PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI DELLA CURIA ROMANA
DISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO
Sala Clementina
Giovedรฌ, 21 dicembre 2017
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Cari fratelli e sorelle,
Il Natale รจ la festa della fede nel Figlio di Dio che si รจ fatto uomo per ridonare allโuomo la sua dignitร filiale, perduta a causa del peccato e della disobbedienza. Il Natale รจ la festa della fede nei cuori che si trasformano in mangiatoia per ricevere Lui, nelle anime che permettono a Dio di far germogliare dal tronco della loro povertร il virgulto di speranza, di caritร e di fede.
Quella di oggi รจ una nuova occasione per scambiarci gli auguri natalizi e auspicare per tutti voi, per i vostri collaboratori, per i Rappresentanti pontifici, per tutte le persone che prestano servizio nella Curia e per tutti i vostri cari un santo e gioioso Natale e un felice Anno Nuovo. Che questo Natale ci apra gli occhi per abbandonare il superfluo, il falso, il malizioso e il finto, e per vedere lโessenziale, il vero, il buono e lโautentico. Tanti auguri davvero!
Cari fratelli,
avendo parlato in precedenza della Curia romana ad intra, desidero questโanno condividere con voi alcune riflessioni sulla realtร della Curia ad extra, ossia il rapporto della Curia con le Nazioni, con le Chiese particolari, con le Chiese Orientali, con il dialogo ecumenico, con lโebraismo, con lโIslam e le altre religioni, cioรจ con il mondo esterno.
Le mie riflessioni si basano certamente sui principi basilari e canonici della Curia, sulla stessa storia della Curia, ma anche sulla visione personale che ho cercato di condividere con voi nei discorsi degli ultimi anni, nel contesto dellโattuale riforma in corso.
E parlando della riforma mi viene in mente lโespressione simpatica e significativa di Mons. Frรฉdรฉric-Franรงois-Xavier De Mรฉrode: ยซFare le โriforme a Roma รจ come pulire la Sfinge dโEgitto con uno spazzolino da dentiยป[1].โ Ciรฒ evidenzia quanta pazienza, dedizione e delicatezza occorrano per raggiungere tale obbiettivo, in quanto la Curia รจ unโistituzione antica, complessa, venerabile, composta da uomini provenienti da diverse culture, lingue e costruzioni mentali e che, strutturalmente e da sempre, รจ legata alla funzione primaziale del Vescovo di Roma nella Chiesa, ossia allโufficio โsacroโ voluto dallo stesso Cristo Signore per il bene dellโintero corpo della Chiesa, (ad bonum totius corporis)[2].
Lโuniversalitร del servizio della Curia, dunque, proviene e scaturisce dalla cattolicitร del Ministero petrino. Una Curia chiusa in sรฉ stessa tradirebbe lโobbiettivo della sua esistenza e cadrebbe nellโautoreferenzialitร , condannandosi allโautodistruzione. La Curia, ex natura, รจ progettata ad extra in quanto e finchรฉ legata al Ministero petrino, al servizio della Parola e dellโannuncio della Buona Novella: il Dio Emmanuele, che nasce tra gli uomini, che si fa uomo per mostrare a ogni uomo la sua vicinanza viscerale, il suo amore senza limiti e il suo desiderio divino che tutti gli uomini siano salvi e arrivino a godere della beatitudine celeste (cfr 1 Tm 2,4); il Dio che fa sorgere il suo sole sui buoni e sui cattivi (cfr Mt 5,45); il Dio che non รจ venuto per essere servito ma per servire (cfr Mt 20,28); il Dio che ha costituito la Chiesa per essere nel mondo, ma non del mondo, e per essere strumento di salvezza e di servizio.
