Alle ore 9 di oggi, nella Cappella Redemptoris Mater, alla presenza del Santo Padre Francesco, il Predicatore della Casa Pontificia, P. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la seconda Predica di Avvento sul tema: ยซTutto รจ stato fatto per mezzo di lui e in vista di luiยป (Colossesi 1,16).
Lโonnipresenza di Cristo nel tempo
- Pubblicitร -
1. Cristo e il tempo
Dopo aver meditato, la volta scorsa, sul posto che la persona di Cristo occupa nel cosmo, vogliamo dedicare questa seconda riflessione al posto che Cristo occupa nella storia umana; dopo la sua presenza nello spazio, quella nel tempo.
Nella Messa della Notte di Natale nella Basilica di San Pietro, รจ stato ripristinato, dopo il concilio, lโantico canto della Kalenda, tratto dal Martirologio Romano. In esso la nascita di Gesรบ Cristo รจ posta al termine di una serie di date che la situano nel corso del tempo. Eccone alcune frasi:
โTrascorsi molti secoli dalla creazione del mondo [โฆ];
tredici secoli dopo lโuscita di Israele dallโEgitto sotto la guida di Mosรจ;
circa mille anni dopo lโunzione di Davide quale re di Israele [โฆ];
allโepoca della centonovantaquattresima Olimpiade;
nellโanno 752 dalla fondazione di Roma;
nel quarantaduesimo anno dellโimpero di Cesare Ottaviano Augusto;
quando in tutto il mondo regnava la pace, Gesรน Cristo, Dio eterno e Figlio dellโeterno Padre, volendo santificare il mondo con la sua venuta, essendo stato concepito per opera dello Spirito Santo, trascorsi nove mesi, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomoโ
Questo modo relativo di calcolare il tempo, partendo da un principio e in riferimento a diversi avvenimenti, era destinato a cambiare radicalmente con la venuta di Cristo, anche se ciรฒ non avvenne subito e tutto in una volta. Oscar Cullmann, nel noto studio โCristo e il tempoโ, ha spiegato nel modo piรน chiaro in che รจ consistito questo cambiamento nel modo umano di calcolare il tempo.
Noi non partiamo piรน da un punto iniziale (la creazione del mondo, lโuscita dallโEgitto, la fondazione di Roma ecc.), seguendo poi una numerazione che progredisce in avanti verso un futuro illimitato. Partiamo ormai da un punto centrale, la nascita di Cristo, e calcoliamo il tempo che la precede in modo decrescente verso di essa: cinque secoli, quattro secoli, un secolo avanti Cristoโฆ., e in modo crescente il tempo che la segue: un secolo, due secoli o due millenni dopo Cristo. Fra pochi giorni celebreremo il 2017ยฐ anniversario di quellโevento.
Questa maniera di calcolare il tempo, dicevo, non si รจ imposta subito e allo stesso modo. Con Dionigi il Piccolo, nel 525, si cominciรฒ a calcolare gli anni a partire dalla nascita di Cristo, anzichรฉ dalla fondazione di Roma; ma solo a partire dal secolo XVII (sembra con il teologo Denis Pรฉtau, detto Petavius) invalse lโuso di contare anche il tempo prima di Cristo secondo gli anni che precedettero la sua venuta. Si รจ arrivati cosรฌ allโuso generale, espresso dalle formule: ante Christum natum (abbreviato a.C.) e post Christum natum (abbreviato p. C ); avanti Cristo, dopo Cristo.
Da qualche tempo sta diffondendosi il costume, specie nel mondo anglosassone e nei rapporti internazionali, di evitare questa dicitura, non gradita, per motivi comprensibili, a persone appartenenti ad altre religioni o di nessuna religione. Anzichรฉ, perciรฒ, parlare di โera cristianaโ, o di โanno del Signoreโ, si preferisce parlare di โera correnteโ, o โera comuneโ (โCommon eraโ). Alla dicitura โavanti Cristoโ (a. C.) si sostituisce โavanti lโera comuneโ (in inglese BCE) e a quella โdopo Cristoโ (d.C.) la dicitura โera Comuneโ (in inglese CE). Cambia la dicitura, ma non la sostanza della cosa; il calcolo degli anni e del tempo resta lo stesso.
