p. Raniero Cantalamessa – Prima Predica di Avvento 2022

1906

Alle ore 9.00 di questa mattina, nellโ€™Aula Paolo VI, il Predicatore della Casa Pontificia, Em.mo Card. Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto la prima Predica di Avvento sul tema: โ€œSollevate, porte, i vostri frontaliโ€ (Salย 24, 7-8).ย Fede, Speranza e Caritร : le tre porte da aprire a Cristo che viene.

Le successive prediche di Avvento avranno luogo venerdรฌ 9 e venerdรฌ 16 dicembre.

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La porta della fede

Santo Padre, Reverendi Padri, fratelli e sorelle della Curia, mi sono chiesto piรน volte quale sia il senso e lโ€™utilitร  di queste prediche in Avvento e in Quaresima che interrompono o ritardano impegni di tuttโ€™altro genere e importanza. Quello che mi incoraggia e mi toglie lo scrupolo di farvi perdere tempo รจ la convinzione che non si viene a queste prediche per ascoltare opinioni o soluzioni ai problemi ecclesiali del momento, ma per attingere forza dalle veritร  di fede e cosรฌ affrontare nello spirito giusto tutti i problemi. Per fare, insomma, un bagno โ€“o almeno una rinfrescata โ€“ di fede, di speranza e di caritร .
Cosรฌ ho pensato di scegliere come tema di queste tre prediche di Avvento proprio le tre virtรน teologali. Fede, speranza e caritร  sono lโ€™oro, lโ€™incenso e la mirra che noi, Magi di oggi, vogliamo recare in dono a Dio che โ€œviene a visitarci dallโ€™altoโ€. Facendo tesoro della tradizione antica โ€“ patristica e medievale โ€“ sulle virtรน teologali, tenterรฒ โ€“ per quanto รจ possibile farlo in tre brevi meditazioni โ€“ un approccio anche moderno ed esistenziale, che risponda cioรจ alle sfide, agli arricchimenti e, a volte, ai surrogati proposti dallโ€™uomo dโ€™oggi alle virtรน teologali del cristianesimo.

Nella preghiera cristiana ha avuto sempre grande risonanza il salmo che โ€“ nella versione della liturgia โ€“ dice:
Sollevate, porte, i vostri frontali,
alzatevi, porte antiche,
ed entri il re della gloria.
Chi รจ questo re della gloria?
Il Signore degli eserciti รจ il re della gloria! (Sal 24, 7-8).

Nellโ€™interpretazione spirituale dei Padri e della liturgia, le porte di cui si parla nel salmo sono quelle del cuore umano: โ€œBeato colui alla cui porta bussa Cristoโ€, commentava santโ€™Ambrogio. โ€œLa nostra porta รจ la fedeโ€ฆSe vorrai alzare le porte della tua fede, entrerร  da te il re della gloriaโ€ . San Giovanni Paolo II fece, delle parole del salmo, il manifesto del suo pontificato. โ€œAprite, anzi spalancate le porte a Cristo!โ€, gridรฒ al mondo, il giorno della inaugurazione del suo ministero.

La grande porta che lโ€™uomo puรฒ aprire, o chiudere, a Cristo รจ una sola e si chiama libertร . Essa, perรฒ, si apre secondo tre modalitร  diverse, o secondo tre tipi diversi di decisione che possiamo considerare come altrettante porte: la fede, la speranza e la caritร . Sono, queste, delle porte tutte speciali: si aprono da dentro e da fuori nello stesso tempo: con due chiavi, di cui una รจ in mano allโ€™uomo, lโ€™altra a Dio. Lโ€™uomo non puรฒ aprirle senza il concorso di Dio e Dio non vuole aprirle senza il concorso dellโ€™uomo.

Cristo, origine e compimento della fede

Iniziamo dunque la nostra riflessione dalla prima delle tre porte: la fede. Dio โ€“ si legge negli Atti degli apostoli โ€“ โ€œaveva aperto ai pagani la porta della fedeโ€ (At 14, 27). Dio apre la porta della fede in quanto dร  la possibilitร  di credere inviando chi predica la buona novella; lโ€™uomo apre la porta della fede accogliendo questa possibilitร .