Proprio pensando a questa finalitร ministeriale, petrina e curiale, ossia di servizio, salutando di recente i Padri e Capi delle Chiese Orientali Cattoliche[3], ho fatto ricorso allโespressione di un โprimato diaconaleโ, rimandando subito allโimmagine diletta di San Gregorio Magno del Servus servorum Dei. Questa definizione, nella sua dimensione cristologica, รจ anzitutto espressione della ferma volontร di imitare Cristo, il quale assunse la forma di servo (cfr Fil 2,7โ). Benedetto XVI, quando ne parlรฒ, disse che sulle labbra di Gregorio questa frase non era ยซuna pia formula, ma la vera manifestazione del suo modo di vivere e di agire. Egli era intimamente colpito dallโumiltร di Dio, che in Cristo si รจ fatto nostro servo, ci ha lavato e ci lava i piedi sporchiยป[4].
Analogo atteggiamento diaconale deve caratterizzare anche quanti, a vario titolo, operano nellโambito della Curia romana la quale, come ricorda anche il Codice di Diritto Canonico, agendo nel nome e con lโautoritร del Sommo Pontefice, ยซadempie alla propria funzione per il bene e al servizio delle Chieseยป (can. 360; cfr CCEO can. 46).
Primato diaconale โrelativo al Papaโ[5]; e altrettanto diaconale, di conseguenza, รจ il lavoro che si svolge allโinterno della Curia romana ad intra e allโesterno ad extra. Questo tema della diaconia ministeriale e curiale mi riporta a un antico testo presente nella Didascalia Apostolorum, dove si afferma: il ยซdiacono sia lโorecchio e la bocca del Vescovo, il suo cuore e la sua animaยป[6], poichรฉ a questa concordia รจ legata la comunione, lโarmonia e la pace nella Chiesa, in quanto il diacono รจ il custode del servizio nella Chiesa[7]. Non credo sia per caso che lโorecchio รจ lโorgano dellโudito ma anche dellโequilibrio; e la bocca lโorgano dellโassaporare e del parlare.
Un altro antico testo aggiunge che i diaconi sono chiamati a essere come gli occhi del Vescovo[8]. Lโocchio guarda per trasmettere le immagini alla mente, aiutandola a prendere le decisioni e a dirigere per il bene di tutto il corpo.
La relazione che da queste immagini si puรฒ dedurre รจ quella di comunione di filiale obbedienza per il servizio al popolo santo di Dio. Non cโรจ dubbio, poi, che tale devโessere anche quella che esiste tra tutti quanti operano nella Curia romana, dai Capi Dicastero e Superiori agli ufficiali e a tutti. La comunione con Pietro rafforza e rinvigorisce la comunione tra tutti i membri.
Da questo punto di vista, il richiamo ai sensi dellโorganismo umano aiuta ad avere il senso dellโestroversione, dellโattenzione a quello che cโรจ fuori. Nellโorganismo umano, infatti, i sensi sono il nostro primo legame con il mondo ad extra, sono come un ponte verso di esso; sono la nostra possibilitร di relazionarci. I sensi ci aiutano a cogliere il reale e ugualmente a collocarci nel reale. Non a caso SantโIgnazio di Loyola ha fatto ricorso ai sensi nella contemplazione dei Misteri di Cristo e della veritร [9].
Questo รจ molto importante per superare quella squilibrata e degenere logica dei complotti o delle piccole cerchie che in realtร rappresentano โ nonostante tutte le loro giustificazioni e buone intenzioni โ un cancro che porta allโautoreferenzialitร , che si infiltra anche negli organismi ecclesiastici in quanto tali, e in particolare nelle persone che vi operano. Quando questo avviene, perรฒ, si perde la gioia del Vangelo, la gioia di comunicare il Cristo e di essere in comunione con Lui; si perde la generositร della nostra consacrazione (cfr At 20,35 e 2 Cor 9,7).
