Si รจ da poco concluso un sinodo per molti aspetti inedito e che โ dobbiamo riconoscerlo โ ha di fatto avviato un processo nella vita della chiesa, un processo che non pare facilmente arrestabile e che contiene una dinamica riguardante non solo lโAmazzonia. Perchรฉ i problemi in esso posti e discussi e le vie da percorrere intraviste riguardano tutta la chiesa presente nei diversi continenti della terra.
Certo, รจ stato un sinodo per molti aspetti โblindatoโ, perchรฉ non sono stati pubblicati gli interventi dei padri sinodali, mentre le sintesi offerte alla stampa non permettevano neppure ipotesi circa la paternitร degli interventi. Ma questa misura di prudenza ha garantito che non ci fossero letture divisive, capaci solo di registrare conflitti e contrapposizioni e, soprattutto, di far emergere schieramenti induriti. Sรฌ, la libertร salvaguardata dalla non pubblicazione degli interventi รจ stata non solo garantita ma anche praticata con audacia e parrhesรญa, senza paura da parte dei padri sinodali di essere stigmatizzati come infedeli alla tradizione o addirittura in contraddizione con la dottrina cattolica.
- Pubblicitร -
Anche perchรฉ, alla vigilia e durante il sinodo stesso, si era manifestata una forte opposizione allโInstrumentum laboris anche ad opera di cardinali, oltre che di vescovi e teologi. Nella nostra chiesa regnano molte paure, lโaprire cammini รจ sentito come temerario e forze tradizionaliste si mostrano efficacemente sempre piรน allarmate e allarmanti, non solo critiche, ma pronte a esercitare un ministero di condanna che pretende di discernere lโeresia addirittura nel corpo episcopale e nel successore di Pietro. ร ormai in atto lโesercizio dellโocchio cattivo (cf. Mt 20,15), dellโocchio che spia, che si nutre di giudizio e di condanna e non sa piรน che cosa siano nรฉ la misericordia nรฉ il primato della caritร su ogni espressione di veritร (cf. Ef 4,15).
In veritร il sinodo si รจ svolto in un clima sereno e fraterno, cโรจ stato molto ascolto reciproco, senza le temute rigiditร ; si sono condivise esperienze impensabili eppure realmente vissute nelle chiese; si รจ dato voce al grido dei poveri, ritenuti non solo destinatari della caritร ma vero magistero per la chiesa; e per la prima volta hanno potuto far sentire la loro voce persone non credenti ma esperte su alcuni temi trattati dal sinodo, come lโemergenza ecologica, che resta la minaccia piรน prossima e piรน preoccupante al nostro orizzonte. La conversione richiesta dal sinodo รจ integrale: pastorale, culturale, sociale ed ecologica. Solo cosรฌ la chiesa potrร essere pienamente madre di questi popoli amazzonici. E sia detto chiaramente: al centro dellโintero dialogo sinodale cโรจ sempre stato il Cristo, Signore della chiesa e del mondo, unico Salvatore dellโumanitร . Non vi sono stati segni di debolezza in materia di fede cristologica, nonostante i timori e le denunce di quanti paventavano che il sinodo si trasformasse in un evento sociologico e culturale.
In questo mio breve intervento voglio solo mettere a fuoco tre temi affrontati, che non sono piccola cosa e vanno collocati nel contesto sinodale e nel documento finale come โsegni dei tempiโ, che dovranno impegnare la chiesa a cercare, riflettere, fare discernimento, e dovranno essere deliberati dal papa per la chiesa in Amazzonia, ricevendo cosรฌ la qualitร di indicazioni profetiche anche per le altre chiese.
Il primo tema, quello piรน difficile e contestato, che ha ricevuto lโapprovazione dei due terzi dellโassemblea (dunque il non placet di un terzo), รจ quello delle comunitร costrette a vivere senza Eucaristia. Queste sono molte in Amazzonia, ma non si dimentichi che anche nelle terre dellโEuropa (penso a Francia, Belgio e paesi del Nord) molte comunitร cristiane sono alla vigilia della stessa situazione. Mancano le vocazioni presbiterali, le comunitร mostrano spesso un grembo sterile, quando non abortivo, e cosรฌ le assemblee domenicali risultano โassemblee senza presbiteroโ, ridotte a celebrare la sola liturgia della Parola. Ma la chiesa vive dellโEucaristia, รจ generata dallโEucaristia, รจ edificata dallโEucaristia e, se viene a mancare questa sua fonte di vita, รจ facilmente soggetta allโindebolimento della fede, a patologie del vivere cristiano: si sfilaccia, si riduce a movimento, con il rischio di scomparire. Si รจ parlato a lungo di presbiteri uxorati, che dโaltronde sono giร presenti nelle chiese orientali cattoliche, ma su questo punto resta lontana una risposta positiva. Permane in alcuni settori non minoritari il timore che, se la chiesa latina aprirร alla possibilitร di conferire lโordine a uomini sposati, il valore del celibato non sarร piรน compreso e subirร una diminuzione della sua valenza profetica.