Con la venuta di Cristo, si registra, a proposito della fede, un salto di qualitร . Non nella natura di essa, ma nel suo contenuto. Ora non si tratta piรน di una generica fede in Dio, ma della fede in Cristo nato, morto e risorto per noi. La Lettera agli Ebrei fa un lungo elenco di credenti: โ€œPer fede Abeleโ€ฆ Per fede Abramoโ€ฆPer fede Isaccoโ€ฆPer fede Giacobbeโ€ฆPer fede Mosรฉโ€ฆโ€ Ma conclude dicendo: โ€œTutti costoro, pur essendo approvati a causa della loro fede, non ottennero ciรฒ che era stato loro promessoโ€ (Eb 11, 39). Che cosa mancava? Mancava Gesรบ, cioรจ colui che โ€“dice la stessa Lettera โ€“ โ€œdร  origine alla fede e la porta a compimentoโ€ (Eb 12, 2).

La fede cristiana non consiste dunque soltanto nel credere in Dio; consiste nel credere anche in colui che Dio ha mandato. Quando, prima di compiere un miracolo, Gesรน domanda: โ€œCredi tu?โ€ e, dopo averlo compiuto, afferma: โ€œLa tua fede ti ha salvatoโ€, non si riferisce a una generica fede in Dio (questa era scontata in ogni israelita); si riferisce alla fede in lui, nel potere divino a lui concesso.

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Questa รจ ormai la fede che giustifica lโ€™empio, la fede che fa rinascere a vita nuova. Essa si colloca al termine di un processo di cui san Paolo, nel capitolo 10 della Lettera ai Romani, traccia, quasi visivamente, le varie fasi disegnandole sulla mappa del corpo umano. Tutto comincia, dice, dalle orecchie, dallโ€™udire lโ€™annuncio del Vangelo: โ€œLa fede viene dallโ€™ascoltoโ€, fides ex auditu. Dalle orecchie, il movimento passa al cuore, dove si prende la decisione fondamentale: corde creditur, โ€œcon il cuore si credeโ€. Dal cuore, il movimento risale alla bocca: โ€œcon la bocca si fa la professione di fedeโ€: ore fit confessio.

Il processo non finisce qui, ma โ€“ dalle orecchie, dal cuore e dalla bocca โ€“ esso passa alle mani. Sรฌ, perchรฉ โ€œla fede diventa operativa nella caritร โ€, dice lโ€™Apostolo (Gal 5,6). San Giacomo puรฒ stare tranquillo. Cโ€™รจ posto anche per le โ€œopereโ€: non perรฒ prima, ma dopo (logicamente se non cronologicamente) la fede. โ€œNon si perviene alla fede โ€“ dice san Gregorio Magno โ€“ partendo dalle virtรน, ma alle virtรน partendo dalla fedeโ€ .

Sorge, a questo punto, una domanda di grande attualitร . Se la fede che salva รจ la fede in Cristo, che pensare di tutti quelli che non hanno alcuna possibilitร  di credere in lui? Viviamo in una societร , anche religiosamente, pluralistica. Le nostre teologie โ€“ Orientale e Occidentale, Cattolica e Protestante allo stesso modo โ€“ si sono sviluppate in un mondo dove esisteva in pratica soltanto il cristianesimo. Si era, bensรฌ, a conoscenza dellโ€™esistenza di altre religioni, ma esse erano considerate false in partenza, o non erano prese affatto in considerazione. A parte il diverso modo di intendere la Chiesa, tutti i cristiani condividevano lโ€™assioma tradizionale: โ€œFuori della Chiesa non cโ€™รจ salvezzaโ€: Extra Ecclesiam nulla salus.

Oggi non รจ piรน cosรฌ. Da qualche tempo รจ in atto un dialogo tra le religioni, basato sul reciproco rispetto e sul riconoscimento dei valori presenti in ognuna di esse. Nella Chiesa Cattolica, il punto di partenza รจ stata la dichiarazione โ€œNostra aetateโ€ del Concilio Vaticano II, ma un orientamento analogo รจ condiviso da tutte le Chiese storiche cristiane. Con questo riconoscimento si รจ andata affermando la convinzione che anche persone al di fuori della Chiesa possono salvarsi.

รˆ possibile, in questa nuova prospettiva, mantenere il ruolo finora attribuito alla fede โ€œesplicitaโ€ in Cristo? Lโ€™antico assioma: โ€œfuori della Chiesa non cโ€™รจ salvezzaโ€ non finirebbe per sopravvivere, in questo caso, nellโ€™assioma: โ€œfuori della fede non cโ€™รจ salvezzaโ€? In alcuni ambienti cristiani, questโ€™ultima รจ, di fatto, la dottrina dominante ed รจ essa che motiva lโ€™impegno missionario. In questo modo, perรฒ, la salvezza viene ad essere limitata in partenza a una minoranza esigua di persone.

