Con il Messaggio pubblicato in occasione della XLI Giornata Mondiale della Gioventù (22 novembre 2026 e in vista del raduno internazionale di Seoul del 2027), Papa Leone XIV si rivolge ai giovani di tutto il mondo offrendo una profonda riflessione sul tema evangelico: «Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33).
Il Santo Padre esprime profonda gratitudine per il dono che i giovani rappresentano per la Chiesa e la società, riconoscendo con empatia le sfide concrete del nostro tempo: l’ansia da prestazione, il timore del futuro, la pressione dei social media e il bisogno inappagato di affetti autentici in un’era dominata dalla tecnologia. Di fronte a queste fragilità, Leone XIV ricorda che il coraggio cristiano non è frutto della forza di volontà o del carattere, ma nasce dalla certezza che Cristo per primo va incontro all’uomo «camminando sulle acque agitate della vita».
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Il Messaggio chiarisce poi la natura della “vittoria” di Cristo: non una vittoria di supremazia o di potere, ma la vittoria dell’amore che si dona. Attraverso il “coraggio dell’umiltà”, il Papa invita i giovani a non farsi illusioni di autosufficienza, bensì ad accettare di lasciarsi salvare da Gesù e ad aprirsi agli altri. In vista dell’appuntamento di Seoul 2027, Leone XIV rinnova l’appello storico di San Giovanni Paolo II — «Spalancate le porte a Cristo!» — esortando i ragazzi a preparare il proprio cuore fin da ora, portando a Dio le ferite personali, le sofferenze del mondo e la cura per il creato.
Testo del Messaggio
«Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33)
Cari giovani,
con questo messaggio vorrei farmi vicino a tutti voi, e desidero per prima cosa rendere grazie a Dio per il dono che voi siete per la Chiesa e per la società. Egli vi conosce, vi ama e accompagna il cammino della vostra vita. Il suo Spirito suscita in tutti voi, pur così diversi e sparsi nel mondo, la stessa aspirazione a cose grandi e durature, vi spinge alla ricerca della libertà e della verità. Da Dio proviene il vostro desiderio di amare e di essere amati, e la speranza che lo Spirito Santo suscita nel vostro cuore: una speranza che può diventare luce anche per gli altri. Di tutto questo rendo grazie al Signore.
Ci prepariamo a celebrare nelle Chiese locali la XLI Giornata Mondiale della Gioventù, il 22 novembre prossimo, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo; e siamo già proiettati verso il nostro incontro internazionale a Seoul, nell’agosto 2027. In preparazione a questi eventi desidero affidarvi le parole di Gesù: «Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). Su queste parole, che costituiscono il tema che ci guiderà nei prossimi mesi, iniziamo ora a meditare insieme.
Da dove nasce il coraggio?
Le parole di Cristo iniziano con un invito al coraggio. So bene che a volte, in noi come nei primi discepoli, al posto del coraggio possono prevalere l’incertezza o la paura. Molti di voi portano dentro di sé domande e preoccupazioni che appesantiscono il cuore. Forse sperimentate timori per il futuro, sentite la pressione di dover avere successo e di apparire perfetti e siete esposti allo stress di un continuo confronto con gli altri o con modelli inarrivabili e artificiali. Potreste trovare difficile riconoscere e accettare la vostra identità sotto l’influenza di immagini costruite dai social media. Avvertite la necessità di affetti sinceri, perché la tecnologia può imitare l’empatia, ma non sostituire l’autentica vicinanza umana. Alcuni di voi conoscono la solitudine, la delusione o il timore di non essere all’altezza.
Per questi motivi, forse anche voi vi siete sentiti come i discepoli di Gesù, su una piccola barca che attraversa il lago nella notte. Il vento si fa più forte, le onde si alzano e la riva scompare nell’oscurità. In circostanze simili risuona nel Vangelo un invito al coraggio. Gesù viene incontro ai suoi discepoli e dice loro: «Sono io, non abbiate paura!» (cfr Gv 6,20). È questa la certezza che desidero affidare al vostro cuore: prima ancora che voi iniziate a cercare Cristo, Egli è già in cerca di voi, camminando sulle acque agitate della vita. Il coraggio cristiano non nasce primariamente dalla nostra forza: nasce dalla sua presenza.
Cristo certamente non ha vissuto e non ci promette una vita senza tempeste. Ma nessuna oscurità e nessuna sofferenza è più forte del suo amore. Egli non vi abbandona mai. Vi invita all’amicizia con Lui e ad affidargli il vostro cammino e quello delle vostre comunità. Lasciatevi dunque incontrare da Gesù Cristo che vi sta cercando e affidategli la vostra strada personale e di gruppo. Sentirete crescere nel cuore un coraggio nuovo, che non svanisce.
