Alle ore 9 di questa mattina, nella Cappella Redemptoris Mater, il Predicatore della Casa Pontificia, Rev.do P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto lโultima Predica di Quaresima. Tema delle meditazioni quaresimali รจ il seguente: โNessuno puรฒ dire: โGesรน รจ il Signore!โ se non nello Spirito Santoโ (1 Cor 12,3).
Tema delle meditazioni quaresimali รจ il seguente:
- Pubblicitร -
โNessuno puรฒ dire: โGesรน รจ il Signore!โ se non nello Spirito Santoโ (1 Cor 12,3).
Testo della predica
Si รจ manifestata la giustizia di Dio – Come fare del V centenario della riforma protestante un’occasione di grazia e riconciliazione per tutta la chiesa.
1. Le origini della Riforma protestante
Lo Spirito Santo che โ abbiamo visto nelle meditazioni precedenti โ ci conduce alla piena veritร sulla persona di Cristo e sul suo mistero pasquale, ci illumina anche su un aspetto cruciale della nostra fede in Cristo, e cioรจ sul modo in cui la salvezza da lui operata ci raggiunge oggi nella Chiesa. In altre parole, sul grande problema della giustificazione dellโuomo peccatore mediante la fede. Credo che cercare di far luce sulla storia e sullo stato attuale di tale dibattito sia il modo piรน utile per fare della ricorrenza del V centenario della Riforma protestante unโoccasione di grazia e di riconciliazione per tutta la Chiesa.
Non possiamo fare a meno di rileggere per intero il brano della Lettera ai Romani su cui tale dibattito รจ incentrato. Dice:
21Ora invece, indipendentemente dalla Legge, si รจ manifestata la giustizia di Dio, testimoniata dalla Legge e dai Profeti: 22giustizia di Dio per mezzo della fede in Gesรน Cristo, per tutti quelli che credono. Infatti non cโรจ differenza, 23perchรฉ tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, 24ma sono giustificati gratuitamente per la sua grazia, per mezzo della redenzione che รจ in Cristo Gesรน. 25ร lui che Dio ha stabilito apertamente come strumento di espiazione, per mezzo della fede, nel suo sangue, a manifestazione della sua giustizia per la remissione dei peccati passati 26mediante la clemenza di Dio, al fine di manifestare la sua giustizia nel tempo presente, cosรฌ da risultare lui giusto e rendere giusto colui che si basa sulla fede in Gesรน.
27Dove dunque sta il vanto? ร stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede. 28Noi riteniamo infatti che lโuomo รจ giustificato per la fede, indipendentemente dalle opere della Legge (Rom 3, 21-28).
Come รจ potuto succedere che questo messaggio cosรฌ consolante e luminoso sia divenuto il pomo della discordia in seno alla cristianitร occidentale, spaccando la Chiesa e lโEuropa in due diversi continenti religiosi? Anche oggi, presso il credente medio, in certi paesi del Nord Europa, tale dottrina costituisce lo spartiacque tra cattolicesimo e protestantesimo. Io stesso mi sono sentito rivolgere da fedeli laici luterani la domanda: โLei crede nella giustificazione per fede?โ, come la condizione per potere ascoltare quello che dicevo. Questa dottrina รจ definita dagli iniziatori stessi della Riforma โlโarticolo con cui la Chiesa sta o cadeโ (articulus stantis et cadentis Ecclesiae).
Bisogna risalire alla famosa โesperienza della torreโ di Martin Lutero avvenuta negli anni 1511 o 1512. (Si chiama cosรฌ perchรฉ si pensa avvenuta in una cella del convento agostiniano di Wittenberg chiamata โla Torreโ). Lutero era angustiato, fino quasi alla disperazione e al risentimento verso Dio, dal fatto che con tutte le sue osservanze religiose e penitenze non riuscisse a sentirsi accolto e in pace con Dio. Fu qui che dโimprovviso gli balenรฒ nella mente la parola di Paolo in Romani 1,17: โIl giusto vive per la fedeโ. Fu una liberazione. Raccontando lui stesso questa esperienza vicino alla morte, scrisse: โQuando scoprii questo mi sentii rinascere e mi pareva che si spalancassero per me le porte del paradisoโ .
