Papa Francesco – Visita Pastorale a Firenze: Incontro con i rappresentanti del Convegno nazionale della Chiesa Italiana (Cattedrale di Santa Maria del Fiore, 10 novembre 2015)

Data:

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VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE FRANCESCO
A PRATO E A FIRENZE

(10 NOVEMBRE 2015)

INCONTRO CON I RAPPRESENTANTIย 
DEL V CONVEGNO NAZIONALE DELLA CHIESA ITALIANA

DISCORSO DEL SANTO PADRE

Cattedrale di Santa Maria del Fiore, Firenze
Martedรฌ, 10 novembre 2015

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Il nuovo umanesimo in Cristo Gesรน

Cari fratelli e sorelle, nella cupola di questa bellissima Cattedrale รจ rappresentato il Giudizio universale. Al centro cโ€™รจ Gesรน, nostra luce. Lโ€™iscrizione che si legge allโ€™apice dellโ€™affresco รจย โ€œEcce Homoโ€. Guardando questa cupola siamo attratti verso lโ€™alto, mentre contempliamo la trasformazione del Cristo giudicato da Pilato nel Cristo assiso sul trono del giudice. Un angelo gli porta la spada, ma Gesรน non assume i simboli del giudizio, anzi solleva la mano destra mostrando i segni della passione, perchรฉ Lui ยซha dato sรฉ stesso in riscatto per tuttiยป (1 Tm 2,6). ยซDio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perchรฉ il mondo sia salvato per mezzo di luiยป (Gv 3,17).

Nella luce di questo Giudice di misericordia, le nostre ginocchia si piegano in adorazione, e le nostre mani e i nostri piedi si rinvigoriscono. Possiamo parlare di umanesimo solamente a partire dalla centralitร  di Gesรน, scoprendo in Lui i tratti del volto autentico dellโ€™uomo. รˆ la contemplazione del volto di Gesรน morto e risorto che ricompone la nostra umanitร , anche di quella frammentata per le fatiche della vita, o segnata dal peccato. Non dobbiamo addomesticare la potenza del volto di Cristo. Il volto รจ lโ€™immagine della sua trascendenza. รˆ il misericordiae vultus. Lasciamoci guardare da Lui. Gesรน รจ il nostro umanesimo. Facciamoci inquietare sempre dalla sua domanda: ยซVoi, chi dite che io sia?ยป (Mt 16,15).

Guardando il suo volto che cosa vediamo? Innanzitutto il volto di un Dio ยซsvuotatoยป, di un Dio che ha assunto la condizione di servo, umiliato e obbediente fino alla morte (cfr Fil 2,7). Il volto di Gesรน รจ simile a quello di tanti nostri fratelli umiliati, resi schiavi, svuotati. Dio ha assunto il loro volto. E quel volto ci guarda. Dio โ€“ che รจ ยซlโ€™essere di cui non si puรฒ pensare il maggioreยป, come diceva santโ€™Anselmo, o ilย Deus semper maior di santโ€™Ignazio di Loyola โ€“ diventa sempre piรน grande di sรฉ stesso abbassandosi. Se non ci abbassiamo non potremo vedere il suo volto. Non vedremo nulla della sua pienezza se non accettiamo che Dio si รจ svuotato. E quindi non capiremo nulla dellโ€™umanesimo cristiano e le nostre parole saranno belle, colte, raffinate, ma non saranno parole di fede. Saranno parole che risuonano a vuoto.

Non voglio qui disegnare in astratto un ยซnuovo umanesimoยป, una certa idea dellโ€™uomo, ma presentare con semplicitร  alcuni tratti dellโ€™umanesimo cristiano che รจ quello dei ยซsentimenti di Cristo Gesรนยป (Fil 2,5). Essi non sono astratte sensazioni provvisorie dellโ€™animo, ma rappresentano la calda forza interiore che ci rende capaci di vivere e di prendere decisioni.

Quali sono questi sentimenti? Vorrei oggi presentarvene almeno tre.

Il primo sentimento รจย lโ€™umiltร . ยซCiascuno di voi, con tutta umiltร , consideri gli altri superiori a sรฉ stessoยป (Fil 2,3), dice san Paolo ai Filippesi. Piรน avanti lโ€™Apostolo parla del fatto che Gesรน non considera un ยซprivilegioยป lโ€™essere come Dio (Fil 2,6). Qui cโ€™รจ un messaggio preciso. Lโ€™ossessione di preservare la propria gloria, la propria โ€œdignitร โ€, la propria influenza non deve far parte dei nostri sentimenti. Dobbiamo perseguire la gloria di Dio, e questa non coincide con la nostra. La gloria di Dio che sfolgora nellโ€™umiltร  della grotta di Betlemme o nel disonore della croce di Cristo ci sorprende sempre.