Permettetemi qui di spendere due parole su un altro pericolo, ossia quello dei traditori di fiducia o degli approfittatori della maternitร della Chiesa, ossia le persone che vengono selezionate accuratamente per dare maggior vigore al corpo e alla riforma, ma โ non comprendendo lโelevatezza della loro responsabilitร โ si ย lasciano corrompere dallโambizione o dalla vanagloria e, quando vengono delicatamente allontanate, si auto-dichiarano erroneamente martiri del sistema, del โPapa non informatoโ, della โvecchia guardiaโโฆ, invece di recitare il โmea culpaโ. Accanto a queste persone ve ne sono poi altre che ancora operano nella Curia, alle quali si dร tutto il tempo per riprendere la giusta via, nella speranza che trovino nella pazienza della Chiesa unโopportunitร per convertirsi e non per approfittarsene. Questo certamente senza dimenticare la stragrande maggioranza di persone fedeli che vi lavorano con lodevole impegno, fedeltร , competenza, dedizione e anche tanta santitร .
ร opportuno, allora, tornando allโimmagine del corpo, evidenziare che questi โsensi istituzionaliโ, cui potremmo in qualche modo paragonare i Dicasteri della Curia romana, devono operare in maniera conforme alla loro natura e alla loro finalitร : nel nome e con lโautoritร del Sommo Pontefice e sempre per il bene e al servizio delle Chiese[10]. Essi sono chiamati ad essere nella Chiesa come delle fedeli antenne sensibili: emittenti e riceventi.
Antenne emittenti in quanto abilitate a trasmettere fedelmente la volontร del Papa e dei Superiori. La parola โfedeltร โ[11] per quanti operano presso la Santa Sede ยซassume un carattere particolare, dal momento che essi pongono al servizio del Successore di Pietro buona parte delle proprie energie, del proprio tempo e del proprio ministero quotidiano. Si tratta di una grave responsabilitร , ma anche di un dono speciale, che con il passare del tempo va sviluppando un legame affettivo con il Papa, di interiore confidenza, un naturale idem sentire, che รจ ben espresso proprio dalla parola โfedeltร โยป[12].
Lโimmagine dellโantenna rimanda altresรฌ allโaltro movimento, quello inverso, ossia del ricevente. Si tratta di cogliere le istanze, le domande, le richieste, le grida, le gioie e le lacrime delle Chiese e del mondo in modo da trasmetterle al Vescovo di Roma al fine di permettergli di svolgere piรน efficacemente il suo compito e la sua missione di ยซprincipio e fondamento perpetuo e visibile dellโunitร di fede e di comunioneยป[13]. Con tale recettivitร , che รจ piรน importante dellโaspetto precettivo, i Dicasteri della Curia romana entrano generosamente in quel processo di ascolto e di sinodalitร di cui ho giร parlato[14].
Cari fratelli e sorelle,
ho fatto ricorso allโespressione โprimato diaconaleโ, allโimmagine del corpo, dei sensi e dellโantenna per spiegare che proprio per raggiungere gli spazi dove lo Spirito parla alle Chiese (cioรจ la storia) e per realizzare lo scopo dellโoperare (la salus animarum) risulta necessario, anzi indispensabile, praticare il discernimento dei segni dei tempi[15], la comunione nel servizio, la caritร nella veritร , la docilitร allo Spirito e lโobbedienza fiduciosa ai Superiori.
Forse รจ utile qui ricordare che gli stessi nomi dei diversi Dicasteri e degli Uffici della Curia romana lasciano intendere quali siano le realtร a favore delle quali debbono operare. Si tratta, a ben vedere, di azioni fondamentali e importanti per tutta la Chiesa e direi per il mondo intero.
Essendo lโoperato della Curia davvero molto ampio, mi limiterei questa volta a parlarvi genericamente della Curia ad extra, cioรจ di alcuni aspetti fondamentali, selezionati, a partire dai quali non sarร difficile, nel prossimo futuro, elencare e approfondire gli altri campi dellโoperato della Curia.
La Curia e il rapporto con le Nazioni
In questo campo gioca un ruolo fondamentale la Diplomazia Vaticana, che รจ la ricerca sincera e costante di rendere la Santa Sede un costruttore di ponti, di pace e di dialogo tra le Nazioni. Ed essendo una Diplomazia al servizio dellโumanitร e dellโuomo, della mano tesa e della porta aperta, essa si impegna nellโascoltare, nel comprendere, nellโaiutare, nel sollevare e nellโintervenire prontamente e rispettosamente in qualsiasi situazione per avvicinare le distanze e per intessere la fiducia. Lโunico interesse della Diplomazia Vaticana รจ quello di essere libera da qualsiasi interesse mondano o materiale.
