Scrivendo questa riflessione all’interno del la rubrica “Dove va la Chiesa?”, ho la piena consapevolezza di pubblicare una forte denuncia sulla situazione della comunitร dei cristiani nel nostro Paese. Stiamo, di fatto, vivendo e assistendo a una mutazione dell’essere cristiani; mutazione che dovrebbe inquietare molto quelli che “amano Gesรน Cristo” e aderiscono al suo Vangelo. Tento, quindi, di individuare la causa di questa crisi e di leggere le gravi conseguenze che ne derivano.
Mi riferisco alla marginalitร assunta, in questi ultimi anni, dalla liturgia all’interno della vita ecclesiale. Non mancano, certo, comunitร nelle quali la liturgia รจ vissuta intensamente. Ma resta l’impressione che oggi, nella Chiesa italiana, la liturgia si trovi in un cono d’ombra rispetto a temi ecclesiali ritenuti centrali come la famiglia, i giovani, l’educazione, i poveri. E, piรน in generale, i temi morali e sociali. Anche l’approvazione della nuova edizione del Messale (in realtร , occorrerebbe parlare di una semplice revisione della traduzione dei testi), lo scorso novembre, da parte della Cei, รจ avvenuta in un clima di disinteresse e mancanza di attesa e di attenzione.
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Cos’รจ successo? Perchรฉ questa stanchezza? Non รจ facile dare una risposta. Certamente, dopo l’entusiasmo per la riforma liturgica voluta dal concilio Vaticano II, s’รจ registrata una “battaglia liturgica” che non ha giovato, ma anzi ha stancato i credenti. Occorre, perรฒ, anche dire che รจ subentrata una grande diffidenza verso ogni rinnovamento liturgico. Al punto da impedire ogni legittima e autentica creativitร , richiesta dalla riforma stessa. Oggi, la liturgia (peraltro ridotta alla sola celebrazione eucaristica), appare “ingessata” e poco curata. Quasi non meritasse l’impegno e le energie dedicate ad altre attivitร diaconali essenziali, ma generate e plasmate come evangeliche dalla liturgia stessa. I presbiteri non hanno molto tempo da dedicarvi. E i fedeli non la sentono piรน essenziale, non la ritengono piรน la fonte del loro agire quotidiano nel mondo. Va detto con franchezza: la sterilitร della comunitร cristiana nel produrre e adottare musiche e canti degni della liturgia cristiana, gli abusi praticati per rendere la liturgia mondanamente attraente e spettacolare, la sciatteria che non conosce l’ars celebrandi e la necessaria bellezza dei riti, rendono a volte la liturgia, non piรน Vangelo celebrato, ma un insieme di parole e gesti che non genera nรฉ fede, nรฉ speranza, nรฉ caritร . E va riconosciuto: i tradizionalisti che denunciano, con asprezza e polemiche, introduzioni di stranezze nelle celebrazioni e nell’uso dello spazio liturgico sovente lo fanno con ragione.
Perchรฉ non si ha il coraggio di dire che alcune formulazioni liturgiche risultano ostiche e, ormai, incapaci di narrare il Dio di Gesรน Cristo? E non รจ solo questione di linguaggio da adeguarsi e aggiornarsi, come nella traduzione del Padre nostro (con il ยซnon ci indurre in tentazioneยป modificato in ยซnon abbandonarci alla tentazioneยป), ma di orazioni e formule che, oggi, sono incapaci di far ardere il cuore di chi le ascolta o le ripete. Nella vita ecclesiale si registrano scollamenti e anche vere e proprie contraddizioni tra il linguaggio teologico-pastorale della catechesi, della predicazione con il linguaggio liturgico di testi che rispecchiano antichi modi, perlopiรน medioevali, di sentire e vivere la relazione con Dio nella fede e nella preghiera.
Ma cosa si fa perchรฉ l’eucaristia domenicale sia qualcosa di vitale, di veramente comunitario, in grado di consentire il riconoscimento reciproco e una vera fraternitร per quanti vi partecipano? Ascolto, silenzio, parola, canto, meditazione sono essenziali alla liturgia cristiana, ma occorre che questa sia anche segno di fraternitร , gratuitร , condivisione, antidoto alla solitudine e all’isolamento dominanti nella nostra societร .
Se dunque manca questa centralitร del Vangelo celebrato, se manca la fonte, che cosa ne deriva? Almeno due conseguenze. La prima รจ che la liturgia รจ sempre piรน evasa dalla maggior parte dei cristiani, specie i piรน giovani. Mentre “piccoli greggi” la vivranno in modo da sentirla solo come un patrimonio da conservare per la loro identitร . Il bisogno postmoderno di conservare e commemorare spinge, purtroppo, a fare della liturgia del passato un “patrimonio immateriale” che va conservato.
Cosรฌ si formano piccoli ghetti religiosi e liturgici, che si sentono custodi di un museo, non di una tradizione viva che, come una fonte, puรฒ dissetare gli uomini e le donne di oggi. Una liturgia che รจ valutata non tanto sulla sua capacitร di far ardere il cuore, quanto sulla sua capacitร di apparire solenne e religiosa, fornisce il senso di un’appartenenza sicura ma superficiale. Se la liturgia non รจ Vangelo celebrato, l’esistenza cristiana รจ ridotta a pratica rituale, che spinge a vivere senza un vero riferimento alla liturgia stessa, senza la sorgente della comunione con il Signore.
Ma c’รจ anche un’altra conseguenza. Se la liturgia diventa periferica nella vita del cristiano, allora quale spiritualitร si puรฒ vivere senza questa fonte? Al riguardo, รจ significativo constatare che oggi i cristiani disertano le assemblee liturgiche ma tentano di vivere sempre di piรน “le spiritualitร ”, fabbricandosi itinerari “fai da te”. Ci stiamo accorgendo della deriva della spiritualitร dei cristiani? Non รจ piรน la spiritualitร che si nutriva alle fonti delle Sacre Scritture o dei padri della Chiesa, ma una spiritualitร teista, con un riferimento al divino, non al Dio di Gesรน Cristo. Una spiritualitร concepita come etica terapeutica, tesa al benessere personale, allo stare bene con sรฉ stessi e con gli altri nel quotidiano. Una spiritualitร che dร conforto, ma non sta piรน sotto il primato della grazia e della salvezza che solo Dio puรฒ dare. ร una spiritualitร in cui si ripetono le beatitudini proclamate da Gesรน, declinandole perรฒ solo a istanza morale, non come Vangelo, buona notizia…
Ecco, il venir meno della qualitร “fontale” della liturgia nella vita dei cristiani provocherร debolezza della fede per molti. E fagociterร appartenenze culturali per altri. Crescerร il numero dei “cattolici del campanile”. Cattolici senza vera appartenenza alla Chiesa eucaristica, anestetizzati nei confronti del Vangelo. E, sempre di piรน, altri percorreranno sentieri di spiritualitร che ispirano l’autosalvezza, senza il primato della grazia e senza la dimensione escatologica.
In queste due possibili derive si potrebbero comprendere le denunce che papa Francesco ripete contro il pelagianesimo e lo gnosticismo, oggi riapparsi in nuove forme inedite, ma sempre ispirate dal rifiuto del primato del Vangelo e del mistero eucaristico, memoriale della vita, della morte, della risurrezione e della venuta gloriosa di Cristo, il Signore. Perciรฒ, occorre piรน che mai una comunitร cristiana che nella liturgia non permette l’esilio del Vangelo dalla vita ecclesiale.
Articolo pubblicato sulla rivista Vita Pastorale – Rubrica โDove va la chiesaโ – Febbraio 2019
