Francesco d’Assisi e il diaconato

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In “Francesco d’Assisi e il diaconato. L’amor politico, i poveri e il creato”, Enzo Petrolino propone una lettura originale e profonda della figura di San Francesco, rileggendo il suo carisma attraverso la lente teologica ed ecclesiale del diaconato.

L’autore — partendo dalla storica condizione di Francesco come diacono — analizza come il suo servizio non fosse solo un ruolo liturgico, ma una vera e propria postura esistenziale e sociale. Il volume si articola su tre direttrici fondamentali:

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  • L’amor politico: Inteso non come ideologia o partito, ma come cura attiva per il bene comune, ricerca della pace e costruzione di relazioni giuste nella società.
  • I poveri: L’abbraccio agli ultimi e agli emarginati non come semplice elemosina, ma come condivisione e restituzione della dignità.
  • Il creato: La custodia della natura (anticipando temi cari all’enciclica Laudato si’), dove ogni creatura è riconosciuta come fratello o sorella in un’ottica di fraternità universale.

Sostenuto da una solida conoscenza della teologia del diaconato permanente (di cui Petrolino è esperto), il testo offre un saggio agile e di grande attualità, capace di mostrare come il messaggio francescano continui a interpellare la Chiesa e la società contemporanea sulle sfide della giustizia, della solidarietà e dell’ecologia integrale.

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Prefazione del libro

Francesco d’Assisi fu ordinato diacono: su questo non avrei dubbi, anche se ogni tanto se ne avanzano in proposito, senza però il supporto di fonti sufficienti.

Egli stesso, in effetti, si presentò come chierico (anche se ciò non equivale a esser diacono) più di una volta1 e – d’altronde – non c’è ragione di dubitare dell’affermazione di Tommaso da Celano, il quale, narrando il Natale celebrato a Greccio dall’Assisiate nel 1223, scrive che nell’occasione Francesco, «vestito da levita, poiché era diacono», cantò il Vangelo e predicò al popolo, parlando con molto trasporto di quel grande mistero2, affermazioni riprese dagli agiografi successivi.

Che poi Francesco proclamasse il Vangelo durante la celebrazione eucaristica, ce ne danno notizia pure Giovanni da Perugia, nell’opera sui Primordi o fondazione dell’ordine – più conosciuta con il titolo, improprio, di Anonimo perugino3 –, l’autore della Leggenda dei tre compagni4 e il cronista Giordano da Giano5.

Certo, egli fece fino in fondo propria, senza riserve, la spiritualità diaconale, vivendo appieno la dimensione del servizio e inculcandola ai suoi.

Colui che assumeva la guida dei frati diventava appunto «ministro»: tanto nella Regola non bollata quanto nella bollata, i ministri vengono detti tali perché «costituiti ministri e servi degli altri frati»6: un’affermazione, questa, costantemente ripetuta nei testi, quasi a dire che dubbi in proposito non ve ne potevano essere.

Lo stesso ministro generale è presentato come il «ministro e servo di tutta la Fraternità»7.

I ministri, in definitiva, dovevano accogliere i frati «con carità e benevolenza», usando «nei loro confronti tanta familiarità», al punto che quelli potessero spingersi fino a «parlare con loro e fare come i padroni con i loro servi; infatti, così deve essere, che i ministri siano i servi di tutti i frati»8.

Senza una disponibilità piena al servizio – non solo in seno alla Chiesa, ma all’intera polis, per dirla con la terminologia usata dall’autore – è bene non incamminarsi in un tale percorso.

In effetti, se un diacono risultasse refrattario a impegnarsi in una mensa dei poveri o in un dormitorio, in un centro di ascolto della Caritas o anche nella semplice animazione pastorale, se si astraesse da quello che è l’impegno che ogni cittadino deve porre in ordine alla costruzione di una società davvero degna dell’uomo, pronto tuttavia a salire sull’altare, questo sarebbe il segno evidente che il discernimento fatto è stato fallace.

Il libro di Enzo Petrolino offre a tutti, ma in particolar modo ai diaconi e a quanti sono avviati in un percorso di formazione in vista dell’ordinazione diaconale, numerosi spunti per una seria riflessione sull’argomento.

Mi trovo consonante con l’impostazione da lui data al proprio lavoro, essendomi io stesso espresso, ormai diversi anni fa, in modo simile su molte delle questioni da lui trattate.

Oggi – stante anche la drammatica situazione internazionale – sento che un’attenzione tutta particolare possa e debba esser posta sul tema della pace.

Nella lettera diretta ai Ministri Generali della Conferenza della Famiglia Francescana in occasione dell’apertura dell’VIII Centenario della morte di san Francesco d’Assisi, il 10 gennaio 2026, nello spazio di un testo tutto sommato breve, per ben quattordici volte papa Leone XIV ha usato il termine «pace».

Nelle sue predicazioni, Francesco d’Assisi – lo testimoniò Tommaso da Spalato, che udì Francesco predicare a Bologna il 15 agosto 1222 – «mirava a spegnere le inimicizie e a gettare le fondamenta di nuovi patti di pace»9.

La pace, in effetti, fu il tema prediletto dal Santo nelle sue predicazioni e se ne può ben comprendere la ragione se pensiamo alle lotte che insanguinavano le città d’Italia nell’Età di Mezzo.

Ebbene, credo che uno dei compiti del diacono, la cui vocazione è un ponte tra la vocazione battesimale e quella presbiterale, possa essere anche quello di favorire la comunione e la pace nella Chiesa, specialmente nelle comunità in cui opera.

Senza comunione, infatti, ogni azione pastorale parte con le armi spuntate: potrà anche risultare efficiente, ma non certo efficace!

La diaconia di Francesco diviene in tal modo, per noi, un invito a vivere in quella stessa carità con cui lui consumò la propria esistenza, offrendo un servizio vero a Dio e alla sua Parola, attraverso un sincero amore ai poveri, un annuncio lontano da ogni retorica, un apostolato che, sulle orme di Cristo e della sua santissima madre, cerchi la sola gloria di Dio.

Il libro di Enzo Petrolino è uno strumento efficace per favorire un impegno in tale direzione.

È per questo che mi auguro esso sia letto e meditato con cura, in particolar modo da quanti hanno ricevuto la grazia dell’ordinazione diaconale, dalle loro famiglie e anche da quanti svolgono un servizio nella Chiesa e nella società.

✠ Felice Accrocca
Vescovo di Assisi – Nocera Umbra – Gualdo Tadino
Vescovo di Foligno

Note

1 Cfr. Francesco d’Assisi, Lettera a tutti i chierici sulla riverenza del corpo del Signore (prima redazione), 1: FF 207/a; (seconda redazione), 1: FF 207; Testamento, 18: FF 118.

2 Tommaso da Celano, Vita del beato Francesco [Vita prima], 86: FF 470.

3 Cfr. Primordi o fondazione dell’ordine [Anonimo perugino], 43: FF 1537.

4 Cfr. Leggenda dei tre compagni, 61: FF 1474.

5 Cfr. Cronaca di Giordano da Giano, 16: FF 2339.

6 Francesco d’Assisi, Regola non bollata IV, 2: FF 13.

7 Id., Regola non bollata V, 4: FF 16; XVIII, 2: FF 50; Id., Regola bollata VIII, 1: FF 96.

8 Id., Regola bollata X, 5: FF 102.

9 FF 2252.

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