debolezza non รจ piรน un limite, perchรฉ nonostante i nostri dubbi si trasfigura in unโopportunitร da cogliere.
Per tre volte il Vangelo parla di pace donata da Gesรน.
Ed รจ a questa esperienza di pace che Tommaso alla fine si arrende, e neppure sappiamo se abbia toccato o meno il corpo del Risorto.
Si arrende non al toccare, non ai suoi sensi, ma alla pace, passando dall’incredulitร all’estasi, si arrende a questa parola che da otto giorni lo accompagna e che ora dilaga: Pace a voi!
La pace รจ una voce silenziosa, non grida, non si impone, si propone, come il Risorto; con piccoli segni umili, un brivido nell’anima, una gioia che cresce, sogni senza piรน lacrime. E ad essa ci consegniamo anche se appare come poca cosa, perchรฉ ยซse in noi non c’รจ pace non daremo pace, se in noi non รจ ordine non creeremo ordineยป (G.Vannucci).
Non un augurio, ma una certezza: la pace รจ qui, รจ in voi, รจ iniziata.
Cerca aiuto per scendere su ogni cuore stanco, sulle nostre guerre, su ogni storia di dubbi e sconfitte.
Scende come benedizione gioiosa, immeritata e felice che mi spinge a osare di piรน; cosรฌ inizia la mia sequela, la mia porta che si spalanca al rischio di essere felice.
