don Luigi Maria Epicoco – Commento al Vangelo del 8 Aprile 2022

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โ€œยซGiovanni non ha fatto nessun segno, ma tutto quello che Giovanni ha detto di costui era veroยป. E in quel luogo molti credettero in luiโ€.

Lโ€™espressione finale del Vangelo di oggi sembra fornirci la chiave di lettura migliore. Infatti di Giovanni non si raccontano miracoli, e tutto quello che ha tentato di fare รจ umanamente fallito con la sua morte cruenta ad opera di Erode. Eppure quello che sembrava essere un fallimento non lo รจ stato davvero.

Tutta la vita di Giovanni ha sempre indicato ciรฒ che contava, e paradossalmente anche la sua morte. E forse pensando proprio alla violenza della morte torna in auge il tema fondamentale del Vangelo di oggi: Quando non si hanno piรน ragioni allora si sceglie la violenza. Era cosรฌ ai tempi di Gesรน ed รจ cosรฌ anche ai nostri giorni:

โ€œI Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo. Gesรน rispose loro: ยซVi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?ยปโ€.

Finchรฉ la violenza ha a che fare con le pietre รจ facilmente riconoscibile, ma ci sono tantissimi modi di usare la violenza. Cโ€™รจ quella delle parole ad esempio, o anche quella dei silenzi. Nelle nostre case le parole o i mutismi sono forme di violenza che usiamo quando i nostri dialoghi non riescono ad avere la meglio.

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Gesรน sta tentando di dialogare con i Giudei, ma davanti alle evidenze che Egli porta, lโ€™unica risposta che riceve รจ quella della violenza. Sentirsi i possessori della Veritร  delle volte ci arma contro gli altri. La prova vera di essere nella Veritร  รจ la capacitร  di dialogare sempre, e con tutti. E lรฌ dove il mondo protesta noi dobbiamo poter offrire invece il martirio del dialogo, sempre, anche quando sembra inutile, anche quando sembra fallimentare.

Perchรฉ alla fine non importa se quello che di giusto abbiamo fatto ha portato il risultato sperato. A noi il Signore ha chiesto di testimoniarlo e non di convincere il mondo. Quanto sarebbe bello se il mondo ci riconoscesse come cristiani proprio per la nostra capacitร  di dialogo.

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Si avverte che mancano poche ore allโ€™inizio della settimana santa dal clima teso che si respira nelle pagine del Vangelo di Giovanni che stiamo leggendo durante questi giorni. โ€œI Giudei portarono di nuovo delle pietre per lapidarlo. Gesรน rispose loro: ยซVi ho fatto vedere molte opere buone da parte del Padre mio; per quale di esse mi volete lapidare?ยป. Gli risposero i Giudei: ยซNon ti lapidiamo per unโ€™opera buona, ma per la bestemmia e perchรฉ tu, che sei uomo, ti fai Dioยปโ€.

Ancora una volta il Vangelo ci mette davanti a ciรฒ che di scandaloso Gesรน รจ venuto ad annunciarci. Finchรฉ lo prendiamo sul serio solo nella sua umanitร , nelle dinamiche relazionali, nella lettura orizzontale della sua vita e del suo messaggio, Cristo รจ utile ma fondamentalmente innocuo. Ma ciรฒ che fa di Lui qualcosa di diverso รจ proprio la Sua divinitร .

Gesรน non รจ solo veramente uomo ma รจ anche veramente Dio. Noi cristiani lo dimentichiamo molto spesso. Non ci scontriamo molto con questo scandalo, e ciรฒ lo si vede dal fatto che di Lui ci prendiamo solo ciรฒ che ci conviene, ciรฒ che ci serve, ciรฒ che possiamo capire e utilizzare a nostro vantaggio. Essere cristiani significa pensare la propria vita a partire dalla totalitร  della persona di Gesรน, cioรจ dalla sua umanitร  e dalla sua divinitร  insieme.

Se Gesรน รจ Dio tutto cambia per noi. Il suo insegnamento non รจ solo valido perchรฉ utile in termini esistenziali, ma รจ valido perchรฉ ha una profonditร  piรน grande della nostra semplice esistenza. Amare, allora, non รจ piรน un precetto ma una via di cielo che Egli ci ha lasciato.