Oscar Cullmann ha chiarito in che consiste la novitร della nuova cronologia, introdotta dal cristianesimo. Il tempo non procede per cicli che si ripetono, come era nel pensiero filosofico dei greci e, tra i moderni, in Nietzsche, ma avanza linearmente, partendo da un punto imprecisato (e in realtร non databile) che รจ la creazione del mondo, verso un punto ugualmente imprecisato e imprevedibile che รจ la parousia. Cristo รจ il centro della linea, colui al quale tutto tende prima di lui e dal quale tutto dipende dopo di lui . Definendosi โlโAlfa e lโOmegaโ della storia (Ap 21,6), il Risorto assicura che non solo egli riunisce in sรฉ il principio alla fine, ma รจ lui stesso quel principio imprecisato e quella fine imprevedibile, lโautore della creazione e della consumazione.
Sul momento, la posizione di Cullmann incontrรฒ una forte reazione ostile da parte dei rappresentanti della teologia dialettica, dominante in quel tempo: Barth, Bultmann e i loro discepoli. Questโultima tendeva a de-storicizzare il Kerygma, riducendolo a un esistenzialistico โappello alla decisioneโ. Mostrava, di conseguenza, un marcato disinteresse per il โGesรบ della storiaโ in favore del cosiddetto โCristo della fedeโ. Il rinato interesse per la โstoria della salvezzaโ nella teologia del dopo Concilio e il ritorno di fiamma di interesse per il Gesรบ della storia nellโesegesi (la cosiddetta โnuova ricerca storica su Gesรบโ ), hanno dato ragione alla intuizione di Cullmann.
Una conquista della teologia dialettica รจ rimasta intatta: Dio รจ totalmente altro rispetto al mondo, alla storia e al tempo: tra le due realtร vi รจ una โinfinita e irriducibile differenza qualitativaโ. Quando si tratta di Cristo, tuttavia, a questa certezza dellโinfinita differenza, va sempre affiancata lโaffermazione dellโaltrettanto โinfinitaโ somiglianza. ร il nucleo stesso della definizione di Calcedonia, espresso con i due avverbi โinconfuse, indiviseโ, senza confusione e senza separazione. Di Cristo si deve dire, in modo eminente, che รจ โnel mondoโ, ma non รจ โdel mondoโ; รจ nella storia e nel tempo, ma trascende la storia e il tempo.
2. Cristo: figura, evento e sacramento
Cerchiamo adesso di dare un contenuto piรน preciso allโaffermazione dellโonnipresenza di Cristo nella storia e nel tempo. Essa non รจ una presenza astratta e uniforme. Si attua in modo differenziato nelle diverse fasi della storia della salvezza. Cristo โรจ lo stesso, ieri, oggi e sempreโ ( Ebr 13,8), ma non con la stessa modalitร . Egli รจ presente nellโAntico Testamento come figura, รจ presente nel Nuovo Testamento come evento ed รจ presente nel tempo della Chiesa come sacramento. La figura annuncia, anticipa e prepara lโevento, mentre il sacramento lo celebra, lo rende presente, lo attualizza e, in certo senso, lo prolunga. In questo senso la liturgia ci fa dire a Natale: โHodie Christus natus est, hodie Salvator apparuitโ: โOggi Cristo รจ nato, oggi รจ apparso il Salvatoreโ.
