Raniero Cantalamessa – Fede, speranza e carità.

Le «tre Grazie» del cristianesimo

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«I pagani conoscevano il mito delle “tre Grazie”; noi cristiani conosciamo le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Tre Grazie non mitiche ma reali».

Padre Raniero Cantalamessa accompagna i lettori in un percorso di comprensione delle virtù, forte della certezza che non c’è alcun contenuto della fede, per quanto elevato, che non possa essere reso comprensibile a ogni intelligenza aperta alla verità. Le Grazie di Botticelli, rappresentate in copertina, invitano con le loro mani a guardare in alto il cielo. Al pari di esse, anche le tre virtù teologali si tengono per mano perché sono inseparabili. Forte del detto evangelico sulla necessità di tenere insieme “le cose nuove e le cose antiche”, questo libro cala le virtù in un presente concreto, fatto di grandi e piccole cose, affinché oltre a conoscerle le si possa esercitare nella quotidianità.

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Leggi parte dell’introduzione

I pagani conoscevano il mito delle “tre Grazie”; noi cristiani conosciamo le tre virtù teologali: fede, speranza e carità. Tre Grazie non mitiche ma reali. Il nome “Grazie” sarebbe, addirittura, più appropriato per esse che non il termine “virtù”, che è una categoria più filosofica che biblica e mette l’accento sullo sforzo dell’uomo, anziché sul dono di Dio.

Nell’immagine di Sandro Botticelli, scelta per la copertina, c’è una chiara spiritualizzazione del mito. Le tre Grazie – qui insolitamente pudiche e caste – invitano con le loro mani a guardare in alto il cielo! Al pari di esse, anche le tre virtù teologali si tengono per mano perché sono inseparabili. Dove è presente una, lì sono anche e necessariamente le altre due. Avviene come nella Trinità, dove in ognuna delle tre divine persone, per la comune natura, ci sono le altre due. C’è una sorta di pericoresi , cioè di mutua compenetrazione, anche tra le tre virtù teologali. Non per nulla l’espressione “la santa triade” è stata usata per indicare le tre virtù teologali – fede, speranza e carità – oltre che per designare la Santa Trinità.

Facendo tesoro della tradizione antica – patristica e medievale –, in questo saggio si tenta un approccio anche moderno ed esistenziale, che risponda, cioè, alle sfide, agli arricchimenti e, a volte, ai surrogati proposti dall’uomo d’oggi alle virtù teologali del cristianesimo. Il detto evangelico sulla necessità di tenere insieme “le cose nuove e le cose antiche” è il criterio-guida di tutto il piccolo trattato. Esso presenta tutti i limiti (ma speriamo anche qualche vantaggio) propri di ogni tentativo di sintesi. Nessuna pretesa, dunque, di completezza e sistematicità, ma solo risposte a domande e situazioni perennemente attuali, o divenute tali con l’avvento della modernità. La trattazione in brevi capitoletti – quasi indipendenti l’uno dall’altro e che si possono leggere anche non di seguito – risponde allo stile che la comunicazione scritta ha assunto nell’era di Internet.

Il tono del discorso e la sua cornice liturgica – un ideale viaggio verso Betlemme sulle orme dei Magi – sono dovuti all’origine orale del libro, nato come sviluppo delle prediche tenute alla Casa Pontificia, in presenza di papa Francesco, in preparazione al Natale del 2022. Il vantaggio di questo approccio è che esso non permette di passare tutto il tempo a definire cosa sono le virtù teologali, ma aiuta a scendere all’oggi della storia e della propria vita. La cosa più importante, infatti, non è sapere cosa sono le virtù teologali, ma esercitarle! Le virtù teologali, come la Scrittura, si conoscono praticandole. […]

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