Oltre il colletto: La metamorfosi spirituale di Alberto Ravagnani

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(Don) Alberto Ravagnani annuncia in questo video l’abbandono del sacerdozio dopo una profonda crisi personale. Nonostante il successo mediatico e la creazione di Fraternità, ha riscontrato incompatibilità con il celibato, il ruolo istituzionale e la dottrina, scegliendo una fede più “libera”.

Quali sono le ragioni profonde che lo hanno portato a lasciare il sacerdozio?

La scelta di Alberto Ravagnani di lasciare il sacerdozio non è stata il frutto di una folgorazione improvvisa, ma una decisione maturata nel tempo attraverso una profonda messa in discussione di sé e del suo ruolo. Le ragioni principali emerse dalle fonti includono:

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  • La difficoltà con il celibato: Ravagnani ammette onestamente di non essere riuscito a rispettarlo davvero. Se inizialmente pensava fosse una questione di volontà o di conversione, col tempo ha smesso di fingere e di cercare giustificazioni forzate.
  • L’insofferenza verso le aspettative sociali: Sentiva come un’ipocrisia insostenibile l’idea che i preti debbano essere “esseri speciali” o “angeli” programmati per essere sempre buoni. Questo ruolo lo faceva sentire distante dalla realtà umana.
  • Il disagio verso i simboli e i riti istituzionali: Considerava il colletto ecclesiastico una “divisa” che creava distanza tra lui e le persone, una separazione che non desiderava più. Inoltre, provava disagio nel celebrare la messa, percependo il rito come qualcosa che non parlava più alla gente e che conteneva parole che lui stesso trovava incomprensibili o discutibili.
  • La crisi dottrinale e il rapporto con i giovani: Attraverso l’ascolto dei ragazzi della “Gen Z” e la creazione della community Fraternità, sono nati in lui dubbi sulla dottrina della Chiesa che non aveva mai avuto prima. Ha compreso che la sua fede, pur restando viva e matura, non riusciva più a trovare spazio nella “forma” e nelle strutture attuali della Chiesa.
  • Il senso di alienazione dai pari: Sentiva un crescente distacco dagli altri sacerdoti e dai contesti ecclesiali tradizionali, poiché il suo modo di vivere il ministero era diventato radicalmente diverso e non più in sintonia con i modi di pensare comuni nell’istituzione.

In sintesi, Ravagnani ha scelto di lasciare perché convinto che, per come è fatto, potrebbe “fare più del bene” e vivere il proprio cuore in modo “più libero e più vero” al di fuori del ruolo istituzionale, pur continuando a seguire la sua vocazione in modi nuovi.

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