Se ami non dire โdammi ciรฒ che mi spettaโ ma โdimmi ciรฒ che hai nel cuoreโ
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIOย (ANNO C)
Sir 35,15-17.20-22ย ย ย Sal 33ย ย ย 2Tm 4,6-8.16-18ย ย ย
Domenica scorsa la parabola, che vedeva come protagonisti una vedova petulante nel chiedere giustizia e il giudice disonesto che lโesaudisce per non essere ulteriormente infastidito, offriva lโoccasione di verificare i tempi, i modi e i contenuti della preghiera cristiana. Come puรฒ dirsi cristiano colui che non prega? La preghiera cristiana, tuttavia, non si riduce a formule, ma รจ sempre unโesperienza corale e comunionale, anche se fatta nella solitudine. Anzi, proprio quando si lotta con fatica per non soccombere sotto il peso delle prove che la vita ci riserva e sentiamo il vuoto dentro e fuori di noi, la preghiera ci โconnetteโ con Dio e con i fratelli.ย
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La prima lettura sembra confermare quello che Gesรน ha detto del Padre suo mettendolo a confronto con il ragionamento del giudice disonesto. Dio รจ Padre di tutti ed รจ giudice giusto, non perchรฉ ragiona secondo la legge davanti alla quale le persone si distinguono in due categorie, i giusti e i peccatori, ma in quanto imparziale nellโoffrire a tutti il dono della salvezza. Colui che fa sorgere il sole e che fa piovere sui cattivi e suoi buoni, offre suo Figlio per tutti, cattivi e buoni. Nellโultima cena Gesรน inaugura la nuova ed eterna alleanza sancita dal dono del suo corpo e dallโeffusione del suo sangue per la remissione di tutti i peccati, i peccati di tutti e, finalmente, il perdono a tutti (i peccatori). In realtร , se davanti alla legge siamo tutti uguali perchรฉ tutti peccatori, parimenti lo siamo davanti a Dio perchรฉ tutti suoi figli.ย
Tuttavia, la conclusione che trae Gesรน dalla parabola, in cui cโรจ un fariseo impettito che cerca di presentarsi come distinto dagli altri peccatori e un pubblicano che si rivolge umilmente a Dio chiedendogli di amarlo cosรฌ comโรจ, mette lโaccento sullโeffetto della loro preghiera. Infatti solo uno dei due torna a casa giustificato, cioรจ santificato.
La giustificazione non รจ nรฉ un premio per i perfetti, nรฉ un โcolpo di spugnaโ sui peccati. Si tratta di un miracolo, cioรจ di unโopera che solo Dio puรฒ compiere, ma ad una condizione: la fede dellโuomo. Il miracolo consiste nella creazione, meglio diremmo, nella ri-creazione dellโuomo che docilmente si pone nelle mani di Dio perchรฉ Lui lo plasmi a Sua immagine e somiglianza.ย
Lโapostolo Paolo, riprendendo lโinsegnamento di Gesรน contenuto in questa parabola, ripete che lโuomo non รจ reso giusto dalle opere della legge, ma dalla fede che permette a Dio di cambiare il suo cuore. Il fariseo della parabola รจ come Giobbe del quale si dice che offriva i sacrifici di espiazione anche per i suoi figli che, magari distratti da altre cose, avrebbero potuto urtare la sensibilitร di Dio e peccare. Giobbe era (o presumeva di essere) talmente giusto da sostituirsi nelle pratiche penitenziali ai suoi figli, cosรฌ come il fariseo digiuna anche per chi non lo fa e paga la tassa per i poveri anche per quei commercianti che non lo fanno.ย
Questo tipo di giustizia non รจ quella di Dio ed รจ molto precaria, tanto che, come racconta il libro di Giobbe, quando la fortuna volta le spalle, la fede (o presunta tale) entra in una profonda crisi.ย
Colui che nellโeuforia prega (?) vantandosi e al tempo stesso distinguendosi dagli altri, povera massa dannata, veste un impermeabile che impedisce veramente alla grazia di Dio di penetrare nel cuore. Alla base cโรจ una mentalitร per la quale si confonde la volontร di Dio con un cieco destino e la Sua grazia come fortuna o come proprio merito.ย
La postura, il gesto e le parole del pubblicano rivelano che il suo rapporto con Dio non รจ come quello che creditore nei confronti del debitore, fosse anche un operaio nei confronti del suo padrone. La preghiera del fariseo assomiglia a quelle liturgie tanto pompose quanto inutili perchรฉ sovraccariche ritualitร insignificanti e retoriche. Quella del pubblicano รจ una preghiera semplice ma che รจ come freccia che raggiunge la volta del cielo superando le nubi. Il fariseo si nasconde dietro i suoi meriti mentre il pubblicano si mette a nudo. Il fariseo vuole dimostrare quanto vale, il pubblicano si mostra a Dio per quello che รจ.ย
Gli occhi bassi indicano la consapevolezza della propria fragilitร ; il gesto di battere il petto richiama lโopera dellโagricoltore che solca il terreno con lโaratro prima di seminare e del carpentiere che rompe la pietra prima di poggiare sulla roccia le fondamenta della nuova costruzione. Battersi il petto significa sentire il dolore del peccato, la sofferenza della distanza e della separazione da Dio e dai fratelli. Il pentimento non รจ un giudizio di colpevolezza ma รจ umile richiesta di aiuto a Dio, il Salvatore.ย
Il pubblicano, a differenza del fariseo, nella preghiera si fa povero, cioรจ crea spazio nel suo cuore sgomberandolo sia dalla presunzione, che colpevolizza gli altri, sia dai sensi di colpa che lo inchioderebbero ai suoi peccati.ย