La vittoria sul mondo
Il Signore Gesù, che andò incontro ai suoi discepoli camminando sulle acque, dice ora a noi: «Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33). Accogliete queste parole come una promessa rivolta personalmente a ciascuno di voi e ai fratelli e alle sorelle che con cui siete in cammino. Prima ancora di essere un’esortazione, sono un dono. Cristo non dice: «Vincerete il mondo». Dice: «Io ho vinto il mondo». Sappiamo che per “mondo”, in questo passo evangelico, si intende non l’universo creato e amato da Dio e destinato alla salvezza, ma il “mondo di tenebra” (cfr Ef 6,12), ossia quella realtà misteriosa, presente anche nel cuore di ogni uomo, che resiste a Dio e gli si oppone. Gesù, e Lui solo, con la sua morte e risurrezione, ha vinto questa realtà oscura e ha riaperto all’umanità la strada verso Dio, la felicità, la giustizia, la pace.
Comprendiamo così altri aspetti del coraggio al quale Gesù vi invita. Esso non nasce dai vostri propositi o dalla fortezza del vostro carattere. Nasce dalla fiducia in Colui che vi precede, nasce dalla fede in Gesù Cristo. Se pensiamo che Cristo ha vinto il mondo amandolo, capiamo che il coraggio cristiano non è un coraggio “contro” qualcosa o qualcuno, ma un coraggio “per”: per la vita, per la verità, per la libertà, per la giustizia.
Con il coraggio che Cristo ci dona possiamo allora rivolgerci con occhi nuovi al mondo che Dio ha tanto amato (cfr Gv 3,16). Anche a noi è affidata la nostra parte, per quanto piccola, perché si passi da un “mondo di tenebra” a un “mondo salvato”. Cristo non vi chiama a fuggire da questo mondo ma a vederlo col suo sguardo e a toccarlo con il suo amore che tutto risana. Lasciatevi colpire e commuovere dalla realtà! Gesù non ha amato il mondo da lontano. È entrato pienamente nella nostra realtà, umiliandosi fino alla croce (cfr Fil 2,7-8). Ha conosciuto la gioia e l’amicizia, ma anche la fatica, il rifiuto, la solitudine e la sofferenza, senza lasciarsi chiudere il cuore.
Anche voi vivete in un mondo creato buono, ma ferito; pieno di possibilità, ma segnato da ingiustizie, tensioni e paure. Molti desiderano la pace, ma incontrano la violenza; molti desiderano la comunione, ma sperimentano la solitudine. Fra queste contraddizioni i cristiani sono chiamati a seguire Cristo nel suo coraggio mite: il coraggio di essere amorevoli quando la durezza sembra più facile e risolutiva, il coraggio di cercare la pace quando lo scontro sembra più vantaggioso, il coraggio di custodire la speranza quando il cinismo appare più convincente.
La vittoria dell’amore che si dona
Sentendo parlare di “vittoria”, qualcuno potrebbe pensare che si tratti di essere più forti degli altri, di affermarsi o di dimostrare continuamente il proprio valore. Ma queste sono le vittorie che la mentalità corrente propone, le vittorie del mondo senza Dio. Se guardiamo a Gesù, troviamo un altro tipo di vittoria. San Paolo dice che Cristo, pur essendo nella condizione di Dio, svuotò sé stesso assumendo una condizione di servo (cfr Fil 2,6-7). Il Figlio di Dio si abbassa perché il suo amore è libero, non ha nulla da dimostrare né da assicurare per sé; abbassandosi non perde la sua dignità ma rivela l’altezza e la profondità del suo cuore divino, capace di donare la vita a chi era morto. La sua vittoria è la vittoria dell’amore che si dona senza calcoli.
Cari giovani, la vera vittoria non è imporre sé stessi, ma donare sé stessi. Seguendo la strada aperta da Gesù Cristo, anche voi non avete bisogno di imporvi, di dimostrare continuamente quanto valete, di apparire perfetti o di nascondere le vostre fragilità, i vostri dubbi o i vostri limiti. Abbiate il coraggio di essere veri davanti a Dio e davanti agli altri. La vostra dignità non nasce dall’immagine che riuscite a costruire di voi stessi. Siete preziosi perché siete creati a immagine di Dio, conosciuti da Lui e amati da Lui. Scopriamo chi siamo veramente quando scopriamo che il nostro cuore è stato creato per Dio, per amarlo e, in Lui, amare i fratelli e le sorelle. Infatti, c’è in noi il desiderio di donarci, di spenderci per la felicità e il bene degli altri. Questa è la libertà che Cristo vi offre: andare oltre la preoccupazione esclusiva per voi stessi e aprirvi alla generosa creatività dell’amore.
Il coraggio dell’umiltà
L’abbassamento di Cristo per amore nostro non termina sulla croce: il Padre risuscita il Figlio e lo esalta al di sopra di ogni creatura (cfr Fil 2,9-11). Notiamo che la Risurrezione non è un atto di autoesaltazione, è dono del Padre e del suo Spirito Santo. Qui scopriamo un altro aspetto del coraggio: il coraggio di ricevere. Potremmo chiamarlo il coraggio dell’umiltà. Essere amici di Gesù significa somigliargli sempre più anche in questo.
