VIAGGIO APOSTOLICO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
A CUBA, NEGLI STATI UNITI D’AMERICA
E VISITA ALLA SEDE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
(19-28 SETTEMBRE 2015)
INCONTRO CON I MEMBRI DELL’ASSEMBLEA GENERALE DELL’ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE
DISCORSO DEL SANTO PADRE
New York
Venerdรฌ, 25 settembre 2015
Signor Presidente, Signore e Signori, buongiorno!
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Ancora una volta, seguendo una tradizione della quale mi sento onorato, il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha invitato il Papa a rivolgersi a questa onorevole assemblea delle nazioni. A mio nome e a nome di tutta la comunitร cattolica, Signor Ban Ki-moon, desidero esprimerLe la piรน sincera e cordiale riconoscenza; La ringrazio anche per le Sue gentili parole. Saluto inoltre i Capi di Stato e di Governo qui presenti, gli Ambasciatori, i diplomatici e i funzionari politici e tecnici che li accompagnano, il personale delle Nazioni Unite impegnato in questa 70.ma Sessione dellโAssemblea Generale, il personale di tutti i programmi e agenzie della famiglia dellโONU e tutti coloro che in un modo o nellโaltro partecipano a questa riunione. Tramite voi saluto anche i cittadini di tutte le nazioni rappresentate a questo incontro. Grazie per gli sforzi di tutti e di ciascuno per il bene dellโumanitร .
[ads2]Questa รจ la quinta volta che un Papa visita le Nazioni Unite. Lo hanno fatto i miei predecessori Paolo VI nel 1965, Giovanni Paolo II nel 1979 e nel 1995 e il mio immediato predecessore, oggi Papa emerito Benedetto XVI, nel 2008. Tutti costoro non hanno risparmiato espressioni di riconoscimento per lโOrganizzazione, considerandola la risposta giuridica e politica adeguata al momento storico, caratterizzato dal superamento delle distanze e delle frontiere ad opera della tecnologia e, apparentemente, di qualsiasi limite naturale allโaffermazione del potere. Una risposta imprescindibile dal momento che il potere tecnologico, nelle mani di ideologie nazionalistiche o falsamente universalistiche, รจ capace di produrre tremende atrocitร . Non posso che associarmi allโapprezzamento dei miei predecessori, riaffermando lโimportanza che la Chiesa Cattolica riconosce a questa istituzione e le speranze che ripone nelle sue attivitร .
La storia della comunitร organizzata degli Stati, rappresentata dalle Nazioni Unite, che festeggia in questi giorni il suo 70ยฐ anniversario, รจ una storia di importanti successi comuni, in un periodo di inusitata accelerazione degli avvenimenti. Senza pretendere di essere esaustivo, si puรฒ menzionare la codificazione e lo sviluppo del diritto internazionale, la costruzione della normativa internazionale dei diritti umani, il perfezionamento del diritto umanitario, la soluzione di molti conflitti e operazioni di pace e di riconciliazione, e tante altre acquisizioni in tutti i settori della proiezione internazionale delle attivitร umane. Tutte queste realizzazioni sono luci che contrastano lโoscuritร del disordine causato dalle ambizioni incontrollate e dagli egoismi collettivi. ร certo che sono ancora molti i gravi problemi non risolti, ma รจ anche evidente che se fosse mancata tutta questa attivitร internazionale, lโumanitร avrebbe potuto non sopravvivere allโuso incontrollato delle sue stesse potenzialitร . Ciascuno di questi progressi politici, giuridici e tecnici rappresenta un percorso di concretizzazione dellโideale della fraternitร umana e un mezzo per la sua maggiore realizzazione.
Rendo perciรฒ omaggio a tutti gli uomini e le donne che hanno servito con lealtร e sacrificio lโintera umanitร in questi 70 anni. In particolare, desidero ricordare oggi coloro che hanno dato la loro vita per la pace e la riconciliazione dei popoli, a partire da Dag Hammarskjรถld fino ai moltissimi funzionari di ogni grado, caduti nelle missioni umanitarie di pace e di riconciliazione.
