
[ads2] Valutazione Pastorale
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In “Io sono un autarchico” alcuni studenti preparavano esami universitari e intanto cercavano di capire quale poteva essere il loro ruolo nella societร . Era il 1976 e a raccontare quella ‘realtร ’ c’era per la prima volta Nanni Moretti. Oggi, 2015, qualcosa da raccontare c’รจ ancora, ma i dieci film girati in questi anni trascorsi lo hanno reso piรน incerto, indeciso, titubante. Al tramonto delle ideologie, l’unica vicenda possibile da raccontare รจ quella delle perdite provocate dalla crisi: il lavoro, la dignitร , l’identitร . Una denuncia di fronte all’unico caimano ormai possibile, un americano che pensa di poter arrivare, comprare e andare via. Una volta, nel periodo della provocazione a viso aperto, Moretti avrebbe potuto ricoprire tutti i ruoli: l’operaio, il capitalista, il produttore. Ora eccolo ripiegare sul ruolo del regista e insieme affidare ad un altro quello dell’autore del film nel film. Altro, anzi altra: Margherita, ‘collega’ e sorella. C’รจ stato un tempo in cui Nanni era uno ‘splendido quarantenne’. Gli anni sono passati, e lui รจ arrivato ai sessanta. Forse con qualche timore in piรน, di sicuro sempre splendido per lo sguardo umbratile, malinconico, dolente che getta sui cambiamenti della realtร : dalla quale vorrebbe uscire per fare una sola cosa, vivere, come ‘deve’ fare la madre. Mestiere difficile tuttavia il vivere, non risolvibile chiedendo all’attore di stare accanto al personaggio. Dentro la Stanza del figlio (2001) si chiudeva un capitolo senza ritorno, un macigno piombato su qualunque alternativa. Il ricordo della mamma รจ ora invece affidato al ‘domani’, a ciรฒ che parla di lei, la sua casa, quell’appartamento borghese cosรฌ armonioso, pulito, con i libri in ordine,la scrivania generosa di testimonianze (anche il dativo รจ al suo posto), il latino come scrigno di tesori lontani ma preziosi. Tra Giovanni e Margherita sbiadiscono le differenze: lui e lei si sovrappongono, si ricompattano nell’immagine della mamma come anello di trasmissione tra generazioni, da lei alla nipotina. Dentro un gioco di incastri successivi, un succedersi di finali non detti, una scrittura linguistica di forte luciditร espressiva e di intenso pudore visivo (bellissima la fotografia di Arnaldo Catinari), “Mia madre” diventa un inno al superamento delle perdite e al cinema, che ne รจ l’esempio probante: sempre finito e sempre morto, sempre capace di riemergere. Film intenso e stratificato, dopo il quale il silenzio non sarร piรน per Moretti una scusa plausibile. Dal punto di vista pastorale, il film รจ da valutare come consigliabile, problematico e adatto per dibattiti.
Utilizzazione: il film รจ da utilizzare in programmazione ordinaria e in successive occasioni per avviare riflessioni sui molti argomenti che suscita (cinema, rapporto genitori/figli, politica, letteratura, lavoro…).
Tematiche: Anziani; Cinema nel cinema; Donna; Famiglia – fratelli sorelle; Famiglia – genitori figli; Lavoro; Morte.
- Genere:Drammatico
- Regia: Nanni Moretti
- Interpreti: Margherita Buy (Margherita), John Turturro (Barry Huggins), Giulia Lazzarini (Ada), Nanni Moretti (Giovanni), Beatrice Mancini (Livia), Stefano Abbati (Federico), Enrico Ianniello (Vittorio), Anna Bellato (attrice), Tony Laudadio (produttore), Lorenzo Gioielli (interprete), Pietro Ragusa (aiuto regista), Tatiana Lepore (segretaria di edizione), Monica Samassa (medico), Vanessa Scalera (infermiera), Domenico Diele (Giorgio), Renato Scarpa (Luciano).
- Nazionalitร : Italia/Francia
- Distribuzione: 01 Distribution
- Anno di uscita: 2015
- Origine: Italia/Francia (2015)
- Soggetto: Gaia Manzini, Nanni Moretti, Valia Santella, Chiara Valerio
- Sceneggiatura: Nanni Moretti, Francesco Piccolo, Valia Santella
- Fotografia (Panoramica/a colori): Arnaldo Catinari
- Musiche: brani di autori vari
- Montagg.: Clelio Benevento
- Durata: 106′
- Produzione: Nanni Moretti, Domenico Procacci per Sacher Film, Fandango con Le Pacte, Arte France Cinema con RAI Cinema.
- Giudizio: Consigliabile/problematico/dibattiti **
