TATUATI SULLE PALME DELLE MANI DI CRISTO NULLA E NESSUNO PUO’ SEPARARCI DAL SUO AMORE
Il Vangelo di questa domenica ci annuncia una splendida notizia: ciascuno di noi รจ al centro dellโintimitร e della perfetta unitร tra il Padre e il Figlio. Eโ vero che tante volte anche noi mormoriamo e ci mettiamo davanti al Signore con lo stesso atteggiamento dei Giudei. Esigiamo che Egli si manifesti secondo i nostri desideri, secondo le voglie del momento.
AUTORE: don Antonello Iapicca
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Anzi, lo facciamo responsabile delle nostre sofferenze. In greco, infatti, invece di โfino a quando ci terrai con lโanimo in sospesoโ si puรฒ leggere anche โfino a quando ci toglierai la vita?โ. Confessiamo che รจ proprio quello che tante volte ci ritroviamo a pensare, quando ci sembra che il Signore resti muto di fronte alle nostre angosce.
In fondo non รจ vero, come non era vero per i giudei, che siamo con lโanimo in sospeso. La veritร รจ che nel cuore abbiamo giร deciso, ed รจ chiara ai nostri occhi lโimmagine del salvatore di cui abbiamo bisogno, e non รจ quella del Servo di Yahwรจ, lโagnello muto condotto al macello.
E non ci rendiamo conto che stiamo aspettando e desiderando un โmercenarioโ, un estraneo, uno cui di noi non importa nulla. Aspettiamo Barabba. Aspettiamo un brigante, lโimportante รจ che ci risolva i problemi e ci liberi dal giogo dei politici, del capo ufficio, della suocera.
Per questo, rieccheggiando le parole dei demoni rivolte a Gesรน nei sinottici, ci scandalizziamo del Signore, temiamo che venga a distruggerci, a scompaginare i nostri progetti di vita. Soprattutto, i nostri criteri, il nostro sguardo sul mondo, la vita, gli eventi, le persone.
Ma il cristianesimo non รจ una religione come le altre, perchรฉ alla sua origine, come ripeteva Benedetto XVI, vi รจ un incontro personale capace di sconvolgere, convertire, cambiare e colmare lโesistenza. Dove si dร questo incontro, e dove esso si approfondisce in una conoscenza che superi la buccia dellโapparenza, necessariamente si dร un cambio radicale di mentalitร . Appare un nuovo discernimento. Per questo Gesรน parla di sรฉ come del buon pastore, del pastore bello, del pastore vero, termini che in greco, non a caso, sono interscambiabili.
E per questo il contesto del Vangelo di questa domenica, รจ proprio quello della festa di Hanukkaโh, la Dedicazione, che celebrava la riconsacrazione del nuovo tempio ad opera di Giuda Maccabeo, dopo la profanazione di Antioco Epifane. Eโ la hanukkaโh (consacrazione), detta in greco enkainiโa (rinnovazione) (cfr 1 Macc 4, 54-59; 2 Macc 1,8; 2,16; 10,5).
In questa festa, secondo i rabbini e la tradizione ebraica, tra i tanti, vi sono due elementi che crediamo essere fondamentali per lโintelligenza delle parole di Gesรน: โIl decreto promulgato dai Greci Siriani, era di far โdimenticare la Tua Toraโ e violare i decreti della Tua volontร โ agli Ebrei. I Greci adoravano la conoscenza. A loro non importava se gli Ebrei apprendevano la saggezza della Torร . Ciรฒ che obiettavano violentemente era lโidea che la Torร provenisse da Dio โ โla Tua Torร โโฆ Per questa ragione i Greci contaminarono lโolio nel Beit Hamikdashโ. โLa radice Hanukkah, da cui derivano Hanukkah e hinnukh (educazione), significa anche โeducareโ.