Lโesperienza di questi 70 anni, al di lร di tutto quanto รจ stato conseguito, dimostra che la riforma e lโadattamento ai tempi sono sempre necessari, progredendo verso lโobiettivo finale di concedere a tutti i Paesi, senza eccezione, una partecipazione e unโincidenza reale ed equa nelle decisioni. Questa necessitร di una maggiore equitร , vale in special modo per gli organi con effettiva capacitร esecutiva, quali il Consiglio di Sicurezza, gli Organismi finanziari e i gruppi o meccanismi specificamente creati per affrontare le crisi economiche. Questo aiuterร a limitare qualsiasi sorta di abuso o usura specialmente nei confronti dei Paesi in via di sviluppo. Gli organismi finanziari internazionali devono vigilare in ordine allo sviluppo sostenibile dei Paesi e per evitare lโasfissiante sottomissione di tali Paesi a sistemi creditizi che, ben lungi dal promuovere il progresso, sottomettono le popolazioni a meccanismi di maggiore povertร , esclusione e dipendenza.
Il compito delle Nazioni Unite, a partire dai postulati del Preambolo e dei primi articoli della sua Carta costituzionale, puรฒ essere visto come lo sviluppo e la promozione della sovranitร del diritto, sapendo che la giustizia รจ requisito indispensabile per realizzare lโideale della fraternitร universale. In questo contesto, รจ opportuno ricordare che la limitazione del potere รจ unโidea implicita nel concetto di diritto. Dare a ciascuno il suo, secondo la definizione classica di giustizia, significa che nessun individuo o gruppo umano si puรฒ considerare onnipotente, autorizzato a calpestare la dignitร e i diritti delle altre persone singole o dei gruppi sociali. La distribuzione di fatto del potere (politico, economico, militare, tecnologico, ecc.) tra una pluralitร di soggetti e la creazione di un sistema giuridico di regolamentazione delle rivendicazioni e degli interessi, realizza la limitazione del potere. Oggi il panorama mondiale ci presenta, tuttavia, molti falsi diritti, e โ nello stesso tempo โ ampi settori senza protezione, vittime piuttosto di un cattivo esercizio del potere: lโambiente naturale e il vasto mondo di donne e uomini esclusi. Due settori intimamente uniti tra loro, che le relazioni politiche ed economiche preponderanti hanno trasformato in parti fragili della realtร . Per questo รจ necessario affermare con forza i loro diritti, consolidando la protezione dellโambiente e ponendo termine allโesclusione.
Anzitutto occorre affermare che esiste un vero โdiritto dellโambienteโ per una duplice ragione. In primo luogo perchรฉ come esseri umani facciamo parte dellโambiente. Viviamo in comunione con esso, perchรฉ lโambiente stesso comporta limiti etici che lโazione umana deve riconoscere e rispettare. Lโuomo, anche quando รจ dotato di ยซcapacitร senza precedentiยป che ยซmostrano una singolaritร che trascende lโambito fisico e biologicoยป (Enc. Laudato sรฌ, 81), รจ al tempo stesso una porzione di tale ambiente. Possiede un corpo formato da elementi fisici, chimici e biologici, e puรฒ sopravvivere e svilupparsi solamente se lโambiente ecologico gli รจ favorevole. Qualsiasi danno allโambiente, pertanto, รจ un danno allโumanitร . In secondo luogo, perchรฉ ciascuna creatura, specialmente gli esseri viventi, ha un valore in sรฉ stessa, di esistenza, di vita, di bellezza e di interdipendenza con le altre creature. Noi cristiani, insieme alle altre religioni monoteiste, crediamo che lโuniverso proviene da una decisione dโamore del Creatore, che permette allโuomo di servirsi rispettosamente della creazione per il bene dei suoi simili e per la gloria del Creatore, senza perรฒ abusarne e tanto meno essendo autorizzato a distruggerla. Per tutte le credenze religiose lโambiente รจ un bene fondamentale (cfr ibid., 81).
Lโabuso e la distruzione dellโambiente, allo stesso tempo, sono associati ad un inarrestabile processo di esclusione. In effetti, una brama egoistica e illimitata di potere e di benessere materiale, conduce tanto ad abusare dei mezzi materiali disponibili quanto ad escludere i deboli e i meno abili, sia per il fatto di avere abilitร diverse (portatori di handicap), sia perchรฉ sono privi delle conoscenze e degli strumenti tecnici adeguati o possiedono unโinsufficiente capacitร di decisione politica. Lโesclusione economica e sociale รจ una negazione totale della fraternitร umana e un gravissimo attentato ai diritti umani e allโambiente. I piรน poveri sono quelli che soffrono maggiormente questi attentati per un triplice, grave motivo: sono scartati dalla societร , sono nel medesimo tempo obbligati a vivere di scarti e devono ingiustamente soffrire le conseguenze dellโabuso dellโambiente. Questi fenomeni costituiscono oggi la tanto diffusa e incoscientemente consolidata โcultura dello scartoโ.