La Santa Sede quindi รจ presente sulla scena mondiale per collaborare con tutte le persone e le Nazioni di buona volontร e per ribadire sempre lโimportanza di custodire la nostra casa comune da ogni egoismo distruttivo; per affermare che le guerre portano solo morte e distruzione; per attingere dal passato i necessari insegnamenti che ci aiutano a vivere meglio il presente, a costruire solidamente il futuro e a salvaguardarlo per le nuove generazioni.
Gli incontri con i Capi delle Nazioni e con le diverse Delegazioni, insieme ai Viaggi Apostolici, ne sono il mezzo e lโobbiettivo.
Ecco perchรฉ รจ stata costituita la Terza Sezione della Segreteria di Stato, con la finalitร di dimostrare lโattenzione e la vicinanza del Papa e dei Superiori della Segreteria di Stato al personale di ruolo diplomatico e anche ai religiosi e alle religiose, ai laici e alle laiche che prestano lavoro nelle Rappresentanze Pontificie. Una Sezione che si occupa delle questioni attinenti alle persone che lavorano nel servizio diplomatico della Santa Sede o che vi si preparano, in stretta collaborazione con la Sezione per gli Affari Generali e con la Sezione per i Rapporti con gli Stati[16].
Questa particolare attenzione si basa sulla duplice dimensione del servizio del personale diplomatico di ruolo: pastori e diplomatici, al servizio delle Chiese particolari e delle Nazioni ove operano.
La Curia e le Chiese particolari
Il rapporto che lega la Curia alle Diocesi e alle Eparchie รจ di primaria importanza. Esse trovano nella Curia Romana il sostegno e il supporto necessario di cui possono avere bisogno. ร un rapporto che si basa sulla collaborazione, sulla fiducia e mai sulla superioritร o sullโavversitร . La fonte di questo rapporto รจ nel Decreto conciliare sul ministero pastorale dei Vescovi, dove piรน ampiamente si spiega che quello della Curia รจ un lavoro svolto ยซa vantaggio delle Chiese e al servizio dei sacri pastoriยป[17].
La Curia romana, dunque, ha come suo punto di riferimento non soltanto il Vescovo di Roma, da cui attinge autoritร , ma pure le Chiese particolari e i loro Pastori nel mondo intero, per il cui bene opera e agisce.
A questa caratteristica di ยซservizio al Papa e ai Vescovi, alla Chiesa universale, alle Chiese particolariยป e al mondo intero, ho fatto richiamo nel primo di questi nostri annuali incontri, quando sottolineai che ยซnella Curia romana si apprende, โsi respiraโ in modo speciale questa duplice dimensione della Chiesa, questa compenetrazione tra lโuniversale e il particolareยป; e aggiunsi: ยซpenso che sia una delle esperienze piรน belle di chi vive e lavora a Romaยป[18].
Le visite ad limina Apostolorum, in questo senso, rappresentano una grande opportunitร di incontro, di dialogo e reciproco arricchimento. Ecco perchรฉ ho preferito, incontrando i Vescovi, avere un dialogo di reciproco ascolto, libero, riservato, sincero che va oltre gli schemi protocollari e lโabituale scambio di discorsi e di raccomandazioni. ร importante anche il dialogo tra i Vescovi e i diversi Dicasteri. Questโanno, riprendendo le visite ad limina, dopo l’anno del Giubileo, i Vescovi mi hanno confidato che sono stati ben accolti e ascoltati da tutti i Dicasteri. Questo mi rallegra tanto, e ringrazio i Capi Dicasteri qui presenti.
