LโEreditร da condividere tra i fratelli
Lunedรฌ della XXIX settimana del Tempo Ordinario (Anno pari)
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romaniย Rm 4,20-25
ร stato scritto anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo.
Fratelli, di fronte alla promessa di Dio, Abramo non esitรฒ per incredulitร , ma si rafforzรฒ nella fede e diede gloria a Dio, pienamente convinto che quanto egli aveva promesso era anche capace di portarlo a compimento. Ecco perchรฉ gli fu accreditato come giustizia.
E non soltanto per lui รจ stato scritto che gli fu accreditato, ma anche per noi, ai quali deve essere accreditato: a noi che crediamo in colui che ha risuscitato dai morti Gesรน nostro Signore, il quale รจ stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ed รจ stato risuscitato per la nostra giustificazione.
Credere nel paradosso della Croce.
Lโapostolo Paolo sottolinea della fede di Abramo la caratteristica della perseveranza soprattutto quando lโavanzare dellโetร sua e di Sara avrebbe suggerito lโidea di abbandonare la speranza. La prova del tempo non ha indebolito ma ha rafforzato la fede di Abramo perchรฉ era profondamente radicato nella convinzione che Dio avrebbe compiuto la sua promessa. Proprio per questo Dio lo riconosce giusto. La giustizia viene accreditata ad Abramo in virtรน della sua fede.
La giustizia rende feconda la relazione di Abramo con Sara che fino a quel momento era invece sotto il segno della maledizione per la sua sterilitร . Ciรฒ che si dice di Abramo si applica anche a coloro che lo riconoscono loro padre e lo imitano della fede. Dio riconosce giusto Abramo per il fatto che egli crede alla promessa fino alla fine, nonostante le apparenze. La promessa, dice Paolo, รจ Gesรน Cristo. ร per mezzo di Lui, discendente di Abramo e benedetto da Dio, e mediante il suo sacrificio, che tutti gli uomini possono dirsi destinatari della promessa di Dio in quanto resi giusti da Gesรน Cristo.
Per lโofferta che Gesรน, il solo Giusto, ha fatto della sua vita, tutti gli uomini sono resi giusti come il padre Abramo. La giustizia si manifesta nella feconditร dellโamore.
+ Dal Vangelo secondo โ Lc 12,13-21
Quello che hai preparato, di chi sarร ?
In quel tempo, uno della folla disse a Gesรน: ยซMaestro, diโ a mio fratello che divida con me lโereditร ยป. Ma egli rispose: ยซO uomo, chi mi ha costituito giudice o mediatore sopra di voi?ยป.
E disse loro: ยซFate attenzione e tenetevi lontani da ogni cupidigia perchรฉ, anche se uno รจ nellโabbondanza, la sua vita non dipende da ciรฒ che egli possiedeยป.
Poi disse loro una parabola: ยซLa campagna di un uomo ricco aveva dato un raccolto abbondante. Egli ragionava tra sรฉ: โChe farรฒ, poichรฉ non ho dove mettere i miei raccolti? Farรฒ cosรฌ โ disse โ: demolirรฒ i miei magazzini e ne costruirรฒ altri piรน grandi e vi raccoglierรฒ tutto il grano e i miei beni. Poi dirรฒ a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripรฒsati, mangia, bevi e divรจrtiti!โ. Ma Dio gli disse: โStolto, questa notte stessa ti sarร richiesta la tua vita. E quello che hai preparato, di chi sarร ?โ. Cosรฌ รจ di chi accumula tesori per sรฉ e non si arricchisce presso Dioยป.
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LโEreditร da condividere tra i fratelli
Dal disappunto di Marta nei confronti della sorella Maria, rea di non aiutarla nei servizi in onore dellโospite, si passa alla lamentela di un tale che ha un contezioso con suo fratello circa lโereditร paterna. Lโuomo che chiama in causa Gesรน รจ esasperato e arrabbiato per lโingiustizia subita e i suoi occhi non vedono altro che la parte di ereditร che gli spetta. ร accecato dal risentimento e concentrato su quei beni che gli spetterebbero di diritto. Il Maestro invita a guardare oltre il problema dellโereditร per riconsiderare la questione alla luce delle relazioni personali. Se lโuomo si appella a Gesรน per sciogliere il nodo che riguarda un suo interesse particolare, egli lo induce a cambiare punto di vista in modo da sollevare lo sguardo dallโereditร contesa per rivolgerlo verso il padre, datore del patrimonio ma soprattutto origine della comune fratellanza.