Ciรฒ non solo non puรฒ lasciare tranquilli noi, ma fa torto prima di tutto a Cristo, sottraendogli gran parte dellโ€™umanitร . Non si puรฒ credere che Gesรบ รจ Dio, e limitare poi la sua rilevanza di fatto a un solo ristretto settore di essa. Gesรบ รจ โ€œil salvatore del mondoโ€ (Gv 4, 42); il Padre ha mandato il Figlio โ€œperchรฉ il mondo sia salvato per mezzo di luiโ€ (Gv 3,17): il mondo, non alcuni pochi nel mondo!

Cerchiamo di trovare una risposta nella Scrittura. Essa afferma che chi non ha conosciuto Cristo, ma agisce in base alla propria coscienza (Rm 2, 14-15) e fa del bene al prossimo (Mt 25, 3 ss.) รจ accetto a Dio. Negli Atti degli apostoli ascoltiamo, dalla bocca di Pietro, questa solenne dichiarazione: โ€œIn veritร  sto rendendomi conto che Dio non fa preferenza di persone, ma accoglie chi lo teme e pratica la giustizia, a qualunque nazione appartengaโ€ (At 10, 34-35).

Anche gli aderenti ad altre religioni credono, in genere, che โ€œDio esiste e che ricompensa coloro che lo cercanoโ€ (Eb 11, 6); realizzano, perciรฒ, quello che la Scrittura considera il dato fondamentale e comune di ogni fede. Questo vale, naturalmente, in modo tutto speciale, per i fratelli Ebrei che credono nello stesso Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe in cui crediamo noi cristiani.

Il motivo principale del nostro ottimismo non si basa, tuttavia, sul bene che gli aderenti ad altre religioni sono in grado di fare, ma sulla โ€œmultiforme grazia di Dioโ€ (1Pt 4, 10). A volte sento il bisogno di offrire il sacrificio della Messa proprio a nome di tutti quelli che sono salvati per i meriti di Cristo, ma non lo sanno e non possono ringraziarlo. Ci esorta a farlo anche la liturgia. Nella Preghiera eucaristica IV, alla preghiera per il papa, il vescovo e i fedeli, si aggiunge quella โ€œper tutti gli uomini che ti cercano con cuore sinceroโ€.

Dio ha molti piรน modi per salvare di quanti noi possiamo pensare. Ha istituito dei โ€œcanaliโ€ della sua grazia, ma non si รจ vincolato ad essi. Uno di questi mezzi โ€œstraordinariโ€ di salvezza รจ la sofferenza. Dopo che Cristo lโ€™ha presa su di sรฉ e lโ€™ha redenta, รจ anchโ€™essa, a modo suo, un universale sacramento di salvezza. Colui che si รจ calato nelle acque del Giordano santificandole per ogni battesimo, si รจ calato anche nelle acque della tribolazione e della morte, facendone potenziale strumento di salvezza. Misteriosamente, ogni sofferenza -non solo quella dei credenti-, compie, in qualche modo, โ€œquello che manca alla passione di Cristoโ€ (Col 1, 24). La Chiesa celebra la festa dei Santi Innocenti, anche se neppure essi sapevano di soffrire per Cristo!

Noi crediamo che tutti coloro che si salvano si salvano per i meriti di Cristo: โ€œNon vi รจ infatti sotto il cielo altro nome dato agli uomini, nel quale รจ stabilito che noi siamo salvatiโ€ (At 4,12). Una cosa, tuttavia, รจ affermare la universale necessitร  di Cristo per la salvezza e altra cosa affermare lโ€™universale necessitร  della fede in Cristo per la salvezza.
Superfluo, allora, continuare a proclamare il Vangelo a ogni creatura? Tuttโ€™altro! รˆ il motivo che deve cambiare, non il fatto. Dobbiamo continuare ad annunciare Cristo; non tanto perรฒ per un motivo negativo โ€“perchรฉ altrimenti il mondo sarร  condannato -, quanto per un motivo positivo: per il dono infinito che Gesรน rappresenta per ogni essere umano. Il dialogo interreligioso non si oppone allโ€™evangelizzazione, ma ne determina lo stile. Tale dialogo โ€“ ha scritto san Giovanni Paolo II, nella Redemptoris missio โ€“ โ€œfa parte della missione evangelizzatrice della Chiesaโ€.

