Ebraismo italiano: Primo Levi, un pensare aperto

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Fare i conti con lโ€™ebraismo italiano contemporaneo significa fare i conti, ancora una volta, con Primo Levi. Pubblicato per la prima volta nel 1947 presso una piccola casa editrice torinese, “Se questo รจ un uomo” non ha cessato nel tempo di crescere in grandezza e problematicitร  da un lato, forse, per il suo stesso autore, dallโ€™altro come nodo cruciale nella coscienza dellโ€™Italia del dopoguerra, dellโ€™ebraismo italiano di quegli anni, e infine dellโ€™ebraismo e della coscienza mondiali.

[ads2]Autore decisamente non religioso, Primo Levi conserva tuttavia un retroterra culturale e morale imprescindibile per ogni ebreo della diaspora, e una interrogazione sullโ€™umano, sulle sue ambiguitร  e complessitร  che continuano a riguardare ciascuno di noi. Ne parliamo con Marco Belpoliti, che da svariati decenni ha dedicato attenzione e pensiero alle opere e soprattutto alla sua impervia e mutevole riflessione, e che oggi ci fornisce uno strumento utilissimo per ripercorrere le tappe del suo ininterrotto cercare.

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Suggerimenti diย  lettura

Parole

“Nel principio”
Fratelli umani a cui รจ lungo un anno
Un secolo un venerando traguardo,
Affaticati per il vostro pane,
Stanchi, iracondi, illusi, malati, persi;
Udite, e vi sia consolazione e scherno:
Venti miliardi dโ€™anni prima dโ€™ora,
Splendido, librato nello spazio e nel tempo,
Era un globo di fiamma, solitario, eterno,
Nostro padre comune e nostro carnefice
Ed esplose, ed ogni mutamento prese inizio.
Ancora, di questโ€™una catastrofe rovescia
Lโ€™eco tenue risuona dagli ultimi confini.
Da quellโ€™unico spasimo tutto รจ nato
Lo stesso abisso che ci avvolge e ci sfida,
Lo stesso tempo che ci partorisce e travolge,
Ogni cosa che ognuno ha pensato,
Gli occhi di ogni donna che abbiamo amato,
E mille e mille soli, e questa
Mano che scrive.

Fonte: Radio Rai 3

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