La drammaticitร di tutta questa situazione di esclusione e di inequitร , con le sue chiare conseguenze, mi porta, insieme a tutto il popolo cristiano e a tanti altri, a prendere coscienza anche della mia grave responsabilitร al riguardo, per cui alzo la mia voce, insieme a quella di tutti coloro che aspirano a soluzioni urgenti ed efficaci. Lโadozione dellโ โAgenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibileโ durante il Vertice mondiale che inizierร oggi stesso, รจ un importante segno di speranza. Confido anche che la Conferenza di Parigi sul cambiamento climatico raggiunga accordi fondamentali ed effettivi.
Non sono sufficienti, tuttavia, gli impegni assunti solennemente, benchรฉ costituiscano certamente un passo necessario verso la soluzione dei problemi. La definizione classica di giustizia alla quale ho fatto riferimento anteriormente contiene come elemento essenziale una volontร costante e perpetua: Iustitia est constans et perpetua voluntas ius suum cuique tribuendi. Il mondo chiede con forza a tutti i governanti una volontร effettiva, pratica, costante, fatta di passi concreti e di misure immediate, per preservare e migliorare lโambiente naturale e vincere quanto prima il fenomeno dellโesclusione sociale ed economica, con le sue tristi conseguenze di tratta degli esseri umani, commercio di organi e tessuti umani, sfruttamento sessuale di bambini e bambine, lavoro schiavizzato, compresa la prostituzione, traffico di droghe e di armi, terrorismo e crimine internazionale organizzato. ร tale lโordine di grandezza di queste situazioni e il numero di vite innocenti coinvolte, che dobbiamo evitare qualsiasi tentazione di cadere in un nominalismo declamatorio con effetto tranquillizzante sulle coscienze. Dobbiamo aver cura che le nostre istituzioni siano realmente efficaci nella lotta contro tutti questi flagelli.
La molteplicitร e complessitร dei problemi richiede di avvalersi di strumenti tecnici di misurazione. Questo, perรฒ, comporta un duplice pericolo: limitarsi allโesercizio burocratico di redigere lunghe enumerazioni di buoni propositi โ mete, obiettivi e indicazioni statistiche โ, o credere che unโunica soluzione teorica e aprioristica darร risposta a tutte le sfide. Non bisogna perdere di vista, in nessun momento, che lโazione politica ed economica, รจ efficace solo quando รจ concepita come unโattivitร prudenziale, guidata da un concetto perenne di giustizia e che tiene sempre presente che, prima e aldilร di piani e programmi, ci sono donne e uomini concreti, uguali ai governanti, che vivono, lottano e soffrono, e che molte volte si vedono obbligati a vivere miseramente, privati di qualsiasi diritto.
Affinchรฉ questi uomini e donne concreti possano sottrarsi alla povertร estrema, bisogna consentire loro di essere degni attori del loro stesso destino. Lo sviluppo umano integrale e il pieno esercizio della dignitร umana non possono essere imposti. Devono essere costruiti e realizzati da ciascuno, da ciascuna famiglia, in comunione con gli altri esseri umani e in una giusta relazione con tutti gli ambienti nei quali si sviluppa la socialitร umana โ amici, comunitร , villaggi e comuni, scuole, imprese e sindacati, province, nazioni, ecc. Questo suppone ed esige il diritto allโistruzione โ anche per le bambine (escluse in alcuni luoghi) โ che si assicura in primo luogo rispettando e rafforzando il diritto primario della famiglia a educare e il diritto delle Chiese e delle aggregazioni sociali a sostenere e collaborare con le famiglie nellโeducazione delle loro figlie e dei loro figli. Lโeducazione, cosรฌ concepita, รจ la base per la realizzazione dellโAgenda 2030 e per il risanamento dellโambiente.