Un altro sentimento di Gesรน che dร  forma allโ€™umanesimo cristiano รจ il disinteresse. ยซCiascuno non cerchi lโ€™interesse proprio, ma anche quello degli altriยป (Fil 2,4), chiede ancora san Paolo. Dunque, piรน che il disinteresse, dobbiamo cercare la felicitร  di chi ci sta accanto. Lโ€™umanitร  del cristiano รจ sempre in uscita. Non รจ narcisistica, autoreferenziale. Quando il nostro cuore รจ ricco ed รจ tanto soddisfatto di sรฉ stesso, allora non ha piรน posto per Dio. Evitiamo, per favore, di ยซrinchiuderci nelle strutture che ci danno una falsa protezione, nelle norme che ci trasformano in giudici implacabili, nelle abitudini in cui ci sentiamo tranquilliยปย (Esort. ap. Evangelii gaudium, 49).

Il nostro dovere รจ lavorare per rendere questo mondo un posto migliore e lottare. La nostra fede รจ rivoluzionaria per un impulso che viene dallo Spirito Santo. Dobbiamo seguire questo impulso per uscire da noi stessi, per essere uomini secondo il Vangelo di Gesรน. Qualsiasi vita si decide sulla capacitร  di donarsi. รˆ lรฌ che trascende sรฉ stessa, che arriva ad essere feconda.

Un ulteriore sentimento di Cristo Gesรน รจ quello dellaย beatitudine. Il cristiano รจ un beato, ha in sรฉ la gioia del Vangelo. Nelle beatitudini il Signore ci indica il cammino. Percorrendolo noi esseri umani possiamo arrivare alla felicitร  piรน autenticamente umana e divina. Gesรน parla della felicitร  che sperimentiamo solo quando siamo poveri nello spirito. Per i grandi santi la beatitudine ha a che fare con umiliazione e povertร . Ma anche nella parte piรน umile della nostra gente cโ€™รจ molto di questa beatitudine: รจ quella di chi conosce la ricchezza della solidarietร , del condividere anche il poco che si possiede; la ricchezza del sacrificio quotidiano di un lavoro, a volte duro e mal pagato, ma svolto per amore verso le persone care; e anche quella delle proprie miserie, che tuttavia, vissute con fiducia nella provvidenza e nella misericordia di Dio Padre, alimentano una grandezza umile.

Le beatitudini che leggiamo nel Vangelo iniziano con una benedizione e terminano con una promessa di consolazione. Ci introducono lungo un sentiero di grandezza possibile, quello dello spirito, e quando lo spirito รจ pronto tutto il resto viene da sรฉ. Certo, se noi non abbiamo il cuore aperto allo Spirito Santo, sembreranno sciocchezze perchรฉ non ci portano al โ€œsuccessoโ€. Per essere ยซbeatiยป, per gustare la consolazione dellโ€™amicizia con Gesรน Cristo, รจ necessario avere il cuore aperto. La beatitudine รจ una scommessa laboriosa, fatta di rinunce, ascolto e apprendimento, i cui frutti si raccolgono nel tempo, regalandoci una pace incomparabile: ยซGustate e vedete comโ€™รจ buono il Signoreยป (Sal 34,9)!

Umiltร , disinteresse, beatitudine: questi i tre tratti che voglio oggi presentare alla vostra meditazione sullโ€™umanesimo cristiano che nasce dallโ€™umanitร  del Figlio di Dio. E questi tratti dicono qualcosa anche alla Chiesa italiana che oggi si riunisce per camminare insieme in un esempio di sinodalitร . Questi tratti ci dicono che non dobbiamo essere ossessionati dal โ€œpotereโ€, anche quando questo prende il volto di un potere utile e funzionale allโ€™immagine sociale della Chiesa. Se la Chiesa non assume i sentimenti di Gesรน, si disorienta, perde il senso. Se li assume, invece, sa essere allโ€™altezza della sua missione. I sentimenti di Gesรน ci dicono che una Chiesa che pensa a sรฉ stessa e ai propri interessi sarebbe triste. Le beatitudini, infine, sono lo specchio in cui guardarci, quello che ci permette di sapere se stiamo camminando sul sentiero giusto: รจ uno specchio che non mente.

