Il nucleo centrale del libro presenta otto storie vere di donne e uomini che vivono ai margini della societร , nelle periferie non soltanto delle cittร , ma anche in quelle ยซesistenzialiยป, di cui spesso parla papa Francesco.Sono vicende intrise di sofferenza, ma anche di speranza non ancora sopita, raccolte da alcuni volontari in una parrocchia del Nord-Est d’Italia. C’รจ, per esempio, chi ha vissuto gli orrori della guerra nella ex Jugoslavia; chi รจ entrato nel giro della criminalitร organizzata; chi รจ rimasto senza tetto e senza lavoro.Tutti raccontano in prima persona la loro storia.
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Don Capovilla โ Le piaghe che Papa Francesco dice di toccare e quindi stare con i poveri. Ecco, le storie da queste โperiferie esistenzialiโ, storie di poveri senza dimora che ci condizionano poi anche nelle nostre scelte di fede e soprattutto ci chiamano a condividere e quindi a โfar saltareโ anche gli schemi dellโassistenza.
D. โ Betta, nel libro cโรจ un personaggio immaginario e tante storie: di cosa si parla?
Tusset โ Si parla innanzitutto di relazioni che si instaurano tra le persone, tra i volontari che fanno un gesto semplice offrendo la colazione la domenica mattina in una qualsiasi parrocchia di una qualsiasi periferia italiana e la gente che ha bisogno, verso cui ci si china. Quello che abbiamo cercato di evidenziare nel libro รจ che, partendo da un piccolo gesto, ci si allarga a conoscersi e a condividere, a raccontarsi vicendevolmente, quindi a tornare ad essere gli uni per gli altri semplicemente persone. E nel libro poi cโ รจ un personaggio che non esiste, un personaggio inventato: Gaetano, che รจ un volontario che ci rappresenta un poโ tutti; fa fatica ad accettare le storie di queste persone, perchรฉ le giudica innanzitutto e pensa che se hanno sbagliato โ come dice lui โ perchรฉ poi le si deve accogliere a braccia aperte? Non basta, forse, semplicemente chinarsi verso di loro e dare loro il necessario? Perchรฉ anche ascoltarli?
D. โ Perchรฉ? Da dove arriva la risposta, don Nandino?
Don Capovilla โ La risposta รจ sempre esattamente nella nostra umanitร condivisa, riconosciuta. Per strada, in autobus, quando vediamo una persona che vive nel disagio – che appunto รจ un povero, un senza fissa dimora, una persona che, diremmo, sta di lร , sullโaltro lato della strada – bisogna scoprire e partire dal punto di vista che รจ esattamente un nostro fratello. E, allora, ecco che prima di tutto bisogna attivare lโascolto e poi far sรฌ che sia possibile, proprio dallโottica delle periferie, cominciare a guardare la storia in modo diverso, con i loro occhi.
D. โ Ci sono storie di dolore, di abbandono, di โscartoโ, come dice Papa Francesco: lo ha ribadito anche nel suo ultimo viaggio in Sri Lanka e nelle Filippine. Quali realtร avete colto e raccontato, Betta?
Tussetย โ Sono storie che partono dalla mancanza di lavoro, partono da un disagio psicologico, a volte psichiatrico, dalla tossicodipendenza; poi ci sono storie di persone che magari arrivano da piรน lontano e che hanno sofferto i problemi collegati alla guerra, alla fame dellโAfrica, al fuggire da realtร durissime per arrivare qui e, magari, essere accolte in maniera anche sbagliata; e infine, anche storie di fragilitร che si incontrano e che poi fanno fatica a trovarsi, come quelle, ad esempio, delle nostre badanti. Lโunica donna che รจ raccontata in questo libro รจ proprio una signora dellโest europeo, Romana, che improvvisamente – avendo perso lโaffetto che la legava qui, una delle nostre persone anziane che accudiva – si รจ trovata a perdere la famiglia che lโaveva accolta e, con questa, la casa e il lavoro, a non riuscire piรน a risalire la china e a non riuscire piรน neppure ad avere la forza di ritornare in patria, perchรฉ la sua dignitร di donna lavoratrice da tanto tempo non lo ha permette.
D. – Come poi dalla realtร parrocchiale si puรฒ uscire fuori e andare verso lโaltro, don Nandino?
Don Capovilla โ Eโ assolutamente necessario riscrivere, continuamente, quei percorsi di solidarietร delle nostre cittร , le reti che ci impegnano prima di tutto come cittadini prima che come credenti, proprio per generare inclusione, ascolto, possibilitร di spazi. Dal libro, per esempio, รจ nata unโesperienza di superamento di chiusura delle biblioteche cittadine. Nelle istituzioni, da cittadini e da cristiani, ci mettiamo ad inventare, con creativitร , soluzioni nuove perchรฉ davvero da questi cittadini โa metร โ, come dice Papa Francesco, si possa avere tutti gli stessi diritti nella stessa cittร .
D โ Don Nandino, voi come Pax Christi, spesso siete usciti dalla realtร parrocchiale per andare ad esempio nei Territori palestinesi. Lรฌ ci sono persone โescluseโ, nel senso di escluse dalla pace: cosa manca per arrivare alla pace tra israeliani e palestinesi oggi?
Don Capovilla โ La mancanza di giustizia, la mancanza di un sussulto per i popoli del Medio Oriente, in particolare, i popoli oppressi, come quello palestinese da unโoccupazione militare, da una colonizzazione che mette in dubbio anche il progetto di una soluzione di due Stati per due popoli. E, da parte nostra, deve esserci un sussulto sul riconoscimento dei percorsi che possono portare alla pace: in questo caso, in questi giorni, anche dal nostro Parlamento italiano, per un riconoscimento dello Stato di Palestina, come lโEuropa ha giร fatto.
