Luciano Manicardi – Commento al Vangelo di domenica 5 Gennaio 2020

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La Parola รจ in Dio, la Parola รจ Dio

Nella nostra contemplazione dellโ€™incarnazione, la liturgia della II domenica dopo Natale ci fa sostare sul mistero della Parola. โ€œIn principio era la Parola, tutto รจ stato fatto per mezzo di essaโ€. Il Dio biblico non รจ il Dio che รจ, ma il Dio che parla. Esso รจ evocato in termini di relazione, non di essenza. La Parola รจ in Dio, la Parola รจ Dio (Gv 1,1). Questo carattere originario della Parola di Dio dice che Dio รจ padre: lโ€™incontro umano con lui non sarร  fusionale, ma mediato da una parola, traversato da una distanza, un โ€œtraโ€, e avverrร  anzitutto con lโ€™ascolto. Richiederร  perciรฒ lo sviluppo dellโ€™interioritร  e della libertร  dellโ€™uomo, della sua soggettivitร  e del senso dellโ€™alteritร , e si configurerร  come comunione e non confusione, come relazione e non immedesimazione. Il Dio che parla รจ il Dio che si comunica allโ€™uomo. E per manifestare il mistero di Dio nel suo rapportarsi allโ€™uomo, Giovanni eleva il suo linguaggio e ricorre a un poema di andamento innico, suddivisibile in strofe, una vera dossologia. Il prologo del IV Vangelo esprime il mistero del Dio che cerca comunione con lโ€™uomo ed entra in relazione con lui, con il linguaggio evocativo, simbolico e sintetico della poesia, della narrazione poetica. Dietro quel mistero teologico, infatti, vi รจ il mistero dellโ€™amore.

Dicendo che la Parola si รจ fatta carne, si afferma che il culmine della rivelazione di Dio si manifesta come un nuovo velamento: la gloria di Dio appare nella carne umana, nel corpo di Gesรน di Nazaret. La luce della gloria di Dio non รจ la luce abbagliante di una veritร  che acceca, ma la luce โ€œvisibileโ€, che puรฒ essere vista dagli umani proprio grazie al corpo umano che la protegge e la manifesta. Lโ€™opacitร  della carne รจ la condizione necessaria per โ€œvedere la gloria di Dioโ€ (โ€œLa Parola si fece carne โ€ฆ e noi abbiamo contemplato la sua gloriaโ€: Gv 1,14). O forse, la luce della carne umana โ€“ svelata pienamente da Gesรน di Nazaret โ€“ รจ la condizione per accedere al mistero di Dio. Lo stesso Lรณgos, โ€œParolaโ€ o โ€œVerboโ€, che rivela Dio, non รจ parola monolitica che si impone con il suo peso schiacciante e la sua autoritร  auto-evidente, ma parola dialogica che invita e offre, che apre una via, che indica, che fa segno. Se il Lรณgos era in Dio e presso Dio, in legame eterno e vitale con Dio, tuttโ€™uno con lui, allora Dio รจ dialogico in se stesso: rivelandosi, egli chiama lโ€™essere umano al dialogo. Parlandogli, egli sollecita la sua risposta, la preghiera. Svelandosi come Parola, egli suscita, invece di annichilire, la parola dellโ€™uomo. Dio abbisogna della parola umana. Il corpo e la parola di Gesรน sono i luoghi privilegiati della manifestazione di Dio. Il corpo e la parola umani sono i luoghi in cui lโ€™uomo risponde alla comunicazione di Dio.

