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Halloween: Riflessioni su Morte, Paura e Occulto

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Don Nicola Salsa offre una prospettiva sull’Halloween come opportunità educativa per i cristiani, piuttosto che come un evento da vietare. Il sacerdote riconosce che la festa è ormai diffusa e vista da molti come un divertimento innocuo, ma avverte che il suo messaggio non è cristiano.

Egli propone di usare l’Halloween per affrontare tre temi cruciali con i giovani: la morte, la paura e l’occulto. Riguardo alla morte, il testo suggerisce di parlarne con verità e speranza cristiana, invece di banalizzarla, mentre per la paura, sottolinea che l’educazione dovrebbe insegnare a gestirla, non a coltivarla per il brivido.

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Infine, mette in guardia sull’occulto, insistendo sul fatto che i simboli e le pratiche esoteriche non sono innocui giochi, ma realtà spirituali pericolose che richiedono vigilanza e fede in Cristo.

Un prete spiega che c’è molto di più da dire e da pensare su Halloween

Trascrizione del video:

Don, possiamo festeggiare Halloween quest’anno in parrocchia?.

Ogni anno si ripete più o meno la stessa scena. Da una parte ci sono i genitori che vedono questa festa come un’occasione per far divertire i figli, per lasciarli vivere qualcosa di leggero, senza troppi pensieri. Dall’altra, però, c’è anche una sensazione che Halloween non sia del tutto una cosa cristiana. Breve spoiler: non lo è, e non perché tutto ciò che viene da fuori sia sbagliato, ma perché il messaggio che trasmette non nasce da una visione cristiana della vita e della morte.

Alcuni ci ridono sopra, altri si dicono: “Tanto è un gioco, che male c’è!“. E poi ci sono quei genitori che, un po’ rassegnati, si ritrovano ad accontentare i figli pur portandosi dentro un dubbio che non sanno bene come esprimere. C’è anche chi, invece, la prende con entusiasmo e la vive come una specie di carnevale d’autunno pieno di maschere, dolcetti e feste. Ecco, io vorrei condividere con voi come la penso, non per vietare qualcosa, ma per riflettere insieme su ciò che Halloween dice e su quello che forse, senza accorgercene, insegna ai più piccoli.

Halloween è ormai diventato parte del nostro calendario. Lo vediamo nei negozi, nelle strade, in TV: zucche, scheletri, ragnatele, travestimenti. È una festa entrata anche nelle scuole. Magari qualcuno pensa di togliere i riferimenti al Natale, ma Halloween si tocca. Eppure, occorre capire che ogni festa, anche la più leggera, trasmette un messaggio, un modo di guardare il mondo. Come genitori, insegnanti, educatori e sacerdoti abbiamo il compito di chiederci che cosa imparano i ragazzi da ciò che vivono e che noi stessi proponiamo.

Halloween ci offre allora una grande occasione educativa. Possiamo usarla per parlare di tre temi fondamentali: la morte, la paura e l’occulto.

1. La Morte

Parlare della morte è difficile ma necessario. È l’unica certezza che tutti condividiamo. Eppure, è spesso il tema di cui meno si parla nelle famiglie e a scuola. Si tende ad evitarla, a cambiare discorso, a usare frasi che mascherano la realtà. Quando muore qualcuno si dice: “È andato in cielo”, “Dio l’ha preso con sé”, “Ora è in paradiso”. Sono parole dette per proteggere, ma spesso creano solo confusione. Invece, dovremmo imparare a non avere paura delle parole: “È morto”.

I bambini stessi percepiscono che qualcosa non torna. Sentono che gli adulti non dicono tutto e finiscono per immaginare la morte come qualcosa di magico, una punizione, un mistero da evitare, come se non esistesse. Il modo giusto di parlarne è con verità e serenità: dire che la morte è parte della vita, che ogni persona ha un suo tempo, usando un linguaggio chiaro, adatto all’età, ma onesto. Così il bambino impara che la vita non è infinita e proprio per questo è preziosa.

Dal punto di vista educativo, evitare il tema della morte significa togliere ai bambini uno strumento fondamentale per affrontare la perdita e il dolore. Un bambino che cresce senza parlarne diventa un adulto che non sa come reagire di fronte alla sofferenza. Avrà visto magari migliaia di persone morire in film e videogiochi, ma non si sarà mai misurato con il mistero della morte vera, quella che può toccare un affetto caro. L’educazione alla vita include anche l’educazione alla fine della vita.

La fede cristiana non toglie la tristezza ma le dà un senso. La morte non è l’ultima parola, perché Cristo è risorto. Il Vangelo in questo ci aiuta molto. Non ci racconta una favola consolatoria. Parla della morte come una cosa seria, ma non in toni drammatici. Lo stesso funerale non è il rito della disperazione, ma è l’occasione per attingere alla speranza che viene da Dio. Parla della morte come un passaggio, non un fine. Per il cristiano, la morte non è la distruzione di ciò che siamo, ma l’incontro con Dio che compie la nostra vita. Gesù stesso, morendo sulla croce, ci mostra che l’amore è più forte della morte. Il sepolcro non è l’ultima parola, perché la risurrezione svela il senso profondo dell’esistenza: vivere per amare e amare fino alla fine. San Paolo lo dice con parole luminose e semplici: “Se moriamo con Cristo, con lui anche vivremo”.

La fede ci insegna che ogni vita è un cammino verso la comunione piena con Dio e che chi muore nel Signore non è perduto ma trasformato. Per questo il cristiano non nega la tristezza ma la attraversa con speranza. Il dolore non è negato ma abitato da una certezza: quella della vita eterna.

