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Alberto Maggi – Sul senso più profondo del Natale, oltre folklore e retorica

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Con la Lettera apostolica Admirabile signum, Papa Francesco incoraggia a realizzare, in ogni forma possibile, ā€œla bella tradizione delle nostre famiglie, che nei giorni precedenti il Natale preparano il presepe. Come pure la consuetudine di allestirlo nei luoghi di lavoro, nelle scuole, negli ospedali, nelle carceri, nelle piazzeā€¦ā€. Il Papa afferma inoltre che il presepe ā€œmanifesta la tenerezza di Dioā€, che in Gesù ā€œsi abbassa alla nostra piccolezzaā€.

Indubbiamente il presepio può aiutare a riflettere e attualizzare, nella realtĆ  quotidiana, l’evento della nascita del Bambino, per essere poi capaci di incontrarlo ā€œnei fratelli e nelle sorelle più bisognoseā€. Ma perchĆ© questo sia possibile, ĆØ importante conoscere il significato dell’episodio evangelico che con il presepio si intende raffigurare, altrimenti si rischia di ridurre il tutto a sola tradizione o a puro folklore. Quando infatti si fa prevalere il sentimento sul significato, si corre il rischio di considerare il Natale alla stregua di una leggenda o di una bella favola, come quella di Babbo Natale, che fa certamente vibrare per qualche giorno le emozioni, ma poco o nulla incide nella vita degli uomini, e poi, passato il Natale, si ripone via, come le luci e gli addobbi natalizi.

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Quale veritĆ  intendono trasmettere gli evangelisti con la nascita di Gesù che si celebra con il Natale? La buona notizia che essi annunciano ĆØ che il progetto, che da sempre Dio aveva sull’umanitĆ , prima ancora della creazione del mondo, che ogni uomo potesse diventare suo figlio, e avere cosƬ la sua stessa vita divina (Ef 1,4-6), una vita indistruttibile, eterna, si ĆØ realizzato storicamente in Gesù di Nazareth (ā€œIl Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noiā€, Gv 1,14) e, attraverso di lui, incessantemente proposto a tutti: ā€œA quanti l’hanno accolto ha dato la capacitĆ  di divenire Figli di Dioā€ (Gv 1,12).
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Il Natale che viene presentato dagli evangelisti ĆØ una lettura, o interpretazione teologica della nascita di Gesù alla luce della sua morte e risurrezione e, per questo, quelle della nativitĆ  e prima infanzia di Gesù, sono pagine altamente significative e ricche di veritĆ  teologiche. Per scoprirle occorre procedere a un’operazione di pulizia togliendo quelle sovrastrutture, anche belle, che hanno finito per soffocare e nascondere il significato profondo della narrazione evangelica, attirando l’attenzione su dettagli inesistenti o secondari a scapito delle veritĆ  trasmesse. L’evangelista più antico, Marco, non accenna minimamente alla nascita di Gesù, e presenta il Cristo giĆ  adulto, al momento del battesimo nel fiume Giordano da parte di Giovanni il Battista (Mc 1,9-11), deciso a iniziare la sua missione di presentare agli uomini il vero volto di Dio, un Padre amante di ogni creatura. L’evangelista considerato più recente, Giovanni, offre della venuta del Figlio di Dio una ricca interpretazione teologica, senza però dare alcuna indicazione sulle sue origini (Gv 1,14). Solo Matteo e Luca narrano la nascita del Cristo, ma la loro intenzione non ĆØ quella di descrivere minuziosamente la cronaca del giorno, mese e anno, completamente sconosciuti, in cui a Betlemme, da Giuseppe e Maria ĆØ nato un maschietto al quale hanno posto di nome Jeshu’a, ā€œIl Signore salvaā€ (l’equivalente di ā€œSalvatoreā€). Negli evangelisti non si trova nulla della retorica della data, il venticinque dicembre, delĀ  freddo e del gelo, dell’ora tanto mistica (mezzanotte), dell’angosciante disperata ricerca di Giuseppe di un luogo dove far partorire la moglie, ormai prossima a dare alla luce Gesù, della nascita del bambino in una grotta o stalla, della presenza dell’asino e del bue, della cometa, di tre re venuti per adorare il Bambino…
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NĆ© Matteo nĆ© Luca rivelano quando Gesù sia nato. Se l’indicazione di Luca dei pastori che ā€œpernottando all’aperto, vegliavano tutta la notte facendo la guardia al loro greggeā€ (Lc 2,8), ha qualche possibile veritiero riferimento storico, ciò dalle parti di Betlemme, ai margini del deserto, a quasi ottocento metri di altezza sul livello del mare, ĆØ possibile solo nei mesi estivi, in quanto d’inverno fa troppo Ā freddo per pernottare all’addiaccio. E secondo Matteo il bambino ĆØ nato in una casa, senza la presenza di alcun animale (Mt 2,11).
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Quel che gli evangelisti intendono trasmettere, ĆØ che con Gesù ā€œvenne nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomoā€ (Gv 1,9), ma se ne sono accorti quanti vivevano nelle tenebre. La nascita del Salvatore ĆØ stata recepita solo da quelli che sentivano la necessitĆ  della salvezza. In Luca sono i pastori (ā€œĆˆ nato per voi un Salvatoreā€, Lc 2,11) considerati appartenenti alle categorie più disprezzate ed emarginate, e in Matteo sono i magi (Mt 2,1-12), abominevoli persone non solo perchĆ© pagane, quanto perchĆ© dedite a un’attivitĆ  severamente proibita dalla Bibbia (Lv 19,26; At 8,9-24) e vietata ai Giudei: ā€œChi impara qualcosa da un mago merita la morteā€ (Shab. b. 75a). La buona notizia del Natale ĆØ per questi. Dio in Gesù si manifesta come un Signore che non ĆØ buono, ma esclusivamente buono, un Padre che ama i suoi figli non perchĆ© questi lo meritino, ma perchĆ© Lui ĆØ buono. L’amore del Padre non ĆØ concesso come un premio per i meritevoli, ma come un dono per i bisognosi. Il Dio che in Gesù si manifesta, ĆØ come il medico che non ĆØ venuto per i sani ma per i malati, non per i giusti ma per i peccatori (Mt 9,13). Un Dio che in Gesù ā€œnon spezza la canna incrinataā€, e neanche spegne ā€œuna fiamma smortaā€ (Mt 12,10), che non taglia e getta nel fuoco l’albero che non porta frutto (Mt 3,10), ma cerca di rianimarlo, zappando attorno alle radici e mettendo il concime per vivificarlo (Lc 13,8).
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La buona notizia del Natale ĆØ che Dio non sta dalla parte dei potenti, che ĆØ venuto a rovesciare dai loro troni, nĆ© dalla parte dei ricchi, che rimanda a mani vuote, ma ĆØ venuto a innalzare gli umiliati e a ricolmare di beni gli affamati (Lc 1,52-53), perchĆ© ā€œquello che ĆØ debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che ĆØ ignobile e disprezzato per il mondo, quello che ĆØ nulla, Dio lo ha scelto… (1Ā  Cor 1,28), e come una pietra, che gli uomini scartano perchĆ© giudicano non adatta alla costruzione, proprio quella Dio usa come la più importante (Mt 21,42). Per questo, nel vangelo di Giovanni, saranno i samaritani, il popolo disprezzato dai Giudei, e ritenuto una razza bastarda (2 Re 17,6.24), tanto da essere trattati peggio dei pagani, e considerati nemici di Dio, quelli che riconosceranno e accoglieranno Gesù, quale ā€œsalvatore del mondoā€ (Gv 4,42).

Fonte: il Libraio