ร una affermazione costante di san Paolo che, nellโAntico Testamento, tutto โ eventi e personaggi โ fa riferimento a Cristo; รจ un โtipoโ, una profezia, o una โallegoriaโ di lui. Ma la convinzione risale al Gesรบ dei Vangeli che applica a se tante parole e fatti dellโAntico Testamento. Secondo Luca, il Risorto in viaggio con due discepoli verso Emmaus, โcominciando da Mosรจ e da tutti i profeti, spiegรฒ loro in tutte le Scritture ciรฒ che si riferiva a luiโ (Lc 24, 27). La tradizione cristiana ha coniato delle formule brevi per esprimere questa veritร di fede, dicendo, per esempio, che la Legge era โgravidaโ di Cristo; la liturgia della Chiesa vive, praticamente, di questa convinzione e legge in riferimento a Cristo ogni pagina dellโAntico Testamento.
Dire, poi, che Cristo รจ presente nel Nuovo Testamento come โeventoโ, significa affermare il carattere unico e irripetibile degli eventi storici riguardanti la persona di Gesรบ e in particolare il suo mistero pasquale di morte e risurrezione. Lโevento รจ ciรฒ che avviene semel, โuna volta per sempreโ (Ebr 9, 26-28) e come tale non รจ ripetibile, essendo racchiuso nello spazio e nel tempo.
Dire infine che Cristo รจ presente nella Chiesa come โsacramentoโ, significa affermare che la salvezza da lui attuata diventa operante nella storia attraverso i segni da lui istituiti. La parola โsacramentoโ va qui intesa nel senso piรน ampio che include i sette sacramenti, ma anche la parola di Dio, e anzi lโintera Chiesa come โsacramento universale di salvezzaโ. Grazie ai sacramenti, il semel diventa quotiescunque, lโโuna sola voltaโ, diventa โogni voltaโ, come afferma Paolo della cena del Signore: โOgni volta (quotiescunque) che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finchรฉ egli vengaโ (1 Cor 11, 26).
Quando si parla della presenza di Cristo nella storia della salvezza come figura, come evento e come sacramento, bisogna evitare lโerrore di Gioacchino da Fiore (o almeno a lui attribuito): quello cioรจ di dividere lโintera storia umana in tre epoche: lโepoca del Padre che sarebbe lโAntico Testamento, lโera del Figlio che sarebbe il Nuovo Testamento e lโera dello Spirito Santo che sarebbe il tempo della Chiesa.
Questo non sarebbe soltanto contrario alla dottrina della Trinitร (che agisce sempre congiuntamente nelle opere ad extra), ma anche alla dottrina cristologica. Lโevento Cristo non รจ uno dei tre momenti o delle tre fasi della storia, ma il centro di essi, ciรฒ a cui tende il tempo prima di lui e da qui prende senso il tempo dopo di lui. ร la cerniera che li unisce e li distingue. ร proprio questa la veritร espressa dalla nuova cronologia che divide il tempo in โprima di Cristoโ e โdopo Cristoโ.
3. Lโincontro che cambia la vita
Adesso, come al solito, passiamo dal macrocosmo al microcosmo, dalla storia universale alla storia personale, cioรจ dalla teologia alla vita. La costatazione che, grazie allโuso universale di datare gli eventi, Cristo รจ riconosciuto come il baricentro del tempo e della storia non deve essere per un cristiano un motivo di orgoglio e di trionfalismo, ma lโoccasione per un austero esame di coscienza.
La domanda da cui partire รจ semplice: Cristo รจ anche il centro della mia vita, della mia piccola storia personale? Del mio tempo? Vi occupa un posto centrale solo in teoria, o anche di fatto? ร una veritร solo pensata, o anche vissuta?
Nella vita della maggioranza delle persone cโรจ un evento che divide la vita in due parti, crea un prima e un poi. Per gli sposati, questo, in genere, รจ il matrimonio ed essi dividono la propria vita cosรฌ: โprima di sposarmiโ e โdopo sposatoโ; per i sacerdoti รจ lโordinazione sacerdotale: prima dellโordinazione, dopo lโordinazione; per i religiosi, รจ la professione religiosa.
