Immunitร di gregge, una delle tante espressioni semisconosciute in passato che in questo periodo di emergenza sanitaria sono diventate famose. Quando in un contesto umano viene raggiunta la cosiddetta โimmunitร di greggeโ rispetto ad una certa malattia contagiosa, significa che cโรจ una determinata percentuale di persone che non puรฒ ammalarsi e tanto meno contagiare, e cosรฌ chi รจ contagioso non viene a contatto, se non con una probabilitร bassissima, con persone che si possono ammalare perchรฉ non immuni. E cosรฌ lโepidemia si spegne.
ร la parola โgreggeโ che mi ha fatto pensare, perchรฉ rimanda allโimmagine usata nel Vangelo di questa domenica. Gesรน con il suo discorso sul recinto delle pecore si rifร alla tradizione ebraica del popolo visto come un gregge di pecore guidato da pastori inviati da Dio a difenderlo e farlo prosperare. Gesรน evidenzia subito che il pericolo per il gregge non sta principalmente nella fragilitร delle singole pecore, ma dal fatto che non sono ben custodite e che coloro che dovevano farlo in realtร non sono interessati al bene del gregge. A questo punto Gesรน stesso si propone come il vero custode, usando lโimmagine della porta e piรน avanti (ma non in questo pezzo del Vangelo scelto dalla liturgia) del buon pastore. Gesรน รจ come una porta che custodisce le pecore e che poi si apre per dare la giusta direzione al gregge. Gesรน รจ anche il pastore che ha come unica motivazione il bene per il gregge cosi come per ogni singola pecora che lo compone.
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Mi affascina questa idea del gregge che emerge dalle parole di Gesรน. Ho sempre pensato che essere dentro un gregge fosse segno di limitazione della libertร , una esperienza di vita negativa da cui fuggire. La libertร dellโindividuo รจ opposta alla mentalitร del gregge che impone spazi comuni di vita, direzioni uguali per tutti, tempi e modi di vita decisi dallโalto e non da me. Non voglio vivere in un gregge umano che รจ come quello delle pecore marchiate in qualche modo per poterle riconoscere e distinguerle da altri greggi di altri padroni.
Eppure proprio in questi giorni cosรฌ difficili lโessere parte di un gregge sta assumendo un significato diverso e positivo, e per niente contrapposto alla mia sete di libertร e ai diritti della mia individualitร .
Gesรน ha uno sguardo positivo e anche realistico sulla vita delle persone e dei credenti. Tutti viviamo in un contesto di relazioni forti e interdipendenti. Viviamo in un contesto che ci mette insieme in spazi, tempi, azioni che ci legano in modo molto stretto. Gesรน vede lโumanitร come un immenso gregge di persone che come pecore vivono in un recinto, il mondo, e anelano a vivere ed essere felici. Il guardiano del gregge รจ Dio che conosce ogni singola pecora-persona per nome in una relazione singolare intima. Gesรน dice che ogni singola pecora conosce la voce del suo guardiano e pastore. Ed รจ da questa conoscenza profonda che dipende la vita e la libertร della singola pecora e poi del gregge. Se non conoscesse la voce del suo custode, di colui che solo puรฒ condurla alla vita, rischierebbe di cadere nelle mani di chi invece la vuole solo sfruttare, e alla fine il gregge si disperde. Nellโimmagine del Vangelo cโรจ il giusto equilibrio tra la libertร del singolo e lโesperienza di gruppo, perchรฉ ogni pecora รจ conosciuta e amata dal pastore che la custodisce, ma fa parte anche di un gregge che si muove insieme e trova la sua forza e vita proprio nellโunitร e nella reciproca interdipendenza. Il gregge di Dio che รจ lโumanitร รจ un luogo di libertร personale nellโesperienza dellโessere unito, solidale e nella comune direzione verso il bene, verso il vero pascolo di vita e felicitร per tutti. Nessuno si salva ed รจ felice da solo!
In questi giorni abbiamo imparato, o stiamo imparando, che siamo tutti parte di unโunica famiglia, o usando le parole del Vangelo (in modo positivo) di un unico gregge. Abbiamo in comune spazi di vita e anche desideri comuni, condividiamo fragilitร e paure, e nessuno puรฒ fare a meno dellโaltro. Abbiamo imparato anche a spese di sofferenze e lutti, che nessuno puรฒ tirarsi fuori dalla propria responsabilitร , sapendo che ogni nostra azione ha una conseguenza piccola o grande per gli altri, nel male come nel bene.
Siamo un unico gregge dentro il quale possiamo vivere la nostra libertร , che non รจ fare come se non ci fosse nessun altro se non il singolo, ma รจ scegliere di essere un bene o un male per lโaltro, anche se non lo conosciamo direttamente.
Abbiamo davvero bisogno a questo punto di un pastore che davvero ci custodisca, di uno che si prenda cura di noi singolarmente e nellโinsieme, che non sia guidato da interessi se non quello di volerci liberi e felici, singolarmente e insieme. Abbiamo bisogno di conoscere la parola giusta che ci guidi e la direzione giusta, la porta giusta.
Quella di Gesรน รจ la voce da seguire. Gesรน รจ la porta ed รจ anche la direzione giusta da seguire se vogliamo la felicitร di tutti. Gesรน รจ il pastore che ci custodisce in ogni nostra vita personale e insieme.
Siamo un gregge che pian piano riscopre la bellezza di prendersi cura gli uni degli altri sullโesempio di Colui che sempre si prende cura di noi singolarmente.
Non so quando e come raggiungeremo lโimmunitร di gregge dal punto di vista sanitario per questo virus, e per questo aspettiamo con ansia il vaccino.
So che il Vangelo, se iniziamo a viverlo fino in fondo noi cristiani a cui รจ stato iniettato con il Battesimo, farร crescere proprio in noi quella immunitร di gregge umano che ci farร vincere i virus della disperazione, della solitudine e della divisione. Questa immunitร si chiama anche in altro modo: caritร , quella di Cristo.
Fonte: il blog di don Giovanni Berti (“in arte don Gioba”)
