La fede nel Cristo risorto è fonte di speranza e per questo uno dei compiti del fedele nel mondo è di portare una speranza affidabile. Un inedito del card. Saldarini, nel centenario della nascita, ci ricorda il rischio di appiattirci su obiettivi solo terreni, cancellando Dio dall’orizzonte, e vengono ripercorse varie pagine delle Scritture.
Dalla prefazione
Quale compito hanno i cristiani nel mondo? «Servire la speranza degli uomini, che non resti delusa». Così scrive il compianto cardinale Giovanni Saldarini nel bel testo contenuto in questo fascicolo, edito dalla Diocesi di Torino nel centenario della nascita del cardinale (Cantù, 11 dicembre 1924).
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«Perché le speranze degli uomini non vadano deluse – spiega Saldarini – il cristiano offre la sua speranza, che non si ferma mai a nessun progetto di liberazione terrestre, pur collaborando a tutti i progetti onesti e veri di liberazione umana, ma senza mai proporne nessuno come definitivo ed esaustivo. Nel preciso momento in cui questo avvenisse si creerebbe il mito e quindi una nuova schiavitù».
Sono parole importanti e attualissime. Il rischio che gli uomini si appiattiscano sugli obiettivi terreni, cancellando Dio dall’orizzonte, è oggi particolarmente forte e pericoloso: l’assenza di visione trascendente sta producendo nel nostro mondo tante forme di moderna schiavitù, a partire dall’umiliazione di milioni di uomini e donne trattati come merce nella logica impietosa del materialismo economico.
Sì, i cristiani sanno che l’uomo non è una merce, non è una cosa: l’uomo è figlio di Dio ed è chiamato a vivere nella gioia di Dio, già oggi, già qui su questa terra. Questa è la nostra speranza ed è una speranza sicura, che non delude: ecco il tema affrontato da Saldarini nella presente piccola pubblicazione.
Sono tanto grato all’Arcivescovo Saldarini che negli anni del suo ministero a Torino – dal 1989 al 1999 – ci fu maestro di fede e di speranza, a partire dalla sua prima Lettera pastorale Chiamati a guardare in alto. All’affetto di tutta la Chiesa torinese, unisco qui la mia gratitudine personale nel ricordo dei giorni in cui Saldarini mi ordinò diacono e poi sacerdote a servizio di questa Chiesa.
La pubblicazione di questa meditazione cade significativamente in apertura del Giubileo del 2025, indetto dal Papa proprio sul tema della Speranza. Il fascicolo vuol offrirsi come strumento di riflessione e insieme di memoria affettuosa del cardinale. In questo spirito mi auguro che venga largamente diffuso, conosciuto e meditato da tanti fratelli e sorelle.
✠ Roberto Repole
Arcivescovo di Torino
Vescovo di Susa
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