Anche san Paolo divideva la propria vita in due parti, ma lo spartiacque non era nรฉ il matrimonio nรฉ lโordinazione. โIo ero, io eroโฆโ, scrive ai Filippesi โ e segue la lista di tutti i suoi titoli e garanzie di santitร (circonciso, ebreo, osservante della legge, irreprensibile); ma dโimprovviso tutto questo, da guadagno divenne per lui perdita, da motivo di vanto spazzatura. Perchรฉ? โA motivo, dice, del sublime vantaggio di conoscere Cristo Gesรบ come mio Signoreโ (Fil 3, 5 ss). Lโincontro a fuoco con Cristo ha creato nella vita dellโApostolo una specie di โavanti Cristoโ e โdopo Cristoโ personale.
Per noi questo spartiacque รจ spesso piรน difficile da individuare; tutto รจ fluido, diluito nel tempo e scandito dai cosiddetti โriti di passaggioโ : battesimo, cresima, matrimonio, ordinazione sacerdotale o professione religiosa. Come fare per sperimentare anche noi qualcosa di quello che sperimentarono san Paolo e tanti altri dopo di lui?
Per nostra fortuna, un evento del genere non รจ frutto esclusivo dei sacramenti; anzi i sacramenti possono benissimo non rappresentare alcun vero โpassaggioโ, dal punto di vista esistenziale. Lโincontro personale con Cristo รจ un evento che puรฒ aver luogo in qualsiasi momento della vita. A proposito di esso, lโesortazione apostolica Evangelii gaudium scrive:
โInvito ogni cristiano, in qualsiasi luogo e situazione si trovi, a rinnovare oggi stesso (!) il suo incontro personale con Gesรน Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. Non cโรจ motivo per cui qualcuno possa pensare che questo invito non รจ per lui, perchรฉ ยซ nessuno รจ escluso dalla gioia portata dal Signoreโ (EG, 3).
In una omelia pasquale anonima del IV secolo, precisamente dellโanno 387, il vescovo fa una affermazione sorprendentemente moderna, quasi esistenzialistica ante litteram. Dice:
โPer ogni uomo, il principio della vita รจ quello, a partire dal quale Cristo รจ stato immolato per lui. Ma Cristo รจ immolato per lui nel momento in cui egli riconosce la grazia e diventa cosciente della vita procuratagli da quellโimmolazioneโ .
Avvicinandoci al Natale, noi possiamo applicare alla nascita di Cristo quello che lโautore dice della sua morte. โPer ogni uomo il principio della vita รจ quello, a partire dal quale Cristo รจ nato per lui. Ma Cristo nasce per lui nel momento in cui egli riconosce la grazia e diventa cosciente della vita procuratagli da quella nascitaโ.
ร un pensiero che ha attraversato, si puรฒ dire, tutta la storia della spiritualitร cristiana, a cominciare da Origene, passando per santโAgostino, san Bernardo, Lutero ed altri: โChe giova a me โ esso dice โ che Cristo sia nato una volta da Maria a Betlemme, se non nasce anche per fede nella mia anima?โ In questo senso, ogni Natale, anche quello di questโanno, potrebbe essere il primo vero Natale della nostra vita.
Un filosofo ateo ha descritto, in una pagina famosa, il momento in cui uno scopre lโesistenza, delle cose; scopre cioรจ che esse esistono nella realtร e non solo nel pensiero.