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La comunicazione di Dio allโ€™uomo avviene attraverso la Parola che Dio pronuncia. Dunque โ€œla Parola che Dio parlaโ€ dice tutto di Dio: dire รจ sempre anche dirsi, e diviene anche darsi. In ogni Parola di Dio il credente incontra colui che egli veramente cerca, ovvero, Colui che parla, Dio. La preghiera viene cosรฌ istituita come ascolto che, accogliendo il dono della Parola di Dio, incontra il Donatore. Una splendida meditazione orante di Gregorio di Narek dice: โ€œNon รจ dei doni, ma del Donatore, che ho sempre la nostalgiaโ€.
Attraverso la Parola โ€œtutto รจ stato fattoโ€, dice il prologo giovanneo. La Parola รจ luogo di apparizione dello spazio; il mondo esiste perchรฉ parlato. Ora, questa Parola โ€œsi รจ fatta carneโ€. Se la nostra carne, dice la Genesi, viene dallโ€™adamah, cioรจ dalla terra, in essa, in noi, dentro di noi, vi รจ la parola che in veritร  ci chiama e vorrebbe agire per noi come memoria della nostra origine ogni volta che parliamo. Ma noi spesso ce ne ergiamo a padroni e la usiamo, la riduciamo a strumento e poniamo noi stessi allโ€™origine di tutto e come fine di tutto. E normalmente la usiamo per usare gli altri. Invisibile eppure realissima, presente in noi, davanti a noi, tesa tra noi e gli altri come un ponte, in veritร  essa continua ancora oggi a essere allโ€™in-principio di tutto. Di ogni creazione buona e bella, ma anche di ogni ritorno al caos e alla tenebra.

โ€œLa Parola era luce e vitaโ€. Ecco la Parola che si รจ resa visibile e che ha assunto il volto di Gesรน di Nazaret: โ€œIo sono la luce del mondoโ€ (Gv 8,12); โ€œIo sono la vitaโ€ (Gv 14,6), dirร  Gesรน. E allora la nostra contemplazione della Parola non puรฒ limitarsi ad affermare che Gesรน รจ la Parola fatta carne, ma deve completarsi con lโ€™ascolto della pratica di parola di Gesรน di Nazaret. Deve cioรจ completarsi con lโ€™annotazione stupita dei soldati che si rifiutarono di arrestare Gesรน affermando: โ€œNessun uomo ha mai parlato cosรฌโ€ (Gv 7,46). Mettersi alla sequela di Gesรน significa rinascere dellโ€™alto, e chi nasce deve imparare a parlare. Perchรฉ nella parola รจ la possibilitร  di dare vita, ma anche morte, di illuminare, di chiarificare, ma anche di gettare nella confusione e nel caos, nellโ€™indistinto. Nella parola รจ il potere di dare vita creando fiducia, ma anche di gettare nello smarrimento seminando sfiducia, in essa รจ il potere di creare comunione e relazione o di distruggere la comunione e minare la relazione. Lโ€™autore della lettera di Giacomo era scioccato dalla constatazione del potere malefico del parlare che egli vedeva nelle comunitร  cristiane e dalla doppiezza a cui si trovava posto di fronte: โ€œcon la bocca benediciamo il Signore e con essa malediciamo gli uomini fatti a somiglianza di Dioโ€ (Gc 3,9). Il Cristo che nellโ€™incarnazione ci insegna a vivere (cf. Tt 2,12), ci insegna anche a parlare.

O meglio, ci chiede lโ€™umiltร  di imparare a parlare. Di imparare a bene-dire, a fare del nostro dire una fonte di luce e di vita. A fare del nostro dire la fonte del bene dellโ€™altro, del suo bene, non sempre e solo della nostra gratificazione. Perchรฉ dire รจ sempre anche dare e la Scrittura ci ricorda che le parole sono gesti, azioni. Il che significa che ogni nostra parola, per essere dono, per essere luminosa e vitale deve essere anche ascolto. E la parola deve essere ascolto contemporaneamente, nello stesso momento in cui รจ pronunciata. La vera parola ascolta parlando e il vero ascolto parla ascoltando. Rispettando cioรจ radicalmente lโ€™altro a cui si parla, la parola che viene pronunciata, noi stessi che la pronunciamo e il Signore che ha manifestato se stesso con la parola. Altrimenti si cade nella violenza ed รจ violenta ogni azione e parola in cui agiamo e parliamo come se fossimo soli ad agire e a parlare: come se il resto dellโ€™universo fosse lร  soltanto per ricevere la nostra azione e la nostra parola. Cioรจ per subirla. Gesรน, Parola fatta carne, ha posto la propria carne, la propria vita a servizio della Parola, e ne ha pagato il prezzo. Al termine della sua vita egli potrร  dire: โ€œIo ho parlato al mondo apertamente, con parresรญaโ€ (Gv 18,20), ma lโ€™audacia e il rigore della veritร , il rifiuto della menzogna, lo porteranno a divenire martire della Parola.