Giustamente, alcuni storici luterani fanno risalire a questo momento, cioรจ ad alcuni anni prima del 1517, il vero inizio della Riforma. Lโoccasione che trasformรฒ questa esperienza interiore in una vera e propria valanga religiosa fu lโincidente delle indulgenze che fece decidere Lutero ad affiggere le famose 95 tesi nella Chiesa del castello di Wittenberg il 31 Ottobre del 1517. ร importante notare questa successione storica dei fatti. Essa ci dice che la tesi della giustificazione per fede e non per le opere, non fu il risultato della polemica con la Chiesa del tempo, ma la sua causa. Fu una vera illuminazione dallโalto, una โesperienza, Erlebnis, come viene definita da lui stesso.
Sorge spontanea una domanda: come si spiega il terremoto suscitato dalla presa di posizione di Lutero? Che cosa cโera in essa di tanto rivoluzionario? SantโAgostino aveva dato, dellโespressione โgiustizia di Dioโ, la stessa spiegazione di Lutero tanti secoli prima. โLa giustizia di Dio (justitia Dei) -aveva scritto โ รจ quella grazie alla quale, per sua grazia, noi diventiamo giusti, esattamente come la salvezza di Dio (salus Dei) (Sal 3,9) รจ quella per quale Dio salva noiโ .
San Gregorio Magno aveva detto: โNon si perviene dalle virtรน alla fede, ma dalla fede alle virtรนโ. E san Bernardo: โIo, quello che non posso ottenere da me stesso, me lo approprio (usurpo!) con fiducia dal costato trafitto del Signore, perchรฉ รจ pieno di misericordia. [โฆ] E che ne รจ della mia giustizia? O Signore, mi ricorderรฒ soltanto della tua giustizia. Infatti essa รจ anche la mia, perchรฉ tu sei per me giustizia da parte di Dio (cf. 1 Cor 1, 30)โ . San Tommaso dโAquino era andato anche oltre. Commentando il detto paolino โla lettera uccide, mentre lo Spirito da la vitaโ (2 Cor 3,6), egli scrive che per lettera si intendono anche i precetti morali del vangelo, per cui โanche la lettera del Vangelo ucciderebbe, se non si aggiungesse, dentro, la grazia della fede che sanaโ .
Il concilio di Trento, convocato in risposta alla Riforma, non ha difficoltร a riaffermare questa convinzione del primato della fede e della grazia, pur ritenendo (come, del resto, farร tutto il ramo della riforma che fa capo a Calvino) le opere e lโosservanza della legge, necessarie nel contesto dellโintero processo della salvezza, secondo la formula paolina della โfede che opera attraverso la caritร โ (โfides quae per caritatem operaturโ) (Gal 5,6) . Si spiega cosรฌ come, nel nuovo clima di dialogo ecumenico, sia stato possibile arrivare alla dichiarazione congiunta della Chiesa Cattolica e della Federazione mondiale delle Chiese Luterane, sulla giustificazione per grazia mediante la fede, firmata il 31 Ottobre 1999, in cui si prende atto di un fondamentale, anche se non ancora totale, accordo su tale dottrina.
