Ethos (Vol. 2)
Il libro sottolinea che il cuore del Vangelo è la risurrezione di Gesù, senza la quale la sua morte in croce resterebbe solo una tragedia. La cristologia — cioè la riflessione su chi è Gesù — si fonda su due radici:
- la storia di Gesù, centrata sul suo amore per i poveri, i peccatori e gli ultimi;
- la storia con Gesù, vissuta dai discepoli che lo hanno incontrato come Risorto e lo hanno annunciato come il Vivente e il Figlio glorificato.
Senza la Pasqua, ogni studio su Gesù resterebbe una semplice “gesuologia” storica, priva della speranza e della dimensione divina che la risurrezione introduce.
Il testo descrive poi Gesù come una persona dialogica e inclusiva, che accoglie tutti e guarda in profondità ogni essere umano. La sua originalità consiste nel realizzare l’unione tra Dio e l’uomo, diventando il segno vivente del Padre. In lui il divino e l’umano si uniscono in un dialogo d’amore continuo tra Dio e l’umanità.
Infine, il cristianesimo è presentato come la continuazione di questo processo di umanizzazione di Dio iniziato in Gesù. Il volume a cui questo brano appartiene è dedicato all’ethos di Gesù: il suo annuncio del Regno, i gesti di guarigione e liberazione, l’amore per i nemici, il rapporto con la Legge e la fraternità.
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INTRODUZIONE
«Gesù in persona» (Lc 24,36)
Nella pienezza dell’amore è la gioia di vivere
Sono cristiano perché Gesù è risorto dai morti. È questo il cuore della mia fede, del Vangelo stesso. Non saprei cosa pensare di un Gesù che, pur amandomi pienamente e donandosi completamente per gli altri, perdonando perfino i nemici, non sia stato in grado di dare una risposta, o di trovare una soluzione, innanzi al dramma della morte e allo scandalo della sofferenza e al mistero del dolore e dell’ingiustizia e del male nel mondo.
Molto si è parlato e scritto, predicato e riflettuto, sulla compassione di Gesù che abbraccia, in lungo e in largo, tutta l’umanità, e trova accoglienza e approvazione da parte di uomini e donne di ogni credo e di qualsiasi religione, ma altresì anche da parte di persone non credenti o che si riconoscono in una spiritualità evanescente o comunque non convenzionale o confessionale.
Di compassione, di perdono, di amore per il prossimo, di cura attraverso gesti di tenerezza e di accoglienza, se ne parla da tutte le parti, in molte discipline e concezioni della vita. Non c’è vera esperienza religiosa o autentica esistenza umana che non contempli, se pur con gradi diversi, la fiducia nella vita, il coraggio del perdono, la generosità del donarsi e l’accoglienza del prossimo, come altresì momenti di convivialità e di gioiosa fraternità e di autentica solidarietà.
Si sa che, amare ed essere amati, è la risposta al problema dell’uomo e al senso della vita! Ogni essere umano avverte dentro di sé in modo istintivo e insopprimibile l’assoluta necessità dell’amore. Eppure, in molti casi, s’ignora il vero significato di questo complesso e totalizzante aspetto della vita.
L’amore è possibile soltanto se comunichiamo dal profondo del nostro essere quello che siamo veramente, senza la paura di trattenere qualcosa di noi stessi. C’è solo una prova che dimostra la presenza dell’amore: la profondità dei rapporti, e la vitalità e la forza in ciascuno di noi che “dice di amare” e che, in realtà, deve ancora scoprire l’arte di amare¹.
Gesù, invece, aveva scoperto l’arte di amare, di donarsi, pienamente. Per questo, fu sempre una persona libera e felice, capace di andare oltre i luoghi comuni, di aprirsi al dialogo in ogni forma e prospettiva. La sua esperienza di Dio, se può definirsi religiosa, l’ha segnato in ogni aspetto del suo vissuto, senza mai creare una scissione tra mente, corpo, anima, spirito e cuore, divenendo il centro della propria esistenza.
Gesù non ha conosciuto separazioni tra il tempo del monaco e il tempo del mercato, tra uno spazio sacro e uno spazio profano: tutta l’esistenza è stata donata per l’annuncio del Regno e per la salvezza dell’uomo, per la giustizia e per la liberazione, per la pace e il perdono.
La questione di cuore², per lui, è stata una questione di amore e di libertà, così come pure quella per l’uomo, per le persone più emarginate. Questione di cuore significa che al centro dei suoi pensieri e del suo agire c’è il Padre, la ricerca del Regno e della sua giustizia.
Questione di cuore vuol dire pure attenzione e preoccupazione per quelle categorie di persone disumanizzate, che avevano perso dignità, libertà, gioia di vivere, senso dell’esistenza. Questione di cuore significa che la passione per Dio diventa, in Gesù, passione per l’umano e viceversa.
In Gesù non ci sono doppi pensieri: egli non fa uso di maschere di comunione, di modi di dire, e neanche di mere speculazioni su questioni dottrinali o morali. Al centro del suo agire c’è il bene delle persone e l’amore per il Padre, tutto il resto è un di più e costituisce solo una variabile religiosa o culturale.
Le relazioni da lui intraprese, a volte anche attraverso scontri e discussioni forti, non hanno niente di virtuale, ma rivelano un pathos autentico, un ethos coinvolgente e trasparente, come pure un logos, un modo di parlare e di pensare, sempre coerente e chiaro, diretto e immediato, privo di doppi sensi e di ambiguità: «Sia il vostro discorso [parlare] sì, sì, no, no» (Mt 5,37).