Una Chiesa che presenta questi tre tratti โ€“ umiltร , disinteresse, beatitudine โ€“ รจ una Chiesa che sa riconoscere lโ€™azione del Signore nel mondo, nella cultura, nella vita quotidiana della gente. Lโ€™ho detto piรน di una volta e lo ripeto ancora oggi a voi: ยซpreferisco una Chiesa accidentata, ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa malata per la chiusura e la comoditร  di aggrapparsi alle proprie sicurezze. Non voglio una Chiesa preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimentiยป (Evangelii gaudium, 49).

Perรฒ sappiamo che le tentazioni esistono; le tentazioni da affrontare sono tante. Ve ne presento almeno due. Non spaventatevi, questo non sarร  un elenco di tentazioni! Come quelle quindici che ho detto alla Curia!

La prima di esse รจ quella pelagiana. Essa spinge la Chiesa a non essere umile, disinteressata e beata. E lo fa con lโ€™apparenza di un bene. Il pelagianesimo ci porta ad avere fiducia nelle strutture, nelle organizzazioni, nelle pianificazioni perfette perchรฉ astratte. Spesso ci porta pure ad assumere uno stile di controllo, di durezza, di normativitร . La norma dร  al pelagiano la sicurezza di sentirsi superiore, di avere un orientamento preciso. In questo trova la sua forza, non nella leggerezza del soffio dello Spirito. Davanti ai mali o ai problemi della Chiesa รจ inutile cercare soluzioni in conservatorismi e fondamentalismi, nella restaurazione di condotte e forme superate che neppure culturalmente hanno capacitร  di essere significative. La dottrina cristiana non รจ un sistema chiuso incapace di generare domande, dubbi, interrogativi, ma รจ viva, sa inquietare, sa animare. Ha volto non rigido, ha corpo che si muove e si sviluppa, ha carne tenera: la dottrina cristiana si chiama Gesรน Cristo.

La riforma della Chiesa poi โ€“ e la Chiesa รจย semper reformanda โ€“ รจ aliena dal pelagianesimo. Essa non si esaurisce nellโ€™ennesimo piano per cambiare le strutture. Significa invece innestarsi e radicarsi in Cristo lasciandosi condurre dallo Spirito. Allora tutto sarร  possibile con genio e creativitร .

La Chiesa italiana si lasci portare dal suo soffio potente e per questo, a volte, inquietante. Assuma sempre lo spirito dei suoi grandi esploratori, che sulle navi sono stati appassionati della navigazione in mare aperto e non spaventati dalle frontiere e delle tempeste. Sia una Chiesa libera e aperta alle sfide del presente, mai in difensiva per timore di perdere qualcosa. Mai in difensiva per timore di perdere qualcosa. E, incontrando la gente lungo le sue strade, assuma il proposito di san Paolo: ยซMi sono fatto debole per i deboli, per guadagnare i deboli; mi sono fatto tutto per tutti, per salvare a ogni costo qualcunoยป (1 Cor 9,22).

Una seconda tentazione da sconfiggere รจ quella dello gnosticismo.Essa porta a confidare nel ragionamento logico e chiaro, il quale perรฒ perde la tenerezza della carne del fratello. Il fascino dello gnosticismo รจ quello di ยซuna fede rinchiusa nel soggettivismo, dove interessa unicamente una determinata esperienza o una serie di ragionamenti e conoscenze che si ritiene possano confortare e illuminare, ma dove il soggetto in definitiva rimane chiuso nellโ€™immanenza della sua propria ragione o dei suoi sentimentiยปย (Evangelii gaudium, 94). Lo gnosticismo non puรฒ trascendere.

La differenza fra la trascendenza cristiana e qualunque forma di spiritualismo gnostico sta nel mistero dellโ€™incarnazione. Non mettere in pratica, non condurre la Parola alla realtร , significa costruire sulla sabbia, rimanere nella pura idea e degenerare in intimismi che non danno frutto, che rendono sterile il suo dinamismo.

La Chiesa italiana ha grandi santi il cui esempio possono aiutarla a vivere la fede con umiltร , disinteresse e letizia, da Francesco dโ€™Assisi a Filippo Neri. Ma pensiamo anche alla semplicitร  di personaggi inventati come don Camillo che fa coppia con Peppone. Mi colpisce come nelle storie di Guareschi la preghiera di un buon parroco si unisca alla evidente vicinanza con la gente. Di sรฉ don Camillo diceva: ยซSono un povero prete di campagna che conosce i suoi parrocchiani uno per uno, li ama, che ne sa i dolori e le gioie, che soffre e sa ridere con loroยป. Vicinanza alla gente e preghiera sono la chiave per vivere un umanesimo cristiano popolare, umile, generoso, lieto. Se perdiamo questo contatto con il popolo fedele di Dio perdiamo in umanitร  e non andiamo da nessuna parte.