Allora la Riforma protestante fu un caso di โmolto rumore per nullaโ? Frutto di un equivoco? Dobbiamo rispondere con fermezza: no! ร vero che il magistero della Chiesa non aveva mai annullato le decisioni prese nei concili precedenti (soprattutto contro i Pelagiani); mai aveva smentito quello che avevano scritto Agostino, Gregorio, Bernardo, Tommaso dโAquino. Le rivoluzioni non scoppiano perรฒ per delle idee o delle teorie astratte, ma per situazioni storiche concrete, e la situazione della Chiesa, da tempo, non rifletteva davvero quelle convinzioni. La vita, la catechesi, la pietร cristiana, la direzione spirituale, per non parlare poi della predicazione popolare: tutto sembrava affermare il contrario, e cioรจ che ciรฒ che conta sono le opere, lo sforzo umano. Per giunta, per โbuone opereโ non si intendevano in genere quelle enumerate da Gesรบ in Matteo 25, senza le quali dice egli stesso che non si entra nel regno dei cieli; si intendevano piuttosto pellegrinaggi, ceri votivi, novene, offerte alla Chiesa e, come corrispettivo a queste cose, le indulgenze.
Il fenomeno aveva radici lontane comuni a tutta la cristianitร e non solo a quella latina. Dopo che il cristianesimo divenne religione di stato, la fede era qualcosa che si assorbiva spontaneamente attraverso la famiglia, la scuola, la societร . Non era tanto importante insistere sul momento in cui si arriva alla fede e sulla decisione personale con cui si diventa credenti, quanto insistere sulle esigenze pratiche della fede, in altre parole sulla morale, sui costumi.
Un segno rivelatore di questo spostamento di interesse รจ segnalato da Henri de Lubac nella sua Storia dellโesegesi medievale. Nella fase piรน antica, lโordine dei quattro sensi della Scrittura era: senso storico letterale, senso cristologico o di fede, senso morale e senso escatologico . Sempre piรน spesso, questo ordine viene sostituito da uno diverso in cui il senso morale viene prima di quello cristologico o di fede. Prima del โcosa credereโ, si pone il โcosa fareโ. Il dovere viene prima del dono. Nella vita spirituale, si pensava, prima cโรจ la via della purificazione poi quella dellโilluminazione e dellโunione . Senza rendersene conto, si veniva a dire esattamente il contrario di quello che aveva scritto san Gregorio Magno e cioรจ che โnon si perviene dalle virtรน alla fede, ma dalla fede alle virtรนโ.
2. La dottrina della giustificazione per fede, dopo Lutero
Al seguito di Lutero e ben presto degli altri grandi due riformatori, Calvino e Zwiglio, la dottrina della giustificazione gratuita per fede, in coloro che ne fecero una ragione di vita, ebbe per effetto un indubbio miglioramento della qualitร della vita cristiana, grazie alla circolazione della parola di Dio in lingua volgare, ai numerosi inni e canti ispirati, ai sussidi scritti, resi accessibili al popolo dalla recente invenzione e diffusione della stampa.
Sul fronte esterno, la tesi della giustificazione per la sola fede divenne lo spartiacque tra cattolicesimo e protestantesimo. Ben presto (in parte, con Lutero stesso), questa contrapposizione si estese e divenne anche contrapposizione tra cristianesimo e giudaismo, con i cattolici che rappresentavano, secondo alcuni, la continuazione delle legalismo e ritualismo giudaico e il protestantesimo che rappresentava la novitร cristiana.
La polemica anticattolica si sposa con la polemica antigiudaica che, per altre ragioni, non era meno presente nel mondo cattolico. Il cristianesimo si sarebbe formato per opposizione, non per derivazione, dal giudaismo. A partire da Ferdinand Christian Baur (1792-1860), si va affermando la tesi delle due anime del cristianesimo: quella petrina del cosiddetto โproto-cattolicesimoโ (Frรผhkatholizismus) e quella paolina che trova la sua espressione piรน compiuta nel protestantesimo.
