Commento al Vangelo del 22 dicembre 2017 – Monastero di Bose

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Questa luminosa pagina di vangelo, il Magnificat, mostra come Maria vive gli avvenimenti nei quali è coinvolta: la maternità annunciata a lei dall’angelo e le parole di beatitudine che Elisabetta le ha appena rivolto. Con il canto del Magnificat questa giovane donna mostra di non essere spettatrice passiva e inconsapevole di quello che gli sta accadendo, ma sa interpretare i fatti e dar loro un senso alla luce della fede. Tutto avviene, certo, non malgrado lei, ma neppure semplicemente attraverso di lei, ma grazie a lei. La sua maternità è un’opera della sua fede. È madre perché è credente e non viceversa.

Se la risposta di Maria all’angelo “Ecco la discepola del Signore, avvenga di me secondo la tua parola” esprime l’obbedienza di Maria, il Magnificat rivela la qualità di questa obbedienza. L’obbedienza non ha valore in sé, ma lo riceve dal grado di libertà e di intelligenza che la qualificano. Quella di Maria è l’obbedienza libera e intelligente di chi non subisce un destino ma risponde a una vocazione. Maria sa bene a chi obbedisce, e nel Magnificat dice il Dio al quale fa obbedienza. È un Dio che non si impossessa del suo corpo come farebbe un qualunque uomo del corpo di una giovane donna. Maria invece ha sentito su di sé lo sguardo del Signore. Si è sentita scelta come solo uno sguardo è capace di scegliere. Si è sentita guardata non usata, riconosciuta non utilizzata.  

All’angelo dice: “Avvenga per me secondo la tua parola”. In quel “per me” sta la coscienza che quella sua risposta coinvolge tutto il suo essere, l’intera sua vita. Con il Magnificat, Maria mostra di essere consapevole che obbedire alla parola del Signore non è concedere in modo inerte il suo corpo come un mezzo indispensabile al disegno di Dio, ma ciò che avviene nel più intimo di lei deve far corpo con la fede del popolo d’Israele, con quella parte di umanità con la quale Dio ha scelto di stare: i miseri e gli umiliati della storia.

Ciò che di più interiore può avvenire nel corpo di un essere umano, come la maternità, nel Magnificat diventa il più esteriore del corpo storico di Israele, della fede di Abramo e della sua discendenza. Ciò che di più intimo avviene nel corpo di una donna come l’inizio di una vita, diventa corpo sociale, dove i superbi sono dispersi, gli affamati saziati e i ricchi se ne vanno a mani vuote. L’atto più privato che ci possa essere come il concepimento, nel Magnificat diventa perfino atto politico dell’abbattere i potenti dai troni e innalzare gli umili, ossia il ristabilimento della giustizia.

Nel Magnificat c’è tutta l’umanità di Maria, grembo e matrice dell’umanità del figlio. Dio non ha fatto del corpo di Maria uno strumento per realizzare il suo disegno. Dio non ha fatto di Maria e della sua umanità un semplice mezzo per raggiungere un fine. Dio non ha usato il corpo di Maria perché venisse al mondo suo Figlio, come non ha usato il corpo di Abramo, il suo seme, per generare il suo popolo. Il vangelo del Magnificat annuncia che Dio nella sua storia con l’umanità non si è mai servito di nessun uomo e nessuna donna come di un mezzo per realizzare un fine, fosse anche il fine più grande come la salvezza del mondo.

fratel Goffredo della comunità monastica di Bose

Lc 1, 46-55
Dal Vangelo secondo Luca

In quel tempo, Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».

C: Parola del Signore.
A: Lode a Te o Cristo.

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