Questa mia riflessione mensile vuole essere una lettura di ciรฒ che accade nella Chiesa che รจ in Italia, delle sue virtรน donatele dal Signore sempre fedele.Ma anche delle sue debolezze che, a volte, la estenuano e la pongono in contraddizione con il Vangelo di Gesรน Cristo. ร questa lโunica parola del Signore che permane e chiede una โformaโ, uno โstileโ al cristiano e alle comunitร cristiane presenti nella storia. Non si puรฒ negare โ e trovandomi sovente in altre Chiese europee ne ricevo la testimonianza โ che la Chiesa italiana รจ ancora una presenza viva, ricca di doni e tuttโaltro che marginale nella societร . Lโelemento maggiormente attestato รจ la testimonianza di caritร che essa offre.
In tutto il territorio della penisola, in ogni diocesi cโรจ stata in questi anni una costante attenzione ai deboli e ai poveri: i fedeli, attraverso il volontariato e la disponibilitร dei doni, hanno reso possibile unโorganizzazione della caritร veramente efficace, capace di raggiungere, in modo capillare, le realtร della sofferenza e del bisogno. Soprattutto le strutture diocesane della Caritas,ma non solo, conferiscono alla Chiesa un volto caritatevole, attento prioritariamente ai poveri. ร un tratto tipico dellaChiesa italiana fin dal XIX secolo. E papa Francesco ha trovato ad accogliere la sua insistente predicazione sui poveri โ destinatari sรฌ della caritร , ma anche soggetti che insegnano ed evangelizzano โ una Chiesa che, in forme adeguate al mutare dei tempi, sapeva offrire una bella testimonianza.
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Questo atteggiamento caritativo รจ dovuto anche alla sua capacitร di prossimitร con la gente: i presbiteri, in particolare, sono vicini alle persone, stanno in mezzo al gregge, ยซconosconoยป, direbbe papa Francesco, ยซlโodore delle pecoreยป. Specialmente nelle realtร delle parrocchie di montagna, di campagna e delle piccole cittadine, i presbiteri โci sonoโ: non sono lontani, non vivono atteggiamenti da burocrati o funzionari. Potranno essere piรน o meno โsantiโ agli occhi della gente, piรน o meno simpatici, ma โci sonoโ. ร raro che un prete sia disponibile solo a orari prefissati, come un impiegato,ma questo fa sรฌ che la maggioranza dei presbiteri sia oberata e stanca per questo spendersi per gli altri fino a essere โmangiatiโ dalla gente. Altre Chiese europee e nordamericane, pur molto organizzate e con notevole impiego di personale stipendiato, non mostrano la medesima prossimitร nรฉ altrettanta disponibilitร da parte dei pastori.
Va, inoltre,messo in risalto che nel dopo Concilio la Chiesa italiana ha attivato tante iniziative tese a dare signoria alla parola di Dio e a riconoscerne la centralitร nella vita ecclesiale: con le omelie, innanzitutto, ma anche con iniziative e letture bibliche, con scuole della Parola e gruppi di ascolto e studio biblico. In una Chiesa che fino al dopo Concilio non aveva accesso di popolo alle sante Scritture, questo รจ un dato da non sottovalutare. Certo, ci si puรฒ sempre lamentare di molte omelie,si possono denunciare limiti alla ricezione della Parola nella Chiesa โ come fa con molta intelligenza e severitร Giuliano Zanchi in โMantenere la Parola. Ereditร conciliari, compiti attualiโ (La Rivista del clero italiano 7/8, 2017) โ ma, da osservatore che ha vissuto tutta la stagione preconciliare eq uella postconciliare, credo occorra ringraziare il Signore per il mutamento operatosi nella Chiesa nel suo rapporto con la Bibbia e con il Vangelo.
