Cari fratelli e sorelle,
buongiorno e complimenti perchรฉ siete coraggiosi con questo freddo in piazza. Tanti complimenti.
Desidero portare a termine le catechesi sul โCredoโ, svolte durante lโAnno della Fede, che si รจ conclusoย domenica scorsa. In questa catechesi e nella prossima vorrei considerare il tema della risurrezione della carne, cogliendone due aspetti cosรฌ come li presenta ilย Catechismo della Chiesa Cattolica, cioรจ il nostro morire e il nostro risorgere in Gesรน Cristo. Oggi mi soffermo sul primo aspetto, ยซmorire in Cristoยป.
1. Fra noi comunemente cโรจ unย modo sbagliato di guardare la morte. La morte ci riguarda tutti, e ci interroga in modo profondo, specialmente quando ci tocca da vicino, o quando colpisce i piccoli, gli indifesi in una maniera che ci risulta โscandalosaโ. A me sempre ha colpito la domanda: perchรฉ soffrono i bambini?, perchรฉ muoiono i bambini? Se viene intesa come la fine di tutto, la morte spaventa, atterrisce, si trasforma in minaccia che infrange ogni sogno, ogni prospettiva, che spezza ogni relazione e interrompe ogni cammino. Questo capita quando consideriamo la nostra vita come un tempo rinchiuso tra due poli: la nascita e la morte; quando non crediamo in un orizzonte che va oltre quello della vita presente; quando si vive come se Dio non esistesse. Questa concezione della morte รจ tipica del pensiero ateo, che interpreta lโesistenza come un trovarsi casualmente nel mondo e un camminare verso il nulla. Ma esiste anche un ateismo pratico, che รจ un vivere solo per i propri interessi e vivere solo per le cose terrene. Se ci lasciamo prendere da questa visione sbagliata della morte, non abbiamo altra scelta che quella di occultare la morte, di negarla, o di banalizzarla, perchรฉ non ci faccia paura.
2. Ma a questa falsa soluzione si ribella il โcuoreโ dellโuomo, il desiderioย che tutti noi abbiamo di infinito, la nostalgia che tutti noi abbiamo dellโeterno. E allora qual รจย il senso cristiano della morte? Se guardiamo ai momenti piรน dolorosi della nostra vita, quando abbiamo perso una persona cara โ i genitori, un fratello, una sorella, un coniuge, un figlio, un amico โ, ci accorgiamo che, anche nel dramma della perdita, anche lacerati dal distacco, sale dal cuore la convinzione che non puรฒ essere tutto finito, che il bene dato e ricevuto non รจ stato inutile. Cโรจ un istinto potente dentro di noi, che ci dice che la nostra vita non finisce con la morte.
Questa sete di vita ha trovato la sua risposta reale e affidabile nella risurrezione di Gesรน Cristo. La risurrezione di Gesรน non dร soltanto la certezza della vita oltre la morte, ma illumina anche il mistero stesso della morte di ciascuno di noi. Se viviamo uniti a Gesรน, fedeli a Lui, saremo capaci di affrontare con speranza e serenitร anche il passaggio della morte. La Chiesa infatti prega: ยซSe ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dellโimmortalitร futuraยป. Una bella preghiera della Chiesa questa! Una persona tende a morire come รจ vissuta. Se la mia vita รจ stata un cammino con il Signore, un cammino di fiducia nella sua immensa misericordia, sarรฒ preparato ad accettare il momento ultimo della mia esistenza terrena come il definitivo abbandono confidente nelle sue mani accoglienti, in attesa di contemplare faccia a faccia il suo volto. Questa รจ la cosa piรน bella che puรฒ accaderci: contemplare faccia a faccia quel volto meraviglioso del Signore, vederlo come Lui รจ, bello, pieno di luce, pieno di amore, pieno di tenerezza. Noi andiamo fino a questo punto: vedere il Signore.
3. In questo orizzonte si comprende lโinvito di Gesรน ad essere sempre pronti, vigilanti, sapendo che la vita in questo mondo ci รจ data anche per preparare lโaltra vita, quella con il Padre celeste.ย E per questo cโรจ una via sicura:ย prepararsi bene alla morte, stando vicino a Gesรน. Questa รจ la sicurezza: io mi preparo alla morte stando vicino a Gesรน. E come si sta vicino a Gesรน? Con la preghiera, nei Sacramenti e anche nella pratica della caritร . Ricordiamo che Lui รจ presente nei piรน deboli e bisognosi. Lui stesso si รจ identificato con loro, nella famosa parabola del giudizio finale, quando dice: ยซHo avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi. โฆTutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli piรน piccoli, lโavete fatto a meยป (Mtย 25,35-36.40). Pertanto, una via sicura รจ recuperare il senso della caritร cristiana e della condivisione fraterna, prenderci cura delle piaghe corporali e spirituali del nostro prossimo. La solidarietร nel compatireย il dolore e infondere speranza รจ premessa e condizione per ricevere in ereditร quel Regno preparato per noi. Chi pratica la misericordia non teme la morte. Pensate bene a questo: chi pratica la misericordia non teme la morte! Siete dโaccordo? Lo diciamo insieme per non dimenticarlo? Chi pratica la misericordia non teme la morte. E perchรฉ non teme la morte? Perchรฉ la guarda in faccia nelle ferite dei fratelli, e la supera con lโamore di Gesรน Cristo.
Se apriremo la porta della nostra vita e del nostro cuore ai fratelli piรน piccoli, allora anche la nostra morte diventerร una porta che ci introdurrร al cielo, alla patria beata, verso cui siamo diretti, anelando di dimorare per sempre con il nostro Padre, Dio, con Gesรน, con la Madonna e con ย i santi.ย
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Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana. In particolare saluto i fedeli di Ravenna-Cervia, di Trieste e di Concordia-Pordenone accompagnati dai rispettivi Vescovi, come pure i direttori dei Settimanali Cattolici Italiani, qui venuti a conclusione dellโAnno della fede.ย Saluto le bambine affette da Sindrome di Rett; gli Apostoli della divina misericordia, con il Vescovo di Palestrina, Mons. Sigalini; i consiglieri spirituali dellโEquipe Notre Dame; la Confraternita dei Santi Cosma e Damiano di Roma; i membri del Dipartimento di Chirurgia e Medicina dellโUniversitร Bicocca di Milano e gli studenti di diverse Scuole aderenti allโiniziativa della Fondazione โSorella Naturaโ. Saluto inoltre le parrocchie, i militari e i Gruppi presenti, in particolare lโAssociazione Cittร del SS.mo Crocifisso di Gravina in Puglia e la Delegazione dei Sindaci delle โCittร di San Giacomo della Marcaโ. A tutti auguro che questโincontro susciti il desiderio di una rinnovata adesione a Cristo e al suo Vangelo.
Infine il mio pensiero affettuoso va ai giovani, ai malati e agli sposi novelli. Domenica prossima inizieremo il tempo liturgico dellโAvvento. Cari giovani, preparate i vostri cuori ad accogliere Gesรน Salvatore; cari ammalati, offrite la vostra sofferenza affinchรฉ tutti riconoscano nel Natale lโincontro del Cristo con la fragile natura umana; e voi cari sposi novelli, vivete il vostro matrimonio come il riflesso dellโamore di Dio nella vostra storia personale.
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Fonte: Radio Vaticana via FeedRss
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