La rivolta ebraica scoppiรฒ quando il nemico greco tentรฒ di colpire proprio le radici culturali e religiose del popolo e piรน precisamente, quando i Seleucidi, dominatori della Giudea, imposero agli ebrei di abbandonare progressivamente le proprie tradizioni, costringendoli ad adorare gli idoli nel Tempio di Gerusalemme. Di fronte al pericolo della perdita della propria identitร , gli ebrei si opposero e organizzarono una resistenza che fondava le proprie basi sullโadesione allโeducazione ebraicaโ.
Gesรน, nel mezzo di questa festa, passeggia nel tempio, sotto il portico di Salomone. Passeggia come Dio nel paradiso, alla ricerca di Adamo. La sua presenza e le sue parole sono per ciascuno di noi un interrogativo: โdove sei?โ. Eโ lui che interroga, e ci mette a nudo, per questo la reazione รจ scomposta, e sembra che le domande del Signore ci tolgano la vita. Gesรน ci chiede conto della mentalitร che guida la nostra vita.
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Siamo sue pecore, oppure siamo sballottate qua e lร da qualunque vento di dottrina, afferrate da uno dei tanti Barabba che attentano alle anime? Quali sono le nostre reazioni di fronte allโingiustizia, alla malattia, allโumiliazione, alla solitudine, al disprezzo, al fallimento? Con quali occhi, con quale mente, con quale cuore guardiamo oggi alla Croce? Chi ci sta educando?
Lโolio dello Spirito Santo, quello della sapienza della Croce, non รจ stato per caso profanato, e oggi giace inutilizzabile e ci troviamo come le vergini stolte, impossibilitate ad entrare al banchetto delle nozze con il Signore? Non abbiamo forse dimenticato la Parola che abbiamo ricevuto, consegnando il tempio della nostra vita agli idoli e al principe di questo mondo? Non siamo per caso oggi immondi, inadatti al culto, schiavi di mercenari e ingannatori?
Se cosรฌ fosse, la parola del Vangelo eโ proprio per noi, ed eโ una buona notizia. Eโ la sua voce, quella per la quale siamo nati, per la quale siamo stati creati. Eโ il Pastore vero, bello, buono, che ci strappa dallโinganno, che distrugge nella sua morte, la menzogna e lโinganno.
Eโ Lui che riconsacra il suo tempio, la nostra vita. Eโ Lui che ci attira nella stessa intimitร divina, nel Santo dei Santi, il cuore di Dio. Eโ Lui che si fa nostro condottiero, che torna a guidare le nostre menti e i nostri cuori per i cammini della giustizia, della sapienza crocifissa.
Eโ la sua voce che schiude i nostri occhi sulle sue opere, i segni dellโamore di Dio nella nostra vita. Eโ la sua voce colma delle sue parole che che ci dona la fede per credere e ottenere la vita che non muore. Eโ la sua mano trapassata dai chiodi che ci tiene stretti per lโeternitร . Sono stati i nostri peccati a scrivere, a tatuare con il sangue i nostri nomi nelle mani del Signore.
E Lui, con il suo sangue, li ha scritti in Cielo, per lโeternitร , ed eโ questa la veritร che si fa unica fonte di vera gioia, il pascolo che ci sazia perchรฉ ci dona il perdono eterno.
Eโ la โconoscenzaโ di Dio in questo amore sperimentato mille volte, la conoscenza della misericordia, che scende sino al fondo piรน fondo delle nostre esistenze, eโ questa intimitร che ci fa sue pecore, gregge del suo pascolo.
La conoscenza crocifissa, che eโ la stessa sapienza con la quale guardare ogni istante della storia come una nota sullo spartito della sinfonia dโamore che Dio sta eseguendo per tutto il creato. E la nostra vita, il nostro corpo, il nostro cuore, la nostra mente, costituiscono cosรฌ il nuovo tempio riconsacrato per il culto nuovo, quello della Chiesa, quello del Figlio: la lode di una vita perduta per amore, seguendo il Pastore, insieme al Pastore. Perchรฉ nessuno, nel mondo, vada perduto.