Ma anche sulla croce, โ€œsulla sua bocca non fu trovato ingannoโ€ (1Pt 2,22). A fronte di chi uccide con le parole, vi รจ chi muore per lโ€™adesione rigorosa e radicale alla Parola, fino a morirne. Ma anche allora, alla fine, la Parola รจ allโ€™in-principio, e la sua luce e la sua vita diventano resurrezione. La passione, morte e resurrezione di Gesรน รจ anche passione, morte e resurrezione della Parola.

Quella Parola che la Scrittura definisce โ€œonnipotenteโ€ (Sap 18,15), per mezzo della quale โ€œtutto รจ stato fattoโ€ (Gv 1,3), in realtร  non annienta la tenebra, ma vi scende e vi convive: non diviene luce abbagliante, anzi, rischia di essere spenta da chi non la accoglie (cf. Gv 1,5.10-11). Questa Parola caratterizza lโ€™agire divino nella creazione e nella storia come agire mite, come agire che non elimina il negativo e il lato tenebroso dellโ€™esistenza e della storia, ma che accetta di abitarvi: la sua forza รจ nel non farsi sopraffare, nel continuare a brillare e a indicare la strada anche in mezzo alle tenebre.

Lโ€™incarnazione indica che la via di Dio รจ la mitezza. Quella mitezza che contrassegna lโ€™agire e il vivere di Gesรน tra gli uomini. Mitezza che รจ capacitร  di essere piรน forti della propria forza e di mettere dei limiti alla propria forza, a sรฉ stessi, per lasciare spazio agli altri.

Scaturita dallโ€™amore di Dio, lโ€™incarnazione รจ movimento generante e datore di vita che suscita la figliolanza divina di coloro che accolgono con fede la Parola fatta carne (โ€œA quanti lโ€™hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dioโ€: Gv 1,12). Di fronte al Dio che รจ โ€œColui che parlaโ€, che manifesta il suo volto in Gesรน Cristo, Parola definitiva di Dio, e che accompagna il suo rivelarsi con il Soffio che abita la Parola stessa, lโ€™uomo รจ situato nella postura di โ€œcolui che ascoltaโ€. Lโ€™origine della vita spirituale del cristiano รจ in questo atto basilare e sempre da rinnovare che รจ lโ€™ascolto della Parola di Dio, cioรจ della sua volontร , del suo cuore. Proprio come, allโ€™inizio della vita umana, la percezione del battito del cuore materno รจ per il feto il momento sconvolgente in cui esso viene strappato al silenzio primordiale per essere consegnato al silenzio alternato con rumori e suoni. โ€œรˆ lโ€™udito il primo cordone ombelicale comunicativo della nostra esistenza; grazie allโ€™udito ci separiamo dalla fusione indistinta con la carne del mondo e insieme ci teniamo pur sempre agganciati a essaโ€ (Carlo Sini).

A cura di Luciano Manicardi – Fonte


Letture della
II Domenica dopo Natale โ€“ ANNO A
Colore liturgico: BIANCO

Prima Lettura

La sapienza dio Dio รจ venuta ad abitare nel popolo eletto.

