Gesรน cammina con noi per fare di oggi il giorno della sua Pasqua
Mercoledรฌ in Albis
La Pasqua รจ reale, non รจ una chimera da inseguire, un mito a cui aggrapparsi. La Pasqua รจ la carne di Cristo che, scesa nel sepolcro, รจ risorta in un nuovo modo di essere. La Pasqua si infila nella nostra vita per trasformarla radicalmente attirandola nel passaggio di Cristo. La Pasqua ci prende ogni giorno esattamente dove siamo per levarci e disinstallarci, spingendoci e accompagnandoci in un cammino inesausto verso un altrove sempre nuovo. E noi, anche in questo mercoledรฌ in Albis, dove siamo? Forse galleggiamo nella delusione e nello sconforto, perchรฉ siamo tornati al lavoro e le difficoltร sono ancora tutte lร , perchรฉ i figli danno sempre problemi, perchรฉ ci siamo di nuovo imbattuti con la nostra debolezza, i nervi, l’impazienza, l’incoerenza. Allora non รจ cambiato nulla? Una cosa sono le liturgie e una cosa la vita di ogni giorno, o no? No, รจ cambiato tutto, anche se sembra non sia cambiato nulla.
L’episodio dei discepoli di Emmaus รจ una parola di Dio che ci aiuta a comprendere la profonditร del Mistero Pasquale. Fateci caso, nei vangeli delle apparizioni, il verbo piรน usato รจ “vedere”, nelle varie forme che esso assume in greco. In essi si puรฒ distinguere chiaramente come un’apertura progressiva degli occhi su Gesรน risuscitato. Perchรฉ il frutto della Pasqua non รจ un cambiamento della realtร , ma occhi nuovi su di essa, dischiusi da una luce nuova che promana dall’intimo di Maria Maddalena, delle donne e dei discepoli, dove l’incontro con Cristo risorto ha trasformato il loro cuore e la loro mente.
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[ads2] Non รจ fuori ma in loro che la Pasqua si stava compiendo, come un reale passaggio dalla mentalitร mondana e carnale alla fede, che รจ fissare le cose di lassรน nella realtร di quaggiรน. Al punto che il Cielo, il destino eterno conquistato da Cristo, diviene il fondamento delle cose che sono sulla terra e il criterio per discernere ogni evento. La Chiesa delle origini, infatti, aveva fatto l’esperienza di Cristo risorto nella vita dei suoi figli rigenerati dal Battesimo, che, nel loro sguardo nuovo, potevano testimoniare con San Paolo che Dio li aveva “liberati dal potere delle tenebre” e li aveva “trasferiti nel regno del suo Figlio diletto”, mentre ancora camminavano sulla terra. Come gli apostoli avevano contemplato risorto e vivo Gesรน di Nazaret che avevano visto crocifisso anche dai loro tradimenti, cosรฌ i cristiani che ne avevano accolto la predicazione, avevano visto Gesรน risorto nella loro vita nuova, dopo averlo visto crocifisso nei loro peccati. Per questo potevano affermare con San Paolo che Gesรน aveva “rappacificato con il sangue della sua croce, cioรจ per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e quelle nei cieli”.
Ecco, questa pace tra le cose della terra e quelle del Cielo in Cristo risorto, e da Lui annunciata e donata ai discepoli la sera di Pasqua, costituisce la luce che trasforma lo sguardo dei cristiani sulla loro storia e su quella del mondo. Lo sguardo della fede che รจ “fondamento delle cose che si sperano e prova di quelle che non si vedono” (Eb 11,1). Lo sguardo dei due discepoli di Emmaus, dischiuso a poco a poco dall’esperienza della Pasqua che si era fatta passaggio nel loro stesso cammino della delusione e dello sconforto. Cristo risorto, infatti, li aveva raggiunti proprio sui loro passi che li allontanavano da Gerusalemme, dal luogo della sua risurrezione. In questi due discepoli รจ annunciata l’esperienza che attende ciascuno di noi. In queste “sette miglia” che distava Emmaus da Gerusalemme si รจ compiuta la Pasqua di quei due discepoli, come si puรฒ compiere nelle “sette miglia” che abbiamo percorso dalla notte di Pasqua allontanandoci da quell’esperienza.
