Carissimi,

con questa liturgia noi tentiamo, possiamo solo tentare, di entrare nel mistero pasquale, il mistero della nostra salvezza che riviviamo in questi tre giorni santi della passione, morte e resurrezione del Signore.
- Pubblicitร -
ร soprattutto lโascolto della Parola che ci permette di partecipare a questo mistero: ciรฒ che abbiamo ascoltato come Legge nel libro dellโEsodo (Es 12,1-14), la memoria eucaristica che fa Paolo ai cristiani di Corinto (1Cor 11,23-32) e il vangelo della lavanda dei piedi (Gv 13,1-15) ci narrano alcuni aspetti della Pasqua del Signore, e noi nella nostra povertร di anno in anno cerchiamo di scrutarli, di conoscerli un poโ di piรน, per poter passare dalla conoscenza allโamore del Signore, dalla conoscenza al realizzare quotidianamente ciรฒ che ci viene rivelato.
Il mistero pasquale mi appare sempre di piรน inesauribile, e sempre di piรน ho coscienza della mia inadeguatezza alla ricezione e alla trasmissione di questa parola del Signore. Perรฒ, convinto come sono che ciรฒ che deve essere fatto, deve essere fatto e fatto bene โ questa รจ lโunica convinzione che mi accompagnerร fino alla morte โ, ancora una volta questa sera cerco di spezzare la Parola in mezzo a voi. E guardando, in un esercizio di discernimento, a ciรฒ che รจ piรน urgente soprattutto per la nostra comunitร , sosto questโanno sulla seconda lettura, sul passo di Paolo riguardante lโistituzione dellโeucaristia da parte di Gesรน. Mi fermo solo su alcune parole, senza la pretesa di commentare lโintero brano. Ma sono precisazioni, quelle che ci vengono date dal messaggio di Paolo, urgenti e decisive per la vita cristiana di ognuno di noi e di ogni comunitร .
Ascolta l’omelia
[powerpress]
Innanzitutto lโApostolo ricorda ai cristiani che quellโazione che essi compiono al cuore delle loro comunitร , in particolare nel giorno del Signore, รจ unโazione che lui ha ricevuto direttamente dal Signore, e che lui ha trasmesso a loro, cristiani di Corinto, annunciando la buona notizia del Vangelo. Paolo ha ricevuto unโazione, un gesto, delle parole che vengono dal Signore stesso! Lโeucaristia non รจ qualcosa che la chiesa si รจ data o che qualcuno ha normato: รจ semplicementeย unโazione ricevuta dal Signoreย e che sempre deve essere trasmessa ai credenti in lui nella pienezza del mistero che contiene.
Ecco perchรฉ Paolo innanzitutto precisa: โNella notte in cui Gesรน fu tradito, consegnatoโ, dunque nella notte del tradimento, nella notte del non riconoscimento, nella notte dellโabbandono da parte di tutti i discepoli. Se cโรจ unโora di negazione dei legami nella comunitร del Signore, รจ proprio quella: e proprio in quella situazione Gesรน consegna il gesto e le parole eucaristiche. Questo รจ giร un messaggio di per sรฉ: โla notte in cui fu traditoโ, e significativamente la chiesa nella liturgia occidentale ce lo fa ripetere in tutte le preghiere eucaristiche. โLa notte in cui fu traditoโ, e si potrebbe dire: โla notte in cui fu abbandonatoโ, โla notte in cui fu rinnegato da Pietroโ.
Questo รจ davvero il contesto in cui Gesรน fa il dono dellโeucaristia, fa il dono โ lo vedremo โ dellโalleanza, ma proprio quando lโalleanza รจ esistenzialmente rotta, infranta da parte di tutti quelli che appartenevano alla comunitร del Signore. In quella notte Gesรน consegna gesto e parole: questa รจ lโeucaristia, il memoriale essenziale alla vita di ogni chiesa. Nella notte in cui รจ smentita lโalleanza, Gesรน celebra la sua alleanza con i suoi. Dovremmo accogliere in tutta la sua veritร scandalosa questo contesto del dono dellโeucaristia, avvenuto quella notte non perchรฉ era lโultima notte prima dellโarresto, ma perchรฉ era la notte in cui Gesรน subiva esattamente ciรฒ di cui noi siamo capaci come uomini: tradire, rinnegare, abbandonare.
Da tutti i vangeli appare con chiarezza che Gesรน vuole fare una cena, un pasto di alleanza con i suoi discepoli. Ha voluto, ha progettato questo pasto, ha mandato addirittura dei discepoli perchรฉ lo preparassero, e quando รจ venuta lโora ha dichiarato: โHo desiderato ardentemente di mangiare questa cena con voiโ (cf. Lc 22,14). Significativamente il quarto vangelo non sta neanche a dirci se quella era una cena pasquale, come precisano i sinottici: ciรฒ che รจ importante, secondo Giovanni, รจ che si tratta di una cena di alleanza.