Il mandato di Cristo: โ€œAndate in tutto il mondo, predicate il Vangelo ad ogni creaturaโ€ (Mc 16,15) e โ€œ Fate discepoli tutti i popoliโ€ (Mt 28, 19) conserva la sua perenne validitร , ma va compreso nel suo contesto storico. Sono parole da riferire al momento in cui sono state scritte, quando โ€œtutto il mondoโ€ e โ€œtutti i popoliโ€ era un modo per dire che il messaggio di Gesรน non era destinato solo a Israele, ma anche a tutto il resto del mondo. Esse sono sempre valide per tutti, ma per chi appartiene giร  a una religione, ci vuole rispetto, pazienza e amore. Lo aveva capito e messo in pratica Francesco dโ€™Assisi. Egli prospettava due modi di andare verso โ€œi Saraceni e gli altri infedeliโ€. Scrive nella Regola non bollata:
I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. Un modo รจ che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani. Lโ€™altro modo รจ che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perchรฉ essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore.

La sfida della scienza

Con questa apertura di cuore, torniamo ora a occuparci della nostra fede cristiana. La grande sfida che essa deve sostenere nella nostra epoca non viene tanto dalla filosofia, come nel passato, ma dalla scienza. รˆ di qualche mese fa una notizia sensazionale. Un telescopio lanciato nello spazio il 25 Dicembre del 2021 e posizionato a un milione e mezzo di chilometri dalla terra, il 12 Luglio dellโ€™anno in corso ha inviato delle immagini inedite dellโ€™universo che hanno mandato in visibilio il mondo scientifico.

โ€œIl nuovo telescopio โ€“si leggeva nei notiziari โ€“ ha spalancato una nuova finestra sul cosmo, in grado di catapultarci indietro nel tempo, fino a poco dopo il Big Bang iniziale del mondo. รˆ la visione piรน dettagliata dellโ€™universo primordiale mai ottenuta. Rappresenta il primo assaggio di una nuova e rivoluzionaria astronomia che ci svelerร  lโ€™universo come non lo avevamo mai vistoโ€.Saremmo

stolti e ingrati se non partecipassimo al giusto orgoglio dellโ€™umanitร  per questa come per ogni altra scoperta scientifica. Se la fede โ€“ oltre che dallโ€™ascolto โ€“ nasce, come รจ stato detto, dallo stupore, queste scoperte scientifiche non dovrebbero diminuire la possibilitร  di credere, ma accrescerla. Se vivesse oggi, il salmista canterebbe con ancora piรน slancio: โ€œI cieli narrano la gloria di Dio e lโ€™opera delle sue mani annuncia il firmamentoโ€ (Sal 19,2) e Francesco dโ€™Assisi: โ€œLaudato sii, mio Signore, con tutte le tue creatureโ€.

Dio ha voluto darci un segno tangibile della sua infinita grandezza con lโ€™immensitร  dellโ€™universo e un segno della sua โ€œinafferrabilitร โ€ con la piรน piccola particella di materia che, anche una volta raggiunta โ€“ assicura la fisica โ€“ mantiene la sua โ€œindeterminazioneโ€. Il cosmo non si รจ fatto da solo. รˆ la qualitร  dellโ€™essere, non la quantitร  che decide; e la qualitร  del creato รจ di essereโ€ฆcreato! Miliardi di galassie, distanti miliardi di miliardi di anni luce non cambiano questa sua qualitร .

Facciamo queste riflessioni su fede e scienza non per convincere gli scienziati non credenti (nessuno di loro รจ qui ad ascoltare o leggerร  queste parole), ma per confermare noi credenti nella fede e non lasciarci turbare dal clamore delle voci contrarie. รˆ lo stesso scopo per cui san Luca dice allโ€™โ€illustre Teofiloโ€ di aver scritto il suo Vangelo: โ€œIn modo che tu possa renderti conto โ€“ dice โ€“ della soliditร  degli insegnamenti che hai ricevutoโ€ (Lc 1, 4).

Di fronte al dispiegarsi davanti ai nostri occhi delle dimensioni sconfinate dellโ€™universo, lโ€™atto di fede maggiore per noi cristiani non รจ di credere che tutto questo รจ stato creato da Dio, ma di credere che โ€œtutte le cose sono state create per mezzo di Cristo e in vista di luiโ€ (Col 1,16), che โ€œsenza di lui nulla รจ stato fatto di ciรฒ che esisteโ€ (Gv 1, 3). Il cristiano ha una prova su Dio ben piรน convincente di quella desunta dal cosmo: la persona e la vita di Gesรบ Cristo.