Il giusto non รจ colui che, come il fariseo, presentandosi con le โcarte in regolaโ davanti a Dio, pensa di essere migliore e di raggiungere da solo il traguardo della vita eterna, magari anche compiacendosi che gli altri siano esclusi. Lโuomo giusto non solamente prega, ma fa della sua vita una preghiera nella quale fare spazio per accogliere il dono di Dio dentro di sรฉ e ospitare il fratello cosรฌ comโรจ.ย
Le parole di Paolo a Timoteo sono la testimonianza di un uomo che ha fatto della preghiera il tempio nel quale lasciarsi trasformare dalla misericordia di Dio. Colui che per difendere la dottrina non esitava a perseguitare gli altri fratelli e sorelle, per grazia di Dio รจ diventato mite combattente della buona battaglia. Dopo lโincontro con Gesรน, Paolo, e con lui tutti gli apostoli e ogni uomo, non ha smesso di peccare, ma nellโassiduo e umile ascolto della Parola di Dio e nella Eucaristia celebrata in comunione con i fratelli di fede, si รจ lasciato conformare a Gesรน, fino al punto di diventarne sua immagine vera e fedele.ย
La preghiera di lode del fariseo รจ falsa perchรฉ il motivo della benedizione non รจ lโopera di Dio ma la propria esaltazione. La supplica del pubblicano รจ vera perchรฉ non si lamenta giudicando gli altri, ma invoca lโaiuto di Dio. La preghiera รจ dialogo tra innamorati in cui non ci si vanta di quello che lโuno fa allโaltro, ma, accogliendo lโaltro per quello che รจ, gli si dice quello che si vuole essere per lui. La preghiera piรน bella non puรฒ essere che questa: Amami come sono, perchรฉ possa amare come te.
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Auguro a tutti una serena domenica e vi benedico di cuore!ย ย
Commento a cura di don Pasquale Giordano
La parrocchia Mater Ecclesiae รจ stata fondata il 2 luglio 1968 dallโArcivescovo Mons. Giacomo Palombella, che morirร ad Acquaviva delle Fonti, suo paese natale, nel gennaio 1977, ormai dimissionario per superati limiti di etร … [Continua sul sito]
LEGGI IL BRANO DEL VANGELO DI OGGI
Letture della
XXX DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO โ ANNO C
Prima Lettura
La preghiera del povero attraversa le nubi
Dal libro del Sirร cide
Sir 35,15b-17.20-22a
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Il Signore รจ giudice
e per lui non cโรจ preferenza di persone.
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Non รจ parziale a danno del povero
e ascolta la preghiera dellโoppresso.
Non trascura la supplica dellโorfano,
nรฉ la vedova, quando si sfoga nel lamento.
Chi la soccorre รจ accolto con benevolenza,
la sua preghiera arriva fino alle nubi.
ย
La preghiera del povero attraversa le nubi
nรฉ si quieta finchรฉ non sia arrivata;
non desiste finchรฉ lโAltissimo non sia intervenuto
e abbia reso soddisfazione ai giusti e ristabilito lโequitร .
Parola di Dio
Salmo Responsoriale
Dal Sal 33 (34)
R. Il povero grida e il Signore lo ascolta.
Benedirรฒ il Signore in ogni tempo,
sulla mia bocca sempre la sua lode.
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.
ย
Il volto del Signore contro i malfattori,
per eliminarne dalla terra il ricordo.
Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce. R.
ย
Il Signore รจ vicino a chi ha il cuore spezzato,
egli salva gli spiriti affranti.
Il Signore riscatta la vita dei suoi servi;
non sarร condannato chi in lui si rifugia. R.
Seconda Lettura
Mi resta soltanto la corona di giustizia.
Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo a Timรฒteo
2 Tm 4,6-8.16-18
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Figlio mio, io sto giร per essere versato in offerta ed รจ giunto il momento che io lasci questa vita. Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta soltanto la corona di giustizia che il Signore, il giudice giusto, mi consegnerร in quel giorno; non solo a me, ma anche a tutti coloro che hanno atteso con amore la sua manifestazione.
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Nella mia prima difesa in tribunale nessuno mi ha assistito; tutti mi hanno abbandonato. Nei loro confronti, non se ne tenga conto. Il Signore perรฒ mi รจ stato vicino e mi ha dato forza, perchรฉ io potessi portare a compimento lโannuncio del Vangelo e tutte le genti lo ascoltassero: e cosรฌ fui liberato dalla bocca del leone.
ย
Il Signore mi libererร da ogni male e mi porterร in salvo nei cieli, nel suo regno; a lui la gloria nei secoli dei secoli. Amen.
Parola di Dio
Vangelo
Il pubblicano tornรฒ a casa giustificato, a differenza del fariseo.
Dal Vangelo secondo Luca
Lc 18,9-14
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In quel tempo, Gesรน disse ancora questa parabola per alcuni che avevano lโintima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri:
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ยซDue uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e lโaltro pubblicano.
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Il fariseo, stando in piedi, pregava cosรฌ tra sรฉ: โO Dio, ti ringrazio perchรฉ non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adรนlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedoโ.
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Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: โO Dio, abbi pietร di me peccatoreโ.
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Io vi dico: questi, a differenza dellโaltro, tornรฒ a casa sua giustificato, perchรฉ chiunque si esalta sarร umiliato, chi invece si umilia sarร esaltatoยป.
Parola del Signore

Commento a cura di don Pasquale Giordano