Dal libro del Sirร cide
Sir 24,1-4.12-16, NV 24,1-4.12-16

La sapienza fa il proprio elogio,
in Dio trova il proprio vanto,
in mezzo al suo popolo proclama la sua gloria.
Nell’assemblea dell’Altissimo apre la bocca,
dinanzi alle sue schiere proclama la sua gloria,
in mezzo al suo popolo viene esaltata,
nella santa assemblea viene ammirata,
nella moltitudine degli eletti trova la sua lode
e tra i benedetti รจ benedetta, mentre dice:
ยซAllora il creatore dell’universo mi diede un ordine,
colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse:
“Fissa la tenda in Giacobbe e prendi ereditร  in Israele,
affonda le tue radici tra i miei eletti” .
Prima dei secoli, fin dal principio,
egli mi ha creato, per tutta l’eternitร  non verrรฒ meno.
Nella tenda santa davanti a lui ho officiato
e cosรฌ mi sono stabilita in Sion.
Nella cittร  che egli ama mi ha fatto abitare
e in Gerusalemme รจ il mio potere.
Ho posto le radici in mezzo a un popolo glorioso,
nella porzione del Signore รจ la mia ereditร ,
nell’assemblea dei santi ho preso dimoraยป.

Parola di Dio

Salmo Responsoriale

Sal 147

Il Verbo si รจ fatto carne e ha posto la sua dimora in mezzo a noi.

Celebra il Signore, Gerusalemme,
loda il tuo Dio, Sion,
perchรฉ ha rinforzato le sbarre delle tue porte,
in mezzo a te ha benedetto i tuoi figli. R.

Egli mette pace nei tuoi confini
e ti sazia con fiore di frumento.
Manda sulla terra il suo messaggio:
la sua parola corre veloce. R.

Annuncia a Giacobbe la sua parola,
i suoi decreti e i suoi giudizi a Israele.
Cosรฌ non ha fatto con nessun’altra nazione,
non ha fatto conoscere loro i suoi giudizi. R.

Seconda Lettura

Mediante Gesรน, Dio ci ha predestinati a essere suoi figli adottivi.

Dalla lettera di san Paolo apostolo agli Efesini
Ef 1,3-6.15-18

Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesรน Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli in Cristo.
In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo
per essere santi e immacolati di fronte a lui nella caritร ,
predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesรน Cristo,
secondo il disegno d’amore della sua volontร , a lode dello splendore della sua grazia,
di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.

Perciรฒ anch’io [Paolo], avendo avuto notizia della vostra fede nel Signore Gesรน e dell’amore che avete verso tutti i santi, continuamente rendo grazie per voi ricordandovi nelle mie preghiere, affinchรฉ il Dio del Signore nostro Gesรน Cristo, il Padre della gloria, vi dia uno spirito di sapienza e di rivelazione per una profonda conoscenza di lui; illumini gli occhi del vostro cuore per farvi comprendere a quale speranza vi ha chiamati, quale tesoro di gloria racchiude la sua ereditร  fra i santi.

Parola di Dio

Vangelo

Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

Dal vangelo secondo Giovanni
Gv 1,1-18

[In principio era il Verbo,
e il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio: tutto รจ stato fatto per mezzo di lui, e senza di lui niente รจ stato fatto di tutto ciรฒ che esiste.
In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.]
Venne un uomo mandato da Dio e il suo nome era Giovanni.
Egli venne come testimone per rendere testimonianza alla luce, perchรฉ tutti credessero per mezzo di lui.
Egli non era la luce, ma doveva render testimonianza alla luce.
[Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo. Egli era nel mondo, e il mondo fu fatto per mezzo di lui, eppure il mondo non lo riconobbe.
Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto.
A quanti perรฒ l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali non da sangue, nรฉ da volere di carne, nรฉ da volere di uomo,
ma da Dio sono stati generati.
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi;
e noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal Padre, pieno di grazia e di veritร .]
Giovanni gli rende testimonianza e grida: “Ecco l’uomo di cui io dissi: Colui che viene dopo di me mi รจ passato avanti, perchรฉ era prima di me”.
Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto e grazia su grazia.
Perchรฉ la legge fu data per mezzo di Mosรจ, la grazia e la veritร  vennero per mezzo di Gesรน Cristo.
Dio nessuno l’ha mai visto: proprio il Figlio unigenito,
che รจ nel seno del Padre, lui lo ha rivelato.

Parola del Signore

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