โEro โ scrive โ al giardino pubblico. La radice del castagno sโaffondava nella terra, proprio sotto la mia panchina. Non mi ricordavo piรน che era una radice. Le parole erano scomparse e, con esse, il significato delle cose, i modi del loro uso, i tenui segni di riconoscimento che gli uomini hanno tracciato sulla loro superficie [โฆ]. E poi ho avuto questo lampo di illuminazione. Ne ho avuto il fiato mozzo. Mai, prima di questi ultimi giorni, avevo presentito ciรฒ che vuol dire โesistereโ. Ero come gli altri, come quelli che passeggiano in riva al mare nei loro abiti primaverili. Dicevo come loro: โIl mare รจ verde; quel punto bianco lassรน รจ un gabbianoโ, ma non sentivo che ciรฒ esisteva, che il gabbiano era un โgabbiano-esistenteโ; di solito lโesistenza si nasconde. ร lรฌ, attorno a noi, non si possono dire due parole senza parlare di essa e, infine, non la si tocca [โฆ]. E poi, ecco, dโun tratto, era lรฌ, chiaro come il giorno: lโesistenza si era improvvisamente svelataโ .
Qualcosa di analogo avviene quando uno che ha pronunciato infinite volte il nome di Gesรบ, che conosce quasi tutto su di lui, che ha celebrato innumerevoli Messe, un giorno scopre che Gesรบ non รจ solo una memoria del passato, per quanto liturgica e sacramentale, non รจ un insieme di dottrine, di dogmi, un oggetto di studio; non รจ , in somma, un personaggio, ma una persona vivente ed esistente, anche se invisibile agli occhi del corpo. Ecco, Cristo รจ nato in lui; รจ avvenuto un salto di qualitร nel suo rapporto con Cristo.
ร quello che hanno sperimentato i grandi convertiti, nel momento in cui, per un incontro, una parola, una illuminazione dallโalto, improvvisamente si รจ accesa in loro una grande luce, ne hanno avuto, anche loro, โil fiato mozzoโ e hanno esclamato: โ Ma allora Dio cโรจ! ร tutto vero!โ
Successe, per esempio, a Paul Claudel che il giorno di Natale del 1886 entrรฒ per curiositร nella cattedrale di Notre Dame a Parigi e, ascoltando il canto del Magnificat, ebbe โil sentimento lacerante dellโeterna infanzia di Dioโ ed esclamรฒ: โSรฌ, รจ vero, รจ proprio vero! Dio esiste. ร qui. ร qualcuno, รจ un essere personale come me! Mi ama, mi chiamaโ. In quellโistante, scrisse piรน tardi, โ sentii entrare in me tutta la fede della Chiesaโ .
Facciamo perรฒ un passo avanti. Cristo, abbiamo visto, non รจ solo il centro, o il baricentro, della storia umana, colui che, con la sua venuta, crea un prima e un dopo nel scorrere del tempo; รจ anche colui che riempie ogni istante di questo tempo; รจ โla pienezzaโ, il Pleroma (Col 1,19), anche nel senso attivo che riempie di sรฉ la storia della salvezza: dapprima come figura, poi come evento e infine come sacramento.
Cosa significa tutto ciรฒ, trasportato sul piano personale? Significa che Cristo deve riempire anche il mio tempo. โRiempire di Gesรบ piรน istanti possibili della propria vitaโ: non รจ un programma impossibile. Non si tratta infatti di stare tutto il tempo a pensare a Gesรบ, ma di โaccorgersiโ della sua presenza, abbandonarsi alla sua volontร , di dirgli velocemente โTi amo!โ, ogni volta che abbiamo lโoccasione (meglio lโispirazione!) di rientrare in noi stessi.
La tecnica moderna ci offre unโimmagine che ci puรฒ aiutare a capire di che si tratta: la connessione a internet. Viaggiando e stando a lungo fuori sede, io ho fatto lโesperienza di che cosa significhi armeggiare a lungo per riuscire avere la connessione a internet, con fili o senza fili, e poi finalmente, quando stavi per arrenderti, ecco comparire di colpo sullo schermo la videata liberatrice di Google. Se prima mi sentivo tagliato fuori, senza poter ricevere la posta, cercare una informazione, comunicare con quelli della mia comunitร , ecco che ora mi si spalanca davanti il mondo intero. ร avvenuta la connessione.