Permettetemi anche qui, in questo particolare momento della vita della Chiesa, di richiamare la nostra attenzione alla prossima XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, convocata sul tema โI giovani, la fede e il discernimento vocazionaleโ. Chiamare la Curia, i Vescovi e tutta la Chiesa a portare una speciale attenzione alle persone dei giovani, non vuol dire guardare soltanto a loro, ma anche mettere a fuoco un tema nodale per un complesso di relazioni e di urgenze: i rapporti intergenerazionali, la famiglia, gli ambiti della pastorale, la vita sociale… Lo annuncia chiaramente il Documento preparatorio nella sua introduzione: ยซLa Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata allโamore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalitร oggi piรน efficaci per annunciare la Buona Notizia. Attraverso i giovani, la Chiesa potrร percepire la voce del Signore che risuona anche oggi. Come un tempo Samuele (cfr 1 Sam 3,1-21) e Geremia (cfr Ger 1,4-10), anche oggi ci sono giovani che sanno scorgere quei segni del nostro tempo che lo Spirito addita. Ascoltando le loro aspirazioni possiamo intravedere il mondo di domani che ci viene incontro e le vie che la Chiesa รจ chiamata a percorrereยป[19].
La Curia e le Chiese Orientali
Lโunitร e la comunione che dominano il rapporto della Chiesa di Roma e le Chiese Orientali rappresentano un concreto esempio di ricchezza nella diversitร per tutta la Chiesa. Esse, nella fedeltร alle proprie Tradizioni bimillenarie e nella ecclesiastica communio, sperimentano e realizzano la preghiera sacerdotale di Cristo (cfr Gv 17)[20].ย
In questo senso, nellโultimo incontro con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali, parlando del โprimato diaconaleโ, ho evidenziato anche lโimportanza di approfondire e di revisionare la delicata questione dellโelezione dei nuovi Vescovi ed Eparchi che deve corrispondere, da una parte, allโautonomia delle Chiese Orientali e, allo stesso tempo, allo spirito di responsabilitร evangelica e al desiderio di rafforzare sempre di piรน lโunitร con la Chiesa Cattolica. ยซIl tutto, nella piรน convinta applicazione di quella autentica prassi sinodale, che รจ distintiva delle Chiese dโOrienteยป[21]. Lโelezione di ogni Vescovo deve rispecchiare e rafforzare lโunitร e la comunione tra il Successori di Pietro e tutto il collegio episcopale[22].
Il rapporto tra Roma e lโOriente รจ di reciproco arricchimento spirituale e liturgico. In realtร , la Chiesa di Roma non sarebbe davvero cattolica senza le inestimabili ricchezze delle Chiese Orientali e senza la testimonianza eroica di tanti nostri fratelli e sorelle orientali che purificano la Chiesa accettando il martirio e offrendo la loro vita per non negare Cristo[23].
La Curia e il dialogo ecumenico
Ci sono pure degli spazi nei quali la Chiesa Cattolica, specialmente dopo il Concilio Vaticano II, รจ particolarmente impegnata. Fra questi lโunitร dei cristiani che ยซรจ unโesigenza essenziale della nostra fede, unโesigenza che sgorga dallโintimo del nostro essere credenti in Gesรน Cristoยป[24]. Si tratta sรฌ di un โcamminoโ ma, come piรน volte รจ stato ripetuto anche dai miei Predecessori, รจ un cammino irreversibile e non in retromarcia. โLโunitร si fa camminando, per ricordare che quando camminiamo insieme, cioรจ ci incontriamo come fratelli, preghiamo insieme, collaboriamo insieme nellโannuncio del Vangelo e nel servizio agli ultimi siamo giร uniti. Tutte le divergenze teologiche ed ecclesiologiche che ancora dividono i cristiani saranno superate soltanto lungo questa via, senza che noi oggi sappiamo come e quando, ma ciรฒ avverrร secondo quello che lo Spirito Santo vorrร suggerire per il bene della Chiesaยป[25].
