- Pubblicità -

Don Mariano Landini – Commento al Vangelo di domenica 31 Gennaio 2021

Data:

Per avere autorità bisogna vivere ciò che si predica

Viviamo in un mondo fatto di parole; un turbinio, un bombardamento di parole, che ci giungono da tutte le parti, soprattutto dai moderni media, Tv e internet in prima fila. Tutti vogliono parlare, nessuno sa più ascoltare; in questo modo la parola ha perso di valore: è un soffio d’aria che muore nel momento stesso in cui viene pronunciata.

Nella cultura semitica, quella degli uomini della bibbia e dello stesso Gesù, non era così: la parola era un atto solenne ed efficace, tanto più operante tanto più grande e sincero era colui che la pronunciava. In questo senso il libro del Deuteronomio è emblematico, visto che è stato definito come il libro della legge divina predicata, raccogliendo tre grandi e solenni omelie attribuite a Mosè; e per questo, sempre nella cultura semitica, hanno un posto privilegiato i profeti, coloro che, come leggiamo nella prima lettura di questa quarta domenica del tempo ordinario, tratta appunto dal Deuteronomio, parlano con le parole di Dio.

- Pubblicità -

Nel brano evangelico di questa domenica incontriamo Gesù proprio nella sue vesti di grande profeta, il più grande di tutti. Anzi, nel prologo di Giovanni addirittura Gesù è la parola stessa di Dio che si è incarnata («e il verbo si è fatto carne»). Egli, ripete due volte Marco, insegnava come uno che ha autorità, per questo la sua predicazione è efficace, capace anche di fare miracoli e scacciare demoni. Ma che significa «insegnare con autorità»?

A differenza degli scribi e dei farisei, che nel vangelo vengono sempre definiti ipocriti, Gesù viveva in prima persona quello che predicava e ciò che chiedeva agli altri lo applicava innanzitutto a se stesso. Così, quando chiede di amare il prossimo, lui per primo lo ama in massimo grado fino a dare la vita per tutti gli esseri umani e quando predica il perdono, lo applica nel momento supremo della croce: «Perdona loro, perché non sanno quello che fanno…». Questo significa parlare con autorità: vivere in prima persona ciò che si chiede agli altri. Credere in ciò che si dice e ciò che si dice fare.

Ne facciamo esperienza tutti: quando crediamo in qualcosa e desideriamo trasmetterla, non occorrono tante parole, bastano i gesti, l’espressione del viso e, soprattutto, l’esempio di vita.

Tutti, in questo senso, possiamo essere profeti, parlare con autorità: il prete che vive ciò che predica; il catechista che crede per primo in ciò che insegna; il genitore che educa soprattutto con l’esempio; il politico che s’impegna innanzitutto per il bene comune…

È facile fare i profeti dietro una tastiera di un computer o di un cellulare, dove nessuno ci conosce, non si ascolta il tono della voce e non si vedono i gesti del corpo e la luce degli occhi. Per questo, oggi più che mai, occorre recuperare la profezia della nostra fede, dare un senso alle nostre parole e parlare soprattutto con l’esempio, non scoraggiandoci se siamo pochi e in minoranza: di profeti in Israele ne nasceva uno ogni tanto e gli apostoli di Gesù erano solo dodici, rozzi e ignoranti, eppure hanno evangelizzato il mondo credendo in ciò che dicevano e testimoniando in prima persona la fede nel Cristo crocifisso e risorto.


A cura di Don Mariano Landini per Toscana Oggi