Questa convinzione porta a distanziare il piรน possibile la religione cristiana dallโebraismo. Si cercherร di spiegare le dottrine e i misteri cristiani (compreso il titolo di Kyrios, Signore, e il culto divino reso a Gesรบ), come frutto del contatto con lโellenismo. Il criterio usato per giudicare della autenticitร o meno di un detto e di un fatto del Vangelo รจ la sua alteritร rispetto a ciรฒ che รจ attestato nellโambiente ebraico del tempo. Se non fu questa la ragione principale dellโepilogo tragico dellโantisemitismo, รจ certo che, unita allโaccusa di deicidio, essa lo favorรฌ, dandogli una tacita copertura religiosa.
A partire dai anni โ70 del secolo scorso, cโรจ stato un rovesciamento radicale in questo settore degli studi biblici. Eโ necessario dire qualcosa su di esso per chiarire qual รจ lo stato attuale della dottrina paolina e luterana della giustificazione gratuita per la fede in Cristo. La natura e lo scopo di questo mio discorso mi dispensano dal citare i nomi degli autori moderni impegnati in questo dibattito. Chi รจ versato nella materia non avrร difficoltร a dare lui un nome agli autori delle tesi qui accennate, agli altri, penso, non interessano i nomi ma le idee.
Si tratta della cosiddetta โterza via di ricerca sul Gesรบ storicoโ (terza dopo quella liberale dellโOttocento e quella di Bultmann e seguaci del Novecento). Questa nuova prospettiva consiste nel riconoscere nellโebraismo la vera matrice dentro cui si รจ formato il cristianesimo, sfatando il mito della irriducibile alteritร del cristianesimo rispetto al giudaismo. Il criterio con cui si giudica la maggiore o minore probabilitร che un detto e un fatto della vita di Gesรบ sia autentico รจ la sua compatibilitร con lโebraismo del suo tempo, non la sua incompatibilitร come si pensava in passato.
Alcuni vantaggi di questo nuovo approccio sono evidenti. Viene ritrovata la continuitร della rivelazione. Gesรน si colloca allโinterno del mondo ebraico, nella linea dei profeti biblici. Si rende anche piรน giustizia allโebraismo del tempo di Gesรน, mostrandone la ricchezza e la varietร . Il guaio รจ che si รจ spinta tanto oltre questa conquista da trasformarla in una perdita. In molti rappresentanti di questa terza ricerca, Gesรน finisce per dissolversi completamente nel mondo giudaico, senza piรน distinguersi se non per qualche interpretazione particolare della Torah. Lo si riduce a uno dei profeti ebraici, un โcarismatico itineranteโ, โun contadino giudeo del Mediterraneoโ, come ha scritto qualcuno. Ritrovata la continuitร , si รจ persa la novitร . La nuova ricerca storica ha prodotto studi di ben altro livello (per esempio, quelli di James D. G. Dunn su โla nuova prospettiva su Gesรนโ); ma quella che ho accennato รจ la versione che รจ circolata piรน ampiamente a livello divulgativo e influenzato maggiormente lโopinione pubblica.
Chi ha messo in luce lโillusorietร di questo approccio ai fini di un serio dialogo tra ebraismo e cristianesimo รจ stato proprio un ebreo, il rabbino americano Jacob Neusner . Chi ha letto il libro di Benedetto XVI su Gesรน di Nazaret, conosce il pensiero di questo rabbino con il quale egli dialoga in uno dei capitoli piรน appassionanti del suo libro. Gesรน non puรฒ essere considerato un ebreo come un altro, spiega Neusner, visto che mette se stesso al di sopra di Mosรจ e si proclama โsignore anche del Sabatoโ.
Ma รจ soprattutto nei riguardi di san Paolo che la nuova ricerca mostra tutta la sua insufficienza. Secondo uno dei suoi piรน noti rappresentanti, la religione delle opere, contro cui lโApostolo si scaglia con tanta veemenza nelle sue lettere, non esiste nella realtร . Lโebraismo, anche al tempo di Gesรบ, รจ un โnomismo dellโalleanzaโ (Covenantal Nomism), cioรจ una religione basata sullโiniziativa gratuita di Dio e sul suo amore; lโosservanza della legge ne รจ la conseguenza, non la causa; essa serve per rimanere nellโalleanza, non per entrarvi. La religione ebraica continua ad essere quella dei patriarchi e dei profeti, al cui centro cโรจ la hesed, la grazia e la benevolenza divina.