La Curia opera in questo campo per favorire lโincontro con il fratello, per sciogliere i nodi delle incomprensioni e delle ostilitร , e per contrastare i pregiudizi e la paura dellโaltro che hanno impedito di vedere la ricchezza della e nella diversitร e la profonditร del Mistero di Cristo e della Chiesa che resta sempre piรน grande di qualsiasi espressione umana.
Gli incontri avvenuti con i Papi, i Patriarchi e i Capi delle diverse Chiese e Comunitร mi hanno sempre riempito di gioia e di gratitudine.
La Curia e lโEbraismo, lโIslam, le altre religioni
Il rapporto della Curia Romana con le altre religioni si basa sullโinsegnamento del Concilio Vaticano II e sulla necessitร del dialogo. ยซPerchรฉ lโunica alternativa alla civiltร dellโincontro รจ lโinciviltร dello scontroยป[26]. Il dialogo รจ costruito su tre orientamenti fondamentali: ยซil dovere dellโidentitร , il coraggio dellโalteritร e la sinceritร delle intenzioni. Il dovere dellโidentitร , perchรฉ non si puรฒ imbastire un dialogo vero sullโambiguitร o sul sacrificare il bene per compiacere lโaltro; il coraggio dellโalteritร , perchรฉ chi รจ differente da me, culturalmente o religiosamente, non va visto e trattato come un nemico, ma accolto come un compagno di strada, nella genuina convinzione che il bene di ciascuno risiede nel bene di tutti; la sinceritร delle intenzioni, perchรฉ il dialogo, in quanto espressione autentica dellโumano, non รจ una strategia per realizzare secondi fini, ma una via di veritร , che merita di essere pazientemente intrapresa per trasformare la competizione in collaborazioneยป[27].
Gli incontri avvenuti con le autoritร religiose, nei diversi viaggi apostolici e negli incontri in Vaticano, ne sono la concreta prova.
Questi sono soltanto alcuni aspetti, importanti ma non esaurenti, dellโoperato della Curia ad extra. Oggi ho scelto questi aspetti, legati al tema del โprimato diaconaleโ, dei โsensi istituzionaliโ e delle โfedeli antenne emittenti e riceventiโ.
Cari fratelli e sorelle,
come ho iniziato questo nostro incontro parlando del Natale come festa della fede, vorrei concluderlo evidenziando che il Natale ci ricorda perรฒ che una fede che non ci mette in crisi รจ una fede in crisi; una fede che non ci fa crescere รจ una fede che deve crescere; una fede che non ci interroga รจ una fede sulla quale dobbiamo interrogarci; una fede che non ci anima รจ una fede che deve essere animata; una fede che non ci sconvolge รจ una fede che deve essere sconvolta. In realtร , una fede soltanto intellettuale o tiepida รจ solo una proposta di fede, che potrebbe realizzarsi quando arriverร a coinvolgere il cuore, lโanima, lo spirito e tutto il nostro essere, quando si permette a Dio di nascere e rinascere nella mangiatoia del cuore, quando permettiamo alla stella di Betlemme di guidarci verso il luogo dove giace il Figlio di Dio, non tra i re e il lusso, ma tra i poveri e gli umili.
Angelo Silesio, nel suo Il Pellegrino cherubico, scrisse: ยซDipende solo da te: Ah, potesse il tuo cuore diventare una mangiatoia! Dio nascerebbe bambino di nuovo sulla terraยป[28].
Con queste riflessioni rinnovo i miei piรน fervidi auguri natalizi a voi e a tutti i vostri cari.
Grazie!
Vorrei, come dono di Natale, lasciarvi questa versione italiana dellโopera del Beato Padre Maria Eugenio di Gesรน Bambino Je veux voir Dieu: Voglio vedere Dio. ร unโopera di teologia spirituale, farร bene a tutti noi. Forse non leggendola tutta, ma cercando nellโindice quel punto che piรน interessa o del quale ho piรน bisogno. Spero che sia di profitto per tutti noi.