I credenti non sono degli struzzi. Non nascondiamo il capo nella sabbia per non vedere. Condividiamo con ogni persona lo sconcerto davanti ai tanti misteri e contraddizioni dellโ€™universo: dellโ€™evoluzione naturale, della storia, della stessa Bibbiaโ€ฆ Siamo perรฒ in grado di superare lo sconcerto con una certezza piรน forte di tutte le incertezze: la credibilitร  della persona di Cristo, della sua vita e della sua parola. La certezza piena e gioiosa non si ha prima, ma dopo aver creduto. Diversamente la fede perderebbe il suo pregio e il suo merito.

Il giusto vive per la fede

La fede รจ il solo criterio capace di farci rapportare in modo giusto, non solo alla scienza, ma anche alla storia. Nel parlare della fede che giustifica, san Paolo cita il famoso oracolo di Abacuc: โ€œIl giusto vivrร  per la fedeโ€ (Ab 2, 4). Che cosa vuole dire Dio con quella parola profetica, dal momento che รจ Dio in persona che la pronuncia?

Il messaggio si apre con un lamento del profeta, per la disfatta della giustizia e perchรฉ Dio sembra assistere impassibile dallโ€™alto dei cieli alla violenza e allโ€™oppressione. Dio risponde che tutto ciรฒ sta per finire perchรฉ arriverร  presto un nuovo flagello โ€“ i Caldei โ€“ che spazzerร  via tutto e tutti. Il profeta si ribella a questa soluzione. รˆ questa la risposta di Dio? Unโ€™oppressione che si sostituisce ad unโ€™altra?

Ma proprio qui Dio aspettava il profeta. Ecco, soccombe colui che non ha lโ€™animo retto, mentre il giusto vivrร  per la sua fedeโ€ (Ab 2, 2-4). Al profeta รจ chiesto il salto della fede. Dio non scioglie lโ€™enigma della storia, ma chiede di fidarsi di lui e della sua giustizia, nonostante tutto. La soluzione non sta nella cessazione della prova, ma nellโ€™aumento della fede.

La storia รจ una continua lotta tra bene e male, di empi che trionfano e di giusti che soffrono. La vittoria stabile del bene sul male non รจ da ricercare nella storia stessa, ma al di lร  di essa. Lasciamoci alle spalle ogni forma di millenarismo. Tuttavia, Dio รจ talmente sovrano e in controllo degli eventi che fa servire ai suoi piani misteriosi anche lโ€™agitarsi degli empi. รˆ vero: Dio scrive diritto per linee storte! Le situazioni possono sfuggire di mano agli uomini, ma non a Dio.

Il messaggio di Abacuc รจ di una singolare attualitร . Lโ€™umanitร  ha vissuto negli ultimi anni del secolo scorso la liberazione dal potere oppressore dei sistemi totalitari comunisti. Ma non abbiamo avuto il tempo di tirare un respiro di sollievo che altre ingiustizie e violenze sono sorte nel mondo. Cโ€™รจ stato chi, alla fine della โ€œguerra freddaโ€, aveva ingenuamente creduto che il trionfo della democrazia avrebbe, ormai, chiuso definitivamente il ciclo dei grandi sconvolgimenti e che la storia avrebbe proseguito il suo corso senza piรน grandi scosse. Appunto senza piรน โ€œstoriaโ€. Una tale tesi fu, ben presto, pietosamente smentita dagli eventi, con la comparsa di altre dittature e lo scoppio di altre guerre, a cominciare da quella โ€œdel Golfoโ€, fino a quella sciagurata di questโ€™anno in Ucraina.

In questa situazione, anche in noi si affaccia la domanda accorata del profeta: โ€œSignore, fino a quando? Tu dagli occhi cosรฌ puri che non puoi vedere il male! Come mai tanta violenza, tanti corpi umani scheletriti dalla fame, tanta crudeltร  nel mondo, senza che tu intervenga?โ€ La risposta di Dio รจ ancora la stessa: soccombe al pessimismo e si scandalizza chi non ha il cuore radicato in Dio, mentre il giusto vivrร  di fede, troverร  la risposta nella sua fede. Capirร  cosa voleva dire Gesรน quando, davanti a Pilato, disse: โ€œIl mio regno non รจ di questo mondoโ€ (Gv 18,36).

