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Commento al Vangelo del 23 Settembre 2018 – don Giovanni Berti – Gioba

Vangelo antipaura

… è importante avere un’idea vera di Dio. Non dobbiamo pensare che Egli sia un padrone cattivo, duro e severo che vuole punirci. Se dentro di noi c’è questa immagine sbagliata di Dio, allora la nostra vita non potrà essere feconda, perché vivremo nella paura e questa non ci condurrà a nulla di costruttivo, anzi, la paura ci paralizza, ci autodistrugge…”

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Sono le parole di Papa Francesco durante l’Angelus di domenica 19 novembre 2017, Prima giornata mondiale dei poveri.

La paura paralizza anche i discepoli in questo brano del Vangelo, e forse nelle loro paure riconosciamo le nostre, quelle che alla fine rischiano di autodistruggere la nostra vita, la nostra fede, la comunità cristiana e sociale nelle quali viviamo.

Gesù come buon Maestro che insegna ai discepoli chi è Dio, chi è lui e chi sono loro, lungo la strada parla di rifiuto e morte per sé stesso. Nel suo annuncio della Passione parla anche di resurrezione dopo il terzo giorno, ma sembra che la parola “risorgere” scompaia e non giunga agli orecchi impauriti dei suoi discepoli. La paura rende sordi alle cose importanti e vere e distorce la comprensione. Hanno paura di chiedere, ed è proprio questa paura che li dirotterà su discorsi “più rassicuranti” ma che alla fine sono i più pericolosi per la vita, la fede, il loro rapporto con Gesù e anche tra di loro: parlano di potere e grandezza umana.

Gesù conosce il cuore dei suoi amici e quando li interroga su cosa stessero parlando lungo la strada, ecco ancora la paura che blocca la loro voce, e la comunicazione con Gesù e tra loro sembra irrimediabilmente compromessa. Si sono accorti che la distanza tra loro e Gesù si è fatta ampia, non in termini spaziali ma di sintonia d’animo. Tacciono perché hanno paura del giudizio del loro Maestro e non vedono più l’Amico che è sempre lì per loro non per giudicarli e castigarli ma per amarli.

Gesù a questo punto compie un gesto che a noi sembrerebbe solo di simpatica tenerezza quando prende in braccio il bambino (che letteralmente sarebbe “piccolo servo”, una specie di garzone che era lì per servirli), ma che in realtà è una “sberla” al cuore dei suoi impauriti amici, per svegliarli. Le parole che accompagnano il gesto sono decisive: al centro non c’è il giudice, ma il bambino, un piccolo inserviente con il quale Gesù identifica sé stesso e nello stesso tempo anche Dio.

Chi è Gesù? È un semplice bambino che serve, proprio colui che in quel momento sembrerebbe il più secondario e inutile nella scena. Il più grande è proprio il più piccolo.

Il piccolo è la via per raggiungere Dio stesso, che posso conoscere nella fragilità del bambino e nella piccolezza del servizio quotidiano. Ecco come scacciare la paura e impedire che essa faccia scegliere le strade facili ma distruttive della grandezza e del potere umano. Ecco come ritrovare il vero equilibrio nelle nostre relazioni personali, ecclesiali e sociali. Del bambino non possiamo avere paura, non può farci paura, ma solo ispirare sentimenti di tenerezza, amicizia, amore. Gesù è così, Dio è così, e così siamo chiamati a guardarci gli uni gli altri. Non serve gonfiarsi e allargare i gomiti per sembrare più grandi dell’altro. Non serve alzare la voce e battere i pugni usando violenza per imporre il nostro pensiero e la nostra ragione. Non serve discutere chi è più grande, chi ha più potere, chi merita più onore, perché tutto questo alla fine non farà che farci governare dalle paure incrociate, diventando nemici gli uni degli altri e persino arrivando a considerare Dio stesso un nemico da tenere buono e lontano.

Gesù dimostra la sua vera grandezza con la piccolezza, il suo potere con il servizio, il suo giudizio con l’amore. Gesù non ha paura dei suoi discepoli e nemmeno della crescente opposizione che sente attorno. Non ha bisogno di usare i suoi “poteri” per farsi grande. Sulla croce dimostrerà tutta la sua grandezza e potere con l’amore dato fino alla fine.

Ha proprio ragione papa Francesco quando parla delle paure che distorcono il volto di Dio e il volto dei fratelli. Prendiamo anche noi in braccio il bambino che sta dentro di noi, dentro il nostro fratello, e dentro Dio stesso. Combattiamo le paure aiutandoci a superarle reciprocamente e scopriremo il vero volto bambino di Dio-Amore.

Fonte – il blog di don Giovanni Berti

LEGGI IL BRANO DEL VANGELO

XXV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – Anno B

Puoi leggere (o vedere) altri commenti al Vangelo di domenica 23 Settembre 2018 anche qui.

Il Figlio dell’uomo viene consegnato…

Mc 9, 30-37
Dal Vangelo secondo Marco

30Partiti di là, attraversavano la Galilea, ma egli non voleva che alcuno lo sapesse. 31Insegnava infatti ai suoi discepoli e diceva loro: «Il Figlio dell’uomo viene consegnato nelle mani degli uomini e lo uccideranno; ma, una volta ucciso, dopo tre giorni risorgerà». 32Essi però non capivano queste parole e avevano timore di interrogarlo. 33Giunsero a Cafàrnao. Quando fu in casa, chiese loro: «Di che cosa stavate discutendo per la strada?». 34Ed essi tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande. 35Sedutosi, chiamò i Dodici e disse loro: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti». 36E, preso un bambino, lo pose in mezzo a loro e, abbracciandolo, disse loro: 37«Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, non accoglie me, ma colui che mi ha mandato».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

  • 23 – 29 Settembre 2018
  • Tempo Ordinario XXV
  • Colore Verde
  • Lezionario: Ciclo B
  • Anno: II
  • Salterio: sett. 1

Fonte: LaSacraBibbia.net

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