Commento a cura di:

Tra le pubblicazioni: Il Battesimo di Gesù. Un’immersione nella storicità dei Vangeli, Postfazione di Gérard Rossé, EDB 2019.
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Il cieco di Gerico se ne sta seduto, come tanti amici che si sono seduti (o sono stati seduti) sui marciapiedi delle nostre città, a chiedere due spiccioli. È cieco, ma non sordo. Sente un vociare, si informa e gli dicono che sta passando Gesù di Nazareth. D’improvviso qualcosa lo spinge a gridare di avere pietà di lui.
Non si mette in fila per un selfie o un autografo – è quanto prescrive la società, ma lui non se ne fa nulla perché neppure potrebbe vederli – né questa volta si accontenta di qualche monetina. No, sguaiatamente grida. Disturba tutti.
Non vede, non riesce a identificare precisamente dove sia sto tizio, ma sente una certezza: ha bisogno di entrare in relazione con la sua Parola per essere libero. Lo rimproverano: stai zitto, non devi, non ti conviene, sei inopportuno e maleducato! Ma lui è cieco, non muto.
La sua domanda non può essere zittita e, poiché la voce ancora gli resta, grida ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Lo riconosce come Re e come salvatore. Gesù, regalmente, allora ferma il passo e ordina di poterlo incontrare; gli concede udienza perché vuole ascoltare la sua unica risposta ad una sola domanda: «Che cosa vuoi che io faccia per te?».
Lui sa di cosa ha bisogno. Infatti avrebbe anche potuto chiedere un soldo. Invece no, il cieco sa bene di essere cieco e che lo stare seduto a elemosinare è una conseguenza; e allora: «Che io veda di nuovo». La ottiene: «Abbi di nuovo la vista! La tua fede ti ha salvato».
Sanata radicalmente la causa della sua condizione, ora non ha più alcun motivo per stare seduto. Vede, inizia a seguirlo e glorifica.