I due di Emmaus, infatti, erano rimasti con niente: il passato precedente all’incontro con Lui non li attirava piรน, il presente era solo struggimento e delusione, il futuro senza sicurezze, da morire di paura. I due di Emmaus, immagine d’ogni discepolo, stavano patendo la purificazione decisiva, quella che passa per la scomparsa dell’amato stesso: “Noi speravamo che fosse lui a liberare Israele”. Il cammino dei due discepoli di Emmaus รจ il cammino dell’amore deluso, il compimento assaporato e strappato via, che inchioda a un ricordo colmo di nostalgia. La tristezza stampata sul loro volto, che San Tommaso definisce come l’attesa di un bene assente. Assente Cristo, tutto diviene triste. Era svanita la passione, si doveva compiere quel passaggio al di fuori di se stessi
Nel “discutere” dei discepoli di Emmaus scopriamo la nostra incapacitร di dare un senso agli eventi di dolore e fallimento della nostra vita, nonostante la Pasqua celebrata! Dietro a tutte le nostre discussioni in cerca delle cause e dei colpevoli per le nostre sofferenze, vi รจ sempre una speranza delusa, perchรฉ abbiamo sรฌ sperato in Gesรน, ma non in Gesรน crocifisso e risorto. A noi, infatti, Gesรน serve solo se risorto, per non dover passare attraverso la Croce… Per questo spesso neanche la predicazione รจ sufficiente, ovvero “l’annuncio delle donne che hanno visto gli angeli e il sepolcro vuoto”; troppo deboli gli indizi per chi ha “dimenticato e non compreso le parole dei profeti e del Signore stesso”, “quel parlare era rimasto oscuro”. Neanche l’annuncio di Pietro e di Giovanni corsi al sepolcro bastano: “Lui non l’hanno visto”, perchรฉ vogliamo vedere la salvezza compiuta secondo i pensieri mondani, non ci interessa altro.
Infatti, “Gesรน in persona si accostรฒ e camminava con loro, ma i loro occhi erano incapaci di riconoscerlo”. Gesรน era lรฌ, accanto ai discepoli come oggi รจ accanto a te e me. Ci parla, ci pone domande, ci cerca. Ma, preda della delusione post-Pasquale, tipica di chi vive le cose a livello sentimentale come una domenica in campagna scivolata via troppo presto, di chi cioรจ spera “la liberazione di Israele” e non quella del proprio cuore, Gesรน ci appare come l’unico “cosรฌ estraneo ai nostri pensieri da non sapere quel che รจ successo”. Cosรฌ lo vediamo, un estraneo ai nostri bisogni e speranze, soprattutto alle nostre sofferenze perchรฉ siamo ancora convinti che รจ da fuori di noi che esse ci giungano, e non possiamo credere in Colui che la realtร non l’ha cambiata. Magari crediamo pure che Gesรน รจ risorto, e che un giorno risorgeremo anche noi, ma oggi, oggi non รจ cambiato nulla, anzi…
Ma Gesรน non รจ lontano, proprio quando non lo riconosciamo e la fede fa acqua, il suo amore infinito lo spinge al bordo della nostra vita, e Lui sรฌ che ci riconosce. Gesรน sa quello che gli รจ successo! “Stolti e tardi di cuore”, non abbiamo compreso il cuore della nostra vita raggiunta da Cristo, come i due di Emmaus “non avevano compreso il senso profondo delle Scritture”: che cioรจ gli eventi occorsi a Gerusalemme nei giorni piรน santi della storia, quelli che hanno infranto la loro speranza, riguardavano Lui perchรฉ riguardavano loro e ogni uomo! Tutto era accaduto per noi! Gesรน non era “cosรฌ forestiero in Gerusalemme” da non sapere, era molto di piรน, era Lui che, proprio nella morte e nella discesa nel sepolcro si era fatto il piรน prossimo a loro, al punto di dilatare la realtร della sua Pasqua sin dentro la loro realtร di stolta e dura incredulitร . Al punto di trasformare ogni nostro giorno di delusione, tristezza e sofferenza nello “stesso primo giorno della settimana”. Ogni giorno puรฒ essere Pasqua, anche oggi, perchรฉ dove riconosciamo Cristo tutto รจ trasfigurato ai nostri occhi, come accadde a Maria Maddalena, agli apostoli, ai discepoli di Emmaus.