Si cercano allora dei possibili bersagli diversi alla polemica di Paolo: non โi giudeiโ, ma i โgiudeo-cristianiโ, oppure quel tipo di ebraismo โzelanteโ che si sente minacciato dal mondo pagano circostante e reagisce alla maniera dei Maccabei. Insomma, quello che era stato il suo giudaismo, prima della conversione e che lo aveva portato a perseguitare i credenti ellenistici come Stefano.
Ma queste spiegazioni appaiono insostenibili e finiscono per rendere incomprensibile e contraddittorio il pensiero dellโApostolo. Nei capitoli precedenti lโApostolo ha formulato unโaccusa universale quanto lโumanitร stessa: โNon cโรจ differenza, perchรฉ tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dioโ (Rom 3, 22-23); per tre volte ricorre lโespressione โgiudei e greciโ, cioรจ giudei e gentili, allo stesso. Come si puรฒ pensare che a unโaccusa cosรฌ universale, corrisponda poi una applicazione limitata a un piccolo gruppo di credenti?
3. La giustificazione per fede: dottrina di Paolo o di Gesรน?
La difficoltร nasce, a mio parere dal fatto che lโesegesi di Paolo si comporta, a volte, come se il problema cominciasse con lui e come se Gesรบ non avesse detto nulla al riguardo. La dottrina della giustificazione gratuita per fede non รจ unโinvenzione di Paolo, ma il messaggio centrale del Vangelo di Cristo, in qualsiasi modo sia stato conosciuto dallโApostolo: se per rivelazione diretta del Risorto, o per la โtradizioneโ che egli dice di aver ricevuto e che non era certamente limitata alle poche parole del kerygma (cf. 1 Cor 15, 3). Se cosรฌ non fosse, avrebbero ragione quelli che dicono che Paolo, non Gesรน, รจ il vero fondatore del cristianesimo.
Il nucleo della dottrina รจ contenuto giร nella parola โVangeloโ, lieta notizia, che Paolo non ha certamente inventato lui dal nulla. Allโinizio del suo ministero, Gesรน andava proclamando: โIl tempo รจ compiuto e il regno di Dio รจ vicino; convertitevi e credete al Vangeloโ (Mc 1, 15). Come potrebbe, questo proclama, chiamarsi โlieta notiziaโ se fosse solo un minaccioso appello a cambiare vita? Quello che Cristo racchiude nellโespressione โregno di Dioโ โ e cioรจ lโiniziativa salvifica di Dio, la sua offerta di salvezza allโumanitร โ, san Paolo lo chiama โgiustizia di Dioโ, ma si tratta della stessa fondamentale realtร . โRegno di Dioโ e โgiustizia di Dioโ sono accostati tra di loro da Gesรน stesso quando dice: โCercate prima il regno di Dio e la sua giustiziaโ (Mt 6, 33).
Quando Gesรน diceva: โConvertitevi e credete al Vangeloโ, insegnava dunque giร la giustificazione mediante la fede. Prima di lui, convertirsi significava sempre โtornare indietroโ, come indica lo stesso termine ebraico shub; significava tornare allโalleanza violata, mediante una rinnovata osservanza della legge. Convertirsi, conseguentemente, ha un significato principalmente ascetico, morale e penitenziale e si attua mutando condotta di vita. La conversione รจ vista come condizione per la salvezza; il senso รจ: convertitevi e sarete salvi; convertitevi e la salvezza verrร a voi. Questo รจ il senso di convertirsi fino a Giovanni Battista compreso.
