Con il solenne rito di chiusura della Porta Santa della basilica papale di San Pietro in Vaticano oggi termina il Giubileo 2025. È stato un anno intenso vissuto da diversi milioni di pellegrini, di ogni età, giunti a Roma da tutto il mondo per venerare le tombe degli apostoli Pietro e Paolo, visitare gli altri luoghi sacri dell’Urbe e sperimentare il dono dell’indulgenza giubilare.
Molti di più hanno partecipato al Giubileo stando nelle proprie diocesi, sperimentando il valore della Chiesa locale e la vivacità della propria comunità. Per tutti è stata un’occasione per rinnovare la propria adesione a Gesù Cristo, nostra speranza, facendo proprio il motto, Pellegrini di Speranza, che il compianto papa Francesco aveva scelto come principio ispiratore di questo Anno Santo.
Come in tutti i momenti importanti della vita, la conclusione del Giubileo induce a guardare indietro per fare un bilancio di ciò che quest’anno è stato per la vita di ognuno di noi. Ci spinge ugualmente a guardare avanti proprio perché su questa terra siamo pellegrini che vanno incontro a Cristo, nostra speranza, che a sua volta viene incontro a noi.
La consuetudine ci indica il 2050 come prossimo Giubileo ordinario, ma, memori dell’Anno Santo straordinario del 1933-1934 indetto da Pio XI per il diciannovesimo centenario della redenzione, non possiamo dimenticare che il 2033 vedrà duemila anni dalla morte redentrice del Signore nostro Gesù Cristo.
Chissà se per quell’occasione il Papa non seguirà le orme di papa Ratti con l’indizione di un Giubileo straordinario! In esso i cristiani potranno rendere lode a Dio per tutto ciò che ha compiuto nella missione del Figlio e annunciare al mondo, con rinnovato impegno, la bella notizia della salvezza in Cristo.
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Sia nella preparazione sia nella celebrazione, sarebbe un’occasione unica per riflettere sull’essenza della nostra fede nel Dio trino e unico, per fare un bilancio della presenza cristiana nel mondo in questi venti secoli e per guardare avanti con fede e spirito profetico rinnovati.
Via iubiiaeum2025.va dal foglietto “La Domenica”.