In questo contenzioso possiamo leggere le tante liti familiari causate dalla bramosia di possesso e dalla gestione dei beni materiali. La conflittualitร tra fratelli รจ antica quanto lโuomo, come ci ricordano tante pagine della Scrittura, in particolare della Genesi. Il peccato originale รจ la cupidigia che sโinserisce nel cuore dellโuomo ferito dal peccato. Anchโessa รจ una ereditร che passa di generazione in generazione a partire dal primo Adamo. La parabola parla di un uomo ricco proprietario di una fertile terra che gli regala un raccolto molto abbondante. Nella presentazione del personaggio principale riecheggia il racconto della Genesi nel quale Dio affida ad Adamo il compito di coltivare il giardino del Paradiso. Ha a sua disposizione i frutti di tutti gli alberi tranne quello dellโalbero della conoscenza del bene e del male. Similmente lโuomo ricco riconosce di avere a disposizione molti beni. Il tentatore istiga Adamo ed Eva a trasgredire la norma data da Dio e a puntare piรน in alto verso il traguardo di essere come Dio per prenderne il posto.
La cupidigia รจ la fame insaziabile di cose, che rende sempre piรน affamati e mai pacificati. I beni materiali non potranno mai saziare il cuore dellโuomo ma, al contrario, la dipendenza da essi provoca inquietudine e ansia. Lโuomo ricco cade nella medesima tentazione dellโuomo delle origini di sostituirsi a Dio. Per cogliere la morale della favola dobbiamo porre attenzione sul ragionamento che fa tra sรฉ il ricco possidente e sul discorso che Dio gli rivolge. Sono posti a confronto due sapienze, quella mondana e quella divina. Nel ragionamento del ricco non cโรจ traccia di gratitudine nei confronti di Dio, totalmente escluso dal suo orizzonte valoriale. ร un imprenditore che progetta partendo dallโesigenza di dove raccogliere il grano e i suoi beni arrivando alla determinazione di demolire i vecchi depositi e di ricostruirne piรน grandi. Il progetto non si ferma qui perchรฉ la sicurezza che ripone nei suoi beni gli dร lโillusione di avere a disposizione anche il tempo. Gran parte dei verbi sono al futuro di cui ha la presunzione di avere la conoscenza e il possesso.
Il ragionamento dellโuomo ricco รจ tanto fantasioso quanto vano. Basta poco per fare andare in fumo i progetti ambiziosi e autoreferenziali. La parola di Dio viene a demolire le impalcature fragili poggiate sullโaviditร , che รจ il volto drammatico dellโateismo pratico degli uomini, per riportare il discorso sulla realtร concreta della vita che non si gioca in un lontano futuro ma nellโoggi. Il presente รจ lโunico tempo veramente fecondo se รจ vissuto nella gratitudine e nella gratuitร . Da una parte, nella gratitudine si instaura un rapporto di umile riconoscimento che tutto quello che si ha รจ dono della Provvidenza; dallโaltra parte, nella gratuitร si stringono legami di solidarietร che moltiplicano la gioia secondo il fattore della condivisione. Ciรฒ che la cupidigia esclude, lโumiltร fa scoprire piacevolmente come benedizione della Provvidenza; ciรฒ che lโaviditร induce a possedere egoisticamente, la solidale generositร suggerisce di condividere.
La figliolanza e la fraternitร non sono inutili utopie ma promesse che diventano realtร nella misura in cui ci si apre con la preghiera, lโEucaristia in modo particolare, al Tu di Dio e si va incontro al noi della comunitร mettendo a disposizione di tutti i carismi ricevuti con spirito di autentico servizio. Il possesso egoistico dei beni rende povero e arido il cuore, mentre lโumile e grata accoglienza dei beni si trasforma in generosa e solidale condivisione fraterna. Lโuomo che rivendica la sua parte di ereditร forse non era ricco e gli sarebbe tornato utile ricevere quello che gli spettava e che attendeva. La morale della favola non riguarda solo chi รจ nellโagiatezza ma anche chi รจ nella povertร perchรฉ puรฒ essere tentato dalla cupidigia nello stesso modo del ricco.
Non รจ la condizione economica che ci espone al pericolo o ci dร sicurezza ma il modo di essere interiore. Se infatti manteniamo il nostro cuore umile e povero allora non diventerร duro e insensibile ma intelligente nel cogliere la volontร di Dio, sensibile e compassionevole per andare incontro ai bisogni degli altri condividendo i beni ricevuti dalla mano di Dio. Lโammonimento diventa esortazione a rinunciare allโereditร mondana del peccato, che separa i fratelli contrapponendoli gli uni agli altri, ma a guardare con Gesรน allโereditร del Cielo preparata per noi sin dallโorigine del mondo, la comunione di vita con i Santi.
Commento a cura di don Pasquale Giordano
Vicario episcopale per l’evangelizzazione e la catechesi e direttore del Centro di Spiritualitร biblica a Matera
Fonte – il blog di don Pasquale “Tu hai Parole di vita eterna“