Ma cosโรจ questa connessione in confronto a quella che si realizza quando uno si โconnetteโ con la fede con Gesรบ Risorto e vivo? Nel primo caso, ti si apre davanti il povero e tragico mondo degli uomini; qui ti si apre davanti il mondo di Dio, perchรฉ Cristo รจ la porta, รจ la via che immette nella Trinitร e nellโinfinito.
La riflessione su โCristo e il tempoโ che abbiamo cercato di fare puรฒ operare una guarigione interiore importante per la maggioranza di noi: la guarigione dal rimpianto sterile della โbeata gioventรนโ, la liberazione da quella mentalitร radicata che porta a vedere nella vecchiaia solo una sconfitta e una malattia, e non anche una grazia. Davanti a Dio il tempo migliore della vita non รจ quello piรน pieno di possibilitร e di attivitร , ma quello piรน pieno di Cristo perchรฉ esso si inserisce giร nellโeternitร .
Lโanno entrante vedrร i giovani al centro dellโattenzione della Chiesa con il sinodo su โI giovani e la fedeโ in preparazione alle giornate mondiali della gioventรน. Aiutiamoli a innamorarsi di Gesรน Cristo e avremo fatto ad essi il dono piรน bello.
Terminiamo richiamando alla mente le parole con cui lโentrata dellโeterno nel tempo viene proclamata nella notte di Natale, nello stile semplice e grandioso del โsublimeโ:
โNel quarantaduesimo anno dellโimpero di Cesare Ottaviano Augusto;
quando in tutto il mondo regnava la pace, Gesรน Cristo, Dio eterno e Figlio dellโeterno Padre, nasce in Betlemme di Giuda dalla Vergine Maria, fatto uomoโ.
Intorno al Natale dellโanno 1308 moriva la grande mistica Santa Angela da Foligno. Dal suo letto di morte, rivolta ai figli spirituali che le stavano intorno, a un certo punto esclamรฒ: โIl Verbo si รจ fatto carne!โ. E dopo un lungo intervallo, come se tornasse da un altro mondo, aggiunse: โOgni creatura viene meno; lโintelligenza degli angeli non basta!โ. โIn che cosa, le chiesero, ogni creatura viene meno, a che cosa lโintelligenza degli angeli non basta?โ. Rispose: โA capire!โ . Aveva ragione. ร un mistero troppo grande; non si puรฒ capire, ma solo adorare.
La Vergine Madre che ora invochiamo con lโantifona mariana ci ottenga la grazia di accogliere, pieni di commossa gratitudine e di stupore, il Verbo di Dio che viene ad abitare in mezzo a noi.
Santo Padre, Venerabili Padri, fratelli e sorelle, Buon Natale!
1.Oscar Cullmann, Christ et le temps, Neuchatel โ Paris 1947 ; trad. ital. Cristo e il tempo, 3a ed.Bologna, il Mulino 1967, pp. 39 ss.
2.Cf. James D. G. Dunn, A New Perspective on Jesus, Grand Rapids, Michigan 2005; trad. ital. Cambiare prospettiva su Gesรบ, Paideia, Brescia, 2011.
3.Omelia pasquale dellโanno 387: SCh 36, p. 59 s.
4.Cf. Origene, Commento al Vangelo di Luca 22,3 (SCh 87, p. 302). Angelo Silesio (Il Pellegrino cherubico, I, 6,1) ha espresso questo stesso pensiero in due versi arditi: โMille volte a Betlemme fosse Cristo nato / Se in te non nasce per sempre sei dannatoโ ( โWird Christus tausendmal zu Bethlehem geborn / und nicht in dir: du bleibst noch ewiglich verlornโ).
5.Jean-Paul Sartre, La nausea, Milano 1984, p. 193 ss.)
6.Cf. Paul Claudel, โMa conversionโ, in Paul Claudel, Oeuvres en prose, Gallimard, Paris 1965, pp. 1009-1010.
7.Il libro della Beata Angela da Foligno, Ed. Quaracchi, Grottaferrata, 1985, p. 726.
