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RAI1: Francesco, il Papa delle periferie – Alla vigilia del viaggio in Colombia

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“Lo stile che ha adottato Papa Francesco è uno stile di inclusione, verso tutte le categorie umane, abbraccia le preoccupazioni reali della gente e per questo trova anche delle difficoltà perché non tutti vedono il ruolo della Chiesa in questa maniera”. Così Monsignor Silvano Tomasi, del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, già Nunzio Apostolico e Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Onu, a Rai Vaticano, nello Speciale “Francesco, il Papa delle periferie”, a cura di Massimo Milone, [highlight color=”yellow”]in onda su Rai1 venerdì 25 agosto alle 23.50[/highlight] (replica su Rai Storia, domenica 27 agosto alle 12.00 e, per l’estero, sui canali di Rai Italia), firmato da Filippo Di Giacomo.

Esperto conoscitore di pastorale di migranti, sia negli Stati Uniti che presso la Santa Sede, Monsignor Tomasi pone l’accento sul carattere innovativo del Magistero di Papa Francesco ma nel solco di una tradizione sempre viva della Dottrina Sociale della Chiesa. “Papa Francesco cammina nella scia della Dottrina sociale della Chiesa  – dice ancora Mons. Tomasi, che ha recentemente pubblicato per la Cambridge University Press, un volume dei suoi interventi alle Nazioni Unite “The Vatican in the family of Nations” – che parte da Leone XIII e arriva ai nostri giorni.

Lui vede lo sviluppo esattamente come lo ha definito Paolo VI 50 anni fa nella grande enciclica Populorum Progressio cioè lo sviluppo di ogni persona è di tutta la persona. Uno sviluppo che abbraccia e non esclude i poveri e i meno poveri: non è un approccio di classe ma è un approccio di famiglia dove genitori, figli, zii, nonni sono tutti parte di una stessa comunità, di uno stesso amore”. Ma in che cosa consistono queste “periferie”? Favelas, bidonvilles, slums, baraccopoli:  agglomerati di case senza luce, senza acqua, senza fogne, senza strade. È da questi luoghi che fuggono le centinaia di migliaia di immigrati che sfidano deserti e mari per cercare una vita migliore. È un popolo enorme, gravato da una storia manipolata da pochi, pochissimi potenti che, oltretutto, nascondono i loro volti nelle stanze ovattate dei poteri finanziari e geopolitici. 

“Papa Francesco  – come spiega Monsignor Sanchez Sorondo, argentino e Cancelliere della Pontificia Accademia per le Scienze – chiede attenzione alla giustizia sociale quando incontra i potenti. Perché la Chiesa ha l’obbligo di chiedere giustizia per quanti soffrono e rischiano di finire immigrati, poveri, schiavi”. Ma le periferie oggi sono anche al centro della nostra Europa. Una terra che ha perso il primato dello sviluppo integrale dell’uomo e che ora fatica ad aprirsi a tutti coloro che bussano alle sue porte. 

“Oggi la periferia del Cattolicesimo sembra l’Europa – le parole di Massimo Franco, giornalista e scrittore –  perché l’America Latina che era terra di missione diventa una terra che manda i missionari in Europa per ri-evangelizzare un’Europa che ha perso la bussola del Cristianesimo. In questo senso la figura di Papa Francesco appare una grande opportunità”. Una rivoluzione culturale, questa, che si presenta difficile anche per coloro che ancora coltivano sogni e nostalgie di una Chiesa che si insedia nel centro e dal centro vuole influenzare la società. Papa Francesco, ha detto chiaramente che “i grandi cambiamenti della storia si sono realizzati quando la realtà è stata vista non dal centro, ma dalla periferia. È una questione ermeneutica: si comprende la realtà solamente se la si guarda dalla periferia, e non se il nostro sguardo è posto in un centro equidistante da tutto”.

Lo speciale “Francesco, il Papa delle periferie”, a cura di Massimo Milone, di Filippo Di Giacomo.  Edizione Pier Luigi Lodi, Produttore esecutivo Milvia Licari, Regia di Nicola Vicenti.

[highlight color=”yellow”]In onda su Rai1 venerdì 25 agosto alle 23.50[/highlight]

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