E poi รจ stato tanto generoso il Cardinale Piacenza che, con il lavoro della Penitenzieria, anche di Mons. Nykiel, ha fatto questo libro: La festa del perdono, come risultato del Giubileo della Misericordia; e lui ha voluto pure regalarlo. Grazie al Cardinale Piacenza e alla Penitenzieria Apostolica. Daranno questo allโuscita a tutti voi.
Grazie!
[Benedizione]
E, per favore, pregate per me.
[1] Cfr Giuseppe Dalla Torre, Sopra una storia della Gendarmeria Pontificia, 19 ottobre 2017.
[2] ยซPer pascere e accrescere sempre piรน il popolo di Dio ha istituito nella sua Chiesa vari ministeri che tendono al bene di tutto il corpoยป (Conc. Ecum. Vat. II, Cost. dogm. Lumen gentium, 18).
[3] Cfr Saluto ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori, 9 ottobre 2017.
[4] Catechesi nellโUdienza generale del 4 giugno 2008.
[5] Cfr Giovanni Paolo II, Discorso alla riunione plenaria del Sacro Collegio dei Cardinali, 21 novembre 1985, 4.
[6] 2, 44: Funk, 138-166; cfr W. Rordorf, Liturgie et eschatologie, in Augustinianum 18 (1978), 153-161; Id., Que savons-nous des lieux de culte chrรฉtiens de l’รฉpoque prรฉconstantinienne? in L’Orient Syrien 9 (1964), 39-60.
[7] Cfr Incontro con i sacerdoti e i consacrati, Duomo di Milano, 25 marzo 2017.
[8] ยซQuanto ai diaconi della Chiesa, siano come gli occhi del vescovo, che sanno vedere tutto attorno, investigando le azioni di ciascuno della Chiesa, nel caso che qualcuno stia sul punto di peccare: in questo modo, prevenuto dall’avvertimento di chi presiede, forse non porterร a termine il [suoi peccato]ยป (Lettera di Clemente a Giacomo, 12: Rehm 14-15, in I Ministeri nella Chiesa Antica, Testi patristici dei primi tre secoli a cura di Enrico Cattaneo, Edizioni Paoline, 1997, p. 696).
[9] Cfr Esercizi Spirituali, N. 121: ยซLa quinta contemplazione sarร applicare i cinque sensi sulla prima e la seconda contemplazioneยป.
[10] Nel commento al Vangelo secondo Matteo di San Girolamo si registra un curioso paragone tra i cinque sensi dellโorganismo umano e le vergini della parabola evangelica, che diventano stolte quando non agiscono piรน secondo il fine loro assegnato (cfr Comm. in Mt XXV: PL 26, 184).
[11] Il concetto della fedeltร risulta molto impegnativo ed eloquente perchรฉ sottolinea anche la durata nel tempo dellโimpegno assunto, rimanda ad una virtรน che, come disse Benedetto XVI, ยซesprime il legame tutto particolare che si stabilisce tra il Papa e i suoi diretti collaboratori, tanto nella Curia Romana come nelle Rappresentanze Pontificieโ. Discorso alla Comunitร della Pontificia Accademia Ecclesiastica, 11 giugno 2012.
[12] Ibid.
[13] Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium,ย 18.
[14] ยซUna Chiesa sinodale รจ una Chiesa dellโascolto, nella consapevolezza che ascoltare โรจ piรน che sentireโ. ร un ascolto reciproco in cui ciascuno ha qualcosa da imparare. Popolo fedele, Collegio episcopale, Vescovo di Roma: lโuno in ascolto degli altri; e tutti in ascolto dello Spirito Santo, lo โSpirito della veritร โ (Gv 14,17), per conoscere ciรฒ che Egli โdice alle Chieseโ (Ap 2,7)ยป Discorso nel 50ยฐ anniversario del Sinodo dei Vescovi, 17 ottobre 2015.
[15]ย Cfr Lc 12,54-59; Mt 16,1-4; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 11: ยซIl popolo di Dio, mosso dalla fede con cui crede di essere condotto dallo Spirito del Signore che riempie lโuniverso, cerca di discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio. La fede infatti tutto rischiara di una luce nuova, e svela le intenzioni di Dio sulla vocazione integrale dellโuomo, orientando cosรฌ lo spirito verso soluzioni pienamente umaneยป.
