La Famiglia – 6. I Nonni (I)
Cari fratelli e sorelle, buongiorno.
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La catechesi di oggi e quella di mercoledรฌ prossimo sono dedicate agli anziani, che, nellโambito della famiglia, sono i nonni, gli zii. Oggi riflettiamo sulla problematica condizione attuale degli anziani, e la prossima volta, cioรจ il prossimo mercoledรฌ, piรน in positivo, sulla vocazione contenuta in questa etร della vita.
Grazie ai progressi della medicina la vita si รจ allungata: ma la societร non si รจ โallargataโ alla vita! Il numero degli anziani si รจ moltiplicato, ma le nostre societร non si sono organizzate abbastanza per fare posto a loro, con giusto rispetto e concreta considerazione per la loro fragilitร e la loro dignitร . Finchรฉ siamo giovani, siamo indotti a ignorare la vecchiaia, come se fosse una malattia da tenere lontana; quando poi diventiamo anziani, specialmente se siamo poveri, se siamo malati soli, sperimentiamo le lacune di una societร programmata sullโefficienza, che conseguentemente ignora gli anziani. E gli anziani sono una ricchezza, non si possono ignorare.
Benedetto XVI, visitando una casa per anziani, usรฒ parole chiare e profetiche, diceva cosรฌ: ยซLa qualitร di una societร , vorrei dire di una civiltร , si giudica anche da come gli anziani sono trattati e dal posto loro riservato nel vivere comuneยป (12 novembre 2012). Eโ vero, lโattenzione agli anziani fa la differenza di una civiltร . In una civiltร cโรจ attenzione allโanziano? Cโรจ posto per lโanziano? Questa civiltร andrร avanti se saprร rispettare la saggezza, la sapienza degli anziani. In una civiltร in cui non cโรจ posto per gli anziani o sono scartati perchรฉ creano problemi, questa societร porta con sรฉ il virus della morte.
In Occidente, gli studiosi presentano il secolo attuale come il secolo dellโinvecchiamento: i figli diminuiscono, i vecchi aumentano. Questo sbilanciamento ci interpella, anzi, รจ una grande sfida per la societร contemporanea. Eppure una cultura del profitto insiste nel far apparire i vecchi come un peso, una โzavorraโ. Non solo non producono, pensa questa cultura, ma sono un onere: insomma, qual รจ il risultato di pensare cosรฌ? Vanno scartati. Eโ brutto vedere gli anziani scartati, รจ una cosa brutta, รจ peccato! Non si osa dirlo apertamente, ma lo si fa! Cโรจ qualcosa di vile in questa assuefazione alla cultura dello scarto. Ma noi siamo abituati a scartare gente. Vogliamo rimuovere la nostra accresciuta paura della debolezza e della vulnerabilitร ; ma cosรฌ facendo aumentiamo negli anziani lโangoscia di essere mal sopportati e abbandonati.
Giร nel mio ministero a Buenos Aires ho toccato con mano questa realtร con i suoi problemi: ยซGli anziani sono abbandonati, e non solo nella precarietร materiale. Sono abbandonati nella egoistica incapacitร di accettare i loro limiti che riflettono i nostri limiti, nelle numerose difficoltร che oggi debbono superare per sopravvivere in una civiltร che non permette loro di partecipare, di dire la propria, nรฉ di essere referenti secondo il modello consumistico del โsoltanto i giovani possono essere utili e possono godereโ. Questi anziani dovrebbero invece essere, per tutta la societร , la riserva sapienziale del nostro popolo. Gli anziani sono la riserva sapienziale del nostro popolo! Con quanta facilitร si mette a dormire la coscienza quando non cโรจ amore!ยป (Solo lโamore ci puรฒ salvare, Cittร del Vaticano 2013, p. 83). E cosรฌ succede. Io ricordo, quando visitavo le case di riposo, parlavo con ognuno e tante volte ho sentito questo: โCome sta lei? E i suoi figli? – Bene, bene – Quanti ne ha? โ Tanti. – E vengono a visitarla? – Sรฌ, sรฌ, sempre, sรฌ, vengono. โ Quando sono venuti lโultima volta?โ. Ricordo unโanziana che mi diceva: โMah, per Nataleโ. Eravamo in agosto! Otto mesi senza essere visitati dai figli, otto mesi abbandonata! Questo si chiama peccato mortale, capito? Una volta da bambino, la nonna ci raccontava una storia di un nonno anziano che nel mangiare si sporcava perchรฉ non poteva portare bene il cucchiaio con la minestra alla bocca. E il figlio, ossia il papร della famiglia, aveva deciso di spostarlo dalla tavola comune e ha fatto un tavolino in cucina, dove non si vedeva, perchรฉ mangiasse da solo. E cosรฌ non avrebbe fatto una brutta figura quando venivano gli amici a pranzo o a cena. Pochi giorni dopo, arrivรฒ a casa e trovรฒ il suo figlio piรน piccolo che giocava con il legno e il martello e i chiodi, faceva qualcosa lรฌ, disse: โMa cosa fai? โ Faccio un tavolo, papร . โ Un tavolo, perchรฉ? โ Per averlo quando tu diventi anziano, cosรฌ tu puoi mangiare lรฌโ. I bambini hanno piรน coscienza di noi!