Se guardiamo ciรฒ che veramente fonda quella sera, non รจ tanto la Pasqua in sรฉ, quanto lโalleanza. Per questo tutto quel pasto viene riassunto nel rito del pane e nel rito del vino, in un parallelismo che genera un grande significato. Pane e vino, elementi essenziali del pasto giudaico, in questa cena assumono un significato che trascende la loro materialitร : Gesรน ha voluto quel pasto non solo per mangiare e per bere, sempre in un contesto di preghiera e di liturgia, ma ha voluto soprattutto, attraverso quel pane e quel vino, celebrare lโalleanza.
Per questo Paolo ricorda che โGesรน prese il pane, rese grazie (eucharistรฉsas) e lo spezzรฒ (รฉklasen)โ: Gesรน rende grazie, cioรจ dice una parola di benedizione a Dio, e nella lode, nella benedizione, nel ringraziamento a Dio spezza il pane. Qui รจ lโessenziale, ed รจ qualcosa dellโeucaristia che noi non meditiamo abbastanza, forse anche perchรฉ nelle nostre eucaristie lo spezzare il pane non riceve nessun significato da parte di chi le celebra. E invece lo spezzare il pane รจ importante, รจ essenziale. Gesรน prende il pane nelle mani, cioรจ un pane che lui riceve e accoglie da Dio; riconosce che รจ un dono che viene da Dio; poi lo spezza, lo divide, lo condivide. Ecco la frazione del pane.
Il pasto รจ unโazione dellโuomo โ certamente soltanto gli uomini sanno farlo, non cosรฌ gli animali โ ma in quel pasto il credente riceve, ringrazia e condivide. Il pane lo si riceve per condividerlo, per โromperloโ, perchรฉ sia distribuito a tutti quelli che stanno attorno alla tavola, in modo che tutti condividano lo stesso pane. Cosรฌ Gesรน costituisce la comunitร della tavola, di quelli che partecipano allo stesso pane, che dunque sono partecipi alla comunione, sonoย koinonoรญย e formano unaย koinonรญa, una comunione (questo รจ il linguaggio di Paolo).
La tavola eucaristica di Gesรน non รจ definita dallโessere giusti o ingiusti: non ce nโerano quella sera, a quel pasto eucaristico, di persone degne. Ma Gesรน proprio in quel contesto ha dato il pane dicendo: โร il mio corpo per voiโ. Mangiando di questo pane, nutrendosi tutti dello stesso cibo, si vive la stessa vita che รจ la vita di Gesรน, quella di cui il suo corpo era la manifestazione piรน reale possibile. Tutto questo fino a essere un solo corpo, il corpo di Cristo, il corpo di cui Cristo รจ il capo e di cui noi siamo le membra, indegni ma membra. Questo รจ il dinamismo eucaristico reale e profondo, di fronte al quale le nostre preoccupazioni sulla presenza reale non solo sono inadeguate, ma sono svianti e soprattutto poco intelligenti.
Proprio ripetendo questo gesto e queste parole, come gesto e parole di Gesรน, da quella sera del tradimento fino al giorno del suo ritorno nella gloria, entriamo in questa dinamica spirituale in cui diventiamo corpo di Cristo e il Cristo diventa la vita in noi. Lโeucaristia รจ questo, non รจ altro! ร essere alla tavola del Signore, nella quale lui spezza il suo corpo, cioรจ ci dร la sua vita. Non possiamo dimenticare che quella sera Gesรน ha spezzato il pane per dodici apostoli che lo abbandonavano, lo rinnegavano, lo tradivano; come durante la sua vita aveva spezzato il pane con gli amici a Betania; come aveva spezzato il pane mangiando a casa dei peccatori; come aveva spezzato il pane con le folle che andavano da lui e capivano poco di ciรฒ che lui diceva e faceva. La veritร รจ che Gesรน ha spezzato il pane con ogni sorta di commensali, tutti peccatori!
Ma Paolo, dopo aver fatto memoria di questo primo rito eucaristico, in cui lโeucaristia รจ una comunione in Cristo di uomini chiamati dal peccato, dalla condizione di peccatori, ci ricorda in parallelo il secondo rito: โAllo stesso modo โฆ prese il calice, dicendo: โQuesto calice รจ la nuova alleanza nel mio sangue. Fate questo, ogni volta che ne bevete, in memoria di meโโ.
Le parole sul calice approfondiscono ancor di piรน la vita comunitaria, laย koinonรญa, indicata soprattutto dal pane spezzato, perchรฉ precisano che questa vita รจ vita nellโalleanza. Ciรฒ che la tradizione di Gerusalemme, secondo Marco e Matteo, attesta: โQuesto รจ il mio sangue dellโalleanzaโ (Mc 14,23; Mt 26,27), รจ detto in modo chiaro dalla tradizione antiochena seguita da Luca (Lc 22,25) e da Paolo: โQuesto calice รจ la nuova alleanza nel mio sangueโ. Ecco il termine qualificativo: โnuova alleanzaโ. Lโalleanza tra Dio e Israele era stata rotta โ โQuesta alleanza, la mia alleanza, voi lโavete infranta!โ (cf. Ger 31,2) โ, e per questo Dio ne aveva promessa una nuova (cf. Ger 31,31), che proprio Gesรน inaugura: quel calice che Gesรน ha tra le mani รจ la nuova alleanza nel suo sangue.