Coraggio allora, perchรฉ proprio quando emerge l’incredulitร che sgorga dalla delusione della carne, al culmine della frustrazione e della disperazione, “cominciando da Mosรจ e da tutti i profeti” Gesรน ci parla spiegandoci “in tutte le Scritture ciรฒ che si riferiva a lui”. Quando la storia, attraverso l’umiliazione del nostro io orgoglioso e capriccioso, ci apre un pochino l’orecchio, Gesรน, che non ha mai smesso di camminarci accanto, comincia ad annunciarci il Vangelo attraverso la predicazione della Chiesa. Lui ci sa aspettare, sino a che ci scontriamo con la durezza del nostro cuore, per purificarlo dalle scorie del sentimento e degli entusiasmi. Solo quando lo scopriamo vuoto Egli “ci apre il cuore alle Scritture”, svelando il profondo del suo cuore: Lui ci ama, e per questo “doveva” soffrire, “doveva” morire per risorgere e riscattarci! Cosรฌ anche la nostra storia doveva essere e deve essere cosรฌ come รจ, perchรฉ ogni suo istante “si riferisce a Cristo”, come una preparazione al compimento della sua Pasqua
Chi, al colmo dello sconforto, ascoltando queste parole, non sente “ardere il cuore nel petto”? Chi di noi, oggi, sperimentando la delusione, รจ ancora tanto indurito nei propri schemi, nei propri progetti, da non sentirsi bruciare dentro il desiderio di vedere e stare con Colui che ci parla del suo amore per noi? Chi, ascoltando l’annuncio della Buona Notizia, non si sente trafiggere il cuore aggrappandosi a Colui che l’ha compiuta e la vuol compiere oggi nella propria vita? Vuoi restare chiuso nella tua delusione udendo che Dio dalla Creazione ad oggi ha fatto tutto per te, perchรฉ tu possa accogliere il suo amore eterno fatto pane da mangiare in Gesรน? No vero, anche tu con i due di Emmaus oggi puoi implorare il Signore di “restare con te”, con la tua famiglia, nella notte che sta avvolgendo la tua vita.
Non importa se ancora non lo hai riconosciuto. Ascolta la predicazione di questo Vangelo e lascia aperta ad essa una fessura del tuo cuore: รจ il tuo modo di dire a Gesรน di entrare con te nel “villaggio” dove ti sei rifugiato per scappare dalla Croce e poter piangere la tua delusione. E’ proprio lรฌ che Gesรน vuole farsi una carne con te, dove tu sei oggi. Ma attento, perchรฉ sta facendo come per “andare piรน lontano”. Fermalo, chiamalo, digli che se c’รจ una possibilitร di risuscitare per guardare alla vita e alla storia come la Chiesa ha visto il sepolcro vuoto e contempla Cristo risorto in ogni evento di morte, tu la vuoi cogliere oggi! Che entri a far Pasqua con te oggi, nella tua Emmaus.
Credimi, come dice l’Apocalisse, Lui “entrerร e cenerร con te”, nella tua comunitร cristiana: e accadrร come ai due di Emmaus quando “sedette a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzรฒ e lo diede loro”: “ed ecco” si apriranno i tuoi occhi e lo riconoscerai! Gesรน, infatti, si fa presente nella Chiesa, nella predicazione e nei sacramenti; si mostra vivo come nostro compagno di viaggio, per educarci a guardare con occhi di fede il suo amore deposto dove gli occhi della carne non vedono amore alcuno. Il “Pane spezzato” diviene allora il segno dell’amore di Dio in ogni frammento della nostra vita che sino ad allora eravamo incapaci di decifrare. Dove tutto si corrompe, l’incorruttibile Pane del Cielo, Cristo risorto, diviene l’unica Veritร , il Pane della Vita nella morte ci nutre per vivere nella notte. Il “pane spezzato” infatti, รจ il Corpo di Cristo risorto che semina la sua vita nei dolori, nelle angosce, nei fallimenti, nei tradimenti, nelle malattie, nelle ingiustizie. Dire “Amen” nel ricevere il suo Corpo significa allora accogliere Cristo risorto per entrare con Lui nella morte che ci attende, riconoscendo in essa la volontร del Padre che รจ la nostra salvezza. “Amen”, “รจ certo e degno di fede” il tuo amore Signore, รจ certa la tua morte ed รจ certa la tua risurrezione, e io voglio mangiare la tua Pasqua per esserne partecipe, perchรฉ la mia vita diventi un passaggio negli eventi unito a te, nel tuo amore che supera la morte.
Perchรฉ la mia vita sia un “partire senza indugio” per “tornare” nella storia che non avevo compreso e dalla quale sono fuggito, con la certezza che รจ stata definitivamente “rappacificata” con il Cielo! Correre verso i fratelli dove sperimentare la comunione e l’amore che ci aiutano a credere che davvero Cristo รจ risorto e ha abbattuto ogni barriera che ci separava da Dio e dal Paradiso. La comunione fondata nella stessa Pasqua compiuta nei fratelli รจ, infatti, il segno che siamo giร “trasferiti nel Regno di Cristo” e che la nostra vita sulla terra รจ divenuta una prova del Cielo da offrire al mondo. Il frutto della Pasqua non puรฒ essere che la missione bagnata dal martirio, che raggiunge ogni uomo pellegrino che vaga triste perchรฉ non riesce a vedere il Cielo nella terra su cui posa i piedi. La nostra missione, che รจ camminare accanto a ogni persona annunciando con zelo il Vangelo, perchรฉ Cristo faccia “ardere nel loro cuore” il fuoco della speranza.