Ma allora che cosa dobbiamo fare, padre? โ€“ direte voi. Che cosa ci sta chiedendo il Papa?

Spetta a voi decidere: popolo e pastori insieme. Io oggi semplicemente vi invito ad alzare il capo e a contemplare ancora una voltaย lโ€™Ecce Homo che abbiamo sulle nostre teste. Fermiamoci a contemplare la scena. Torniamo al Gesรน che qui รจ rappresentato come Giudice universale. Che cosa accadrร  quando ยซil Figlio dellโ€™uomo verrร  nella sua gloria e tutti gli angeli con lui, siederร  sul trono della sua gloriaยป (Mt 25,31)? Che cosa ci dice Gesรน?

Possiamo immaginare questo Gesรน che sta sopra le nostre teste dire a ciascuno di noi e alla Chiesa italiana alcune parole. Potrebbe dire: ยซVenite, benedetti del Padre mio, ricevete in ereditร  il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perchรฉ ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmiยป (Mt 25,34-36). Mi viene in mente il prete che ha accolto questo giovanissimo prete che ha dato testimonianza.

Ma potrebbe anche dire: ยซVia, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, perchรฉ ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitatoยป (Mt 25,41-43).

Le beatitudini e le parole che abbiamo appena lette sul giudizio universale ci aiutano a vivere la vita cristiana a livello di santitร . Sono poche parole, semplici, ma pratiche. Due pilastri: le beatitudini e le parole del giudizio finale. Che il Signore ci dia la grazia di capire questo suo messaggio! E guardiamo ancora una volta ai tratti del volto di Gesรน e ai suoi gesti. Vediamo Gesรน che mangia e beve con i peccatori (Mc 2,16; Mt 11,19); contempliamolo mentre conversa con la samaritana (Gv 4,7-26); spiamolo mentre incontra di notte Nicodemo (Gv 3,1-21); gustiamo con affetto la scena di Lui che si fa ungere i piedi da una prostituta (cfr Lc 7,36-50); sentiamo la sua saliva sulla punta della nostra lingua che cosรฌ si scioglie (Mc 7,33). Ammiriamo la ยซsimpatia di tutto il popoloยป che circonda i suoi discepoli, cioรจ noi, e sperimentiamo la loro ยซletizia e semplicitร  di cuoreยป (At 2,46-47).

Ai vescovi chiedo di essere pastori. Niente di piรน: pastori. Sia questa la vostra gioia: โ€œSono pastoreโ€. Sarร  la gente, il vostro gregge, a sostenervi. Di recente ho letto di un vescovo che raccontava che era in metrรฒ allโ€™ora di punta e cโ€™era talmente tanta gente che non sapeva piรน dove mettere la mano per reggersi. Spinto a destra e a sinistra, si appoggiava alle persone per non cadere. E cosรฌ ha pensato che, oltre la preghiera, quello che fa stare in piedi un vescovo, รจ la sua gente.

Che niente e nessuno vi tolga la gioia di essere sostenuti dal vostro popolo. Come pastori siate non predicatori di complesse dottrine, ma annunciatori di Cristo, morto e risorto per noi. Puntate allโ€™essenziale, al kerygma. Non cโ€™รจ nulla di piรน solido, profondo e sicuro di questo annuncio. Ma sia tutto il popolo di Dio ad annunciare il Vangelo, popolo e pastori, intendo. Ho espresso questa mia preoccupazione pastorale nella esortazione apostolica Evangelii gaudiumย (cfr nn. 111-134).

A tutta la Chiesa italiana raccomando ciรฒ che ho indicato in quella Esortazione: lโ€™inclusione sociale dei poveri, che hanno un posto privilegiato nel popolo di Dio, e la capacitร  di incontro e di dialogo per favorire lโ€™amicizia sociale nel vostro Paese, cercando il bene comune.

