Don Luciano Labanca – Commento al Vangelo del 17 Marzo 2024

Commento al brano del Vangelo di: Gv 12, 20-33

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Conoscere in profonditร 

La liturgia della Chiesa, in questa V domenica di quaresima, ci dona un brano molto intenso, collocato alla fine della prima parte del Vangelo di Giovanni, il cosiddetto โ€œlibro dei segniโ€ (capitoli 1-12), attraverso il quale โ€“ mediante il tema carissimo al quarto evangelista, quello della cosiddetta โ€œora di Gesรน โ€“ siamo introdotti nel โ€œlibro della gloriaโ€ (capitoli 13-21), tutto incentrato sul passaggio pasquale.

Nei capitoli e versetti precedenti a quelli del brano attuale, si assiste ad un crescendo della tensione fra Gesรน e Israele, che sembra essere totalmente cieco alla sua Parola e ai segni da Lui compiuti, desiderando piuttosto eliminarlo. La domanda dei greci, dunque, collocata in questo contesto di ostilitร , presenta il desiderio sincero di quellโ€™umanitร  che vuole โ€œvedereโ€ (in grecoย idein, ossia conoscere in profonditร ) Gesรน.

Unโ€™umanitร  che si trova al di fuori dei confini di Israele, forse oggi potremmo azzardarci a dire, anche fuori dalla Chiesa, che conserva quella sincera ricerca interiore di incontrare il senso della vita. Il passaggio sottolineato dallโ€™evangelista, con il coinvolgimento prima di Filippo, poi anche di Andrea, che vanno insieme a riferire a Gesรน di questo desiderio dei pagani, richiama il ruolo dei discepoli in questa ricerca dellโ€™umanitร : essi, quindi anche noi discepoli di questa epoca, siamo chiamati ad intercettare il grido sincero dellโ€™umanitร , accoglierlo, farlo nostro e presentarlo a Gesรน.

Non รจ forse questo il senso della preghiera cristiana di intercessione? Quando come discepoli preghiamo il Signore per gli altri, cosa gli chiediamo? Non sarebbe sufficiente chiedere per gli altri la salute fisica, il benessere materiale o la realizzazione di bisogni solo umani, ma che loro possano invece incontrare il Maestro, conoscerlo profondamente, riscoprendo in Lui il senso della loro esistenza. Tornando al brano, vediamo come Gesรน, secondo il suo stile divino, non dร  semplicemente un appuntamento per una visita di cortesia, ma eleva i toni.

Lo fa presentando lโ€™ora della sua glorificazione, dove davvero tutta lโ€™umanitร  potrร  riconoscerlo e vederlo: il dono della sua vita sulla croce, fatto di offerta senza riserve, sarร  il luogo in cui lโ€™umanitร  potrร  veramente conoscere Lui e il Padre. La morte che diventa vita, come quella del seme nella terra, รจ la chiave per un vero incontro con Dio: solo la morte e resurrezione di Gesรน puรฒ dare la risposta piรน profonda ad ogni autentico desiderio di realizzazione che cโ€™รจ nel cuore dellโ€™uomo.

Vedere Dio in questo significa passare da una logica conservativa della propria vita e del proprio benessere, ad una logica di amore che si dona, proprio come Gesรน. A questo progetto โ€“ perchรฉ sia fruttuoso โ€“ non si puรฒ partecipare soltanto come spettatori, ma รจ necessario che ci si coinvolga: รจ necessario seguire, servire e stare con Lui.

Per realizzare questโ€™opera Gesรน stesso รจ passato attraverso una profonda tribolazione: la sua umana volontร , debole e vacillante, come quella di tutti noi, ha dovuto conformarsi in pienezza a quella divina. Quel lavorio interiore di Gesรน che gli evangelisti sinottici collocano nel Getsemani, lo si trova in Giovanni in questo discorso del Maestro.

Lโ€™ora della croce, con la sua angoscia e dolore schiaccianti, si apre alla gloria della resurrezione, approvata dalla voce del Padre. Chi accoglie questo invito a guardare al Crocifisso con fede, sa bene cheย  lรฌ cโ€™รจ la vittoria e la proposta di salvezza per tutta lโ€™umanitร . Allora, cโ€™รจ anche in noi questo sincero desiderio di conoscere Gesรน in profonditร  e di coinvolgerci personalmente in questo divino progetto?

Per gentile concessione di don Luciano Labanca, dal suo sito.

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