Sulla bocca di Gesรน, questo significato morale passa in secondo piano (almeno allโinizio della sua predicazione), rispetto a un significato nuovo, finora sconosciuto. Convertirsi non significa piรน tornare indietro, allโantica alleanza e allโosservanza della legge; significa piuttosto fare un salto in avanti, entrare nella nuova alleanza, afferrare questo Regno che รจ apparso, entrarvi. Ed entrarvi mediante la fede. โConvertitevi e credeteโ non significa due cose diverse e successive, ma la stessa azione: convertitevi, cioรจ credete; convertitevi credendo! Convertirsi non significa tanto โravvedersiโ, quanto โavvedersiโ, cioรจ accorgersi della novitร , pensare in modo nuovo. Lโumanista Lorenzo Valla (1405-1457), nelle sue Adnotationes in Novum Testamentum, aveva giร messo in luce questo significato nuovo del termine metanoia nel testo di Marco.
Innumerevoli dati evangelici, e tra i piรน sicuramente risalenti a Gesรน, confermano questa interpretazione. Uno รจ lโinsistenza con cui Gesรน afferma la necessitร di diventare come un bambino per entrare nel regno dei cieli. La caratteristica del bambino รจ che non ha niente da dare, puรฒ solo ricevere; non chiede una cosa ai genitori perchรฉ se lโรจ guadagnata, ma solo perchรฉ sa di essere amato. Accetta la gratuitร .
Anche la polemica paolina contro la pretesa di salvarsi per le proprie opere non nasce con lui. Bisogna negare unโinfinitร di fatti, per escludere dal vangelo tutti i riferimenti polemici a un certo numero di โscribi, farisei e dottori della leggeโ. Non si puรฒ non riconoscere nella parabola del fariseo e del pubblicano al tempio i due tipi di religiositร , contrapposti in seguito da san Paolo: quella di chi confida nelle proprie prestazioni religiose e quella di chi si affida alla misericordia di Dio e torna a casa โgiustificatoโ (Lc 18,14).
Non si tratta della tendenza presente in una religione, ma in ogni religione, compresa ovviamente quella dei cristiani. (Gli evangelisti non hanno tramandato i detti di Gesรน contro i farisei per correggere i farisei, ma per ammonire i cristiani!). Se Paolo prende di mira il giudaismo, รจ perchรฉ quello รจ il contesto religioso in cui vivono lui e i suoi interlocutori, ma si tratta di una categoria religiosa piรน che etnica. Giudei, nel contesto, sono quelli che, a differenza dei pagani, sono in possesso di una rivelazione, conoscono la volontร di Dio e, forti di questo fatto, si sentono al sicuro dalla parte di Dio e giudicano il resto dellโumanitร . Giร nel III secolo, Origene diceva che ora, a essere presi mira dalle parole dellโApostolo, sono โi capi delle chiese: vescovi, presbiteri e diaconiโ, cioรจ le guide, i maestri del popolo .
La difficoltร di conciliare lโimmagine che Paolo ci da della religione ebraica con quello che conosciamo di essa da altre fonti deriva da un fondamentale errore di metodo. Gesรบ e Paolo hanno a che fare con la vita vissuta, con il cuore; gli studiosi invece con i libri e le testimonianze scritte. Le dichiarazioni orali o scritte dicono quello che le persone sanno di dover essere o che vorrebbero essere, non, necessariamente, quello che sono. Non stupisce di trovare nelle Scritture e nelle fonti rabbiniche del tempo affermazioni commoventi e sincere sulla grazia, la misericordia, lโiniziativa preveniente di Dio; ma un conto รจ quello che la Scrittura dice o che i maestri insegnano, un altro conto quello che gli uomini hanno nel cuore e che governa le loro azioni.