Lโ€™opzione per i poveriย รจ ยซforma speciale di primato nellโ€™esercizio della caritร  cristiana, testimoniata da tutta la Tradizione della Chiesaยป (Giovanni Paolo II,ย Enc. Sollicitudo rei socialis, 42). Questa opzione ยซรจ implicita nella fede cristologica in quel Dio che si รจ fatto povero per noi, per arricchirci mediante la sua povertร ยป (Benedetto XVI,ย Discorso alla Sessione inaugurale della V Conferenza Generale dellโ€™Episcopato Latinoamericano e dei Caraibi). I poveri conoscono bene i sentimenti di Cristo Gesรน perchรฉ per esperienza conoscono il Cristo sofferente. ยซSiamo chiamati a scoprire Cristo in loro, a prestare ad essi la nostra voce nelle loro cause, ma anche a essere loro amici, ad ascoltarli, a comprenderli e ad accogliere la misteriosa sapienza che Dio vuole comunicarci attraverso di loroยป (Evangelii gaudium, 198).

Che Dio protegga la Chiesa italiana da ogni surrogato di potere, dโ€™immagine, di denaro. La povertร  evangelica รจ creativa, accoglie, sostiene ed รจ ricca di speranza.

Siamo qui a Firenze, cittร  della bellezza. Quanta bellezza in questa cittร  รจ stata messa a servizio della caritร ! Penso allo Spedale degli Innocenti, ad esempio. Una delle prime architetture rinascimentali รจ stata creata per il servizio di bambini abbandonati e madri disperate. Spesso queste mamme lasciavano, insieme ai neonati, delle medaglie spezzate a metร , con le quali speravano, presentando lโ€™altra metร , di poter riconoscere i propri figli in tempi migliori. Ecco, dobbiamo immaginare che i nostri poveri abbiano una medaglia spezzata. Noi abbiamo lโ€™altra metร . Perchรฉ la Chiesa madre ha in Italia metร  della medaglia di tutti e riconosce tutti i suoi figli abbandonati, oppressi, affaticati. E questo da sempre รจ una delle vostre virtรน, perchรฉ ben sapete che il Signore ha versato il suo sangue non per alcuni, nรฉ per pochi nรฉ per molti, ma per tutti.

Vi raccomando anche, in maniera speciale, la capacitร  di dialogo e di incontro. Dialogare non รจ negoziare. Negoziare รจ cercare di ricavare la propria โ€œfettaโ€ della torta comune. Non รจ questo che intendo. Ma รจ cercare il bene comune per tutti. Discutere insieme,ย oserei dire arrabbiarsi insieme, pensare alle soluzioni migliori per tutti. Molte volte lโ€™incontro si trova coinvolto nel conflitto. Nel dialogo si dร  il conflitto: รจ logico e prevedibile che sia cosรฌ. E non dobbiamo temerlo nรฉ ignorarlo ma accettarlo. ยซAccettare di sopportare il conflitto, risolverlo e trasformarlo in un anello di collegamento di un nuovo processoยป (Evangelii gaudium, 227).

Ma dobbiamo sempre ricordare che non esiste umanesimo autentico che non contempli lโ€™amore come vincolo tra gli esseri umani, sia esso di natura interpersonale, intima, sociale, politica o intellettuale. Su questo si fonda la necessitร  del dialogo e dellโ€™incontro per costruire insieme con gli altri la societร  civile. Noi sappiamo che la migliore risposta alla conflittualitร  dellโ€™essere umano del celebre homo homini lupus di Thomas Hobbes รจย lโ€™ยซEcce homoยป di Gesรน che non recrimina, ma accoglie e, pagando di persona, salva.

La societร  italiana si costruisce quando le sue diverse ricchezze culturali possono dialogare in modo costruttivo: quella popolare, quella accademica, quella giovanile, quella artistica, quella tecnologica, quella economica, quella politica, quella dei media… La Chiesa sia fermento di dialogo, di incontro, di unitร . Del resto, le nostre stesse formulazioni di fede sono frutto di un dialogo e di un incontro tra culture, comunitร  e istanze differenti. Non dobbiamo aver paura del dialogo: anzi รจ proprio il confronto e la critica che ci aiuta a preservare la teologia dal trasformarsi in ideologia.

Ricordatevi inoltre che il modo migliore per dialogare non รจ quello di parlare e discutere, ma quello di fare qualcosa insieme, di costruire insieme, di fare progetti: non da soli, tra cattolici, ma insieme a tutti coloro che hanno buona volontร .

E senza paura di compiere lโ€™esodo necessario ad ogni autentico dialogo. Altrimenti non รจ possibile comprendere le ragioni dellโ€™altro, nรฉ capire fino in fondo che il fratello conta piรน delle posizioni che giudichiamo lontane dalle nostre pur autentiche certezze. รˆ fratello.

