โRicรฒrdati di tutto il cammino che il Signore, tuo Dio, ti ha fatto percorrere in questi quarantโanni nel desertoโฆ Non dimenticare il Signore, tuo Dioโฆ che ha fatto sgorgare per te lโacqua dalla roccia durissima; che nel deserto ti ha nutrito di manna sconosciuta ai tuoi padriโ
La prima parola di questa liturgia della Parola รจ un invito a ricordare il cammino, a riandare allโesperienza fondante dellโesodo, percorso della fede di Israele e nel contempo memoria della condizione umana come cammino e viaggio, come continua ricerca in condizioni di fragilitร e bisogno di cura. Eโ questo un ricordo da coltivare perchรฉ nel deserto Dio ha soccorso il suo popolo, facendosi conoscere come Dio dellโascolto, della vicinanza, che si piega al grido dellโoppresso e porta acqua e pane a chi รจ senza forze. Eโ un volto di Dio che coinvolge e chiama a scoprire che quella manna, cibo donato quando non cโerano piรน riserve, รจ segno di un dono da attendere continuamente e da condividere. Il richiamo che proviene da quellโesperienza รจ allora โRicordatiโ. Non perdere la memoria riguardo a quel cammino, a quella condizione di bisogno, di grido, di attesa di soccorso. Eโ in fondo la condizione di uomini e donne tutti fratelli e sorelle nella prova che in vari modi segna lโesistenza. Ma proprio tale consapevolezza diviene fessura per lasciar passare il dono di un incontro con il volto di Dio dellโesodo, il Dio delle vittime, nel cammino della vita ed apre a farsi partecipi del suo sogno di liberazione per chi รจ oppresso e succube di ogni ingiustizia, violenza e dominio. Gesรน รจ stato testimone nel dare il suo corpo in solidarietร con tutti gli indifesi dicendo che il loro grido non rimane senza la compagnia di Dio che soffre insieme perchรฉ capace di amare.
โil pane che noi spezziamo, non รจ forse comunione con il corpo di Cristo?โ
Scrivendo alla comunitร di Corinto Paolo ricorda con una domanda il senso profondo di quel gesto compiuto da Gesรน con i suoi. Lo spezzare il pane, il versare il vino non doveva essere ripetuto come gesto avulso dalla vita, atto di culto per appagare pretese di appagamento religioso, ma era stato consegnato da Gesรน con lโinvito a ripeterlo in memoria di lui per rinnovare continuamente il senso di una appartenenza a Lui, per vivere quello che lui aveva vissuto, per intendere la vita cosรฌ come lui lโaveva spesa: data per voi e per tutti. Per vivere ciรฒ che Paolo dopo aver ricordato le parole di Gesรน richiama con rinvio alla prassi della comunitร : aspettatevi gli uni gli altri, condividete la tavola senza cadere nellโingiustizia. Quel pane spezzato รจ allora rinvio ad una comunione sempre da costruire e da allargare, si fa rito in cui il dono ricevuto genera un impegno a tessere percorso di accoglienza e di condivisione nella storia.
โIo sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrร in eternoโ
Gesรน usa il riferimento al pane per indicare il senso profondo della sua vita. Il pane รจ elemento quotidiano, cibo di base per il sostentamento, frutto della terra, della macina di tanti grani di frumento che triturati insieme vengono a formare la farina. Il pane proviene dal lavorio domestico di impasto, lievitazione e cottura. La sua fragranza e il suo profumo dopo la cottura al fuoco racchiudono un messaggio di condivisione. Gesรน si riferisce al pane per parlare della sua vita donata, per chiedere di partecipare alla vita della terra ed alla vita nella comunione. Nel segno del pane apre alla considerazione di una vita piรน grande che partecipa della comunione stessa di Dio. Gesรน ci ha raccontato con il suo vivere il volto di Dio comunione: a questa comunione aperta lโintera vicenda dellโumanitร e del cosmo รจ destinata. Sta qui la radice del nostro sperare e dellโimpegno nel presente a fare della nostra vita un pane spezzato per altri.
Fonte: il sito di don Alessandro Cortesi
p. Alessandro Cortesi op
Sono un frate domenicano. Docente di teologia presso lโIstituto Superiore di Scienze Religiose โsanta Caterina da Sienaโ a Firenze. Direttore del Centro Espaces โGiorgio La Piraโ a Pistoia.
Socio fondatore Fondazione La Pira โ Firenze.