Quello che avvenne al momento della Riforma protestante aiuta a capire la situazione al tempo di Gesรบ e di Paolo. Se uno guarda alla dottrina insegnata nelle scuole di teologia del tempo, alle definizioni antiche mai contestate, agli scritti di Agostino tenuti in grande onore, o anche solo allโImitazione di Cristo, lettura quotidiana delle anime pie, vi troverร una magnifica dottrina della grazia e non capirร contro chi se la prendeva Lutero; ma se uno guarda al vissuto cristiano del tempo, il risultato, abbiamo visto, รจ ben diverso.
4. Come predicare oggi la giustificazione per fede
Cosa concludere da questo sguardo a volo dโuccello ai cinque secoli trascorsi dallโinizio della Riforma protestante? ร vitale infatti che il centenario della Riforma non venga sciupato, rimanendo prigionieri del passato, cercando di stabilire torti e ragioni, magari in tono piรน irenico che in passato. Dobbiamo piuttosto fare un salto in avanti, come quando un fiume arriva a una chiusa e riprende il suo corso a un livello piรน alto.
La situazione รจ cambiata da allora. Le questioni che provocarono la separazione tra la Chiesa di Roma e la Riforma furono soprattutto le indulgenze e il modo in cui avviene la giustificazione dellโempio. Ma possiamo dire che questi siano i problemi con i quali sta o cade la fede dellโuomo dโoggi? In una occasione ricordo che il card. Kasper fece questa osservazione: per Lutero il problema esistenziale numero uno era come superare il senso di colpa e ottenere un Dio benevolo; oggi il problema semmai รจ il contrario: come ridare allโuomo il vero senso del peccato che ha smarrito del tutto.
Questo non significa ignorare lโarricchimento realizzato dalla Riforma o desiderare di tornare indietro, al tempo precedente. Significa piuttosto permettere a tutta la cristianitร di beneficiare delle sue molte e importanti conquiste, una volta liberate da certe distorsioni ed eccessi dovuti al clima surriscaldato del momento e al bisogno di raddrizzare abusi grossolani.
Tra gli eccessi risultati dalla secolare concentrazione sul problema della giustificazione dellโempio, uno mi sembra quello di aver fatto del cristianesimo occidentale un annuncio tetro, tutto concentrato sul peccato, che la cultura laica ha finito per combattere e rifiutare. La cosa piรน importante non รจ ciรฒ che Gesรน, con la sua morte, ha tolto dallโuomo โ il peccato -, ma quello che ha donato e cioรจ lo Spirito Santo. Molti esegeti considerano oggi il capitolo terzo della Lettera ai Romani sulla giustificazione per fede, come inseparabile dal capitolo ottavo sul dono dello Spirito e un tuttโuno con esso.
La giustificazione gratuita mediante la fede in Cristo dovrebbe essere predicata oggi da tutta la Chiesa e con piรน vigore che mai. Non, tuttavia, in opposizione alle โopereโ di cui parla il Nuovo Testamento, ma in contrasto con la pretesa dellโuomo postmoderno di salvarsi da solo con la sua scienza e tecnologia o con spiritualitร improvvisate e tranquillizzanti. Sono queste le โopereโ sulle quali lโuomo moderno confida. Sono convinto che se Lutero tornasse in vita, questo sarebbe il modo con cui anche lui predicherebbe oggi la giustificazione per la fede.
Unโaltra cosa importante dovremmo raccogliere tutti, luterani e cattolici, dallโiniziatore della Riforma. Per lui, abbiamo visto, la giustificazione gratuita per fede fu anzitutto una esperienza vissuta e solo in seguito teorizzata. Purtroppo, dopo di lui, essa รจ diventata sempre piรน una tesi teologica da difendere o da combattere, e sempre meno una esperienza personale e liberatoria, da vivere nel proprio rapporto intimo con Dio. La dichiarazione congiunta del 1999 ricorda quanto mai opportunamente che il consenso raggiunto dai cattolici e luterani su veritร fondamentali della dottrina della giustificazione deve avere degli effetti e trovare un riscontro, non soltanto nellโinsegnamento delle Chiese, ma anche nella vita delle persone (n. 43).