Nella tradizione della Chiesa vi รจ un bagaglio di sapienza che ha sempre sostenuto una cultura di vicinanza agli anziani, una disposizione allโaccompagnamento affettuoso e solidale in questa parte finale della vita. Tale tradizione รจ radicata nella Sacra Scrittura, come attestano ad esempio queste espressioni del Libro del Siracide: ยซNon trascurare i discorsi dei vecchi, perchรฉ anchโessi hanno imparato dai loro padri; da loro imparerai il discernimento e come rispondere nel momento del bisognoยป (Sir 8,9).
La Chiesa non puรฒ e non vuole conformarsi ad una mentalitร di insofferenza, e tanto meno di indifferenza e di disprezzo, nei confronti della vecchiaia. Dobbiamo risvegliare il senso collettivo di gratitudine, di apprezzamento, di ospitalitร , che facciano sentire lโanziano parte viva della sua comunitร .
Gli anziani sono uomini e donne, padri e madri che sono stati prima di noi sulla nostra stessa strada, nella nostra stessa casa, nella nostra quotidiana battaglia per una vita degna. Sono uomini e donne dai quali abbiamo ricevuto molto. Lโanziano non รจ un alieno. Lโanziano siamo noi: fra poco, fra molto, inevitabilmente comunque, anche se non ci pensiamo. E se noi non impariamo a trattare bene gli anziani, cosรฌ tratteranno a noi.
Fragili siamo un poโ tutti, i vecchi. Alcuni, perรฒ, sono particolarmente deboli, molti sono soli, e segnati dalla malattia. Alcuni dipendono da cure indispensabili e dallโattenzione degli altri. Faremo per questo un passo indietro?, li abbandoneremo al loro destino? Una societร senza prossimitร , dove la gratuitร e lโaffetto senza contropartita โ anche fra estranei โ vanno scomparendo, รจ una societร perversa. La Chiesa, fedele alla Parola di Dio, non puรฒ tollerare queste degenerazioni. Una comunitร cristiana in cui prossimitร e gratuitร non fossero piรน considerate indispensabili, perderebbe con esse la sua anima. Dove non cโรจ onore per gli anziani, non cโรจ futuro per i giovani.
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. Saluto i docenti e gli studenti della Pontificia Universitร Salesiana che ricordano il bicentenario della nascita di San Giovanni Bosco; i diaconi della Arcidiocesi di Milano e i numerosi soci del Rotary Club. Saluto i fedeli di Anzio, che celebrano lโanno dedicato a Papa Innocenzo XII; lโAIDO di Vigevano nel 40ยฐ di fondazione, e i disabili di Mondovรฌ accompagnati dal Vescovo Mons. Luciano Pacomio.
Cari amici, il nostro tempo, segnato da tante ombre, sia sempre illuminato dal sole della speranza, che รจ Cristo. Egli ha promesso di restare sempre con noi e in molti modi manifesta la sua presenza. A noi il compito di annunciare e testimoniare il suo amore che ci accompagna in ogni situazione. Non stancatevi, pertanto, di affidarvi a Cristo e di diffondere il suo Vangelo in ogni ambiente.
Saluto i giovani, gli ammalati e gli sposi novelli. Cari giovani, il cammino quaresimale che stiamo percorrendo sia occasione di autentica conversione perchรฉ possiate giungere alla maturitร della fede in Cristo. Cari ammalati, partecipando con amore alla stessa sofferenza del Figlio di Dio incarnato, possiate condividere fin dโora la gioia della sua risurrezione. E voi, cari sposi novelli, trovate nellโalleanza che, a prezzo del suo sangue, Cristo ha stretto con la sua Chiesa, la base del vostro patto coniugale.
http://youtu.be/qKQlXCJb1BU
- Fonteยฉ Copyright 2015 – Libreria Editrice Vaticana
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Fonte: Radio Vaticana via FeedRss
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