Al tempo stesso, i governanti devono fare tutto il possibile affinchรฉ tutti possano disporre della base minima materiale e spirituale per rendere effettiva la loro dignitร e per formare e mantenere una famiglia, che รจ la cellula primaria di qualsiasi sviluppo sociale. Questo minimo assoluto, a livello materiale ha tre nomi: casa, lavoro e terra; e un nome a livello spirituale: libertร di spirito, che comprende la libertร religiosa, il diritto allโeducazione e tutti gli altri diritti civili.
Per tutte queste ragioni, la misura e lโindicatore piรน semplice e adeguato dellโadempimento della nuova Agenda per lo sviluppo sarร lโaccesso effettivo, pratico e immeditato, per tutti, ai beni materiali e spirituali indispensabili: abitazione propria, lavoro dignitoso e debitamente remunerato, alimentazione adeguata e acqua potabile; libertร religiosa e, piรน in generale, libertร di spirito ed educazione. Nello stesso tempo, questi pilastri dello sviluppo umano integrale hanno un fondamento comune, che รจ il diritto alla vita, e, in senso ancora piรน ampio, quello che potremmo chiamare il diritto allโesistenza della stessa natura umana.
La crisi ecologica, insieme alla distruzione di buona parte della biodiversitร , puรฒ mettere in pericolo lโesistenza stessa della specie umana. Le nefaste conseguenze di un irresponsabile malgoverno dellโeconomia mondiale, guidato unicamente dallโambizione di guadagno e di potere, devono costituire un appello a una severa riflessione sullโuomo: ยซLโuomo non si crea da solo. ร spirito e volontร , perรฒ anche naturaยปย (Benedetto XVI, Discorso al Parlamento della Repubblica Federale di Germania, 22 settembre 2011; citato in Enc. Laudato sรฌ, 6). La creazione si vede pregiudicata ยซdove noi stessi siamo lโultima istanza […]. E lo spreco della creazione inizia dove non riconosciamo piรน alcuna istanza sopra di noi, ma vediamo soltanto noi stessiยปย (Id., Incontro con il Clero della Diocesi di Bolzano-Bressanone, 6 agosto 2008, citato ibid.). Perciรฒ, la difesa dellโambiente e la lotta contro lโesclusione esigono il riconoscimento di una legge morale inscritta nella stessa natura umana, che comprende la distinzione naturale tra uomo e donna (cfr Enc. Laudato sรฌ, 155) e il rispetto assoluto della vita in tutte le sue fasi e dimensioni (cfr ibid., 123; 136).
Senza il riconoscimento di alcuni limiti etici naturali insormontabili e senza lโimmediata attuazione di quei pilastri dello sviluppo umano integrale, lโideale di ยซsalvare le future generazioni dal flagello della guerraยป (Carta delle Nazioni Unite, Preambolo) e di ยซpromuovere il progresso sociale e un piรน elevato livello di vita allโinterno di una piรน ampia libertร ยป (ibid.) corre il rischio di diventare un miraggio irraggiungibile o, peggio ancora, parole vuote che servono come scusa per qualsiasi abuso e corruzione, o per promuovere una colonizzazione ideologica mediante lโimposizione di modelli e stili di vita anomali estranei allโidentitร dei popoli e, in ultima analisi, irresponsabili.
La guerra รจ la negazione di tutti i diritti e una drammatica aggressione allโambiente. Se si vuole un autentico sviluppo umano integrale per tutti, occorre proseguire senza stancarsi nellโimpegno di evitare la guerra tra le nazioni e tra i popoli.
A tal fine bisogna assicurare il dominio incontrastato del diritto e lโinfaticabile ricorso al negoziato, ai buoni uffici e allโarbitrato, come proposto dalla Carta delle Nazioni Unite, vera norma giuridica fondamentale. Lโesperienza dei 70 anni di esistenza delle Nazioni Unite, in generale, e in particolare lโesperienza dei primi 15 anni del terzo millennio, mostrano tanto lโefficacia della piena applicazione delle norme internazionali come lโinefficacia del loro mancato adempimento. Se si rispetta e si applica la Carta delle Nazioni Unite con trasparenza e sinceritร , senza secondi fini, come un punto di riferimento obbligatorio di giustizia e non come uno strumento per mascherare intenzioni ambigue, si ottengono risultati di pace. Quando, al contrario, si confonde la norma con un semplice strumento da utilizzare quando risulta favorevole e da eludere quando non lo รจ, si apre un vero vaso di Pandora di forze incontrollabili, che danneggiano gravemente le popolazioni inermi, lโambiente culturale, e anche lโambiente biologico.