Non dobbiamo mai perdere di vista il punto principale del messaggio paolino. Quello che allโApostolo preme anzitutto affermare in Romani 3 non รจ che siamo giustificati per la fede, ma che siamo giustificati per la fede in Cristo; non รจ tanto che siamo giustificati per la grazia, quanto che siamo giustificati per la grazia di Cristo. ร Cristo il cuore del messaggio, prima ancora che la grazia e la fede. ร lui, oggi, lโarticolo con cui la Chiesa sta o cade: una persona, non una dottrina.
Dobbiamo rallegrarci perchรฉ questo รจ ciรฒ che sta avvenendo nella Chiesa e in misura maggiore di quanto di solito si pensa. Negli ultimi mesi ho potuto partecipare a due incontri: uno in Svizzera, organizzato da evangelici con la partecipazione dei cattolici, lโaltro in Germania organizzato da cattolici con la partecipazione degli evangelici. Questโultimo svoltosi ad Augsburg in Gennaio scorso, mi รจ sembrato davvero un segno dei tempi. Cโerano 6 mila cattolici e 2 mila luterani, in maggioranza giovani, provenienti da tutta la Germania. Il titolo in inglese era โHoly Fascinationโ, Santa Fascinazione. Ad affascinare quella moltitudine era Gesรน di Nazareth, reso presente e quasi tangibile dallo Spirito Santo. Dietro tutto questo, una comunitร di laici e una casa di preghiera (Gebetshaus), attiva da anni e in piena comunione con la chiesa cattolica locale.
Non era un ecumenismo del โvogliamoci bene!โ. Messa cattolicissima, con tanto di incenso, presieduta una volta da me e una volta dal vescovo ausiliare di Augsburg; un altro giorno, Santa Cena presieduta da un pastore luterano, nel pieno rispetto ognuno della propria liturgia. Adorazione, insegnamenti, musica: un clima quale solo i giovani sono in grado oggi di organizzare e che potrebbe servire da modello per qualche evento particolare durante le giornate mondiali della gioventรน.
Ho chiesto una volta ai responsabili se dovevo parlare dellโunitร dei cristiani; mi risposero: โNo, preferiamo vivere lโunitร , anzichรฉ parlarneโ. Avevano ragione. Sono segni della direzione in cui lo Spirito โe con lui papa Francesco โ ci invitano ad andare.
Buona e Santa Pasqua!
1.M. Lutero, Prefazione alle opere in latino, ed. Weimar vol. 54, p. 186.
2.S. Agostino, De Spiritu et littera, 32,56 (PL 44, 237).
3.S. Gregorio Magno, Omelie su Ezechiele, II, 7 (PL 76, 1018).
4.S. Bernardo di Chiaravalle, Sermoni sul Cantico, 61, 4-5( PL 183, 1072).
5.S.Tommaso dโAquino, Summa theologiae, I-IIae, q. 106, a. 2.
6.Concilio di Trento, โDecretum de iustificationeโ, 7, in Denzinger โ Schoenmetzer, Enchiridion Symbolorum, ed. 34, nr. 1531.
7.Classico รจ il distico con cui venne espresso questo ordine: Littera gesta docet, quid credas allegoria. / Moralis, quid agas; quo tendas anagogia. La lettera tโinsegna lโaccaduto; ciรฒ che devi credere, lโallegoria. / La morale, cosa fare; dove tendere, lโanagogia.
8.Cf. Henri de Lubac, Histoire de lโexรฉgรจse mรฉdiรฉvale. Le quatre sens de lโEcriture, Paris, Aubier, 1959, Vol. I,1, pp. 139-157.
9.Jacob Neusner, A Rabbi Talks with Jesus, McGill-Queenโs University Press, Montreal 2000.
10.Origene, Commento alla Lettera ai Romani, II, 2 (PG 14, 873).