Ma, se queste sono le positivitร , quali le carenze? A questo proposito, non si puรฒ dimenticare il discorso di papa Francesco alla Chiesa italiana al Convegno di Firenze 2015. Un discorso, a mio parere, non ancora sufficientemente meditato,ma al quale bisogna assolutamente tornare per vedere le prioritร dettate dalla realizzazione dellโEvangelii gaudium. Nel duomo di Firenze Francesco osa chiedere un mutamento a partire da alcune situazioni che denuncia: la prima รจ la tentazione pelagiana del fidarsi delle strutture, delle pianificazioni perfette perchรฉ astratte, assumendo uno stile di controllo, durezza e normativitร che finisce per dare alla Chiesa un volto rigido, che consegna direttive e norme come uniche fonti di sicurezza. ร un richiamo chiaro e netto, che chiede alla Chiesa in Italia di favorire un clima di libertร , fiducia, apertura al mondo e alla vita che avanza. Il pelagianesimo รจ figlio della paura, dellโautosufficienza e della debolezza di fede nellโazione del Signore: si confida piรน nella propria azione che in quella della Parola che, come un seme, cresce da sรฉ.
Sรฌ, forse, oggi con lโavvento di papa Francesco, nella Chiesa italiana non cโรจ piรน paura, ma cโรจ ancora esitazione, indecisione rispetto alle sfide di una societร indifferente alla religione ma non a Gesรน Cristo e al Vangelo. Occorre, allora, mettere fiducia in Gesรน e nel suo Vangelo e non intendenze che si mostrano religiose ma non evangeliche. Come si comporta la Chiesa di fronte alla crescita di โcristiani del campanileโ che, invocando i valori cristiani come identitari, smarriscono il messaggio evangelico e arrivano a osteggiare ogni forma di accoglienza dei migranti? Cosa fa la Chiesa per convertire questi โcristiani del campanileโ e renderli โcristiani del Vangeloโ? Il fenomeno รจ preoccupante e la contestazione degli atteggiamenti caritatevoli della Chiesa verso i migranti dovrebbe interrogare i pastori di queste comunitร cristiane che hanno potuto crescere fuori dallโegemonia del Vangelo.
Lโaltra tentazione denunciata da Francesco a Firenze รจ lo gnosticismo, che egli individua nella fiducia in una spiritualitร astratta che non riconosce come, in virtรน dellโincarnazione di Dio, la salvezza dipenda dagli incontri che facciamo nella concretezza della vita quotidiana: non a caso cโรจ un rimando al giudizio finale del Figlio dellโUomo. Il richiamo รจ per tutti i battezzati e il giudizio riguarderร le omissioni verso il povero, lo straniero, il malato, il carcerato: si tratta di dare primato alla fede in una prassi di caritร vissuta.
E qui mi permetto di fare un rilievo, con la coscienza di sembrare a molti stonato. Prima ho affermato che la Chiesa italiana รจ esemplare per la caritร organizzata, che ci deve essere, ed รจ una grazia,ma occorrerebbe anche che gli stessi organismi di caritร invitassero i fedeli a non dimenticare che nel cristianesimo la caritร , prima di tutto, devโessere unโazione personale e concreta. Ho sempre presente ciรฒ che Ivan Illich denunciava nel lontano 1988: ยซIl giorno in cui la Chiesa ha organizzato la caritร , creando luoghi di ospitalitร per i pellegrini e i senzatetto e apprestando mense per i poveri, qualcosa della caritร cristiana รจ venuta menoยป. La vera caritร secondo il Vangelo va praticata personalmente, concretamente: non basta unโofferta โ tantomeno inviando un sms โ, o dedicare qualche ora di servizio ai poveri. Sarebbe piรน umano e piรน cristiano invitare un povero alla tavola di casa, dargli un letto, mettere la mano nella sua mano…
Quando nel IV secolo la Chiesa costantiniana cominciรฒ a organizzare la caritร , Giovanni Crisostomo esclamรฒ con forza in unโomelia: ยซNon create questa xenodochia (casa per gli stranieri)!ยป; capiva che affidand oa unโistituzione il compito di fare la caritร i cristiani avrebbero perso lโabitudine di offrire in casa propria un pezzo di pane e un letto allo straniero. Neiprimi secoli della Chiesa ogni famiglia cristiana teneva un posto libero a tavola e una piccola stanza da offrire allo sconosciuto bisognoso che si fosse presentato allโimprovviso. Non utopia, bensรฌ prassi quotidiana da riscoprire ancora oggi.
Pubblicato su: Vita Pastorale