Ma la Chiesa sappia anche dare una risposta chiara davanti alle minacce che emergono allโ€™interno del dibattito pubblico: รจ questa una delle forme del contributo specifico dei credenti alla costruzione della societร  comune. I credenti sono cittadini. E lo dico qui a Firenze, dove arte, fede e cittadinanza si sono sempre composte in un equilibrio dinamico tra denuncia e proposta. La nazione non รจ un museo, ma รจ unโ€™opera collettiva in permanente costruzione in cui sono da mettere in comune proprio le cose che differenziano, incluse le appartenenze politiche o religiose.

Faccio appello soprattutto ยซa voi, giovani, perchรฉ siete fortiยป, diceva lโ€™Apostolo Giovanni (1 Gv 1,14). Giovani, superate lโ€™apatia. Che nessuno disprezzi la vostra giovinezza, ma imparate ad essere modelli nel parlare e nellโ€™agire (cfr 1 Tm 4,12). Vi chiedo di essere costruttori dellโ€™Italia, di mettervi al lavoro per una Italia migliore. Per favore, non guardate dal balcone la vita, ma impegnatevi, immergetevi nellโ€™ampio dialogo sociale e politico. Le mani della vostra fede si alzino verso il cielo, ma lo facciano mentre edificano una cittร  costruita su rapporti in cui lโ€™amore di Dio รจ il fondamento. E cosรฌ sarete liberi di accettare le sfide dellโ€™oggi, di vivere i cambiamenti e le trasformazioni.

Si puรฒ dire che oggi non viviamo unโ€™epoca di cambiamento quanto un cambiamento dโ€™epoca. Le situazioni che viviamo oggi pongono dunque sfide nuove che per noi a volte sono persino difficili da comprendere. Questo nostro tempo richiede di vivere i problemi come sfide e non come ostacoli: il Signore รจ attivo e allโ€™opera nel mondo. Voi, dunque, uscite per le strade e andate ai crocicchi: tutti quelli che troverete, chiamateli, nessuno escluso (cfr Mt 22,9). Soprattutto accompagnate chi รจ rimasto al bordo della strada, ยซzoppi, storpi, ciechi, sordiยป (Mt 15,30). Dovunque voi siate, non costruite mai muri nรฉ frontiere, ma piazze e ospedali da campo.

* * *

[ads2]Mi piace una Chiesa italiana inquieta, sempre piรน vicina agli abbandonati, ai dimenticati, agli imperfetti. Desidero una Chiesa lieta col volto di mamma, che comprende, accompagna, accarezza. Sognate anche voi questa Chiesa, credete in essa, innovate con libertร . Lโ€™umanesimo cristiano che siete chiamati a vivere afferma radicalmente la dignitร  di ogni persona come Figlio di Dio, stabilisce tra ogni essere umano una fondamentale fraternitร , insegna a comprendere il lavoro, ad abitare il creato come casa comune, fornisce ragioni per lโ€™allegria e lโ€™umorismo, anche nel mezzo di una vita tante volte molto dura.

Sebbene non tocchi a me dire come realizzare oggi questo sogno, permettetemi solo di lasciarvi unโ€™indicazione per i prossimi anni: in ogni comunitร , in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici e per attuare le sue disposizioni, specialmente sulle tre o quattro prioritร  che avrete individuato in questo convegno. Sono sicuro della vostra capacitร  di mettervi in movimento creativo per concretizzare questo studio. Ne sono sicuro perchรฉ siete una Chiesa adulta, antichissima nella fede, solida nelle radici e ampia nei frutti. Perciรฒ siate creativi nellโ€™esprimere quel genio che i vostri grandi, da Dante a Michelangelo, hanno espresso in maniera ineguagliabile. Credete al genio del cristianesimo italiano, che non รจ patrimonio nรฉ di singoli nรฉ di una รฉlite, ma della comunitร , del popolo di questo straordinario Paese.

Vi affido a Maria, che qui a Firenze si venera come โ€œSantissima Annunziataโ€. Nellโ€™affresco che si trova nella omonima Basilica โ€“ dove mi recherรฒ tra poco โ€“, lโ€™angelo tace e Maria parla dicendoย ยซEcce ancilla Dominiยป. In quelle parole ci siamo tutti noi. Sia tutta la Chiesa italiana a pronunciarle con Maria. Grazie.

Ascolta il discorso del Santo Padre

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