[16]ย Cfr. Lettera Pontificia, il 18 ottobre 2017; Comunicato della Segreteria di Stato, il 21 novembre 2017.
[17] Christus Dominus, 9.
[18] Discorso alla Curia romana, 21 dicembre 2013; cfr Paolo VI, Omelia per lโ80ยฐ compleanno, 16 ottobre 1977: ยซSi, Roma ho amato, nel continuo assillo di meditarne e di comprenderne il trascendente segreto, incapace certamente di penetrarlo e di viverlo, ma appassionato sempre, come ancora lo sono, di scoprire come e perchรฉ โCristo รจ Romanoโ (cfr Dante, Div. Comm., Purg., XXXII, 102) [โฆ] la vostra โcoscienza romanaโ abbia essa all’origine la nativa cittadinanza di questa Urbe fatidica, ovvero la permanenza di domicilio o lโospitalitร ivi goduta; โcoscienza romanaโ che qui essa ha virtรน dโinfondere a chi sappia respirarne il senso dโuniversale umanesimoยป (Insegnamenti di Paolo VI, XV 1977, 1957).
[19] Sinodo dei Vescovi – Assemblea Generale Ordinaria XV, I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, Introduzione.
[20] Da una parte, lโunitร che risponde al dono dello Spirito, trova naturale e piena โespressione nellโยซunione indefettibile con il Vescovo di Romaยป (Benedetto XVI, Esort. ap. post-sin. Ecclesia in Medio Oriente, 40). E dallโaltra parte, lโessere โinseriti nella comunione dellโintero Corpo di Cristo ci rende consapevoli di โdover rafforzare lโunione e la solidarietร in seno ai vari Sinodi patriarcali, โโยซprivilegiando sempre la concertazione su questioni di grande importanza โper la Chiesa in vista di unโazione collegiale e unitariaยป (ibid.)โ.
[21] Parole ai Patriarchi delle Chiese Orientali e agli Arcivescovi Maggiori,ย 21 novembre 2013.
[22] Insieme ai Capi e Padri, agli Arcivescovi e ai Vescovi orientali, in comunione โcon il Papa, con la Curia e tra di loro, siamo tutti chiamati ยซa โricercare sempre โla giustizia, la pietร , la fede, la caritร , la pazienza e la โmitezzaโ (cfr 1 Tm 6,11); [ad adottare] uno stile di vita sobrio a immagine di โCristo, che si รจ spogliato per arricchirci con la sua povertร (cfr 2 Cor 8,9) [โฆ] โโ[alla] trasparenza nella gestione dei beni e sollecitudine verso ogni debolezza โe necessitร ยปย (Parole ai Patriarchi delle Chiese Orientali cattoliche e agli Arcivescovi Maggiori, 21 novembre 2013).
[23] Noi ยซvediamo tanti nostri fratelli e sorelle cristiani delle Chiese orientali sperimentare persecuzioni drammatiche e una diaspora sempre piรน inquietanteยป (Omelia in occasione del centenario della Congregazione per le Chiese Orientali e del Pontificio Istituto Orientale), Basilica di Santa Maria Maggiore, 12 ottobre 2017). ยซSu queste situazioni nessuno puรฒ chiudere gli occhiยป (Messaggio nel centenario di fondazione del Pontificio Istituto Orientale, 12 ottobre 2017).
[24] Discorso alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione dellโUnitร โdei Cristiani, 10 novembre 2016โ.
[26] Discorso ai partecipanti alla Conferenza Internazionale per la Pace, Al-Azhar Conference Centre, Il Cairo, 28 aprile 2017.
[28] Edizione Paoline 1989, p. 170 [234-235]: ยซEs mangelt nur an dir: Ach, kรถnnte nur dein Herz zu einer Krippe werden, Gott wรผrde noch einmal ein Kind auf dieser Erdenยป.
