mons- Bruno Forte – Verso il Natale

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La buona novella di Gesรน, il Figlio eterno venuto fra noi, ci fa sapere che Egli tornerร  nella gloria, ma anche che incessantemente verrร , sebbene non con le misure di grandezza ricercate dagli uomini: il Suo avvento nellโ€™oggi sarร  umile, il Suo volto quello di un bambino, la Sua voce il gemito che si leva da una mangiatoia, il Suo dono lโ€™amore che lo unisce alla Madre, al silenzioso Giuseppe, ai pastori, ai magi, a ogni pellegrino in cerca di luce, di senso, di bellezza e di perdono. Verso di Lui ci conduce la liturgia dellโ€™Avvento, nutrita di profezia e suscitatrice di rinnovato ardore nellโ€™attesa.
… Se credendo Lo accoglieremo e lasceremo che la Sua presenza ci trasformi nellโ€™amore operoso verso gli altri, allora risuonerร  gioiosa e trasformante anche per noi la voce dei cori angelici: โ€œGloria a Dio nellโ€™alto dei cieli e pace agli uomini amati dal Signore!โ€

La domanda che abita al centro del nostro cuore e ci fa inquieti e pensosi, รจ la domanda sul perchรฉ del dolore, della morte e dellโ€™inesorabile fine di tutto. Se non ci fosse questa domanda non ci sarebbe neanche il pensiero, espressione della lotta di ciascuno di noi contro il potere delle tenebre che vorrebbero inghiottire ogni cosa.

Vivere รจ accettare questa lotta per imparare a morire, a dare senso alla vita e alla sua fine, educandoci ad accogliere la sfida silenziosa, resistente e perseverante dellโ€™ultimo silenzio. รˆ inutile cercare evasioni o facili consolazioni nella presunzione di dire: ยซQuando ci sarร  la morte io non ci sarรฒ e finchรฉ io ci sono essa non cโ€™รจยป.

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Queste parole sono inganno, perchรฉ la morte non รจ solo lโ€™ultimo atto, ma รจ soprattutto una presenza che incombe ogni giorno nella fragilitร  e nella caducitร  dellโ€™esistere.

Diversi per nascita, possibilitร  ed esperienze, gli abitatori del tempo sono solidali nella povertร , in quanto tutti siamo allo stesso modo โ€œgettatiโ€ verso la morte, inesorabilmente diretti verso il โ€œvallo estremoโ€, avvolto dal silenzio: come scrive uno dei nostri maggiori poeti, ยซnoi non sappiamo quale sortiremo domani, oscuro o lieto; forse il nostro cammino a non tรณcche radure ci addurrร  dove mormori eterna lโ€™acqua di giovinezza; o sarร  forse un discendere fino al vallo estremo, nel buio, perso il ricordo del mattinoยป (E. Montale, Ossi di seppia).

รˆ per questo che la fatica di esistere รจ in noi tante volte impastata di malinconia ed รจ perciรฒ che, sulla vertigine del nulla che sembra affacciarsi allo sguardo, si insinua la situazione emotiva dellโ€™angoscia. Al tempo stesso, la naturale ripulsa del nulla suscita, come per contraccolpo, la forza della domanda: che senso ha la mia vita? Dove vado con le mie pene, le consolazioni e le gioie? E quando avrรฒ finalmente conquistato ciรฒ che desidero, che cosa ancora potrรฒ desiderare se non lโ€™ultima vittoria, quella sulla morte?

Giunti a considerare il fondo verso cui andiamo, proprio da esso ci viene il bisogno di lottare per vincere lโ€™apparente trionfo della morte, segno che nel profondo del cuore, da pellegrini del tempo, siamo chiamati alla vita vittoriosa sul nulla per lโ€™eternitร . รˆ come unโ€™indistruttibile sete, lโ€™attesa di Qualcuno che accolga le nostre lacrime e redima lo struggente dolore del tempo.

Quando siamo soli o disperati, quando nessuno sembra volerci piรน e noi stessi abbiamo ragioni per rammaricarci del nostro operato, ecco profilarsi il desiderio di Chi possa accoglierci e perdonarci e farci sentire amati al di lร  di tutto, nonostante tutto, vincendo lโ€™ultimo nemico, la morte. รˆ quanto esprime Agostino, aprendo le Confessioni: ยซFecisti cor nostrum ad te et inquietum est cor nostrum donec requiescat in teยป – ยซHai fatto il nostro cuore per Te ed รจ inquieto il nostro cuore finchรฉ non riposi in teยป.

A questo bisogno, che ciascuno puรฒ riconoscere in sรฉ se solo ha il coraggio di guardarsi dentro senza mascherarsi dietro alibi e difese, dร  voce lโ€™Avvento: tempo del desiderio e dellโ€™attesa, tempo della ricerca e della speranza dellโ€™Amato che venga a colmare tutti gli spazi dellโ€™anima.

La buona novella di Gesรน, il Figlio eterno venuto fra noi, ci fa sapere che Egli tornerร  nella gloria, ma anche che incessantemente verrร , sebbene non con le misure di grandezza ricercate dagli uomini: il Suo avvento nellโ€™oggi sarร  umile, il Suo volto quello di un bambino, la Sua voce il gemito che si leva da una mangiatoia, il Suo dono lโ€™amore che lo unisce alla Madre, al silenzioso Giuseppe, ai pastori, ai magi, a ogni pellegrino in cerca di luce, di senso, di bellezza e di perdono. Verso di Lui ci conduce la liturgia dellโ€™Avvento, nutrita di profezia e suscitatrice di rinnovato ardore nellโ€™attesa.

Lโ€™incontro avverrร  nel cuore della notte e il canto degli Angeli in cielo sarร  il segno che la Gloria รจ entrata nella storia perchรฉ le nostre umili storie se ne lascino inondare e trasformare nella grazia della fede e nei gesti della caritร . Se credendo Lo accoglieremo e lasceremo che la Sua presenza ci trasformi nellโ€™amore operoso verso gli altri, allora risuonerร  gioiosa e trasformante anche per noi la voce dei cori angelici: โ€œGloria a Dio nellโ€™alto dei cieli e pace agli uomini amati dal Signore!โ€

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