Scritto da Suor Jakeline Nogueira, questo commento al Vangelo dei giorni della Novena di Natale ci invita a contemplare il mistero di Emmanuele, Dio con noi: un Dio che si fa vicino, entra nella nostra storia e abita la fragilità umana per portare consolazione e salvezza.
Emmanuele, Dio con noi: la tenerezza di un Dio che si fa presenza viva
Gesù, Emmanuele: Dio con noi
Quando parliamo di Emmanuele, Dio con noi, entriamo spontaneamente in un clima di tenerezza, in un momento profondamente spirituale. Il nome di Dio, infatti, porta con sé tenerezza, vicinanza, consolazione.
Ma non possiamo parlare di un Dio con noi se non è con noi davvero, concretamente.
Dio entra nella storia dell’uomo.
Si fa presenza viva.
Si fa carne, ossa, organi, respiro, linfa vitale.
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Dio avrebbe potuto venire in qualunque modo: ne aveva il potere. Ma Dio è sapiente, “furbo” nel senso più bello del termine. Sa che l’uomo che ha creato non è solo spirito: è anche carne, è umano. E spesso, per credere, l’uomo ha bisogno di vedere.
E allora Dio agisce così: chiama Gabriele, l’angelo più convincente, e lo manda da una ragazza di nome Maria, di un piccolo villaggio, con un cuore ancora puro e disponibile all’ascolto. Maria non dice subito sì. Dialoga, chiede: «Come avverrà questo?»
E Gabriele risponde: «Nulla è impossibile a Dio».
Maria alla fine dice: «Eccomi».
Ma Dio conosce il cuore umano e sa che anche Maria ha bisogno di un segno. Per questo Gabriele le dice di andare da Elisabetta, sua parente, che tutti sapevano essere sterile e che invece è già al sesto mese di gravidanza.
Maria si mette in cammino. Non solo per aiutare Elisabetta, come spesso diciamo, ma anche perché come ogni essere umano ha bisogno di vedere il segno. E quando arrivano, non si salutano solo Maria ed Elisabetta: si salutano Giovanni e Gesù. Giovanni sussulta di gioia nel grembo, riconosce la presenza di Dio.
Allora Maria si fa casa.
Emmanuele è Dio con noi.
Maria e Giuseppe diventano custodi di un Dio che entra nella fragilità dell’umanità, piccolo e indifeso. Ma la sua grandezza si riconosce proprio nel suo essere con noi.
Maria rimane con Elisabetta e poi ritorna a casa.
Dio sa che, per essere accolto, bisogna preparare il cuore dell’uomo. E Giovanni sarà proprio colui che prepara il cuore per accogliere Gesù.
Lo vediamo chiaramente quando Giovanni è in prigione e manda a chiedere a Gesù: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?»
Gesù non risponde con parole astratte, ma con i segni: i ciechi vedono, gli zoppi camminano, i poveri sono evangelizzati.
E Giovanni, nel suo cuore, può dire: «Ora posso morire in pace».
Quando Maria e Giuseppe portano Gesù al tempio, secondo la tradizione, incontrano il vecchio Simeone. Egli profetizza che quel bambino sarà segno di contraddizione e dice a Maria: «Una spada ti trafiggerà l’anima». Anche Simeone, dopo aver visto Gesù, dice: «Ora posso andare in pace».
Maria continua il cammino con Gesù. È presente nel momento più buio della sua vita, sotto la croce. Non è presente nel momento delle tentazioni, perché la tentazione si vince solo con Dio, ed è Dio stesso che dona la forza.
Gesù entra nell’umanità per sconfiggere il male. Rovescia le logiche del potere.
Dà voce alle donne.
Ascolta gli oppressi.
Guarisce i malati.
Sazia gli affamati.
Si mescola con l’umanità peccatrice e si fa perdono.
Disobbedisce alle leggi ingiuste e ai poteri del suo tempo. Il suo potere non viene dall’autorità politica, ma da Dio. Per questo viene frainteso. Viene accusato di essersi fatto re, perché in quel contesto solo un re poteva regnare. Ma il regno di Gesù non è di questo mondo.
Arriva la condanna. La folla, che ha perso la propria identità, sceglie di liberare Barabba e di crocifiggere Gesù.
Gesù si lascia crocifiggere, non perché ama la sofferenza, ma perché sa che la croce è la forma più crudele di morte. E solo attraversando fino in fondo quella morte l’umanità può avere la certezza che Dio è veramente con noi.
La croce, come condanna legale e definitiva, è sconfitta da Gesù.
Con Lui la morte in croce è finita.
Ed è questa la nostra salvezza.
Suor Jakeline Nogueira
Immagine creata con Gemini.