ร certamente vero che il celibato per il Regno, secondo il vangelo sempre un dono di Dio e non una legge, conferisce la possibilitร di dedicarsi maggiormente al ministero, senza dover pensare alla propria famiglia; ma dovremmo anche ricordarci che nel celibato vi sono grandezza e miseria, che in esso si puรฒ in realtร vivere una chiusura, una philautรญa, un egoismo che minacciano il ministero piรน dellโessere coniugi e padri di famiglia. Affermava giร il concilio: โIl celibato non รจ richiesto dalla natura stessa del sacerdozio โฆ anche se vi sono molte ragioni per praticarloโ (Presbyterorum ordinis 16). Ma di fronte al diritto allโEucaristia della comunitร cristiana, affinchรฉ essa non muoia per mancanza della comunione al Corpo e al Sangue del Signore, occorrerebbe avere piรน fiducia, piรน coraggio, piรน passione per i cristiani che non possono accedere al sacramento. Si รจ in ogni caso avviato un processo, nel quale si intravede la possibilitร di ordinare presbiteri dei diaconi permanenti sposati. Si faccia attenzione: non รจ unโapertura a ordinare immediatamente uomini sposati, bensรฌ diaconi permanenti sposati giร ordinati da anni, che abbiano dato prova di possedere una formazione adeguata, di capacitร di essere pastori della comunitร attraverso il ministero della Parola e dellโEucaristia, dunque della capacitร di presiedere e governare, e perciรฒ siano riconosciuti dalla comunitร . Cosรฌ nelle aree piรน lontane e ora abbandonate a se stesse della regione amazzonica vi sarร una presenza stabile che edifica la comunitร cristiana, anche qualora il passaggio di missionari fosse molto raro, addirittura una sola volta allโanno.
Lโaltro tema affrontato รจ quello della presenza delle donne nella vita della chiesa. Essendo oggi impensabile anche solo di discutere lโaccesso delle donne al ministero presbiterale, che cosa si puรฒ fare affinchรฉ nella chiesa la donna non permanga in posizione ausiliaria rispetto allโautoritร e ai ministri ecclesiastici? Si ripete spesso, e lo si ribadisce anche nel documento finale del sinodo, che โoccorre rafforzare ed espandere gli spazi per la partecipazione dei laici sia nella consultazione sia nel processo decisionale, nella vita e nella missione della chiesaโ (n. 94). Ma poi? E cosa significa lโespressione โleadershipโ poco cattolica secondo cui โรจ necessario che la donna assuma con maggior forza la sua leadership allโinterno della chiesaโ (n. 101)? E cosa significa concretamente โriconoscere la ministerialitร che Gesรน ha riservato alle donneโ (n. 102)?
Si registra qui lโepifania dellโesitazione, del non saper direโฆ Personalmente non ho mai aderito allโipotesi dellโordinazione delle donne oggi, sia per ragioni ecumeniche, sia perchรฉ la maggior parte dei cattolici attuali non รจ a mio parere disposta ad accettarla; ma perchรฉ non diciamo con chiarezza che cosa sia possibile o non possibile affinchรฉ tutti i fedeli laici, senza distinzione gli uomini come le donne, siano concretamente un soggetto ecclesiale? Sulle donne nella chiesa vi sono troppe locuzioni ambigue, idealiste e romantiche, che comunque sembrano nรฉ convincere nรฉ incantare le nuove generazioni. E perchรฉ non ci si interroga sullโabbandono della chiesa da parte delle donne piรน giovani?
Occorre infine dire una parola sullโipotesi della celebrazione di un rito amazzonico, un rito che sappia inculturare il Vangelo e lโEucaristia nelle culture ancestrali di questi popoli. Certo, i riti della chiesa cattolica sono molti (ventitrรฉ, dice il documento finale al n. 117), ma sono riti antichi scaturiti dalla vita e dalla cultura delle terre in cui รจ stato annunciato il Vangelo; da secoli perรฒ la chiesa latina ha imposto il suo rito in tutte le terre di missione. ร dunque urgente favorire lโelaborazione di un rito per lโAmazzonia, ma ci sono anche altre terre, in oriente e soprattutto in Africa, che, grazie a una liturgia propria, potrebbero esprimere la loro confessione di fede attraverso modalitร che rispondano alle loro lingue e alle loro culture, senza tradire il Vangelo. Sarร un cammino lento, che non puรฒ essere fatto da esperti a tavolino, e richiederร lโesercizio di un profondo discernimento nellโassunzione di tesori spirituali e rituali dei vari popoli, senza acconsentire allโintroduzione di elementi non chiaramente nรฉ squisitamente coerenti con la fede cristiana; questa sa assumere tutto lโumano, sa trasfigurare questo mondo e le sue creature, pur riconoscendo sempre che Dio รจ tutto in tutti e che Cristo resta lโunico Salvatore dellโumanitร . Questo processo auspicato e non ancora avviato pone perรฒ una domanda che riguarda tutte le chiese: perchรฉ negli ultimi secoli tale cammino non รจ stato possibile, ma anzi vietato e condannato? I tentativi fatti in Cina (questione dei riti cinesi) e in India ci devono interrogare!
Ancora una volta sarร papa Francesco a pungolarci su nuovi sentieri, con saldezza e fedeltร alla tradizione, ma anche nella libertร da paure e timori che facilmente paralizzano il cammino della chiesa. Abbiamo un papa che รจ anche un profeta: fidiamoci!
Articolo pubblicato su Vita Pastorale – Rubrica โDove va la chiesaโ – Dicembre 2019