Mettiamocelo, perรฒ, bene in testa e ricordiamolo, allโ€™occorrenza, al mondo: Dio รจ giusto e santo; non permetterร  che il male abbia lโ€™ultima parola e i malfattori la facciano franca. Ci sarร  un giudizio alla conclusione della storia, โ€œun libro scritto verrร  aperto, in cui tutto รจ contenuto e in base al quale il mondo sarร  giudicatoโ€: Liber scriptus proferetur โ€“ in quo totum continetur โ€“ unde mundus judiceturโ€ .

Un primo giudizio โ€“ imperfetto ma sotto gli occhi di tutti, credenti e non credenti โ€“ รจ in atto giร  ora, nella storia. I benefattori dellโ€™umanitร  che hanno operato per il progresso del loro paese e per la pace nel mondo sono ricordati con onore e benedizione di generazione in generazione; il nome dei tiranni e dei malfattori continua nei secoli ad essere accompagnato da disprezzo e riprovazione. Gesรบ ha rovesciato per sempre i ruoli. โ€œVincitore perchรฉ vittimaโ€: cosรฌ Agostino definisce Cristo: Victor quia victima. Alla luce dellโ€™eternitร  โ€“ma anche spesso della storia โ€“ non sono i carnefici i veri vincitori, ma le loro vittime.

Quello che la Chiesa puรฒ fare, per non assistere passivamente allo svolgersi della storia, รจ schierarsi contro lโ€™oppressione e la prepotenza, mettersi sempre, โ€œa tempo e fuori tempoโ€, dalla parte dei poveri, dei deboli, delle vittime, di quelli che portano il peso maggiore di ogni sventura e di ogni guerra.

Quello che puรฒ fare รจ anche rimuovere uno degli fattori che sempre ha fomentato i conflitti e cioรจ la rivalitร  tra le religioni, le famigerate โ€œguerre di religioneโ€. Dallโ€™intesa e dalla collaborazione leale tra le grandi religioni puรฒ venire una spinta morale che imprima alla storia quel nuovo corso che invano si attende dai poteri politici. In questo senso va vista lโ€™utilitร  di iniziative come quelle, avviate da san Giovanni Paolo II e accelerate oggi da papa Francesco, per un dialogo costruttivo tra le religioni.

La fede รจ lโ€™arma della Chiesa. Anche la Chiesa, come il giusto di Abacuc, โ€œvive per la sua fedeโ€. Roma ha cessato da tempo di essere caput mundi, ma deve rimanere caput fidei, capitale della fede. Non solo dellโ€™ortodossia della fede, ma anche dellโ€™intensitร  e della radicalitร  del credere. Ciรฒ che i fedeli colgono immediatamente in un sacerdote e in un pastore, รจ se โ€œ ci crede โ€œ, se crede in ciรฒ che dice e in ciรฒ che celebra. Oggi si fa molto uso della trasmissione senza fili (WiFi, si dice in Inglese). Anche la fede si trasmette di preferenza cosรฌ: senza fili, senza tante parole e ragionamenti, ma per una corrente di grazia che si stabilisce tra due spiriti.

Lโ€™atto di fede piรน grande che la Chiesa puรฒ fare โ€“ dopo aver pregato e fatto il possibile per evitare o far cessare i conflitti โ€“ รจ di rimettersi a Dio con un atto di totale fiducia e sereno abbandono, ripetendo con lโ€™Apostolo: โ€œSo in chi ho posto la mia fiducia!โ€: Scio cui credidi (2 Tim 1,12). Dio non si tira mai indietro per far cadere nel vuoto chi si getta tra le sue braccia.

Andiamo dunque incontro a Cristo che viene, con un atto di fede che รจ anche una promessa di Dio e dunque una profezia: โ€œIl mondo รจ nelle mani di Dio e quando, abusando della sua libertร , lโ€™uomo avrร  toccato il fondo, lui interverrร  a salvarloโ€. Sรฌ, interverrร  a salvarlo! Per questo infatti รจ venuto al mondo, duemila e ventidue anni fa.

1. Ambrogio, Commento al Salmo 118, XII, 14.
2.Gregorio Magno, Omelie su Ezechiele, II, 7 (PL 76, 1018).
3.Regola non Bollata, cap. XVI (Fonti Francescane, 43).
4.Sequenza Dies irae.

Fonte