โTu sei il Cristo, il Figlio del Dio viventeโ. E Gesรน: โBeato te, Simone figlio di Giona, perchรฉ nรฉ la carne nรฉ il sangue te lโhanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieliโ.
La rivelazione del Figlio, del Padre e dello Spirito santo รจ un dono, non puรฒ essere conquistata da noi. ร la Trinitร che si manifesta e dona, non siamo noi a conquistare questa conoscenza con i nostri sforzi mentali e sentimentali. Anzi: ai sapienti e agli intelligenti tutto questo รจ precluso. ร precluso per i sapienti e gli intelligenti perchรฉ si ritengono autosufficienti, non sono disponibili a lasciarsi amare, non accettano di ricevere: loro conquistano Dio, non si lasciano conquistare da Lui.
Noi siamo come dei bambini: i genitori si rivelano a noi e noi li conosciamo e li riconosciamo nella misura in cui loro ci amano e nella misura in cui noi ci lasciamo amare. Non possiamo essere noi a conquistarci questo amore. Quando un bimbo deve conquistarsi lโamore dei genitori cresce, se riesce, con delle tare, qualcosa non ha funzionato, non รจ nella natura delle cose.
I piccoli, la gente semplice, sono appunto coloro che sanno che tutto viene dal Padre, per il Figlio, nello Spirito e si lasciano conquistare da questo amore, si lasciamo coccolare dalla Trinitร che ci prende per mano e ci coccola fra le sue braccia:
โQuando Israele era giovinetto io lโho amato (โฆ) Ad Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano (โฆ). Io li traevo con legami di bontร , con vincoli dโamore; ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia; mi chinavo su di lui per dargli da mangiareโ (Osea 11, 1-4).
Per questo essi sono disponibili a ricevere il dono, non sono chiusi nella loro sapienza.
Il nostro destino รจ piรน sublime di ogni immaginazione e ci dร una dignitร infinita. Siamo preziosi agli occhi di Dio e degni di stima, perchรฉ ci ama. Il Padre ci ama di amore unico e totale, come il Figlio. Il Figlio ci ama con lo stesso amore del Padre.
Dio ci ha creati perchรฉ vedendo in sรฉ la propria immagine, se ne รจ innamorato. Ci ama di amore eterno e desidera che lo possiamo amare con lo stesso amore e unirci a Lui.
Lโuomo รจ assetato ed infelice fino a quando non raggiunge la sorgente da cui รจ scaturito. Per questo s. Agostino dice: โCi hai fatti per te, Signore; ed รจ inquieto il nostro cuore, fin che non riposa in teโ.
A partire da questo suo amore, amore che anche s. Francesco a un certo punto della sua vita ha scoperto, il Signore ci attrae: Venite. Ci invita con la Parola dopo averci invitati con lโamore. Noi di solito invitiamo od obblighiamo con la Parola e poi, se va bene, facciamo seguire lโamore, altrimenti neppure dopo vi รจ amore. Prima lโamore e poi la parola. Ma non abbiamo tempo, non possiamo aspettare, dobbiamo correre da unโaltra parte: prima lโamore e poi la parola. Rallentiamo i ritmi, abbassiamo i rumori, spegniamo il bisogno del risultato, spegniamo le luci, non facciamoci un orario troppo stretto, creiamoci spazi di libertร : creeremo il retroterra che ci permette, se vogliamo, di prima lโamore e poi la parola.
ร inutile affaticarci sotto il peso della legge e di quello che dobbiamo e dovremmo fare: siamo schiavi ed oppressi. Lasciamoci ristorare, cioรจ liberare, dallโamore del Cristo che ci invita a liberarci dal giogo della legge. Povero cristianesimo il nostro. Tradimento del cristianesimo quello che ci hanno insegnato. Religione e non fede quella che noi preti predichiamo. Accozzaglia moralistica di comportamenti quella che riusciamo ad arrabattare.
โOra invece, indipendentemente dalla legge, si รจ manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla legge e i profeti, giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesรน Cristo, per tutti quelli che credono. E non cโรจ distinzione: tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, in virtรน della redenzione realizzata da Gesรน Cristoโ (Romani 3, 21-24).
Quale รจ questo giogo che il Signore, nellโaccoglierci affaticati e oppressi e per ristorarci desidera che noi accogliamo e prendiamo sopra di noi? ร il giogo dellโamore, รจ il giogo della giustificazione gratuita che lui ci offre. Questo giogo รจ dolce e leggero perchรฉ: โndu lโamur al ghรจ, la gamba la tira โl pรจ (dove lโamore cโรจ la gamba tira il piede). Le cose fatte per forza non valgono una scorza. Si prendono piรน mosche con una goccia di miele che con un litro di aceto.
Questi proverbi popolari dovrebbero aiutarci oggi a comprendere come il Signore ci ama e ci vuole a sรฉ liberi: non gli importa di avere gente costretta, lui vuole il nostro cuore. Possiamo comprendere come lโamore nei nostri rapporti paga molto di piรน dellโaciditร che normalmente noi utilizziamo. Forse ci perdiamo del tempo e dei soldi, ma diventiamo piรน ricchi nel cuore. A che serve conquistare il mondo intero se poi perdi la tua vita? A che ti serve avere molte cose se poi sei triste e depresso e schiacciato dal lavoro? A che ti serve cercare di avere sempre di piรน se poi perdi lโamore dei tuoi? Se perdi gli amici?
Madonna povertร fonte di ogni libertร e felicitร ci aiuti in questa giornata, sotto la protezione di s. Francesco, a crescere nella scelta e nella convinzione di accoglienza del carico leggero e dolce che รจ lโamore del Cristo accolto e donato nel piccolo quotidiano.
Per questo anche noi diciamo con Cristo: Ti benedico o Padre!
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