Questo brano del vangelo di Giovanni ci presenta da una parte Gesรน, il Figlio che dร la vita ai fratelli che lo accolgono, dallโaltro ci sono i capi del popolo che gliela tolgono.
Risulta chiara lโazione di Gesรน a favore dellโuomo, unโazione che chiede allโuomo stesso di accettare questo dono oppure di rifiutarlo in nome della legge. Rifiutare questo dono significa rimanere nella propria morte e uccidere colui che ci dona la vita.
Lโuomo che Gesรน ha davanti รจ un uomo che non sta in piedi; si tiene il suo male da trentโotto anni, in una esistenza inerte e mezza morta. A guarirlo non sarร lโacqua della legge, ma Gesรน acqua viva, dono dellโamore del Padre. Un uomo che sa di essere destinato alla morte. La Parola gli dona la guarigione da quella malattia mortale. La malattia e la legge sono entrambe condanna per lโuomo. La malattia รจ il male del popolo che porta alla rassegnazione: non cโรจ piรน nulla da fare, rassegniamoci. La legge รจ il male dei capi che risultano accecati dal potere della legge stessa. La discussione che ne nasce, nasce intorno allโinterpretazione della situazione, e lโinterpretazione รจ ciรฒ che lโuomo dร di se stesso e del mondo, di Dio e della legge.
Una legge che in sรฉ รจ buona, perchรฉ mostra il bene e condanna il male. Una legge che, a partire dal fatto che ognuno di noi รจ peccatore, colpevolizza chi sa di peccare, facendolo sedere nella morte e accecando chi non sa di peccare, imprigionandolo nella autogiustificazione. Il punto รจ qui: quale interpretazione noi diamo della legge e quale uso ne facciamo della stessa? Interpretare la legge come qualcosa di assoluto, cosa fatta sia dai capi che dal popolo, significa sacrificare alla stessa lโuomo. In questo senso la legge diventa per-vertita, rivolta ad una direzione che risulta essere contraria alla vita. I custodi di questa legge hanno solo il potere di rendere lโuomo schiavo della morte, come lo sono loro.
Gesรน libera dal male e dalla colpa e restituisce alla legge il suo senso positivo; restituisce a Dio il suo volto di Padre; restituisce a noi il nostro volto di figli. A questa interpretazione, che รจ testimonianza, si oppone lโinterpretazione dei capi che ne hanno fatto la garanzia del proprio dominio sugli altri. Qui si manifesta la conversione piรน difficile, quella che ci fa passare dalla legge al Vangelo, dal peccato al perdono, dalla colpa alla riconciliazione, da ciรฒ che vorremmo essere a quello che siamo, cioรจ figli di Dio. Convertirsi significa credere allโamore di Dio per noi, che ci fa passare dalla morte alla vita.
Lโazione di Gesรน la possiamo riassumere in alcuni verbi e atteggiamenti: curare e guarire lโuomo, in modo che diventi sano, cioรจ capace di camminare e prendere la barella, sulla quale prima era portato come prigioniero. Chi giaceva ora si leva, sbloccato dal rigore cadaverico, mimesi della morte che teme: รจ risorto e torna ad essere viatore, pellegrino in cammino.
Noi Chiesa dovremmo avere il coraggio di non identificarci col potere oppressivo della legge, ma con questโuomo, che giace presso lโacqua bisognoso di essere sanato.
Vi sono realtร profondamente malate e profondamente ingiuste contro le quali dobbiamo combattere fino a che รจ possibile allโuomo. Ciรฒ che toglie dignitร al nostro vivere queste realtร profondamente ingiuste รจ lโaccettazione passiva delle stesse. Non possiamo mollare. Ma in queste realtร crude รจ molto difficile riuscire ad essere denuncia in solitaria. ร necessario essere comunitร , รจ necessario essere in Cristo. ร lui che puรฒ toglierci dalla passivitร di 38 anni di attesa vana e senza speranza.
Lโaltro atteggiamento che mi pare il vangelo ci chieda questโoggi, รจ quello del gioire per il bene fatto e per il bene che cresce nonostante tutto come una foresta, silenziosa ma inarrestabile. Un cuore lieto e riconoscente di fronte a questa vita donata: รจ dono di Dio e gusto di vita che diventa carica per vivere e affrontare anche quella realtร di ingiustizie che spesso si presenta alla porta della nostra esistenza.
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