Il Preambolo e il primo articolo della Carta delle Nazioni Unite indicano le fondamenta della costruzione giuridica internazionale: la pace, la soluzione pacifica delle controversie e lo sviluppo delle relazioni amichevoli tra le nazioni. Contrasta fortemente con queste affermazioni, e le nega nella pratica, la tendenza sempre presente alla proliferazione delle armi, specialmente quelle di distruzione di massa come possono essere quelle nucleari. Unโetica e un diritto basati sulla minaccia della distruzione reciproca โ e potenzialmente di tutta lโumanitร โ sono contraddittori e costituiscono una frode verso tutta la costruzione delle Nazioni Unite, che diventerebbero โNazioni unite dalla paura e dalla sfiduciaโ. Occorre impegnarsi per un mondo senza armi nucleari, applicando pienamente il Trattato di non proliferazione, nella lettera e nello spirito, verso una totale proibizione di questi strumenti.
Il recente accordo sulla questione nucleare in una regione sensibile dellโAsia e del Medio Oriente, รจ una prova delle possibilitร della buona volontร politica e del diritto, coltivati con sinceritร , pazienza e costanza. Formulo i miei voti perchรฉ questo accordo sia duraturo ed efficace e dia i frutti sperati con la collaborazione di tutte le parti coinvolte.
In tal senso, non mancano gravi prove delle conseguenze negative di interventi politici e militari non coordinati tra i membri della comunitร internazionale. Per questo, seppure desiderando di non avere la necessitร di farlo, non posso non reiterare i miei ripetuti appelli in relazione alla dolorosa situazione di tutto il Medio Oriente, del Nord Africa e di altri Paesi africani, dove i cristiani, insieme ad altri gruppi culturali o etnici e anche con quella parte dei membri della religione maggioritaria che non vuole lasciarsi coinvolgere dallโodio e dalla pazzia, sono stati obbligati ad essere testimoni della distruzione dei loro luoghi di culto, del loro patrimonio culturale e religioso, delle loro case ed averi e sono stati posti nellโalternativa di fuggire o di pagare lโadesione al bene e alla pace con la loro stessa vita o con la schiavitรน.
Queste realtร devono costituire un serio appello ad un esame di coscienza di coloro che hanno la responsabilitร della conduzione degli affari internazionali. Non solo nei casi di persecuzione religiosa o culturale, ma in ogni situazione di conflitto, come in Ucraina, in Siria, in Iraq, in Libia, nel Sud-Sudan e nella regione dei Grandi Laghi, prima degli interessi di parte, pur se legittimi, ci sono volti concreti. Nelle guerre e nei conflitti ci sono persone, nostri fratelli e sorelle, uomini e donne, giovani e anziani, bambini e bambine che piangono, soffrono e muoiono. Esseri umani che diventano materiale di scarto mentre non si fa altro che enumerare problemi, strategie e discussioni.
Come ho chiesto al Segretario Generale delle Nazioni Unite nella mia lettera del 9 agosto 2014, ยซla piรน elementare comprensione della dignitร umana [obbliga] la comunitร internazionale, in particolare attraverso le norme e i meccanismi del diritto internazionale, a fare tutto il possibile per fermare e prevenire ulteriori sistematiche violenze contro le minoranze etniche e religioseยป e per proteggere le popolazioni innocenti.
In questa medesima linea vorrei citare un altro tipo di conflittualitร , non sempre cosรฌ esplicitata ma che silenziosamente comporta la morte di milioni di persone. Un altro tipo di guerra che vivono molte delle nostre societร con il fenomeno del narcotraffico. Una guerra โsopportataโ e debolmente combattuta. Il narcotraffico per sua stessa natura si accompagna alla tratta delle persone, al riciclaggio di denaro, al traffico di armi, allo sfruttamento infantile e al altre forme di corruzione. Corruzione che รจ penetrata nei diversi livelli della vita sociale, politica, militare, artistica e religiosa, generando, in molti casi, una struttura parallela che mette in pericolo la credibilitร delle nostre istituzioni.