In questo senso, Halloween, con le sue tombe finte e gli scheletri danzanti, banalizza ciò che è più serio. Fa ridere di ciò che merita rispetto. Fa giocare con ciò che richiede silenzio e riflessione. Ma dove si ride della morte, si smette di prenderla sul serio e si smette anche di dare valore alla vita. Su questo i genitori vanno spesso un po’ in tilt, perché da una parte accompagnano i figli a queste feste e poi dall’altra non li portano mai a visitare la tomba dei nonni o a partecipare ad un funerale. E tu cosa ne pensi? Come ne parleresti con i tuoi figli?.

2. La Paura

Un altro aspetto importante di Halloween è la paura. Tutto ruota intorno a questo: case stregate, scherzi, mostri, film dell’orrore. Ma qui c’è un paradosso, perché i bambini cercano la paura. Cosa li attrae nel brivido, nel buio, nel far finta di avere paura?.

Da un punto di vista psicologico, la paura è un’emozione fondamentale. Serve a proteggerci dal pericolo, ci aiuta a riconoscere i limiti. Ma quando la paura viene cercata per gioco, rischia di diventare una forma di dipendenza. Il bambino impara che il brivido è piacevole e che il male è eccitante, che lo spavento è divertente. È un modo per sentirsi vivi ma su basi sbagliate.

L’educazione alla paura significa invece insegnare a riconoscerla e gestirla. Aiutare i figli a capire che la paura non va fuggita ma affrontata con fiducia. Per esempio, quando un bambino teme il buio, non serve dirgli che il buio non esiste. Serve stare con lui nel buio. Così impara che la sicurezza nasce dalla presenza, non dall’assenza del pericolo.

Da un punto di vista educativo, Halloween rischia di invertire questo processo: non insegna a dominare e conoscere la paura, ma a coltivarla come emozione piacevole. E un ragazzo abituato a ridere del male, a divertirsi con il macabro, a cercare l’adrenalina, farà più fatica a distinguere ciò che è sano da ciò che è distruttivo.

La paura, se ben guidata, può invece diventare una maestra di saggezza. Ci ricorda che non siamo onnipotenti. Ci insegna il valore della fiducia, della protezione, dell’amore. È significativo che nella Bibbia l’invito più ripetuto sia proprio questo: “Non abbiate paura”. Gesù lo dice ai discepoli smarriti, a chi dubita, a chi è nel buio. Non perché non ci sia nulla da temere, ma perché la presenza di Dio è più forte di ogni paura. E tu che rapporto hai con la paura?.

3. L’Occulto

Il terzo tema è quello più serio e più frainteso: quello dell’occulto. Molti dicono: “È solo un gioco”. Eppure, dietro certe immagini e simboli di Halloween si nasconde un terreno che non è neutro. Streghe, spiriti, evocazioni, magia, demoni sono diventati travestimenti comuni. Ma rappresentano realtà che la fede cristiana considera pericolose.

Il problema non è travestirsi da vampiro o da mummia. Il problema è normalizzare ciò che appartiene al male. Abituarsi a scherzare con simboli che richiamano potenze oscure è come giocare col fuoco pensando che non bruci. La tradizione cristiana ha sempre riconosciuto che esiste una dimensione spirituale invisibile, nella quale agisce anche il male.

Il diavolo non è un personaggio di fantasia, non è una metafora. È un essere personale, intelligente, che lavora nel silenzio e nella menzogna e che si presenta spesso sotto forma apparentemente innocue. La sua strategia è ridursi a caricatura, a macchietta. Più viene ridicolizzato, più passa inosservato.

Oggi molte persone, anche giovani, si avvicinano per curiosità a pratiche esoteriche: carte, amuleti, sedute spiritiche, giochi di evocazione. Sono spesso venduti come giochi, ma hanno in sé un pericolo insidioso. Tutto inizia come un divertimento, ma apre a esperienze che possono ferire profondamente l’anima. Il male si insinua là dove si pensa che tanto non è vero.

La Chiesa non invita a vivere nella paura, ma nella vigilanza. Il male esiste, ma Cristo ha vinto il male. E chi vive nella grazia di Dio, nella preghiera e nei sacramenti, non deve assolutamente temere. La luce di Cristo non è solo più forte delle tenebre: la dissolve, la distrugge. Ma questo richiede consapevolezza. Per questo è importante insegnare ai ragazzi che non tutto ciò che sembra gioco lo è davvero, che non tutto ciò che fa ridere fa bene e che ci sono realtà spirituali con cui non si scherza.

Per chi volesse approfondire, metto in descrizione alcuni video nei quali affronto il tema e parlo del diavolo. Li trovate qui sotto.

Halloween non è da banalizzare, ma da ricondurre al suo giusto posto. Possiamo viverla come un momento per parlare della vita, del coraggio e della fede, per dire che la morte non è fine ma passaggio, che la paura può essere vinta e che il male non è un travestimento, ma una realtà da respingere con la luce di Dio.

Da un punto di vista educativo, questa festa può diventare una palestra di consapevolezza, un’occasione per insegnare i ragazzi a guardare dentro se stessi, a distinguere ciò che fa crescere da ciò che inganna. La vera alternativa non è vietare, ma educare alla verità, alla bellezza, alla speranza. Cristo non ci chiama a scappare dal buio, ma ad accendere una luce. E ogni volta che scegliamo la verità, la fiducia e l’amore, quella luce cresce nel mondo. Questa è la sfida più grande: educare alla luce in un tempo che ama travestirsi da tenebra.