Ormai per entrare nellโalleanza con Dio occorre fare parte dellโalleanza nuova, nel senso di ultima e definitiva, lโalleanza siglata nel sangue di Gesรน. Quel calice, grazie alla parola efficace di Gesรน, contiene il suo sangue, e quel sangue รจ la nuova alleanza, o โ se si vuole โ quella vita di Gesรน รจ la nuova alleanza. Perchรฉ se il Servo aveva ricevuto come missione di essere โalleanza per tutte le gentiโ (cf. Is 42,6), Gesรน ha come missione di essere lui stesso lโalleanza nuova e definitiva, per sempre, che non potrร mai essere infranta, alleanza eterna. E cosรฌ con questo secondo segno e con queste parole vediamo che quella che era unakoinonรญaย รจ anche unโalleanza.
Potremmo dire, parafrasando il commento di Paolo alle parole sul pane: โPoichรฉ cโรจ un solo calice, noi comunichiamo allโunica vita che รจ Gesรน Cristo, perchรฉ beviamo a un unico caliceโ. Il sangue รจ la vita, e Gesรน lโha spesa in unย sacrificio esistenziale, non un sacrificio rituale come quelli che avvenivano al tempio: non cโรจ rito nel sacrificio di Gesรน, ma cโรจ piuttosto lโofferta della sua vita, di tutta la sua esistenza, a Dio e ai fratelli. Guai se noi vedessimo nel calice solo il sangue della passione del Signore, solo lโatto puntuale della sua morte: il sangue รจ tutta la vita di Gesรน, tutta la sua vita umana che รจ stata un sacrificio esistenziale, una vita di servizio, di cura, di โamore fino alla fineโ (cf. Gv 13,1) dei suoi fratelli e delle sue sorelle.
Gesรน รจ vissuto cosรฌ, leggiamo un poโ meglio i vangeli: non si รจ preoccupato molto del nostro peccato, si รจ preoccupato della sofferenza che trovava tra noi. Questa รจ la veritร di Gesรน Cristo, che dovremmo ricordare proprio noi che tante volte parliamo a nome suo e siamo capaci di vedere piรน il peccato che la sofferenza degli uomini. Non dimentichiamo come la Lettera agli Ebrei ha riletto il sacrificio di Cristo, in unโottica davvero cristiana: โVenendo nel mondoโ, cioรจ facendosi uomo, โGesรน diceโ a Dio, quasi pregando: โโNon hai voluto nรฉ sacrifici nรฉ offerte rituali, โฆ non hai gradito nรฉ olocausti nรฉ sacrifici per il peccato, perchรฉ non ti piacevano ed erano inefficaci. Allora ho detto: Ecco, io vengo โฆ per fare, o Dio, la tua volontร โโ (cf. Eb 10,5-7; Sal 40,7-9).
ร questo il sacrificio esistenziale di Gesรน: tutta la sua vita, significata dal sangue che รจ la vita di ogni uomo, รจ stata donata pienamente, totalmente a Dio e agli uomini. Dunque laย koinonรญa, che ci viene ricordata dallo spezzare il pane, nel segno del calice appare alleanza nuova e definitiva, โalleanza eternaโ โ dirร ancora la Lettera agli Ebrei (Eb 13,20) โ, che non viene mai meno. Paolo non precisa che questo sangue dellโalleanza รจ โversato per la remissione dei peccatiโ (Mt 26,27), โversato per le moltitudiniโ (Mc 14,24), โversato per voiโ (Lc 22,20), ma ciรฒ รจ sottinteso, perchรฉ dove cโรจ alleanza non cโรจ piรน peccato, i peccati vengono rimessi ed รจ instaurata una comunione con Dio piรน forte della separazione del peccato.
Lโeucaristia รจ dunque questa comunione in alleanza nella quale ciascuno di noi resta con la propria responsabilitร .ย Il Signore lโha a offerta a tutti: a Giuda che lo tradiva, a Pietro che lo rinnegava, a quei discepoli insipienti e senza nessuna coraggiosa convinzione. Erano quelli gli invitati di Gesรน, come siamo noi questa sera. Ognuno di noi puรฒ chiedersi se non รจ Giuda, se non รจ Pietro, se non รจ uno dei discepoli che hanno abbandonato Gesรน. Ciรฒ che ci chiede Paolo รจ di โriconoscere il corpo di Cristoโ: solo se si riconosce il corpo e il sangue di Cristo, cioรจ la sua vita, non si ha la condanna; e solo chi non riconosce la vita di Cristo โmangia e beve la propria condannaโ, perchรฉ non vede il dono che Dio gli fa.
Enzo Bianchi