Ho iniziato questo intervento ricordando le visite dei miei predecessori. Ora vorrei, in modo particolare, che le mie parole fossero come una continuazione delle parole finali del discorso di Paolo VI, pronunciate quasi esattamente 50 anni or sono, ma di perenne valore. ยซร lโora in cui si impone una sosta, un momento di raccoglimento, di ripensamento, quasi di preghiera: ripensare, cioรจ, alla nostra comune origine, alla nostra storia, al nostro destino comune. Mai come oggi […] si รจ reso necessario lโappello alla coscienza morale dellโuomo [poichรฉ] il pericolo non viene nรฉ dal progresso nรฉ dalla scienza: questi, se bene usati, potranno anzi risolvere molti dei gravi problemi che assillano lโumanitร ยป (Discorso ai Rappresentanti degli Stati, 4 ottobre 1965). Tra le altre cose, senza dubbio, la genialitร umana, ben applicata, aiuterร a risolvere le gravi sfide del degrado ecologico e dellโesclusione. Proseguo con le parole di Paolo VI: ยซIl pericolo vero sta nellโuomo, padrone di sempre piรน potenti strumenti, atti alla rovina ed alle piรน alte conquiste!ยป (ibid.).
La casa comune di tutti gli uomini deve continuare a sorgere su una retta comprensione della fraternitร universale e sul rispetto della sacralitร di ciascuna vita umana, di ciascun uomo e di ciascuna donna; dei poveri, degli anziani, dei bambini, degli ammalati, dei non nati, dei disoccupati, degli abbandonati, di quelli che vengono giudicati scartabili perchรฉ li si considera nientโaltro che numeri di questa o quella statistica. La casa comune di tutti gli uomini deve edificarsi anche sulla comprensione di una certa sacralitร della natura creata.
Tale comprensione e rispetto esigono un grado superiore di saggezza, che accetti la trascendenza โ quella di sรฉ stesso โ rinunci alla costruzione di una รฉlite onnipotente e comprenda che il senso pieno della vita individuale e collettiva si trova nel servizio disinteressato verso gli altri e nellโuso prudente e rispettoso della creazione, per il bene comune . Ripetendo le parole di Paolo VI, ยซlโedificio della moderna civiltร deve reggersi su principii spirituali, capaci non solo di sostenerlo, ma altresรฌ di illuminarlo e di animarloยป (ibid.).
Il Gaucho Martin Fierro, un classico della letteratura della mia terra natale, canta: โI fratelli siano uniti perchรฉ questa รจ la prima legge. Abbiano una vera unione in qualsiasi tempo, perchรฉ se litigano tra di loro li divoreranno quelli di fuoriโ.
Il mondo contemporaneo apparentemente connesso, sperimenta una crescente e consistente e continua frammentazione sociale che pone in pericolo ยซogni fondamento della vita socialeยป e pertanto ยซfinisce col metterci lโuno contro lโaltro per difendere i propri interessiยปย (Enc. Laudato sรฌ, 229).
Il tempo presente ci invita a privilegiare azioni che possano generare nuovi dinamismi nella societร e che portino frutto in importanti e positivi avvenimenti storici (cfr Esort. ap. Evangelii gaudium, 223).
Non possiamo permetterci di rimandare โalcune agendeโ al futuro. Il futuro ci chiede decisioni critiche e globali di fronte ai conflitti mondiali che aumentano il numero degli esclusi e dei bisognosi.
La lodevole costruzione giuridica internazionale dellโOrganizzazione delle Nazioni Unite e di tutte le sue realizzazioni, migliorabile come qualunque altra opera umana e, al tempo stesso, necessaria, puรฒ essere pegno di un futuro sicuro e felice per le generazioni future. Lo sarร se i rappresentanti degli Stati sapranno mettere da parte interessi settoriali e ideologie e cercare sinceramente il servizio del bene comune. Chiedo a Dio Onnipotente che sia cosรฌ, e vi assicuro il mio appoggio, la mia preghiera e lโappoggio e le preghiere di tutti i fedeli della Chiesa Cattolica, affinchรฉ questa Istituzione, tutti i suoi Stati membri e ciascuno dei suoi funzionari, renda sempre un servizio efficace allโumanitร , un servizio rispettoso della diversitร e che sappia potenziare, per il bene comune, il meglio di ciascun popolo e di ciascun cittadino. Che Dio vi benedica tutti!
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