Il linguaggio veritiero e semplice di Gesù

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Aiuti per discernere i discorsi ingannevoli

In un Angelus domenicale della scorsa estate, papa Francesco ha proposto una breve riflessione sul linguaggio di Gesù, semplice e diretto al cuore; l’opposto, dice il Papa, del linguaggio complicato proprio, per esempio, di una teologia rigida che allontana le persone dal mistero del Regno.

[Rileggi o riascolta l’Angelus del 16 luglio 2017 ]

Il discernimento sui due linguaggi è chiaro: quello che mi avvicina direttamente all’amore di Gesù proviene dallo «spirito buono»; quello che mi allontana dall’amore di Gesù proviene dallo «spirito cattivo». Possiamo riscontrare tale «spirito cattivo» anche nei media, quando si servono di discorsi ingannevoli e di un linguaggio semplicistico per attaccare il Papa e la Chiesa. Si tratta infatti di un attacco a entrambi, sebbene qualcuno affermi di attaccare il Papa per difendere la dottrina della Chiesa; come pure altri dicono di difendere il Papa mentre se la prendono con la Chiesa. È proprio con discorsi ingannevoli che i farisei e i dottori della legge cercano, come disse in una sua omelia Bergoglio prima di diventare Papa, di «trovare nella coerenza [di Gesù] delle fessure che consentano di concepire la pietà come un trucco; e allora la sicurezza viene spacciata per fede, il possesso per speranza, l’egoismo per amore».

Avere tutti maggiore cura del linguaggio che usiamo non è dunque meno vitale dell’avere cura della qualità dell’aria del pianeta. Per poter fare questa scelta l’unica via è quella di crescere nel discernimento. In questo ci facciamo aiutare in particolare dall’esperienza spirituale di san Pietro Favre, il gesuita compagno di Ignazio e di Francesco Saverio. Uno dei criteri che possiamo ereditare da Favre è che per «dire la verità» non basta «dire cose vere», ma bisogna dirle con quello spirito di verità che è lo Spirito Santo. Purché poi si voglia davvero che quelle cose aiutino a correggere concretamente un errore o un cattivo comportamento.

Adolfo Nicolás, che è stato Preposito generale dei gesuiti, ha affermato che la parola di papa Francesco è come quella dei profeti: a volte risulta dura o scomoda, ma, se la si accoglie con l’atteggiamento di chi vuole fare un passo avanti, fa sempre bene, un bene concreto; invece, chi si chiude ad essa per difendere qualche suo interesse particolare, indurisce sempre «di più» il suo cuore.

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Quando il Papa riceve delle critiche, non c’è bisogno né di difendere lui, né di attaccare i suoi detrattori. È invece importante fare riflessioni che aiutino il cristiano che si sente colpito da tale linguaggio, in modo che possa esaminarlo con sguardo critico e sereno, imparando, soprattutto, a non lasciarsi rubare o affievolire il proprio amore per la Chiesa e per il Papa.

Questo è un abstract dell’articolo completo di Diego Fares S.I. presente nel Quaderno nr.  4016 de La Civiltà Cattolica.

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