Una certa mentalità ci dice di fare tutto da soli, di lavorare su noi stessi per migliorarci continuamente, per costruire una personalità e un carattere più forti, ma alla fine questo può far penetrare in noi la convinzione di essere i salvatori di noi stessi. Il Vangelo ci presenta un’altra strada di crescita: non salvarci da soli, ma lasciarci salvare da Gesù Cristo. È richiesto qui il coraggio di accettare l’aiuto degli altri, di riconoscere i propri limiti, di fermarsi, di ascoltare e di affidare la propria vita a Dio.
Cari giovani, aprendo il cuore a Cristo non perderete voi stessi, al contrario, scoprirete più profondamente chi siete agli occhi di Dio e vi conoscerete col suo sguardo. Volgetevi perciò alle profondità del vostro cuore: non vi smarrirete, perché è lì che Dio vi aspetta. Lasciatevi salvare da Lui, lasciate che il suo amore – lo Spirito Santo – plasmi la vostra vita e che Gesù abiti in voi, nelle vostre decisioni. Quando questo avviene, tutto si rinnova, anche nelle situazioni quotidiane: nella fedeltà agli amici, nel rispetto di chi pensa diversamente da voi, nell’attenzione a chi è solo, nella vicinanza ai più deboli e anche nel modo in cui vi comportate nel mondo digitale. Tutto viene trasformato dall’amore. Per molti l’amore è una forma di debolezza, Cristo ci mostra invece che è fonte di libertà e di fortezza.
Cristo Risorto vi viene incontro con la sua pace
La sera della Risurrezione, quando già la luce della Pasqua era entrata nel mondo, i discepoli erano ancora nel cenacolo a porte chiuse, pieni di paura. La fede non fa scomparire subito le tenebre, ma non ci lascia soli in esse. Gesù, il Vincitore, non aspetta che i discepoli abbiano vinto la paura o che aprano le porte. Viene in mezzo a loro e le sue prime parole sono «Pace a voi!» (Gv 20,19). Lo avevano abbandonato. Uno di loro l’aveva tradito, un altro rinnegato. Lui dona loro la sua pace.
Forse anche nel vostro cuore e nelle comunità cui appartenete ci sono porte che rimangono chiuse per delusioni, ferite, risentimenti, sensi di colpa. Cristo viene a donarvi la sua pace e a riconciliarvi gli uni con gli altri. Il coraggio cristiano nasce dalla presenza del Signore Risorto, che perdona e invia. Il dono della sua pace ci infonde un coraggio che il mondo non può dare: un coraggio nel quale, nonostante le ferite, la paura non ha più l’ultima parola.
Aprite il cuore a Cristo
Quando ci incontreremo a Seoul, sperimenterete in modo particolare la bellezza della Chiesa universale e la generosa accoglienza della Chiesa in Corea. Giovani provenienti da nazioni, lingue e culture diverse si ritroveranno uniti in Cristo. Nell’Eucaristia, nella Via Crucis, nelle catechesi, nelle celebrazioni e nei molti incontri di quei giorni sperimenterete nuovamente che il Vangelo supera ogni confine e parla a ogni popolo. Lasciate che quei giorni diventino un vero incontro con Gesù Cristo, un momento nel quale affidargli la vostra vita. Per questo sono nate le Giornate Mondiali della Gioventù. Il nostro pellegrinaggio è già iniziato. Non preparate soltanto le cose pratiche per il viaggio a Seoul: preparate il vostro cuore!
Portate a Cristo le vostre domande, le vostre ferite, ma anche quelle che lacerano le vostre società e contrappongono i vostri Paesi. Portategli questa creazione che geme e soffre, il grido della terra e dei poveri che Papa Francesco ci ha educato ad ascoltare. Condividete con Gesù le vostre gioie e speranze. È in questa luce che faccio mie le parole con le quali San Giovanni Paolo II iniziò il suo pontificato: «Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!». Non aspettate di essere perfetti per aprirvi a Lui. Egli vi viene incontro così come siete. Aprite a Cristo la vostra vita. Aprite a Cristo le vostre comunità. Aprite le strade che vi conducono al cuore delle persone che incontrerete. Il Signore Risorto, che entrò attraverso le porte chiuse, viene ancora oggi in mezzo a noi. Perciò, non accontentatevi di una vita più piccola di quella alla quale Cristo vi chiama. Lasciatevi unire e trasformare dal suo amore.
Cari giovani, desidero vivamente incontrarvi a Seoul. Ma ricordate: il Signore che lì incontreremo già vi viene incontro. Accogliete la sua promessa: «Abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!» (Gv 16,33) e lasciate che vi accompagni lungo tutto il cammino.
Affido ciascuno di voi alla materna intercessione della Beata Vergine Maria, Madre della Chiesa, perché vi insegni, come lei stessa ha fatto, ad aprire il cuore a Cristo, a fidarvi della sua parola e ad accogliere con gioia la sua pace, per condividerla con tutti.
Dal Vaticano, 22 ottobre 2026, Memoria di San Giovanni Paolo II.
LEONE PP. XIV



