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Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2026

Data:

Papa Leone XIV firma un messaggio incisivo alla FAO per la Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2026, richiamando l’umanità a un’audacia morale fondamentale.

Il Santo Padre affronta la drammatica vertigine di un mondo in cui il progresso tecnologico accelera a ritmi vertiginosi, mentre la fame e la povertà continuano a mietere vittime.

Non si tratta, sottolinea il Papa, di un semplice ostacolo tecnico o finanziario, ma di una profonda crisi etica e antropologica che interroga la coscienza collettiva.

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L’innovazione non deve diventare uno strumento d’esclusione né una forma sofisticata di distruzione del suolo, ma un reale servizio al bene comune.

È inaccettabile che il pane venga trattato come un bene finanziario volatile o una risorsa geopolitica di pressione, anziché come un diritto umano fondamentale.

Il Messaggio invita a compiere decisioni concrete e coraggiose per convertire le risorse:

  • Riconvertire le spese belliche verso la ricerca agricola sostenibile
  • Proteggere la dignità umana e la sovranità dei piccoli contadini
  • Rigenerare i terreni degradati custodendo l’integrità del creato

Solo subordinando la tecnologia alla solidarietà sarà possibile garantire a ogni persona l’accesso a un cibo sicuro e sufficiente.

Il messaggio

Sua Eccellenza Qu Dongyu
Direttore Generale della FAO

Eccellenza,

1. Il tema della Giornata Mondiale dell’Alimentazione di quest’anno è “Innovare oggi per nutrire domani”. Aiutando la terra a produrre i suoi frutti, l’umanità non si limita a compiere un’operazione tecnica, ma adempie al comando di custodire la terra e di coltivarla (cfr Gen 2,15), un comando che precede ogni quadro giuridico e ogni innovazione tecnologica. Ciononostante, ci troviamo attualmente in una situazione paradossale, in cui il progresso globale avanza a un ritmo sempre più sostenuto, mentre la fame e la povertà continuano a persistere. Non si tratta di un problema tecnico o finanziario, ma piuttosto di una profonda crisi antropologica ed etica.

2. Oggi si parla di innovazione con gran disinvoltura. Tuttavia, questo termine viene spesso utilizzato solo in riferimento allo sviluppo di dispositivi e algoritmi, oppure all’ottimizzazione delle prestazioni con l’unico fine di ottenere un guadagno economico. È quindi necessario cambiare il modo in cui concepiamo tale progresso, poiché la vera innovazione non sostituisce la creazione, ma implica un’indagine rispettosa delle leggi complesse che guidano l’opera delle mani del Creatore. L’uso di una tecnologia adeguata per coltivare la terra è un’espressione del ruolo della persona umana come collaboratrice di Dio nell’opera della creazione. Eppure, quando la tecnologia moderna viene impiegata in agricoltura in modi che privano il suolo della sua fertilità naturale o allontanano gli agricoltori dalle loro terre, spinti soltanto da motivi economici, ciò non può essere considerato un progresso, ma una forma sofisticata di distruzione. Inoltre, l’uso irresponsabile della tecnologia per interessi esclusivamente egoistici, anziché per il bene comune, non solo viola il principio di solidarietà, ma ignora anche il dovere dell’umanità di salvaguardare il creato. Il tipo di innovazione di cui il mondo ha bisogno, quindi, non si misura solo in base alla quantità di grano prodotto, ma anche alla tutela della dignità umana che Dio ha donato a ciascuno di noi e all’integrità dell’ecosistema che siamo chiamati a preservare.

3. La fame non può essere considerata un’anomalia statistica, poiché è causata principalmente dalla mancanza di volontà politica e di solidarietà collettiva. Né le carenze alimentari sono geograficamente inevitabili. Infatti, in un’epoca caratterizzata da un progresso tecnologico senza precedenti, è intollerabile che il pane sia considerato un privilegio e l’acqua una merce contesa. L’accesso regolare a un’alimentazione sicura, adeguata e sufficiente, in linea con la dignità di ogni persona, è un diritto umano fondamentale. Garantire questo diritto è un obbligo di giustizia che vincola sia i singoli Stati che la comunità internazionale. Eppure, mentre le innovazioni accelerano la produzione, la distribuzione viene trascurata. I mercati dei cereali vengono capitalizzati in borsa, mentre i semi che germogliano nel terreno finiscono nelle mani di monopoli che soffocano l’agricoltura su piccola scala.

4. Per garantire che le esigenze alimentari di domani siano soddisfatte, è necessario liberare la produzione di cibo da una mentalità puramente speculativa. Il pane non dovrebbe essere né uno strumento di pressione geopolitica né un bene finanziario volatile. Né deve mai essere usato come arma di guerra. Infatti, impedire che il pane raggiunga una persona o distruggere i mezzi con cui viene prodotto costituisce una terribile offesa alla dignità umana. Il pane è prezioso perché sostiene la vita che Dio ci ha donato. Dobbiamo quindi superare la tentazione di una visione a breve termine. Il mito secondo cui la crescita possa essere infinita nonostante le risorse limitate ha raggiunto il punto di rottura. Oggi l’innovazione richiede l’adozione di un senso di responsabilità intergenerazionale che guardi oltre i bilanci annuali. Innovazione significa conciliare la tecnologia con la saggezza, compresa quella ancestrale, mantenendo al contempo una visione per il futuro. Non si tratta di rifiutare i progressi tecnologici, ma piuttosto di integrarli con la saggezza dei contadini, che hanno maturato la loro conoscenza della terra e del clima attraverso secoli di osservazione coscienziosa. Ciò comporta anche la tutela dell’acqua come bene comune inalienabile.

5. Signor Direttore Generale, incoraggio l’Organizzazione per l’Alimentazione e l’Agricoltura e i suoi Stati membri a non accontentarsi di analisi astratte o di dichiarazioni di efficacia limitata. È giunto il momento di dare prova di audacia morale. È essenziale un nuovo ordine alimentare globale, in cui l’innovazione tecnologica sia incondizionatamente subordinata al rispetto della dignità umana donata da Dio e al bene comune universale. Inoltre, esiste un imperativo etico urgente di riconvertire le risorse investite nell’industria bellica verso la ricerca agricola sostenibile e la rigenerazione dei terreni degradati. Il domani non è un arco di tempo astratto che ci attende passivamente; è piuttosto il raccolto di ciò che seminiamo oggi attraverso le nostre decisioni. Se seminiamo un’innovazione non etica, basata sul desiderio di dominare la terra ed escludere i deboli, raccoglieremo aridità e conflitti. Se invece l’innovazione scaturisce dal rispetto per l’ordine naturale e dalla giustizia verso chi ha fame, il domani porterà una tavola imbandita per il sostentamento dell’umanità.

6. Con questi pensieri nei confronti di coloro che si dedicano alla coltivazione e alla tutela del creato, invoco su tutti le benedizioni di Dio Onnipotente e assicuro il costante sostegno della Santa Sede alle iniziative che assistono la FAO nei suoi nobili sforzi.

Dal Vaticano, 12 ottobre 2026

LEONE PP. XIV

Fonte